È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, affiliato del parnassianesimo e grande innovatore del genere lirico, nonché anticipatore del decadentismo. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale.
Il pensiero, la produzione e la vita di Baudelaire hanno influenzato molti autori successivi (primi fra tutti i "poeti maledetti" come Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé e Arthur Rimbaud, ma anche gli scapigliati italiani come Emilio Praga, o Marcel Proust, Edmund Wilson, Dino Campana, nonché, in particolar modo, Paul Valéry), appartenenti anche a correnti letterarie e vissuti in periodi storici differenti, ed è considerato ancor oggi non solo come uno dei precursori della letteratura decadente, ma anche di quella poetica e filosofia nei confronti della società, dell'arte, dell'essenza dei rapporti tra esseri umani, dell'emotività, dell'amore e della vita che lui stesso aveva definito come "modernismo".
Biografia La giovinezza
Charles Baudelaire nacque a Parigi, in Francia, il 9 aprile 1821 in una casa del quartiere latino, in rue Hautefeuille nº 13, e venne battezzato due mesi dopo nella chiesa cattolica di Saint-SulpiceCharles Baudelaire, Richard Howard. Les Fleurs Du Mal. David R. Godine Publisher, 1983, p. XXV. ISBN 0879234628, ISBN 9780879234621., nota chiesa parigina in cui fu battezzato nel 1740 anche il marchese de Sade. Suo padre si chiamava Joseph-François Baudelaire; era un ex-sacerdote e capo degli uffici amministrativi del Senato, amante della pittura e dell'arte in genere, e come prima moglie ebbe Jeanne Justine Rosalie Jasminla, dalla quale ebbe Claude Alphonse Baudelaire, fratellastro del poeta. La madre di Charles era la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays (1793-1871), sposata da Joseph-François dopo la perdita della prima moglie.Introduzione a I fiori del male, Cronologia della vita e delle opere, Giulio Einaudi Editore, 2014, a cura di Giovanni Raboni
All'età di sei anni Baudelaire restò orfano del padre, allora sessantenne, il quale fu sepolto nel cimitero di Montparnasse. Caroline, rimasta vedova, riversò sul figlio tutta la sua ricchezza affettiva, ma l'anno successivo decise di sposarsi con Jacques Aupick (1789-1857), un tenente colonnello che, a causa della sua freddezza e rigidità (nonché del perbenismo borghese di cui era intriso), si guadagnò ben presto l'odio del giovane Charles, in età adolescenziale. Baudelaire non perdonò mai alla madre questo "tradimento" e da allora il rapporto tra i due divenne sempre più tormentoso, nutrito dagli impulsi di vendetta del figlio, che non dissociava più l'amore per la madre dal bisogno di farla soffrire e dai lamenti e rimproveri di lei, che al figlio erano altrettanto necessariRichardson 1994, p.16.
Nel 1833 Charles entrò nel Collegio reale di Lione, città dove si trasferì la famiglia a causa del lavoro del patrigno.. Al gennaio 1836 risale il ritorno a Parigi, dove Aupick ricevette una promozione a colonnello; all'età di 14 anni Baudelaire iniziò a frequentare il collegio Louis-le Grand, con risultati altalenanti. Un suo compagno di classe lo descrisse così:
Baudelaire si rivelò incostante nello studio, a volte era diligente, altre volte era più soggetto ad oziare. Fu espulso dal liceo nel 1839, nonostante il suo buon profitto (nel 1837, infatti, ottenne il secondo premio di composizione in versi latini), per indisciplina.: si era infatti rifiutato di consegnare al professore un biglietto che un compagno gli aveva passato in classe. Nonostante questo inconveniente, Baudelaire riuscì pochi mesi dopo a conseguire il diploma di "baccalauréat", al liceo Saint-Louis..
Finito il liceo, il giovane si mostrò indeciso sul proprio futuro e insofferente alle scelte che, il suo patrigno Aupick, aveva in mente per lui; si appassionò però alla carriera letterariaRichardson 1994, p.35, che lo portò a conoscere artisti e scrittori dediti ad uno stile di vita bohémien, che lo spinse per altro ad accumulare debiti.
