L'Apoteosi della guerra () è un quadro del pittore russo Vasilij Vasil'evič Vereščagin, dipinto nel 1871 e conservato alla galleria Tret'jakov di Mosca.
Sulla sua cornice è presente la frase seguente: "Dedicato a tutti i grandi conquistatori passati, presenti e futuri".
Storia Il quadro venne dipinto nel 1871. Inizialmente si sarebbe dovuto chiamare Il trionfo di Tamerlano (), riferendosi al fatto che le truppe di Tamerlano lasciavano al loro passaggio delle piramidi di teschi, ma poi decise di dipingere un soggetto che fosse senza tempo.
Secondo una leggenda, un giorno le donne di Bagdad e di Damasco si rivolsero a Tamerlano per lamentarsi di quanto i loro mariti fossero turpi e dissoluti. Tamerlano ordinò a ogni soldato del suo esercito di portargli le teste mozzate di questi mariti depravati. Dopo la loro uccisione, vennero create sette piramidi di teste.
Esistono molte altre versioni sull'origine della creazione dell'opera. Secondo una di queste versioni, lApoteosi della guerra venne creata basandosi su una storia raccontata a Vereščagin riguardante l'uccisione di un viaggiatore europeo da parte del governatore di Kašġār, la cui testa tagliata era stata collocata in cima a una piramide composta dai crani di altri prigionieri giustiziati. Va detto che nel 1867 l'artista si era recato in Turchestan, in qualità di ufficiale del Turchestan russo governato da Konstantin von Kaufman. La Russia aveva conquistato questi territori, e lì Vereščagin avrebbe potuto vedere dei mucchi di cadaveri o di crani che avrebbero suscitato la sua compassione.Cohen 2008, p. 56. Fu sempre lì che il pittore dipinse la sua "serie del Turkestan", un insieme di quadri che non ritraevano soltanto le battaglie, ma anche la natura di questa regione dell'Asia centrale. Questo quadro venne dipinto dopo un viaggio nel Turkestan orientale nel 1869, quando le truppe cinesi repressero in modo spietato le popolazioni locali.
Descrizione Questo quadro è uno dei più celebri della carriera di Vereščagin. Ritrae una piramide di crani umani e, sullo sfondo, le rovine di una città distrutta e degli alberi carbonizzati; attorno ai crani volano dei corvi imperiali. Tutti i dettagli del quadro, come pure le tinte giallastre, simboleggiano la morte e la devastazione. Il colore del cielo blu contrasta e mette in risalto l'ambientazione funebre della tela. L'idea espressa dalla tela è sottolineata ulteriormente dalle cicatrici lasciate dai colpi di sciabola e dai buchi delle frecce nelle calotte craniche ammonticchiate.
Il critico russo Vladimir Stasov descrisse così l'Apoteosi della guerra:
Note
Bibliografia
Aaron J. Cohen, Imagining the Unimaginable. World War, Modern Art, and the Politics of Public Culture in Russia, 1914-1917, Nebraska, 2008. Peter Leek (traduzione dall'inglese di Jean Pierre Orban), La Peinture russe du XVIII au XX s., Bournemouth, Parkstone, 1999.
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