È amministratore delegato di AAW, startup in ambito watertech. È stato fotogiornalista e ha realizzato reportage pubblicati da BBC, The New York Times, El País e periodici italiani tra cui Corriere della Sera Magazine, Il Venerdì di Repubblica, Avvenire, il manifesto.

Ricercatore ambientale attivo nei campi della comunicazione visiva e della documentazione ambientale e sociale, il suo lavoro si concentra su tematiche legate a migrazioni, conflitti, accesso alle risorse naturali e gestione dell’acqua. I suoi reportage sono stati pubblicati e discussi su testate giornalistiche e culturali italiane e internazionali.

Biografia Alfredo Bini è nato a Pistoia da Augusto e Maria Luisa Baldi. Ha studiato presso l’ITIS Silvano Fedi di Pistoia e per diversi anni ha lavorato nell’impresa cartotecnica fondata dal padre a Cintolese, frazione di Monsummano Terme. L’azienda, fondata nel 1968, si trova al centro del distretto cartario di Lucca e Pistoia e il padre fu tra i primi a puntare su uno dei prototipi ideati da Fabio Perini, macchina che rivoluzionò il mercato dell'industria cartaria. La figura poliedrica di Perini, inventore e imprenditore carismatico, ebbe un forte impatto su Alfredo.

Carriera nel fotogiornalismo Si è avvicinato alla fotografia da autodidatta grazie ai famigliari che possedevano una Canonet 28 e una Canon AE-1: «In casa mia c’è sempre stata una macchina fotografica e delle riviste di fotografia. Sia mia madre che mio fratello amavano fotografare e mi ricordo ancora i giornali con le copertine patinate che riportavano al loro interno le immagini di Newton, Kirkland o Fontana. Ero attratto da quelle riviste».

Alla fine degli anni Novanta una serie di viaggi in Messico, Cuba, Thailandia, Stati Uniti, Cina e Sri Lanka uniti alle letture dei grandi reportage sul National Geographic lo spingono verso il giornalismo. È motivato anche dalla passione per la geopolitica e dalle disuguaglianze riscontrate in questi Paesi che conosce perché occupandosi di trading frequenta ambienti dove si produce informazione finanziaria.

Agli inizi degli anni duemila una ricerca sul paesaggio norvegese gli vale la prima pubblicazione sulla rivista Il Fotografo diretta da Sandro Iovine.

Tra il 2001 e il 2004 ha partecipato come allievo al Toscana Photographic Workshop in Val d’Orcia dove hanno insegnato celebri fotografi e giornalisti membri di importanti agenzie e periodici come Time, Neewsweek, The New York Times. In una di queste occasioni conosce Gary Knight, membro dell’agenzia fotografica VII, che gli racconta di aver incrociato in Afghanistan Tiziano Terzani, viaggiatore fiorentino ed ex corrispondente di guerra, di cui Bini è un appassionato lettore.

Nel 2004 a Perpignan, sede del festival Visa pour l’Image, ha conosciuto Alexandra Boulat, figlia di Pierre e Annie Boulat che dal 2010 diventerà la sua agente. Lo stesso anno, affascinato dal reportage di Michael Yamashita dedicato a Marco Polo, è tornato nel Gansu realizzando il suo primo reportage dedicato al Monlan, l’annuale festival religioso tibetano.

Acqua e terra nel Sahel Nel 2006 ha viaggiato in Burkina Faso e sviluppato il primo progetto Water and Land in Sahel presentato all’Edward Hopper House Art Center. Intervistato dalla rivista online Nital (Nikon Italia) spiega le ragioni di una scelta: «Solo pochi altri mestieri ti permettono di vivere le sensazioni e le situazioni che la fotografia permette di vivere. […] Devi cercare di diventare un po' come chi hai di fronte all'obiettivo e provare a quel punto a tirargli fuori quando di più forte ha dentro di sé. In questo processo di scambio ti rimane addosso qualcosa e pian piano tu stesso inizi a cambiare».

Nel 2009 il Corriere Fiorentino lo ha segnalato tra i talenti emergenti toscani e la sua testimonianza è stata selezionata per il libro dossier La libertà delle idee, in occasione del XIV Meeting sui diritti umani promosso nel 2010 da Oxfam Italia, ManiTese, Cospe e Regione Toscana.