Durante questo periodo cominciò inoltre a frequentare prostitute e contrasse presumibilmente la gonorrea e la sifilide, che, probabilmente, sarà la causa della sua morte circa 27 anni dopo. Nel 1840 intrattenne una relazione quasi fissa con una ragazza di nome Sara, una giovanissima prostituta ebrea.
Il viaggio e il dandismo
Nel 1841, a causa della frequentazione di cattivi ambienti e del suo stile di vita dissoluto, su decisione del consiglio di famiglia fu imbarcato su una nave, la Paquebot des Mers du Sud, diretta verso Calcutta, in India.. Egli si fermò prima sull'isola di Bourbon, poi su quella di Maurice.. Nonostante ciò, il giovane Baudelaire decise di non portare a termine il viaggio e quindi il 4 novembre si imbarcò sulla nave Alcide, facendo ritorno in Francia. Da questa esperienza tuttavia nacque la passione di Baudelaire per l'esotismo, che si rifletterà in seguito nella sua opera di maggior successo, I fiori del male.Richardson 1994, pp. 67–68.
Dieci mesi dopo la sua partenza per l'India, una volta rientrato a Parigi, ormai maggiorenne, Baudelaire comincerà a svolgere una vita da bohémien grazie all'eredità paterna, proseguendo la sua vita all'insegna della carriera letteraria. È in questo periodo che cominciò a scrivere le prime composizioni de I fiori del male, affermandosi inoltre come critico d'arte e giornalista.. Rifiutò ogni proposta di matrimonio combinato dalla madre o dal patrigno.
Nel 1842 si avvicinò alla figura di Théophile Gautier, prendendolo a modello sia nell'ambito spirituale che in quello artistico, e nello stesso periodo incontrò Jeanne Duval, "La Venere Nera" che "lo torturava ogni giorno" (così diceva la madre di Baudelaire), una danzatrice e attrice teatrale creola di origini haitiane, africane e francesi, figlia illegittima di una prostituta di Nantes, con la quale Baudelaire visse un'appassionata e turbolenta storia d'amore, che diverrà per il poeta fonte di notevoli spunti letterari. Secondo la madre di Baudelaire, Duval prosciugava suo figlio di ogni avere e opportunità.Richardson 1994, p.75 Jeanne Duval venne abbandonata dalla sua famiglia.
Il 9 aprile, maggiorenne, entrò in possesso dell'eredità paterna, 75 000 franchi. Introduzione di Giovanni Macchia Il lussuoso stile di vita portò Baudelaire nel frattempo a prendere alloggio al centralissimo Hotel de Pimodan sull'isola di Saint-Louis dove, nello studio, teneva il proprio ritratto, opera di Émile Delroy (1844), frutto della sua repentina celebrità nei circoli artistici come dandy e scialacquatore; le tende oscuravano solo la parte inferiore della finestra sulla Senna, così da lasciar vedere esclusivamente il cielo..
Del dandismo di Baudelaire, Stanislas Fumet ha scritto: "Il suo dandismo era la dottrina del progresso personale, da contrapporre allo pseudo-progresso meccanico di cui le democrazie non cessano mai di vantarci. C'è un solo progresso, affermava Baudelaire, per gli uomini come per le nazioni, è quello che li libera dal male morale, questo male che macchia il nostro libero arbitrio e che deflora la verginità, in noi, dell'immagine di Dio".
La carriera letteraria
Nonostante non avesse pubblicato ancora alcuna opera, già nel 1843 Baudelaire era conosciuto nei circoli letterari parigini come un dandy dedito a spese e lussi che spesso non poteva neppure permettersi, circondandosi di opere d'arte e libri; i generosi dispendi economici del suo tenore di vita intaccarono rapidamente la metà del patrimonio paterno costringendo la madre, dietro consiglio del patrigno, ad interdire il giovane e affidare il suo patrimonio ad un notaio.
