Paesaggio con Tobia e l'angelo è un dipinto a olio su rame (33,7x44,5 cm) di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, databile al 1617, appartenente alla collezione Suida-Manning, attualmente in prestito al Metropolitan Museum of Art di New York. Storia L’opera è verosimilmente identificabile con quella citata nell’inventario del principe Urbano Barberini del 1686, descritta come «un paesino in rame, con due figurine, cioè l’Angelo e Tobia largo p. 1 e alto 1/2 p. circa… di mano del Guercino da Cento».
Aveva forse come pendant, un altro dipinto su rame con donna nuda che fa il suo bisogno e quattro figure in un paesaggio. Fu esposta alla mostra sulla pittura ferrarese tenutasi a Londra nel 1984 e alla mostra del 1985 tenutasi alla galleria newyorkese di Richard L. Feigen. Descrizione e stile Il tema illustra un episodio del Libro di Tobia (Tb 6–12): il giovane, inviato a recuperare un deposito in Atropatene, è accompagnato da un viandante che è in realtà l’arcangelo Raffaele. Lungo il percorso Tobia cattura un pesce, del quale conserva cuore, fegato e bile. Con essi, su istruzione dell’angelo, libererà Sara dal demone Asmodeo e restituirà la vista al padre.
Il dipinto raffigura il giovane Tobia che corre nell’alveo di un ruscello con le braccia aperte; in primo piano a sinistra l’arcangelo Raffaele, nell’atto di avanzare, indica con la mano una piccola chiazza bianca nell’acqua. Le figure, di piccole proporzioni rispetto all’ambiente, sono inserite in un ampio paesaggio alberato: una quinta di alberi occupa i margini, mentre al centro lo spazio si apre verso un’altura con edifici fortificati assimilabili a un castello e, più in lontananza, profili collinari. Il cielo alterna una zona azzurra a estese formazioni nuvolose.
La paesaggistica di Guercino si manifesta in dipinti di piccole dimensioni, dove il primato spetta all’ambiente naturale: le figure, di scala ridotta, sono inserite entro quinte arboree e percorsi diagonali. L’atmosfera appare velata da umidità, con contrasti attenuati e contorni ammorbiditi; la luce è diffusa e rende l’ora del giorno indeterminata, producendo un effetto di tempo sospeso. Questa impostazione, lontana dal registro drammatico o sublime, è ricorrente nella produzione giovanile dell’artista. La critica rileva inoltre che i paesaggi non compaiono nel Libro dei conti aperto redatto dal fratello Paolo Antonio Barbieri dal 1629, indizio che tali prove appartengono in prevalenza alla fase anteriore e a un ambito non strettamente di committenza.
Scrive Denis Mahon, curatore della mostra bolognese del 1991: «Molto attraente, questo dipinto rappresenta un esempio giovanile di paesaggio del Guercino nell’ambito della pittura per pese, particolarmente vicino alla maniera paesistica dello Scarsellino.»
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Metropolitan Museum Categoria:Paesaggi Categoria:Dipinti su san Raffaele Arcangelo