La Scuola di Burano è un movimento artistico sviluppatosi presso l’isola di Burano durante la prima metà del Novecento.La nascita del movimento viene collocata attorno al 1910, quando alcuni artisti si trovarono sull'isola e iniziarono a rappresentare il paesaggio lagunare. La Prima Guerra Mondiale interruppe bruscamente il sodalizio artistico, destinato a riprendere nel dopoguerra e continuare fino agli anni Sessanta. Storia

Contesto artistico Nel diciannovesimo secolo il panorama artistico veneziano era dominato da alcune istituzioni, come l'Accademia di belle arti di Venezia, fondata nel 1750 e dettante uno stilo pittorico imperante nel contesto culturale della città, e l’Esposizione Internazionale d’Arte, rassegna artistica fondata nel 1895 con uno sguardo volto al panorama artistico veneziano e nazionale.

La rottura con la tradizione, a Venezia come nel resto d’Italia, si ebbe a inizio Novecento con il movimento del Futurismo. Furono diversi gli interventi dei futuristi contro l’accademismo e il romanticismo, come dimostrano i manifesti lanciati ai veneziani nell’aprile del 1910 recitanti:

Inoltre, i legami di questo nuovo movimento con la città veneta passarono anche attraverso il gruppo dei Ribelli di Ca’ Pesaro, cui prese parte anche Umberto Boccioni, esponente del futurismo. Il gruppo di Ca' Pesaro fu un insieme eterogeneo di artisti, antiaccademici e rifiutati dai canoni della Biennale, senza un manifesto programmatico comune – motivo per il quale è difficile definire il gruppo un movimento – ma con la volontà di rinnovare il linguaggio artistico sulle orme delle avanguardie europee. Tra questi vi furono anche i pittori che diedero origine alla Scuola di Burano.

Nonostante le idee, gli stili e gli scopi notevolmente diversi. Futurismo e Scuola di Burano furono inizialmente collaborativi tra di loro, soprattutto per una importante condivisione di intenti: riuscire a porre fine all’accademismo che soffocava la pittura italiana e veneziana in particolare.

Fu lo stesso Pio Semeghini a dichiarare:

La prima fase A partire dal 1910 si trasferirono sull'isola di Burano i pittori Pio Semeghini, Gino Rossi, Umberto Moggioli e Luigi Scoparich. Il primo fu Gino Rossi assieme alla moglie Bice Levi Minzi.

Umberto Moggioli vi si trasferì definitivamente nel 1911 assieme alla moglie Anna, che ebbe un ruolo fondamentale soprattutto nel dopoguerra quando, dopo la morte del marito, decise di tornare sull'isola e mantenere vivo e operante lo spirito della Scuola di Burano.

Rossi e Moggioli apprezzavano dell'isola il paesaggio lagunare e marino, lo studio en plein air, la solitudine e l’ispirazione per il lavoro. Importante fu anche la volontà di prendere distanza dalla Biennale, che lo stesso Rossi definì "grande camarilla, piaga di favoritismi vergognosi".

Burano era ormai stata scelta come

Pio Semeghini arrivò sull'isola su invito di Rossi, suo compagno di studi in Bretagna, e vi rimase dapprima solo per periodi di villeggiatura estiva e in un secondo momento in modo definitivo. Infine, rimase affasciato dalla laguna anche l’artista istriano Luigi Scopinich, il quale abbandonò il suo stile legato alla Scuola di Monaco e allo Jugendstil per avvicinarsi all'espressività dei Fauves. I quattro iniziarono a trovarsi la sera presso le osterie del paese per discutere di arte. Nacque così quello che la storica dell’arte Gabriella Belli definì come “allineamento della pittura italiana alle avanguardie artistiche europee”, che nel caso di Rossi, Moggioli, Semeghini e Scopinich divenne condivisione di vita e lavoro trasformatasi in affinità artistica.

