Il Polcévera (Pûçéivia, Ponçéivia o Purçêvea in ligure) è un torrente il cui corso si sviluppa interamente nella Città metropolitana di Genova attraversando l'omonima valle; è per lunghezza il secondo corso d'acqua della città di Genova, dopo il Bisagno, e il primo per superficie del bacino idrografico.

Geografia fisica Il torrente nasce con il nome di Verde dal Monte Leco ( s.l.m.) scorrendo per circa tra i comuni di Ceranesi e Campomorone; assume il nome di Polcevera a Pontedecimo, in corrispondenza con la confluenza del Riccò. Da Pontedecimo alla foce la sua lunghezza è di . L'asta fluviale principale, considerando il più lungo dei suoi tributari, il Verde, ha una lunghezza complessiva di 19 km.

Il bacino idrografico ha una superficie complessiva di e si estende con i suoi affluenti, oltre che nei comuni di Genova, Ceranesi e Campomorone, anche in quelli di Mignanego, Serra Riccò e Sant'Olcese.

Il bacino è caratterizzato da un asse principale disposto in direzione nord-sud che corre perpendicolare alla costa quasi in linea retta, aprendosi a ventaglio verso le sorgenti montane dei suoi affluenti. La massima altitudine del bacino corrisponde al Monte Taccone (, sullo spartiacque ligure-padano.

I bacini idrografici contigui sono a ovest quelli del Chiaravagna e del Varenna, a nord Stura, Gorzente, Lemme e Scrivia, a est il Bisagno e alcuni rivi minori nelle zone di Sampierdarena e San Teodoro.

L'alta Val Polcevera

L'alta Val Polcevera comprende le valli dei torrenti Verde e Riccò, con i loro affluenti.

Scendendo dal Monte Leco, il Verde, che per un tratto del suo percorso segna il confine tra i comuni di Ceranesi e Campomorone, attraversa Isoverde (frazione di Campomorone), Campomorone, Santa Marta (sede comunale di Ceranesi) e un tratto del quartiere genovese di Pontedecimo. Dopo aver ricevuto diversi rivi (i principali sono il rio San Martino sul versante destro e il rio Gioventina sul versante sinistro), dopo un percorso di circa 8 km confluisce a Pontedecimo con il torrente Riccò, che nasce dal Bric Montaldo, nei pressi del Passo dei Giovi, e attraversa varie frazioni del comune di Mignanego.

La bassa Val Polcevera

A valle della confluenza tra Verde e Riccò il torrente assume il nome di Polcevera e sfocia nel Mar Ligure all'interno dell'area portuale genovese tra i quartieri di Cornigliano e Sampierdarena, dopo aver attraversato Pontedecimo, Bolzaneto e Rivarolo.

Il tratto compreso tra Pontedecimo e la foce, un tempo caratterizzato da un ampio letto alluvionale, è oggi ristretto fra gli argini costruiti intorno alla metà dell'Ottocento in occasione dell'apertura della linea ferroviaria Genova-Torino e scorre in una zona intensamente urbanizzata tra insediamenti industriali e infrastrutture stradali e ferroviarie.

Nel corso dei millenni, l'erosione del fondale marino provocata dai sedimenti trasportati a mare dal torrente ha dato origine a uno dei due rami di un canyon sottomarino: il Canyon di GenovaL'altro ramo è quello originato dal Bisagno., che si estende per oltre 70 km nel Mar Ligure in direzione nord-sud.

Affluenti

Nel suo breve percorso raccoglie numerosi rivi, ma solo pochi di essi formano valli laterali di dimensioni significative; tra questi, oltre al Verde e al Riccò, si possono citare:

Sulla sinistra orografica: Il Secca, che attraversa diverse frazioni del comune di Serra Riccò e confluisce nel Polcevera a Morigallo, subito dopo aver raccolto le acque del Sardorella, che attraversa il territorio del comune di Sant'Olcese. Con i suoi 12 km di lunghezza e 45 km² di bacino è il maggiore affluente del Polcevera. Il Goresina (o Geminiano), che nasce dal versante ovest del monte dei Due Fratelli e sfocia a Bolzaneto (3 km). Il Torbella, che nasce dal versante sud del monte dei Due Fratelli sfocia a Rivarolo (5 km).

