Al 23 settembre 2025, lo Stato di Palestina è riconosciuto come stato sovrano da 157 dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, ovvero l'80% di tutti i membri delle Nazioni Unite. È uno Stato osservatore non membro dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dal novembre 2012. Questo status limitato è dovuto in gran parte al fatto che gli Stati Uniti, membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con potere di veto, hanno costantemente utilizzato il loro veto o minacciato di farlo per bloccare la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite.
Lo Stato di Palestina è stato dichiarato ufficialmente dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) il 15 novembre 1988, rivendicando la sovranità sui territori palestinesi riconosciuti a livello internazionale: la Cisgiordania, che comprende Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza. Alla fine del 1988, lo Stato palestinese era riconosciuto da 78 paesi. The list contains 92 entries, including a number of states which no longer exist.
Nel tentativo di risolvere il conflitto israelo-palestinese durato decenni, gli accordi di Oslo furono firmati tra Israele e l’OLP nel 1993 e nel 1995, creando l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) come amministrazione provvisoria autonoma nella Striscia di Gaza e in circa il 40% della Cisgiordania. Dopo l'assassinio di Yitzhak Rabin e l'ascesa al potere di Benjamin Netanyahu, i negoziati tra Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese si sono arenati, il che ha portato i palestinesi a perseguire il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina senza l'acquiescenza israeliana.
Nel 2011 lo Stato di Palestina è stato ammesso all’UNESCO. Nel 2012, dopo essere stato accettato come Stato osservatore dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con i voti di 138 Stati membri dell'ONU che hanno approvato la risoluzione 67/19, l'Autorità Nazionale Palestinese ha iniziato a utilizzare ufficialmente il nome "Stato di Palestina" a tutti gli effetti. Nel dicembre 2014, la Corte Penale Internazionale ha riconosciuto la Palestina come Stato, senza pregiudizio per eventuali future determinazioni giudiziarie su tale questione.
Molti paesi sostengono una soluzione del conflitto basata sulla coesistenza di due Stati. Quattordici paesi membri del G20 (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, India, Indonesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito e Francia) più l'invitato permanente Spagna, hanno riconosciuto la Palestina come stato; gli altri cinque, che non hanno ancora riconosciuto lo Stato palestinese, sono Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.
Storia Antefatti
Il 29 novembre 1947, contemporaneamente al ritiro delle truppe britanniche dalla regione, definita sul mandato britannico della Palestina, con la Risoluzione 181 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò un "Piano di partizione della Palestina", in cui si raccomandava la sua spartizione in due stati: uno arabo e uno ebraico e lo status internazionale per la città di Gerusalemme. Il rigetto da parte araba della spartizione a favore di uno stato unico sfociò alla Guerra arabo-israeliana del 1948, al termine della quale con l'Armistizio di Rodi furono fissati i confini politici dello stato di Israele, il regno di Giordania prese il controllo della Cisgiordania e l'Egitto della Striscia di Gaza. Contesto Il 22 novembre 1974, la risoluzione 3236 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite riconobbe il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, all'indipendenza nazionale e alla sovranità in Palestina. L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) fu riconosciuta inoltre come la sola e legittima entità rappresentante dello popolo palestinese conferendo a essa lo stato di osservatore presso le Nazioni Unite. La designazione "Palestina" per indicare l'OLP fu adottato dalle Nazioni Unite nel 1988 come attestazione della dichiarazione d'indipendenza della Palestina, tuttavia proclamando che il paese non abbia alcuno status formale all'interno del sistema.
Poco dopo la dichiarazione d'indipendenza del 1988, lo Stato di Palestina venne progressivamente riconosciuto da molti stati in Africa e Asia e da Paesi comunisti e non-allineati. Gli Stati Uniti, utilizzando il Foreign Assistance Act e altre misure, cercarono di scoraggiare altre nazioni e organizzazioni internazionali a estendere tale riconoscimento. Sebbene queste misure ebbero successo in molti casi, la Lega Araba e l'Organizzazione della cooperazione islamica (OCI) pubblicarono immediatamente dichiarazioni di riconoscimento, supporto e solidarietà verso la Palestina, la quale venne accettata come stato membro in entrambe le organizzazioni.
Nel febbraio 1989 al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i rappresentanti dell'OLP attestarono che 94 stati avessero riconosciuto il nuovo Stato palestinese. Successivamente si tentò di divenire stato membro di diverse agenzie connesse alle Nazioni Unite, ma tali sforzi vennero ostacolati dall'avvertimento da parte segli Stati Uniti che questi avrebbero interrotto il finanziamento dalle organizzazioni che avrebbero accolto la richiesta palestinese. Per esempio, nell'aprile dello stesso anno, l'OLP fece richiesta di adesione come stato all'Organizzazione mondiale della sanità senza produrre alcun effetto, poiché gli Stati Uniti informarono l'organizzazione che avrebbe ritirato i propri finanziamenti se la Palestina fosse stata ammessa. A maggio, un gruppo di membri del CIO consegnarono all'UNESCO una richiesta di adesione per conto della Palestina e indicarono che un totale di 91 stati avessero riconosciuto lo Stato di Palestina.
Nel giugno 1989, l'OLP consegnò al governo svizzero delle lettere ufficiali di richiesta di adesione alle Convenzioni di Ginevra del 1949. Tuttavia, la Svizzera come stato depositario, determinò che poiché la questione della statualità della Palestina non era ancora stata risolta all'interno della comunità internazionale, non poteva determinare se le lettere fossero validi strumenti di adesione.
