Di origine nobile, divenne seguace del comunismo e rinnegò le sue origini, tanto da essere soprannominata "la Principessa Rossa". Moglie del leader comunista iraniano Noureddin Kianouri, fondò l'ala femminile del Partito Iraniano del Tudeh e fu una delle fondatrici del femminismo persiano. Quando tuttavia dopo la rivoluzione iraniana l'ayatollah Khomeini represse nel sangue i comunisti, lei e il marito furono arrestati e torturati. Rilasciata per motivi medici, non le fu permesso di lasciare l'Iran e visse il resto dei suoi giorni lontano dalla vita pubblica.
Biografia Maryam Farman Farmaian nacque nel 1913, figlia minore di Abdol-Hossein Farman Farma, principe della dinastia Qajar e primo ministro dell'Iran tra il 1915 e il 1916, discendente dal secondo sultano Qajar Fath Ali Shah. Sua madre, Batoul Khanum Ahsami, era la quarta moglie del principe, e Maryam la prima figlia della loro unione (l'uomo praticava la poligamia e aveva in totale otto mogli). Tra i suoi fratelli minori c'era anche Manucher Farman Farmaian, autore di un importante memoriale sull'Iran novecentesco e sulla sua classe politica, che l'avrebbe ricordata negativamente nei suoi scritti. Il padre, pur credendo nel tradizionalismo persiano, era anche fautore della modernizzazione e dell'occidentalizzazione della Persia, e si prodigò perché tutti i suoi trentanove figli avessero un'educazione europea. Maryam studiò quindi alla scuola francese di Teheran, tra le prime donne iraniane a ricevere un'educazione formale.
Nel 1929 il padre organizzò il suo matrimonio con un militare, il colonnello Abasali Esfandiyari, di ventisette anni più anziano. L'unione era di pura convenienza, e benché i coniugi rimanessero in buoni rapporti e avessero anche due figlie, Afshana e Afsar, l'amore non sbocciò mai e nel 1939, alla morte del principe Farman Farma, divorziarono consensualmente. Nello stesso periodo, in seguito alla svolta repressiva del regno di Reza Shah Pahlavi, Maryam cominciò ad avversarlo e ad avvicinarsi al comunismo, ideologia allora in piena diffusione nei circoli intellettuali iraniani. Le simpatie comuniste di Maryam la alienarono dal resto della famiglia, aristrocratica e conservatrice, e divenne presto nota col soprannome di "Principessa Rossa"; il fratello Manucher la ricordò come una seguace devota di Stalin e un'apologeta dell'Unione Sovietica. Divenne tanto politicamente convinta che infine rinunciò al suo cognome nobile, Farman Farmaian, in favore del più plebeo "Firouz", e la famiglia quindi la diseredò (anche se in realtà Firouz era anche il nome del nonno, il principe Firouz Mirza). Per le sue azioni, divenne estremamente ammirata dai compagni di partito, che la accolsero e la seguirono nonostante le sue origini nobiliari.
Dopo la fondazione del Partito Iraniano del Tudeh nel 1941 Maryam vi aderì e divenne una delle sue principali rappresentanti femminili, nonostante le esitazioni del suo presidente Soleiman Eskandari nel farvi partecipare le donne. Mentre ancora il ruolo delle donne nel Tudeh tardava a venire riconosciuto, Maryam Firouz venne eletta segretaria dell'Organizzazione democratica delle donne iraniane. Nel 1942 incontrò l'architetto e politico del Tudeh Noureddin Kianouri, al quale commissionò la costruzione di un palazzo a Shemiran; il rapporto con Kianouri sfociò presto in una relazione, e i due si sposarono a Mosca nel 1944. Dopo la morte di Eskandari nello stesso anno, Kianouri divenne uno dei dirigenti di spicco del Tudeh, e ciò permise a Maryam di fondare l'ala femminile del partito, distinguendosi come una delle pioniere del femminismo persiano. Negli anni 1940 divenne quindi la padrona di uno dei più importanti salotti letterari iraniani, dove si riunivano artisti come Sadegh Hedayat, Bozorg Alavi e Fereydoun Tavalloli. Nel 1948 fu eletta come nuovo membro del Comitato Centrale del Tudeh, prima donna ad avervi accesso.