Attratto dagli scritti di Thomas De Quincey - autore di Le confessioni di un mangiatore d'oppio - in questo periodo entrò a far parte del Club des Hashischins, un circolo di letterati e intellettuali dediti all'esplorazione delle esperienze e delle allucinazioni prodotte dalle droghe (prima fra tutte l'hashish), che si ritrovavano spesso all'Hôtel de Lauzun; il gruppo comprendeva personalità rinomate, oltre a Baudelaire, quali Jacques-Joseph Moreau, Théophile Gautier, Gérard de Nerval, Honoré de Balzac, Eugène Delacroix ed Alexandre Dumas padre (Gautier dedicò un articolo di giornale al club intitolato Le Club des Hachichins e pubblicato sulla Revue des Deux Mondes nel febbraio 1846)..
Mentre continuava a produrre alcuni dei componimenti de I fiori del male, nel 1845 pubblicò il primo lavoro, la recensione critica del Salon del 1845, pubblicazione che gli valse parecchie attenzioni in campo artistico, per l'audacia delle idee esposte e per la competenza dimostrata. Il 25 maggio pubblicò anche la sua prima poesia, scritta nel 1841 a La Riunione. Si tratta del sonetto À une créole (successivamente verrà aggiunta dame) uscita nella rivista L'Artiste.I fiori del male, 1991, op. cit., p. 26.
A questo primo "successo" personale faceva contrasto però il suo stile di vita: sempre più pressato da debiti, dubbioso sul proprio futuro, solo e con una condizione psicologica precaria, Baudelaire tentò per la prima volta il suicidio in maggio. Si ferì soltanto lievemente e superò il trauma fisico con una convalescenza relativamente breve; la madre, nonostante il figlio stesse vivendo un periodo evidentemente disastroso, non lo andò mai a visitare ignorando le sue richieste, probabilmente per ordine di Aupick. Il 30 giugno 1845 tentò di nuovo il suicidio accoltellandosi, ma sopravvisse. Poco prima aveva scritto una lettera d'addio per la sua musa Jeanne Duval..Giovanni Cacciavillani, Baudelaire: la poesia del male, Donzelli Editore, 2003
Nel 1846 Baudelaire si occupò nuovamente del Salon, collaborando con riviste e giornali attraverso articoli, saggi e critiche d'arte. La sua fama continuava a crescere, soprattutto perché in quest'opera si fece sostenitore del Romanticismo e di DelacroixRichardson 1994, p.110., riscoprendo anche le opere di David.Ad esempio, si occupò del dipinto La morte di Marat; Baudelaire, ritenendo la tela un «poema inconsueto», nel 1846 scrisse un'analisi del dipinto destinata a rimanere un riferimento celebre:
Nel 1847 pubblicherà il suo racconto lungo intitolato La Fanfarlo, dove si intravede un compiaciuto autoritratto del poeta nel personaggio di Samuel Cramer, dandy sofisticato e pigro scrittore, "uno degli ultimi romantici che possieda la Francia".I fiori del male, 1991, op. cit., pp. 26-27. Nello stesso anno Aupick diventò generale di brigata. In questo periodo scoprì le opere di Edgar Allan Poe, traducendone molte in francese. Come ha evidenziato Claude Pichois nel suo commento ai saggi baudelairiani su Poe, fu grazie alla scoperta del grande autore statunitense (noto in Francia dal 1844 e dalla coeva critica fourierista indicato come un reazionario, mentre da Baudelaire presentato come illuminato) che il poeta francese avvierà un intimo riordino estetico-poetico ed esistenziale, passando con rapidità da un romantico dandismo dissipatore a una rigorosa ricerca della propria verità poetica in sintonia col proprio destino, a contatto con nuovi ideali e personalità dell'ambiente spiritualista e socialista francese, preparatore della rivoluzione del 1848: saranno personalità come Alphonse Louis Constant, Pierre Leroux, Alphonse Esquiros e Lamennais a sollecitare in Baudelaire l'ampliamento di cognizioni filosofiche, orientandone la ricerca verso la teosofia di Emanuel Swedenborg, mediatagli in primis dalla mistica di Honoré de Balzac il quale, nel proprio romanzo Séraphîta, aveva raggiunto un'originale sintesi cognitiva tra le visioni di Swedenborg e di Novalis; ed è alla luce di questa filosofia che Baudelaire elaborerà, dal 1852 in avanti, i suoi memorabili saggi su Poe.