Conseguentemente, nel novembre 1989, la Lega Araba propose una risoluzione dell'Assemblea Generale per riconoscere formalmente l'OLP come il governo di uno stato palestinese indipendente. La bozza, tuttavia, venne abbandonata, quando gli Stati Uniti minacciarono di tagliare i propri finanziamenti alle Nazioni Unite se il voto fosse proseguito. Gli Stati arabi accettarono di non proseguire oltre, ma imposero come condizione che gli Stati Uniti non ricorressero mai più alla minaccia di sanzioni finanziarie contro le Nazioni Unite.
Molte delle prime dichiarazioni di riconoscimento dello Stato di Palestina furono espresse in termini ambigui. Inoltre, l’esitazione da parte di altri Paesi non significava necessariamente che questi non considerassero la Palestina come uno stato. Ciò sembra aver prodotto una certa confusione riguardo al numero effettivo di Stati che hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato proclamato nel 1988. Le cifre riportate in passato sono spesso contrastanti, con stime che arrivano fino a 130 Stati. Nel luglio 2011, in un’intervista a Haaretz, l’ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite, Riyad Mansour, dichiarò che fino a quel momento 122 Stati avevano esteso un riconoscimento formale. Alla fine dello stesso mese, l’OLP pubblicò un documento in cui spiegava perché i governi del mondo avrebbero dovuto riconoscere lo Stato di Palestina e vi elencava i 122 Paesi che lo avevano già fatto. Entro la fine di settembre dello stesso anno, Mansour affermò che il numero era salito a 139.
Posizione israeliana Tra la fine della Guerra dei Sei Giorni e gli Accordi di Oslo, nessun governo israeliano propose la creazione di uno Stato palestinese. Durante il governo di Benjamin Netanyahu (1996–1999), egli accusò i due precedenti governi di Rabin e Peres di aver avvicinato alla realizzazione quella che definiva il “pericolo” di uno Stato palestinese, e affermò che il suo principale obiettivo politico era assicurarsi che l’Autorità Palestinese non evolvesse oltre una semplice autonomia.
Nel giugno 2003, Ariel Sharon fu il primo Primo Ministro israeliano a proclamare che uno Stato palestinese fosse una possibilità. Sharon parlò di “possibilità della creazione di uno Stato palestinese con confini temporanei, se le condizioni lo permetteranno” e sostenne che lo Stato palestinese provvisorio sarebbe stato “completamente smilitarizzato e questa nazione sarà la patria della diaspora palestinese, mentre ai rifugiati palestinesi non sarà consentito entrare nel territorio israeliano.”
Il governo guidato da Ehud Olmert ribadì lo stesso obiettivo. Dopo l’inaugurazione del governo Netanyahu nel 2009, l’esecutivo tornò a sostenere che uno Stato palestinese rappresentava un pericolo per Israele. La posizione cambiò tuttavia a seguito delle pressioni americane dell’amministrazione Obama e, il 14 giugno 2009, Netanyahu tenne per la prima volta un discorso in cui dichiarò il suo sostegno all’idea di uno Stato palestinese smilitarizzato e territorialmente ridotto. Questa posizione ricevette alcune critiche per la mancanza di impegno riguardo ai territori che sarebbero stati ceduti allo Stato palestinese in futuro. Nel febbraio 2023 Netanyahu dichiarò: “Sono certamente disposto a concedere loro tutti i poteri necessari per autogovernarsi, ma nessuno dei poteri che può minacciare noi, e questo significa che Israele dovrebbe mantenere la responsabilità prevalente per la sicurezza.”
Tuttavia, nel 2025, in mezzo alla guerra in corso a Gaza e mentre numerosi Paesi annunciavano piani per riconoscere lo Stato palestinese, Netanyahu ritrattò la sua posizione, promettendo in un discorso che uno Stato palestinese “non sarà istituito”.
Israele ha rifiutato di accettare i confini del 1967, che i suoi esperti militari hanno sostenuto essere strategicamente indifendibili. Si oppone inoltre al piano palestinese di rivolgersi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla questione dello Stato, sostenendo che ciò non rispetti gli Accordi di Oslo, nei quali entrambe le parti avevano concordato di non intraprendere mosse unilaterali.
Cronologia della Palestina presso le Nazioni Unite
Il 14 ottobre 1974, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) fu riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come rappresentante del popolo palestinese e le fu concesso il diritto di partecipare alle deliberazioni dell’Assemblea Generale sulla questione palestinese nelle riunioni plenarieUNGA, 14 ottobre 1974, "Risoluzione 3210 (XXIX). Invito all'Organizzazione per la Liberazione della Plestina". (doc.nr.A/RES/3210 (XXIX))United Nations General Assembly Resolution 3236. Il 22 novembre 1974, all’OLP fu concesso lo status di osservatore non statale, che le permetteva di partecipare a tutte le sessioni dell’Assemblea, così come ad altre sedi delle Nazioni UniteUNGA, 22 novembre 1974, "Risoluzione 3237 (XXIX). Status di osservatore per l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina". (doc.nr.A/RES/3237 (XXIX)). Il 15 dicembre 1988, la Risoluzione 43/177 dell’Assemblea Generale dell’ONU riconobbe la Dichiarazione d’Indipendenza palestinese del novembre 1988 e sostituì la denominazione “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” con “Palestina” nel sistema delle Nazioni Unite.UNGA, 15 dicembre 1988, "Risoluzione 43/177. Questione della Palestina". (doc.nr.A/RES/43/177) Il 23 settembre 2011, il Presidente palestinese Mahmūd Abbās presentò una domanda di adesione della Palestina alle Nazioni Unite. Il 29 novembre 2012, la Risoluzione 67/19 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite concesse alla Palestina lo status di Stato osservatore non membroRisoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 67/19 (doc.nr.A/RES/67/19).