Castello Roganzuolo (Castèl de Roganzol in venetoG. Galletti, San Fior. Tre villaggi dell'alta pianura trevigiana, San Fior, 2002, tomo primo, p. 25.) è una frazione del comune di San Fior, nella provincia di Treviso.
Geografia fisica Territorio
Il territorio di Castello Roganzuolo si adagia sulle colline moreniche ad est di Conegliano, occupando anche una modesta area pianeggiante a sud dei rilievi; questi conservano ancora per ampi tratti la fisionomia tradizionale del paesaggio rurale alto-trevigiano, nell'intreccio delle vecchie calli, nelle forme architettoniche e nella toponomastica. La pianura invece, nel secondo Novecento, ha cambiato notevolmente volto, per il crescente boom industriale e residenziale che ha interessato le porzioni di territorio lambite dalla SS 13 e dalla ferrovia Venezia-Udine. Il paesaggio urbanizzato si alterna tuttavia a strade ancora suggestive, come via Moranda, che dal piano si collega alla viabilità storica della parte alta del paese, confluendo in calle Stortana Vecchia e cal del Valón (dal nome dell'omonimo torrentello).
Case sparse, boschetti e vigne caratterizzano il cuore collinare di Castello Roganzuolo, su cui spicca l'altura più elevata, il colle Castelìr, sopra il quale sorge l'antica chiesa monumentale, che, al di là del valore storico-artistico del sito, costituisce un punto visuale degno di nota sulla parte nord-orientale della provincia di Treviso; incorniciate dalla catena delle Prealpi bellunesi (e a sfumare da un lato quelle vicentine, dall'altro quelle della Venezia-Giulia) si distinguono almeno le seguenti località: San Fior; Pianzano; Godega di Sant'Urbano; Orsago; Cordignano; Rugolo; Montaner; Osigo; Fregona; Colle Umberto; San Martino; Vittorio Veneto, (soprattutto il santuario di Santa Augusta); Col di Manza; Scomigo; Arfanta, Formeniga; Ogliano; Conegliano (Costa e il castello).
Origini del nome Il toponimo trova probabile origine nell'antico nome «Castrum de Regençudo», come attestato nella documentazione di epoca caminese (XIII sec.)Alfredo Michielin, Gian Maria Varanini, Acta comunitatis Tarvisii del sec. XIII, Viella, 1998., e si riferisce alla presenza di un "castello di reggenza" presso cui operava, appunto, un reggente incaricato dai Da Camino: il presidio aveva funzioni di difesa, legate alla posizione arroccata del colle.
Nei secoli successivi sono documentate altre forme dell'aggettivo che nel tempo ha assunto quella definitiva di "Roganzuolo": tra queste, Reginzuolo, Roganzuol, Regenzuolo, Rogazol, Righinzuolo, Reghenzolo, Regenza o Reggenza, RegenzoneB. Sartori, Castel Roganzuolo. Storia di un'antica pieve, Tipse 1978, p. 11.. Nei documenti ecclesiastici del Cinquecento, come spesso oggi in gergo, viene chiamato semplicemente CastelloCfr. G. Galletti, op. cit., p. 25.
Storia
Luogo «dove sono state trovate tracce del più antico insediamento umano di tutta la zona»AA.VV., Guida ai misteri e segreti di Venezia e del Veneto, Milano, Sugar Editore, 1970, p.330., propriamente paleoveneto: secondo i reperti ritornati alla luce nell'area sottostante la chiesa monumentale, si suppone che in epoca preromana Castello Roganzuolo fosse luogo, oltre che di insediamento, anche di culto. Per il paese inoltre passava già in età paleoveneta la strada – che nel territorio di Castello risponde al nome di Cal Moranda – che univa i colli di Marostica all'area del TagliamentoB. Sartori, op. cit., p. 17.. In epoca romana doveva essere sede di insediamento, dato il ritrovamento di alcuni reperti (soprattutto monete) in un punto strategico: doveva infatti essere luogo di qualche importanza nel controllo degli snodi viari tra Postumia e Mellarè già dal I secolo a.C. Questa funzione permase almeno fino all'età barbarico-cristiana.