Nel 1949 lo Scià, dopo essere scampato ad un attentato, ordinò un giro di vite nei confronti dei comunisti, e il marito fu incarcerato (sebbene poi riuscisse ad evadere). Maryam in un primo momento non subì conseguenze, probabilmente protetta anche dal potente cugino Mohammed Mossadeq, uno dei principali politici iraniani del tempo, ritenendo comunque prudente ridurre di molto la propria attività politica per gli anni successivi. Dopo il colpo di Stato in Iran del 1953 e la caduta di Mossadeq fu costretta a raggiungere il marito, prima nella latitanza e infine nell'esilio in Europa. Nel 1956 i coniugi si accasarono in Germania Est; durante gli anni dell'esilio, Maryam Firouz riprese lo studio della lingua francese interrotto dopo il primo matrimonio, insegnando all'Università di Lipsia e poi all'Università Humboldt di Berlino. Per i loro supposti crimini, il governo monarchico iraniano condannò in contumacia Kianouri a morte e Maryam Firouz ad almeno dieci anni di lavori forzati, pena poi elevata anch'essa in condanna a morte. Tra gli anni 1960 e i primi anni 1970 Kianouri e Maryam si trovarono coinvolti nella politica interna del Tudeh in esilio, venendo ritenuti tra i principali responsabili della difficile situazione del partito e vivendo per questo un periodo di relativo isolamento politico.
A partire dal 1975, Kianouri e la moglie tornarono a contare all'interno del Tudeh, e Maryam tornò a far parte del Comitato Centrale. Nel 1979 il marito riuscì ad esautorare il segretario generale del Tudeh Iraj Eskandari, sostituendolo e imponendo ai comunisti iraniani una linea di alleanza e collaborazione con gli islamisti dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, altro grande oppositore dello Scià. Poco dopo, al successo della rivoluzione iraniana, Maryam e il marito rientrarono in patria, e per un breve periodo sembrò che l'accordo tra comunisti e islamisti reggesse. Seguendo la politica del marito, Maryam Firouz adottò una linea pro-ayatollah e antiamericana, dirigendo anche il quotidiano femminile Zanan. L'esatto ruolo di Maryam Firouz nell'alleanza tra comunisti e islamisti non è tuttora chiaro, ma come membro di spicco del partito è molto probabile che appoggiasse in pieno o in larga parte la linea voluta dal marito e dagli altri dirigenti del Tudeh.
Tuttavia, nel febbraio 1983, l'ayatollah fece arrestare Maryam e il marito, e poco dopo cominciò a reprimere il Tudeh in tutto l'Iran. Mentre i comunisti venivano arrestati, torturati e uccisi dal governo teocratico di Khomeini, Maryam e Kianouri vennero torturati per far loro rinnegare i propri ideali. Mentre Kianouri fu costretto a cedere, Maryam Firouz resistette. Posta in un rigido regime di isolamento, si ammalò gravemente e fu quindi rilasciata dalle carceri iraniane, venendo tuttavia posta agli arresti domiciliari nella casa della figlia Afshana a Teheran, sostenuta economicamente solo dalla pensione tedesca che ancora percepiva. Nel 1984 venne raggiunta dal marito, anch'egli liberato solo dopo ripetute torture, che documentò assieme ai tormenti subiti dalla moglie in un memoriale reso pubblico alcuni anni più tardi.
Lei e Noureddin Kianouri vissero in isolamento quasi totale per il resto delle loro vite, sorvegliati dai servizi segreti iraniani e con pochissimi contatti permessi col mondo esterno. Un libro di memorie uscito a suo nome negli anni 1980 era una montatura della propaganda islamista iraniana, come riconobbe anche lei stessa ai suoi pochi confidenti di quegli anni. Kianouri morì nel 1999, mentre Maryam Firouz si spense nel 2008. Fu sepolta accanto al marito nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran, con un veloce funerale che le autorità islamiche cercarono di tenere segreto.
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