Il pegione (conosciuto anche come piccione, picchione o pigione) fu una moneta coniata nell'area lombarda a partire dal XIV secolo. Il pegione fu una riproduzione meno pesante e più svalutata del più celebre grosso, una delle monete d'argento più influenti del XIII e XIV secolo. La sua coniazione fu strettamente legata alla famiglia dei Visconti: la zecca di Pavia e la zecca di Milano, le due capitali del dominio visconteo, si fecero promotrici infatti di una larga produzione di questa moneta. Contesto monetario del periodo Il XIV e il XV secolo furono caratterizzati dalla nascita di nuove monete d'oro in vari stati europei, che riprendevano per peso e per dimensioni i più rinomati fiorini di Firenze e i ducati d'oro veneziani (conosciuti dopo il XVI secolo come zecchini) del XIII secolo. Lo scudo francese (o ècu d'or) iniziò ad essere coniato regolarmente con Filippo VI (1328-1350); il saluto d'oro vide una rapida diffusione dapprima in Francia con Carlo VI (1380-1422) e poi nei territori inglesi posseduti nel continente con Enrico V (1413-1422). Tuttavia la produzione monetaria aurea, poiché aveva un elevato potere d'acquisto, era quella meno utilizzata dalla popolazione più povera: la circolazione delle monete d'argento rimaneva ancora centrale nell'Europa dell'epoca, soprattutto per i pagamenti meno dispendiosi come tasse e salari. La monetazione d'argento subì tra seconda metà del XIV e prima metà del XV secolo una progressiva svalutazione, dovuta alle numerose e costanti guerre che infiammavano il continente, come la Guerra dei cent'anni. Esempi di questa tendenza sono il patard nei Paesi Bassi e in Borgogna, il blanc in Francia e lo stesso pegione in Italia Settentrionale.
Origini e storia
Nascita e valore
La prima attestazione in un documento pubblico del termine pegione risale al 1391, con l'emanazione di un editto di natura economica da parte di Gian Galeazzo Visconti (1378-1402). L'effettiva nascita della moneta risale agli anni sessanta e settanta del XIV° secolo, quando dapprima Galeazzo II (1354-1378) e successivamente il fratello Bernabò (1354-1385), appartenenti entrambi alla casata dei Visconti e co-signori di Milano, iniziarono la coniazione di una moneta più leggera e con una purezza di argento inferiore rispetto a quella del grosso, con valore equivalente a 18 denari imperiali (1 soldo e mezzo). Il pegione, infatti, attestava una purezza di metallo prezioso attorno al 66% e pesava approssimativamente 2,5 grammi, mentre il grosso, a fronte di una percentuale elevata di purezza di argento del 90%, si aggirava attorno ai 2,9 grammiW. Day, M. Matzke e A. Saccocci, Medieval European Coinage: Northern Italy, vol.12, p. 445, 449.
"Significant monetary change came only at the beginning of the joint rule of Bernabò and Galeazzo II Visconti (1354–78) with the introduction of the so-called pegione of one and a half soldi".
La coniazione della moneta non subì un rallentamento neppure con la bipartizione amministrativa del territorio visconteo, dovuta alla crescente tensione tra Galeazzo II e Bernabò dopo la conquista di Pavia del 1359, e con la riapertura della zecca di Pavia, concessa dall'imperatore Carlo IV (1355-1378) nel 1361. La produzione concomitante del grosso-pegione nella zecca di Milano, controllata da Bernabò, e in quella di Pavia, sotto l'autorità di Galeazzo II, non inficiò di fatto la diffusione della moneta nell'area lombarda; che ben presto soppiantò il monopolio monetario del grosso veneziano nei domini dei signori di MilanoP. Spufford, Money and its use in medieval Europe, p. 326. Il pegione continuò a circolare durante il XV secolo, nonostante le vicissitudini politiche della casata dei Visconti e del ducato di Milano.
Etimologia L'origine del termine pegione è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, soprattutto perché la moneta era conosciuta anche col nome di picchione e piccione. Già dall'inizio del XIX secolo si ricollegò la parola pegione al termine francese pigeon, ovvero piccione o pigione, facendo riferimento all'impresa della colomba col motto à bon droit di Gian Galeazzo Visconti, raffigurata in alcune monete quattrocentesche milanesi. Tuttavia questa suggestiva ipotesi venne criticata da vari numismatici, visto che nessun pegione di Gian Galeazzo mostrava l'immagine di una colomba.
Un'altra ipotesi riguardò l'accostamento tra pegione e picchione, in riferimento all'iconografia presente in alcuni pegioni che riproducono Sant'Ambrogio con uno staffile in mano. Verso la fine del XX secolo venne proposta una derivazione del termine dal latino peius, ossia peggiore. Secondo questa teoria, il pegione sarebbe un termine popolare per indicare una moneta d'argento più svalutata e meno pesante, quindi peggiore, rispetto agli standard del grosso, moneta da cui deriva.
Caratteristiche iconografiche
Esistevano diverse varianti di pegioni, che potevano differire in particolar modo per iconografia e legenda: ciò è legato alla presenza di più zecche che producevano la stessa moneta ma che erano di fatto controllate da autorità politiche diverse. Il pegione prodotto dalla zecca di Pavia, controllata da Galeazzo II, presentava nel dritto un elmo con cimiero visconteo con a lati due tizzoni ardenti con la legenda GALEAZ VICECOMES DOMINUS MEDIOLANI PAPIE, nel rovescio della moneta il patrono cittadino San Siro, primo vescovo della città, e la legenda S. SIRUS PAPIA o S. SIRUS PAPPIA. Sempre in alcuni pegioni coniati a Pavia veniva raffigurato nel verso Sant'Ambrogio, vescovo e patrono di Milano, con la legenda S AMBRVS MEDIOLAN, attribuiti precedentemente in maniera erronea alla zecca di Milano.
Proprio nella zecca milanese, Bernabò produsse diverse varianti di pegione sia autonomamente che con Gian Galeazzo. Tipicamente, il dritto mostrava la classica impresa dell'elmo; al contrario, il rovescio raffigurava la Biscia viscontea. Con la morte di Bernabò e l'unione dei domini viscontei di Gian Galeazzo, l'iconografia del pegione vide un nuovo mutamento, nel dritto con la Biscia viscontea e nel rovescio nuovamente Sant'Ambrogio.
Note
Bibliografia
William R. Day, Michael Matzke e Andrea Saccocci, Medieval European Coinage: Northern Italy, vol.12, Cambridge University Press, 2016. Federico Pigozzo, I "piccioni" di Gian Galeazzo Visconti, ser. XII, vol. XXI, Milano, Archivio Storico Lombardo, 2016, pp. 251-261, . Peter Spufford, Money and its use in medieval Europe, Cambridge University Press, 1988. Lucia Travaini, La monetazione lombarda dalla fine del Duecento al 1378, La congiuntura del primo Trecento in Lombardia (1290-1360), in Publications de l’École française de Rome, 2019, pp. 43-65. Alessandro Toffanin, Su alcune varianti inedite di Grossi e Pegioni viscontei. in Bollettino Della Società Numismatica Italiana, n. 76, 2020, pp. 27-35.
Voci correlate
Zecca di Pavia Zecca di Milano Galeazzo II Visconti Signoria di Milano Numismatica
Altri progetti
Collegamenti esterni
Picchione, di Giuseppe Castellani, in Enciclopedia italiana (1935). Pegione, picchiones (moneta), di Loris Alessandro Gentili, su modoetianumismaticae.com, 2 agosto 2014.
Categoria:Monetazione medievale