Sulla destra orografica: Il Burba, che nasce dal versante est del monte Figogna e sfocia a Bolzaneto dopo aver raccolto le acque del torrente Molinassi (4 km). Il Trasta, che nasce dal Bric di Teiolo e sfocia presso l’omonima località, posta tra Bolzaneto e Rivarolo (3 km). Il Pianego (o Fegino), che nasce dal monte Rocca dei Corvi e sfocia all'altezza di Rivarolo; l'ultimo tratto, parzialmente tombinato, delimita il lato nord degli stabilimenti Ansaldo (3 km).

Portata Come la maggior parte dei corsi d'acqua della Liguria, il Polcevera e i suoi affluenti sono caratterizzati da un regime torrentizio, con una portata assai modesta nei mesi estivi, tanto da essere spesso quasi in secca in questo periodo, mentre nei mesi autunnali sono possibili piene impressionanti nel giro di poche ore, eventi che hanno spesso causato in passato disastrose alluvioni, specie prima della costruzione degli argini.

La portata media annua alla foce è /s, con un minimo in agosto (1,49 m³/s) e un massimo in dicembre (6,94 m³/s)Stima basata su modelli matematici., che fa seguito al periodo di massima piovosità autunnale, concentrato nei mesi di ottobre e novembre. Lo sfasamento tra l'andamento delle piogge e quello delle portate è dovuto alla gradualità di rilascio delle acque da parte dei terreni e delle falde idriche.

Le portate massime di piena, calcolate con modelli matematici, risultano 1 377 m³/s con tempo di ritorno di 50 anni e 1 763 m³/s con tempo di ritorno di 200 anni. Torrente Polcevera - Piano di bacino stralcio, fascicolo 2, pag. 163.

Andamento portate medie mensili

Inondazioni Il Polcevera, prima della costruzione degli argini, ha provocato frequenti esondazioni nelle aree attraversate. Il PersoglioSacerdote e storico locale, autore del libro "Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera dal 1105 al 1873", basato su documenti conservati nell'archivio parrocchiale. nel suo libro "Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera dal 1105 al 1873", elenca alcuni degli eventi alluvionali avvenuti nella zona di Bolzaneto tra il XVIII e il XIX secolo.

6 settembre 1746. Nel corso della guerra del 1746 un esercito austriaco era accampato nel letto asciutto del Polcevera, nella zona di Teglia, quando un improvviso acquazzone causò una piena del torrente, distruggendo molte masserizie e provocando la morte di numerosi soldati.L'episodio ebbe una notevole risonanza ed è citato da vari autori (tra i quali il Casalis, nel suo Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna), anche stranieri (vedere A Classical Tour Through Italy di John Chetwode Eustace, Londra, 1821). 15 ottobre 1777: una piena distrusse due arcate del ponte che collegava Bolzaneto con Murta e allagò la chiesa di San Francesco e il borgo antico di Bolzaneto. 4 settembre 1780: una piena causò tre vittime a Bolzaneto. 26 agosto 1834: fu l'ultimo grave episodio prima della costruzione dell'argine; le acque in piena inondarono il borgo di Pontedecimo, i cui abitanti trovarono rifugio nel convento dei cappuccini, costruito in posizione sopraelevata rispetto al torrente. A Bolzaneto fu nuovamente inondata la zona della Chiappetta (dove ci fu anche una vittima) ed altre aree nel fondovalle.

Dopo la costruzione degli argini non si verificarono più esondazioni generalizzate nelle aree di fondovalle che venivano progressivamente urbanizzate. Le piene hanno causato frane e straripamenti in zone circoscritte, causando danni causati soprattutto alle infrastrutture comprese nell'alveo del torrente.

