Lo stile, la tecnica e le tematiche trattate da Lucio Battisti sono stati numerose volte materia di studio. Considerato uno dei cantautori italiani più influenti e innovativi, Battisti maturò uno stile personale ed eclettico che attinge a sonorità eterogenee derivate da molteplici generi internazionali, affrontando l'esecuzione vocale dei suoi brani con un'alternanza di tonalità. Al suo costante bisogno di rinnovare la propria musica si affiancò successivamente la necessità di apportarvi nuovi testi, che fin dagli esordi l'artista preferì affidare in prevalenza ad altri autori.
Tecnica e stile musicali Dotato di voce acuta (tenorile) non impostata, drammatica, dal timbro chiaro tendente al falsetto, e di una vocalità flessibile scandita da una tecnica imperfetta: l'estensione e la potenza moderate, l'intonazione incerta. e l'assenza di un evidente vibrato, erano compensate dalla forza comunicativa e dalla singolarità espressiva nell'interpretazione, racchiuse in uno stile considerato nuovo rispetto alla tradizione italiana dell'epoca, «ancora molto legata all'impostazione della musica lirica». Cosciente dei propri limiti come cantante, si riteneva soprattutto interprete. e autore; tuttavia difendeva la peculiarità del suo pop, ponendo l'accento sull'emozione trasmessa per mezzo del canto e dissentendo apertamente circa l'uso convalidato dello stesso in modo impostato e troppo tecnico.«In varie occasioni Battisti ha sottolineato come detestasse i cantanti impostati e il canto troppo tecnico, preferendo un'espressività vocale emotiva e spontanea, senza però rinunciare a inserire degli effetti sulla voce, sia elettronici, anticipando l'uso di una specie di vocoder, sia utilizzando le sovraincisioni.» Ernesto Assante. () Soprattutto nella fase iniziale della carriera, gestì il suo stile canoro in maniera variegata e disinvolta, ricorrendo talvolta all'impiego di un falsetto naturale e in alcuni casi stralunato, così come a toni gutturali, tonalità molto acute ed espressioni vocali composite: mormorii, controcanti, urla e cori spesso eccentrici e stravaganti.
Lucio Battisti fu quasi completamente autodidatta in tutti gli aspetti della sua attività. La gavetta sul campo nei primi anni sessanta gli fece conseguire un ottimo livello tecnico (foggiato anche dall'uso di strumenti economici) come chitarrista ritmico; si dimostrò efficace anche nel ruolo solista.
Benché privo di studi accademici, fu un assiduo e analitico ascoltatore di musica e delle sue più disparate strutture: frequentò il beat, il rhythm and blues, il soul, il folk, il prog e il prog pop, la psichedelica, l'art pop, la musica latinoamericana, il jazz fusion, la musica classica, il minimalismo, il funk e la disco music. tra gli altri. Nel corso della carriera, questo continuo processo di assimilazione di generi e stili gli permise di riversarli progressivamente, in un modo considerato originale, nella sua produzione, adoperando uno stilema personale caratterizzato da frequenti pause e da repentini cambi di ritmo e di melodie,«Battisti per me è il più grande in assoluto. Sono sempre più ammirato dal suo modo di fare musica. C'è un dogma, un diktat che viene dalle radio: mai interrompere il ritmo. Le canzoni di Battisti sono tutte pause, come la musica classica. Lui aveva un'intuizione meravigliosa melodica e poi si fermava, cambiava ritmo. Battisti è più avanti di adesso, è più avanti di quello che consideriamo oggi il meglio della musica.» Ivano Fossati. (In Walter Veltroni, Labirinto italiano: Viaggio nella memoria di un paese, 2020) e introducendo nella musica leggera italiana contaminazioni inedite, non forzate, che gli valsero la reputazione di sperimentatore, precursore e rivoluzionario; il tutto in coerenza con la sua visione della musica, attraversata da una frequente ricerca stilistica derivata da una tensione al costante rinnovamento, ravvisabile nel fatto che ogni nuovo disco contenesse uno o più brani che fungevano metaforicamente da preludio, più sperimentali e apparentemente divergenti dal resto dell'opera. La persistente variazione nello stile e una passione crescente per gli effetti elettronici lo portarono, dagli anni ottanta, ad orientarsi verso generi come il synth pop, il pop elettronico, la new wave, la dance, l'hip hop, la techno, e ad intraprendere un percorso di profonda reinvenzione del suo modo di comporre, maggiormente libero da schemi, dogmi e forme canoniche e rivolto verso costruzioni musicali sempre più complesse, sofisticate e atipiche.