Trasmigrazioni Affascinato dal progetto Megatransect di Michael J. Fay, celebre e ultima grande esplorazione terrestre classica del Novecento, Bini immagina una storia giornalistica dal grande impatto, non solo visivo.

Nel 2008 sviluppa perciò il progetto Transmigrations, il racconto dei migranti intrappolati nelle oasi del deserto del Niger. L’idea viene incoraggiata da Angela Terzani Staude che gli parla di Bilal di Fabrizio Gatti a cui viene assegnato nel 2008 il Premio internazionale Tiziano Terzani. Fondamentali per Bini sono stati i contatti con i collaboratori e familiari del presidente anticolonialista Thomas Sankara conosciuti a Roma durante la commemorazione per i vent’anni dalla morte del leader burkinabé.

Le storie dei migranti che attraversano il Sahara per raggiungere le coste del Mediterraneo e l’Europa si affiancano all’opera dell’Unicef di Niamey di cui segue i numerosi progetti, dall’assistenza ai ragazzi di strada alla campagna di vaccinazione contro l’epidemia di meningite.

Nel 2009 conclude il progetto Transmigrations, le cui tematiche erano originariamente emerse con evidenza durante il progetto Water and Land in Sahel. Nel 2010 entra a far parte dell’agenzia Cosmos di Parigi diretta da Annie Boulat.

Nel 2010 Trasmigrazioni diventa una testimonianza globale ripresa da The New York Times, The International Herald Tribune, El Paìs, BBC, China Fox News e New Zealand Herald. Il tema delle rotte migratorie viene sviluppato dal mondo accademico che lo coinvolge in diverse collaborazioni tra cui l’Università di Chicago e l’Università Harvard.

Lo scoop durante la Primavera araba Nel 2011 deciso a completare il progetto Trasmigrazioni con testimonianze libiche, valuta la caduta di Gheddafi come un’occasione per approfondire e chiudere la parte africana di quel lavoro. Dal Cairo raggiunge Bengasi insieme a Stefano Liberti del manifesto e Gabriele Del Grande de l’Unità: le sue foto accompagnano le loro corrispondenze. Ma l’insurrezione popolare si trasforma presto in guerra civile.

Misurata in particolare è assediata dall’esercito di Gheddafi da quasi due mesi. È una storia che nessuno ha ancora raccontato. Rientrato in Italia Bini raggiunge Malta a da qui s’imbarca con i colleghi per Misurata. Sono i primi occidentali a mettervi piede (dopo Al Jazeera) e raccontano la devastazione del fronte: il 5 aprile la BBC pubblica lo scoop in breaking news. Tre giorni dopo il reportage fotografico esce anche su Die Tageszeitung e Days Japan.

Mentre la CNN copre l’evento con 16 ore di breaking news, i giornali italiani ignorano l’evento. Solo Avvenire il 13 aprile dedica correttamente spazio alla notizia mentre il Corriere della Sera si muove il 22 aprile ma solo dopo la morte dei fotografi Chris Hondroswiki e Tim Hetheringhton, nello stesso luogo in cui erano già stati gli italiani.

Land grabbing or land to investors?

Nel 2012 mentre è in Etiopia su commissione dell’Unicef, ha cominciato un nuovo progetto, Land Grabbing or Land to Investors?, concentrandosi sull’uso delle risorse naturali in Africa e Medio Oriente raccogliendo testimonianze anche in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’inchiesta viene rilanciata dalla BBC con vari approfondimenti e diffusa da Le Monde diplomatique, NZZ am Sonntag, Quartz, Jeune Afrique, Terra Eco, The Africa Report. Lo stesso anno viene presentata in Cina al Pingyao Photofestival.

Nel 2014 il progetto è in mostra al festival Photoville di Brooklyn e nello stesso anno Bini ne ricava un cortometraggio prodotto dalla University of Virginia e presentato a Charlottesville. Il documento evidenza le distorsioni prodotte dall’accaparramento di terre delle società dell’agribusiness. I timori sulla sicurezza alimentare e idrica portano a massicci investimenti in terreni agricoli che convertiti a monocultura minacciano i diritti e le risorse delle popolazioni locali con esiti terribili: la monocoltura sottrae terra alle comunità locali e non può essere considerata sviluppo perché non aiuta un Paese a raggiungere l’autosufficienza visto che le derrate alimentari sono destinate all’esportazione.