1947: un'alluvione fece crollare una vecchia casa a Pontedecimo e due arcate del ponte S. Francesco a Bolzaneto. 7 e 8 ottobre 1970: durante l'alluvione che colpì Genova, causando 44 vittime, soprattutto in Val Bisagno, i danni nella Val Polcevera furono relativamente contenuti; grazie alla tenuta degli argini, le esondazioni furono limitate all'area industriale in sponda destra all'altezza di Campi e, nei pressi della foce, agli stabilimenti Italsider di Cornigliano. Localmente si verificarono allagamenti e piccole frane, soprattutto nelle zone di Bolzaneto, Pontedecimo e Sant'Olcese, per l'esondazione di alcuni affluenti del Polcevera. 23 settembre 1993: i danni furono particolarmente gravi a Pontedecimo, dove furono allagati alcuni edifici nella zona di via del Casone e piazza G. Arimondi e la furia delle acque distrusse il ponte Fratelli Dellepiane e la passerella dei Frati Cappuccini, siti l'uno poco a monte e l'altra subito a valle della confluenza tra il Verde e il Riccò, punto di nascita del Polcevera; inoltre la piena aprì una voragine nella Via V. Poggi, interrompendo a lungo il transito in quel tratto della viabilità di sponda destra del torrente. 15 novembre 2014: nel corso dell'evento alluvionale avutosi a Genova in quella giornata, piogge molto intense hanno insistito su tutto il bacino della Valpolcevera (oltre 350 mm di pioggia registrati in poche ore a Pontedecimo). Il torrente è esondato a Pontedecimo, all'altezza di Piazza Arimondi, causando estesi allagamenti e gravi danni, fra cui l'apertura di un'ampia voragine nella stessa piazza. Inoltre, vicino alla foce, nell'area dei lavori in corso per il completamento della nuova viabilità in sponda destra, le acque del Polcevera sono nuovamente uscite dagli argini, seppur con minor violenza, invadendo l'area a levante di Villa Durazzo Bombrini e le adiacenti aree portuali.

Urbanistica

Il Polcevera, nel tratto compreso tra Pontedecimo e la foce, scorre oggi in un'area fortemente antropizzata, tra impianti industriali e depositi petroliferi, molti dei quali dismessi o in fase di riconversione, e infrastrutture stradali e ferroviarie. L'industrializzazione della valle iniziò intorno alla metà dell'Ottocento, quando furono costruiti gli argini (1849-1853); prima di allora l'alveo del torrente occupava l'intera parte pianeggiante della valle, creando un infido terreno acquitrinoso, nel quale le acque si suddividevano in numerosi rivoli. Questa situazione per secoli aveva reso difficoltosi i collegamenti tra le due sponde, che non erano collegate da ponti e il guado era possibile solo in pochi punti. I paesi erano costruiti lungo le vie che collegavano Genova con la pianura padana correndo sui crinali delle colline, mentre il fondovalle era scarsamente abitato, a differenza di quanto sarebbe poi avvenuto a partire dalla metà dell'Ottocento. La costruzione dell'argine ha comportato anche una deviazione dal percorso originale all'altezza di Bolzaneto, tagliando la base della collina di Murta per un tratto di circa 500 m.

La sponda sinistra della foce (nel quartiere di Sampierdarena), già occupata dalle officine dell'Ansaldo Meccanico, è stata riconvertita, dopo la loro chiusura, in un centro commerciale, residenziale e di servizi, chiamato Fiumara, inaugurato nel 2002.

L'area sulla sponda destra della foce (costituita dall'imponente riempimento nel mare antistante il quartiere di Cornigliano effettuato tra il 1938 e il 1953), occupata per decenni dalla cokeria e dagli altiforni dello stabilimento Italsider (oggi ILVA), è dal 2005 oggetto di bonifica in previsione di una riconversione urbanistica di ampie dimensioni.

Infrastrutture Oggi le due sponde, chiuse tra gli argini, sono unite da numerosi ponti e la valle, naturale corridoio di collegamento tra Genova e la pianura Padana, è percorsa longitudinalmente dalla Strada statale 35 dei Giovi, dall'Autostrada A7, Genova-Milano, da numerose strade urbane e dalle due linee ferroviarie che portano da Genova a Milano e Torino.

Ponti Il torrente, tra Pontedecimo e la foce, è scavalcato da 13 ponti stradali, 4 ferroviari (oltre ad uno di servizio, non più utilizzato, all'altezza di Trasta) e da 10 passerelle pedonali.

Principali ponti stradali Ponte della strada Guido Rossa, che collega la zona della Fiumara a Cornigliano attraversando le aree un tempo occupate dallo stabilimento siderurgico Italsider.