Modus operandi
Il sistema di Battisti nel concepire dei nuovi motivi musicali era semplice, non vincolato, ma al tempo stesso definito da intense e prolungate ore di lavoro: all'ispirazione facevano seguito l'elaborazione alla chitarra e la trascrizione delle numerose idee, che successivamente sezionava e sviluppava nel suo studio privato, destinando a una prima registrazione sul revox analogico gli spunti più promettenti. Dagli albori degli anni ottanta, iniziò a comporre le proprie melodie a partire da basso e batteria.
Ben noti sono il perfezionismo e la scrupolosità che accompagnavano tutte le fasi di produzione dei suoi dischi, specie nella prima parte della carriera: dalla scelta della strumentazione e dei collaboratori alla cura degli intermezzi strumentali, del controcanto e dei cori, fino alla resa nelle incisioni, dove esigeva il massimo impegno e concentrazione da parte dei musicisti di supporto;«Lucio voleva che nella realizzazione delle ritmiche i musicisti suonassero sempre tutti assieme, perché così si faceva un'idea di come rendere il brano. Ricordo che detestava quando, durante l'esecuzione-registrazione, qualcuno si fermava: per succedere doveva cascare un meteorite, altrimenti si arrabbiava moltissimo.» Piero Bravin, tecnico del suono. () a ciò si associava la ricerca dell'estrema coerenza tra caratteri del suono ed esternazione vocale dei sentimenti o concetti richiesti dai brani, oltre all'intento di evitare rigorosamente la riproduzione di sonorità e ritmiche riprese da altri lavori e di optare per soluzioni già sfruttate o comunque molto connotate. La stessa attenzione veniva riservata alla distribuzione (sempre misurata per un'efficacia acustica ottimale) delle varie tracce negli album, disposte secondo un preciso criterio per carattere, strumenti utilizzati e natura del testo.
Lasciando ampia libertà creativa ai musicisti (ma gradendo poco le iniziativeIl chitarrista Massimo Luca dichiarò di aver usato di sua iniziativa un effetto con il pedale wah wah durante un'esecuzione di Innocenti evasioni, brano contenuto in Umanamente uomo: il sogno (1972). Battisti, dapprima irritatosi, decise poi di mantenere l'effetto nel missaggio definitivo perché lo considerò adeguato; lui stesso usò nuovamente il wah wah l'anno seguente in Prendi fra le mani la testa (Il nostro caro angelo). ()), preferiva assegnare loro degli abbozzi da sviluppare direttamente in studio e forniva le basi e le direttive essenziali al proprio arrangiatore di turno, affiancandolo o meno nello svolgimento delle mansioni; puntava a eseguire ogni brano una volta soltanto, prediligendo una lunga e attenta preparazione musicale e vocale al fine di un'esecuzione più immediata e spontanea, limitando il più possibile le registrazioni superflue.. Negli anni successivi sovvertì completamente il suo approccio: iniziò a dare più importanza all'applicazione delle tecniche di sovraincisione e a lunghe sessioni di elaborazione in sala a scapito della spontaneità, lavorò a stretto contatto con i tecnici del suono e rinunciò temporaneamente all'ausilio di un arrangiatore esterno, prefiggendosi di riporre personalmente una cura al limite del maniacale negli accordi e nell'armonizzazione dei brani, occupandosi quindi in piena autonomia della direzione di tutte le sezioni strumentali così da avere un controllo totale sulla propria musica.Per gli arrangiamenti, nei primi anni Battisti ricorse all'aiuto di Detto Mariano e Gian Piero Reverberi. Dopo aver