In Italia l’inchiesta diventa oggetto di analisi e approfondimenti su riviste e quotidiani tra cui Slow Food Magazine, il Corriere della Sera Sette e in particolare il manifesto e Famiglia Cristiana, che ne hanno evidenziato l’approccio documentaristico e l’attenzione ai temi sociali e ambientali. Le immagini di Bini anticipano in modo critico i temi che saranno centrali nell’Expo 2015 di Milano “Nutrire il pianeta, energia per la vita” dove il reportage viene mostrato al pubblico.

Nel 2019 il progetto Land Grabbing or Land to Investors? è stato discusso in ambito accademico, anche presso l’Università della California – Berkeley, nell’ambito di conferenze e proiezioni dedicate ai temi della sostenibilità e dell’accesso alle risorse.

Carriera come imprenditore Dopo anni di inchieste si rende conto che il giornalismo si avvia verso dinamiche di polarizzazione che hanno sempre meno a che vedere con l’informazione. Nel 2016 è tra i consulenti del film The Age of Consequences diretto da Jared P. Scott. Il film si avvale della riflessione del ricercatore Richard Seager che spiega come le Primavere arabe siano state trainate anche da aspetti legati al cambiamento climatico che agiscono sull’aumento della scarsità delle risorse quindi sulla povertà da cui scaturiscono le migrazioni che portano ai conflitti.

È grazie anche a questa esperienza che Bini, unendo le prove sul campo dei suoi reportage, ha allargato la prospettiva sul tema decisivo: il valore dell’acqua. Sa che il rapporto con l’acqua è destinato a cambiare con l’aggravarsi della crisi climatica perciò si chiede perché non esista un’infrastruttura in grado di ottimizzarne l’uso e, al contempo, ridurre l’impatto della sua incertezza fisica, integrando quantitativamente le componenti produttive e finanziarie.

Nel 2017 ha immaginato un algoritmo capace di determinare quantitativamente, su scala globale, il valore aggiunto che l’acqua genera nei processi produttivi agricoli con lo scopo di usare quel valore per creare degli indici su cui sviluppare derivati finanziari da usare come assicurazione. Lo ha proposto alla UC Berkeley che ha coinvolto un team di ricercatori del Politecnico di Milano per svilupparlo.

Nel 2018 è diventato visiting scholar presso l’Environmental Science, Policy and Management della UC Berkeley, in quel momento considerato il centro di ricerca più avanzato in materia. La ricerca è ampia, vede la partecipazione dell’economista David Zilberman e lo mette in contatto con Willem Buiter autore di un white paper cruciale.

Nel 2020 The global value of water in agriculture è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Il lavoro è inserito nella Digital Library delle Nazioni Unite nell’ambito della documentazione relativa al valore economico dell’acqua in agricoltura.

Nel 2023 ha fondato All About Water (AAW), società watertech con sede a Milano impegnata nello sviluppo di modelli predittivi per la gestione sostenibile delle risorse idriche. La startup è stato oggetto di approfondimenti su testate economiche nazionali, tra cui Il Sole 24 Ore, nella sezione dedicata alle storie d’impresa.

Nel 2026 AAW è selezionata per partecipare all’European Clean Tech Day 2026 promosso dalla Commissione Europea nell’ambito della London Climate Action Week, tra i principali eventi dedicati al clima, all’innovazione e alla sostenibilità.

Mostre (selezione)

2019 Berkeley, Land Grabbing or Land to investors?, Center for Science, Technology, Medicine & Society

2015 Milano, Land Grabbing or Land to Investors?, EXPO 2015

2014 New York, Land Grabbing or Land to Investors?, Photoville 2012 Pingyao, Land Grabbing or Land to Investors?, Pingyao Photofestival 2012 Perpignan, Land Grabbing or Land to Investors?, Festival international du photojournalisme Visa pour l’Image