Notizie più chiare si hanno sullo sviluppo medievale, epoca nella quale, sul colle che è oggi sede della chiesa monumentale, fu edificato il Castello di Reggenza, struttura merlata ghibellina: nel XII secolo Alberto vescovo di Ceneda, che era conte da Camino, investì i Caminesi di molti castelliCit. G.B.A.Semenzi, Treviso e sua provincia (II edizione), Treviso, Tipografia Provinciale di Gaetano Longo, 1864, p.269., tra cui quello di Roganzuolo. Il castello fu distrutto dai veneziani nel 1337: rimasero solo una torre (attuale campanile) e la cappella, nucleo dal quale nacque la comunità parrocchiale, attorno alla chiesa che fu costruita a partire dai resti della fortezza abbattuta.
Poi, nel Cinquecento, ha luogo un'importante vicenda artistica: arriva a Castello Roganzuolo Tiziano Vecellio, il quale, in cambio di un trittico rappresentante una Madonna con bambino tra i santi Pietro e Paolo, richiestogli dalla Luminaria[...] poiché c'era una bella chiesa, ma mancava la pala per l'altare maggiore., cit. da AA.VV., Guida ai misteri e segreti di Venezia e del Veneto, Milano, Sugar Editore, 1970, p.331., chiede che gli siano concessi i terreni di Col di Manza, nei quali gli venne edificata la villa che desiderava lì avere (la caseta, oggi Villa Fabris di Colle Umberto). Per l'artista bellunese la posizione di Castello Roganzuolo si poneva a metà strada tra il paese natale, Pieve di Cadore, e la città in cui più era attivo in quegli anni, Venezia: dunque, stando sui colli morenici del coneglianese, aveva facile accesso sia al mare che ai monti, nonché un quieto luogo di sosta nei viaggi tra Pieve e Venezia.
Tra XVI secolo e XIX secolo Castello Roganzuolo ha continuato la sua storia di semplice comunità religiosa e rurale, durata fino al secondo dopoguerra, quando, soprattutto a partire dagli anni settanta, vive un boom edilizio e industriale, specie nelle campagne addossate alla Statale 13. In particolare la tenuta di villa Liccer diventa una grande zona industriale, oggi parzialmente dismessa e riqualificata con l'edificazione di una vasta area commercialeCfr. Centro commerciale Parcofiore a San Fior, taglio del nastro il 22 giugno, "La Tribuna di Treviso", 5 giugno 2017.. Ha invece mantenuto la propria vocazione agricola la parte collinare, cui le istituzioni hanno riconosciuto crescente importanza storico-paesaggistica.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Castello Roganzuolo è noto principalmente per la sua chiesa monumentale, dedicata ai santi patroni, Pietro e Paolo: sorta sulle rovine del "Castello di Reggenza" e magistralmente affrescata nella prima metà del XVI secolo, è posta sul colle più alto del comune, in posizione panoramica. Vi sono poi, a dispetto dell'esigua estensione territoriale, altre due chiese di notevoli dimensioni: entrambe dedicate a San Martino di Tours, sono dislocate in pianura, lungo la Pontebbana, la prima risalente al XV secolo e l'altra consacrata nella seconda metà del XX. Non va trascurato poi il valore storico e/o votivo dei numerosi capitelli (cui il comune ha dedicato un'approfondita pubblicazione nel 2004), della cappella dell'asilo e delle due cappelle gentilizie di villa Liccer e villa Malvolti.
Chiesa monumentale dei Santi Pietro e Paolo
La chiesa dedicata ai santi patroni costituisce il complesso religioso più importante del comune di San Fior, sia per motivi storici sia per qualità artistiche; sviluppatasi a partire dal nucleo del castello medievale, è frutto di una vera e propria «fabbrica», i cui lavori si sono conclusi solo durante il Novecento, con i lavori di ampliamento voluti da don Luigi Colmagro negli ultimi anni dell'Ottocento, per cui si rese necessario allungare il versante occidentale dei "Castellari" e costruirvi sopra il caratteristico basamento ad arconi che rende oggi monumentale il complesso.
