Politico di lungo corso, fu il primo presidente del Partito Iraniano del Tudeh, principale movimento comunista del Paese.

Biografia Di origine aristocratica e imparentato con la dinastia Qajar, nacque nel 1875 dal nobile riformista Mohsen Eskandari. Inizialmente non s'interessò di politica, non partecipando alla rivoluzione costituzionale iraniana e lavorando come funzionario della polizia persiana e giornalista per il quotidiano Hoquq. Nel 1909 tuttavia il fratello, il politico Yahya Eskandari, fu ucciso durante il bombardamento del Majlis voluto dallo Scià Mohammad Ali Shah Qajar, e Soleiman prese quindi il suo posto al parlamento, adottando anche il nipote orfano Iraj e divenendo strenuo oppositore dello Scià.

Entrò a far parte del neonato Partito Democratico, divenendone il principale rappresentante al parlamento iraniano e opponendosi con forza alle influenze che il Regno Unito tentava di esercitare sul governo dell'Iran, tanto da venire soprannominato "il principe chiacchierone". Nel 1911 il parlamento venne forzosamente sciolto dallo Scià ed Eskandari venne esiliato a Qom, ma fu presto rilasciato e nel 1914 tornò ad essere parlamentare. Allo scoppio della prima guerra mondiale assunse posizioni filo-tedesche, che gli costarono l'attenzione dello spionaggio britannico, che favorì un suo nuovo arresto nel 1917 con l'accusa di essere un agente segreto tedesco. Nel 1918 fu quindi deportato nel Raj britannico, ma appartenenti al movimento Jangali presero in ostaggio numerosi inglesi nella regione di Gilan, ottenendo il ritorno in patria di Eskandari in cambio del loro rilascio.

Tornato in patria, fondò il Partito Socialista iraniano, venendo nuovamente eletto in parlamento. Divenne quindi oppositore del nazionalista Mohammed Mossadeq, di cui pure era un lontano parente, mentre mantenne buoni rapporti col nuovo sovrano Reza Shah Pahlavi e soprattutto con l'Unione Sovietica, per cui cominciò a simpatizzare. Nel 1925 appoggiò il rovesciamento della dinastia Qajar, a cui pure apparteneva, in favore dei Pahlavi. Nel 1927 viaggiò in Europa per partecipare a diverse conferenze socialiste, venendo ospitato anche a Mosca per il decimo anniversario della rivoluzione russa. Durante il viaggio in Europa incontrò ideologi comunisti come Morteza Alavi e Marcel Cachin, che lo radicalizzarono spingendolo a passare al comunismo vero e proprio.

Al ritorno in patria, per le sue nuove posizioni politiche perse il favore di Reza Shah e fu bandito dalla vita politica, venendo costretto a rimanere in disparte per tutti gli anni 1930. Solo nel 1941, dopo la caduta dello Scià in seguito all'invasione anglo-sovietica dell'Iran, poté tornare a far politica, fondando con l'appoggio sovietico il Partito Iraniano del Tudeh, di cui divenne primo presidente. Eskandari fu favorito dai sovietici per la guida del Tudeh a causa del suo passato da moderato e per la sua figura rassicurante, che avrebbe potuto avvicinare al comunismo i persiani altrimenti riluttanti per gli eccessi dello stalinismo. Nonostante l'ideologia comunista da lui seguita, si definiva anche un fedele musulmano, opponendosi all'uguaglianza di genere e impedendo alle donne l'accesso al Tudeh. Morì all'inizio del 1944, venendo succeduto alla guida del partito da un triumvirato che includeva anche il nipote Iraj Eskandari, il quale abbandonò le posizioni moderate dello zio in favore di una maggiore aderenza al marxismo-leninismo.

Note

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