La Santissima Trinità con i santi Martino Vescovo e Giovanni Battista è un dipinto a olio su tela () di Domenico Carpinoni, databile al 1600 circa e conservata nella Chiesa della Santissima Trinità a Gorno.
Storia
L'opera è da sempre inserita nell'altare maggiore realizzato negli ultimi anni del cinquecento per la chiesa dell SS. Trinità, in una posizione dominante e ben visibile all'interno dell'edificio. La sua realizzazione va inserita nell'ambito culturale del radicamento del culto trinitario nella Val Seriana a cavallo tra XVI e XVII secolo. La diffusione di chiese dedicate alla Trinità in località come Clusone, Gazzaniga, Trevasco e Cologno al Serio riflette un clima di intensa spiritualità post-tridentina, di cui il dipinto di Gorno costituisce un documento emblematico.
Non è ancora del tutto chiara la commissione della tela, poiché non sono stati rinvenuti documenti che attestino con certezza il nome del committente e dell’artista che la realizzò tuttavia alla base della tela compare l’iscrizione:
traducibile come:
L’iscrizione consente di circoscrivere con maggiore precisione l’arrivo della pala nella chiesa della Santissima Trinità di Gorno, attribuendone la dedicazione al sacerdote Giovan Francesco Carrara, parroco della comunità dal 1583 al 1631, che offrì l’opera “all’Indivisa Trinità” in occasione del Giubileo del 1600 indetto da papa Clemente VIII. Inoltre, a rafforzare una sua commissione diretta per la comunità di Gorno è la presenza di San Martino Vescovo e di San Giovanni Battista, dato che i due santi sono figure di particolare rilievo per la devozione locale: il primo titolare della chiesa parrocchiale in contrada Villassio, mentre il secondo della più antica chiesa della comunità, situata nell’omonima contrada.
Nel 2023 l'opera è stata oggetto di restauro, presso il laboratorio di Roberta Grazioli di Bergamo.
Descrizione
L'attribuzione a Domenico Carpinoni arriva per via stilistica, dati gli stringenti riferimenti ad altre opere della sua produzione. Il soggetto raffigura la Trinità secondo l’iconografia del cosiddetto Trono di Grazia: Dio Padre sostiene il Cristo crocifisso (dove la croce in questo caso è fissa nel terreno e non è sospesa come nella consueta iconografia), mentre sopra la croce si libra la colomba dello Spirito Santo. Ai lati della scena compaiono i santi Martino Vescovo, inginocchiato e avvolto in un maestoso piviale mentre con lo sguardo si rivolge alla Trinità e San Giovanni Battista, stante, che si presenta frontale con l'agnello ai suoi piedi. La composizione segue uno schema piramidale, nel cui centro, avvolto da un bagliore di luce e racchiuso da una cornice di nubi emerge il gruppo della Trinità, affiancato ai lati dai due santi.
Il modello compositivo del gruppo trinitario della pala deriva da una rielaborazione dello schema elaborato da Leandro Bassano per la chiesa della Santissima Trinità di Angarano a Bassano del Grappa (1546-1547), prototipo di una formula iconografica che conobbe ampia diffusione nell’Italia settentrionale. Tale tipologia fu ripresa, con varianti, anche dal figlio di Domenico, Marziale, che ne replicò la struttura in altri esemplari conservati nel territorio bergamasco. Carpinoni ne propone qui una versione semplificata, concentrandosi sul dialogo tra le tre persone divine, reso evidente dalla posizione assiale della croce.
Non è chiaro in quale modo la versione di Bassano del Grappa sia giunta a conoscenza del pittore clusonese; è tuttavia verosimile che egli ne abbia avuto accesso tramite un’incisione oggi non identificata, diffusa in ambito lombardo e veneto sul finire del Cinquecento.
Numerosi particolari rimandano inoltre ad altre fonti grafiche, segno dell’attenzione di Carpinoni al linguaggio figurativo aggiornato del suo tempo: la posa di san Martino Vescovo, che l’artista riprenderà anche in opere successive, deriva da un’incisione di Agostino Carracci; quella di san Giovanni Battista riprende invece soluzioni stilistiche riconducibili a Tiziano, testimoniando la fortuna, nel contesto veneto-lombardo, di determinati modelli compositivi e gestuali.
L’opera si colloca in un momento ancora poco definito da parte della critica dell’attività di Carpinoni, allora poco più che trentenne, in una fase di transizione verso lo stile maturo che lo renderà uno degli artisti più riconoscibili e apprezzati nel panorama pittorico bergamasco del Seicento.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti sulla Trinità