diretto in autonomia le parti strumentali in Amore e non amore collaborò nuovamente con Reverberi nei due album successivi (Umanamente uomo: il sogno e Il mio canto libero). Ne Il nostro caro angelo (in cui Reverberi apparì solo in veste di tastierista e supervisore), Anima latina e La batteria, il contrabbasso, eccetera Battisti si occupò individualmente dell'arrangiamento, talvolta registrando un brano interamente da solo e suonando tutti gli strumenti (usufruendo delle sovraincisioni), come nel caso di Respirando. () Dal 1978 rielaborò ex novo il suo metodo, delegando il ruolo di produttore ai nuovi collaboratori così come l'incarico di arrangiare le sue composizioni; fintantoché nell'ultimo dodicennio della carriera non si astenne anche dal suonare qualsiasi strumento durante le incisioni, senza che venissero meno alcune delle abitudini professionali che lo contraddistinguevano e la sua diligenza nell'esecuzione in sala di registrazione, dove era sempre pronto a riavviare la sessione davanti al più marginale errore.
Innovazioni Si attribuisce a Lucio Battisti il merito di aver generato una caratteristica dizione affine alla musica ritmata e di aver contribuito a conformare il canto in lingua italiana alla molteplicità di diverse espressioni musicali,«Io e Francesco eravamo suoi ammiratori, perché Battisti rappresentava un "mare" di musica, anche se non avremmo mai suonato canzoni come le sue. [...] Battisti ha costruito una carriera sull'assenza, ha lasciato parlare per sé soltanto la musica, ha voluto occupare lo spazio del cuore e della mente. [...] Ci ha fatto capire che si poteva cantare in italiano in maniera diversa, che si poteva usare la lingua senza cadere nelle solite ovvietà, che l'italiano insomma poteva andare d'accordo con emozioni e suoni diversi. La sua era una vera rivoluzione e lo è tuttora, è una rivoluzione che a modo suo sta ancora facendo. [...]» Antonello Venditti (in la Repubblica, Venditti: 'Due pesci come me ma sono completamente diversi' - 04 marzo 1993, pag. 37, sez. Musica) col conseguente lascito di notevoli performance vocali; nonché di aver introdotto nella musica leggera nazionale delle innovazioni tecniche e stilistiche, derivate dalla fusione della tradizione con nuovi ritmi, sonorità e arrangiamenti ispirati dai numerosi generi internazionali da lui coltivati.
Fin dagli esordi, adottò una posizione anticonformista nei confronti delle convenzioni musicali: dall'assenza delle rime baciate e dell'introduzione con la strofa in Balla Linda (1968), alle strutture insolite e sperimentali in 29 settembre (1969), dalla melodia psichedelica cantata con tre registri vocali differenti in Le tre verità (1971), fino alle due linee melodiche distinte (strofa e ritornello) che si sovrappongono sullo stesso giro armonico in Pensieri e parole (1971), tra i rari casi di canzone a due voci in contrappunto. Battisti fu tra i primi in Italia ad assegnare strutture strofiche asimmetriche e irregolari alle melodie, sperimentando anche soluzioni opposte, componendo brani su un unico modulo strofico e spesso tenendo fissa l'armonia, in lunghi passaggi, su un solo accordo. Oltre a ciò introdusse nella tradizione musicale pop italiana il backmasking, sulla scia della musica psichedelica britannica e di contemporanei come i Beatles: tracce di nastri registrati all'inverso sono infatti rintracciabili in Era (1967), Io vivrò (senza te) (1968), Nel cuore, nell'anima, Non è Francesca (1969) e in pezzi successivi.