All'interno, ad un'unica navata coperta a capriate lignee, conserva i segni del passaggio di importanti artisti, quali Francesco da Milano, cui va l'attribuzione di un magistrale ciclo di affreschi dipinti presumibilmente tra 1525 e 1530, e Tiziano Vecellio, autore del polittico Madonna con Bambino e santi Pietro e Paolo, di cui resta il cassettone originale, mentre le tele, fortemente compromesse durante la grande guerra sono custodite nel museo diocesano e ora sostituite dalle copie realizzate da S. G. Sanfiori. Altari e cappelle laterali contengono altre pitture e sculture di pregio, tra le quali vanno ricordate almeno le opere primo-seicentesche in cui si riconosce la mano di Frigimelica e Arnosti.
All'esterno, l'elemento di più notevole rilevanza storica e di maggiore valore simbolico e identitario è l'antico campanile, le cui forme attuali sono lunga evoluzione della ristrutturazione della sola torre superstite appartenuta alle fortificazioni caminesi.
Chiesa vecchia di San Martino
Addossata alla trafficatissima statale, si trova la chiesetta di San Martino di Gai, costruita presumibilmente intorno al 1450, in luogo di una chiesa preesistente già attestata nel XII secolo; nell'ultimo secolo, dopo un lungo periodo di degrado, l'oratorio è stato riqualificato da un restauro integrale terminato nel 2016L'oratorio di San Martino finisce "sotto i ferri", "Il Gazzettino", 30 dicembre 2015.. Stretto oggi in una sequela di capannoni, l'edificio si distingue fra tre cipressi e un cedro, per la grazia di una facciata a capanna, aperta da un portale ad arco, da una piccola finestra rettangolare e, in alto, sotto una sottile cornice modanata, da una finestrella a croce. Sul lato destro, quello esposto sulla Pontebbana, vicino al piccolo campanile, è stata ricavata negli anni quaranta una nicchia con bassorilievo in occasione della demolizione della sacrestia: la scultura riproduce Maria Mater Salvatoris, a protezione degli automobilisti. L'interno è occupato da un'unica navata, con travatura a vista e un presbiterio con due archi; delle tele che vi erano esposte è rimasta solamente quella dell'altar maggiore, firmata da Pietro Antonio Novelli nel 1796 e oggi trasferita: rappresenta il Sacro Cuore di Gesù e i santi Martino, Michele arcangelo e Valentino; l'esecuzione dell'opera è testimoniata dallo stesso artista nelle proprie memorie: «Ritornato da Venezia feci per un oratorio campestre, di ragione del reverendissimo parroco don Daniele Foramiti di Roganzuol, colle poco distante da san Vindimiano, una tavola d'altare, col SS. Cuore di Gesù nell'alto, e sotto san Martino a cavallo, che dà un pezzo del suo mantello al povero; indi san Michele e san Valentino»Cfr. M. Baldissin, A. Soligon, Oratori, capitelli e altri segni del sacro a San Fior, San Fior, Ed. Comune di San Fior, 2004, pp. 44-51..
Chiesa nuova di San Martino
A pochi passi dalla vecchia struttura, si incontra quella nuova, affacciata su piazza Venezia, verso cui guarda col suo portico squadrato e la facciata disadorna. Pensata per fini religiosi e pratici, nonché rivolta a una comunità in crescita nella parte pianeggiante di Castello, la chiesa fu voluta nel 1963 dall'allora vescovo Albino Luciani, che la consacrò nello stesso anno. Una scala in cemento e una rampa per disabili conducono al portico e all'interno privo di decori. Il coro è spoglio, ornato solamente da una parete lignea come fondo, sulla quale, oltre al crocefisso e al tabernacolo, poggiano due tele: Sant'Antonio da Padova con il Bambin Gesù, opera di un pittore anonimo del XVII secolo, e Assunzione della Vergine, di un anonimo del XX secolo; i due quadri, prelevati dall'oratorio privato di villa Liccer nel 1979, ne erano rispettivamente la pala d'altare e la tela del soffitto.
Oratorio di San Giovanni Battista
Si tratta della cappella privata di villa Liccer, dislocata sul lato occidentale del giardino antistante il complesso, oggi addossato ai capannoni della zona industriale.
Oratorio di San Francesco È la cappella di villa Malvolti; posta sul lato sud-occidentale del giardino, ha origini secentesche, se il patriarca di Aquileia Angelo Dolfin vi faceva visita nell'agosto del 1689, quando era di proprietà della famiglia Amigoni.