Lo stile pittorico può essere ricondotto al post impressionismo francese, dal momento che Rossi, Semeghini e Scopinich avevano vissuto a Parigi e respirato l’arte di Cézanne, Renoir, Gauguin, Van Gogh. A queste tendenze si deve aggiungere la tradizione vedutistica veneziana, in questo caso espressa da una prospettiva lagunare.

A comprendere il valore artistico di queste opere fu Nino Barbantini, in quel periodo direttore della Galleria Ca’ Pesaro di Venezia, amante della pittura francese ma soprattutto attento alla voce dei giovani Ribelli di Ca’ Pesaro, artisti dissidenti accolti spesso dal critico veneziano e dalla Fondazione Bevilacqua La Masa. Grazie all’ammirazione di Barbantini per il gruppo pittorico buranello e all’amicizia che legava quest’ultimo ai pittori stessi, le loro opere furono esposte e la loro ricerca artistica sostenuta.

Oltre a Rossi, Moggioli, Semeghini e Scopinich, la fucina artistica di Burano comprendeva altre importanti personalità artistiche come lo scultore Arturo Martini e i pittori Felice Casorati, Carlo Carrà, Ugo Valeri e Tullio Garbari.

La prima fase della Scuola di Burano subì una brusca battuta d’arresto con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Nel maggio del 1915 Moggioli decise di arruolarsi e nel 1916 venne riformato a causa di una malattia. Si trasferì a Roma e lì morì di spagnola nel 1919.

Rossi, arruolatosi, venne fatto prigioniero a Caporetto ed inviato al campo di prigionia di Rastatt in Germania. A seguito di questa esperienza la sua pittura si fece più aspra e dura, avvicinandolo al movimento cubista. Le sue nuove scelte pittoriche lo allontanarono da Barberini, oltre che dalla Scuola di Burano. Nel 1926 venne ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di Sant’Artemio a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni mentali, e lì morì nel 1947.

Infine, fu ridimensionato notevolmente il potere decisionale di Barberini alla direzione di Ca’ Pesaro: il nuovo comitato di gestione pose infatti il veto allo stesso Barberini per le richieste di partecipazione di artisti non veneziani limitando, dunque, possibilità e visibilità che il critico poteva garantire ai suoi protetti. Questo segnò definitivamente la fine della prima fase della Scuola di Burano.

La seconda fase La seconda stagione della Scuola cominciò con il ritorno di Anna Moggioli sull’isola dopo la morte del marito, nel 1919. La signora Moggioli ospitò nel proprio salotto una corte numerosa di giovani artisti veneti, riuniti attorno alla figura carismatica di Pio Semeghini, che tornò a Burano nel 1919 e vi rimase fino al 1927.

Tra questi giovani artisti vi furono Carlo Della Zorza, Neno Mori, Fioravante Seibezzi, Nino Springolo, Juti Ravenna, Marco Novati e Nando Coletti. A questi artisti si affiancarono le visite regolari di altri pittori come Felice Carena o Filippo de Pisis ma anche giornalisti e scrittori come Diego Valeri.

Il luogo di ritrovo prediletto fu – oltre alla casa della vedova Moggioli – la Trattoria Tre Stelle con Orto (ora meglio conosciuta come Trattoria Barbaro) gestita da Romano Barbaro fino al 1964. Il gestore divenne amico di tutti gli artisti e attento raccoglitore non solo dei loro quadri, ma anche di memorie, libri, giornali e riviste dedicate al gruppo buranello.

Negli anni tra le due guerre la pittura buranella, intima e tenue, si pose in contrasto con la pittura monolitica e retorica proposta dal fascismo e da artisti e intellettuali animati dai salotti mondani di Margherita Sarfatti.

Questa seconda generazione di pittori della Scuola riuscì a protrarre la sua attività fino ai primi anni ’60, e il suo sodalizio artistico si legò a quello di altre correnti pittoriche regionali, in particolare al Chiarismo lombardo di Edoardo Persico.

Il Premio Burano Il Premio Burano venne istituito nel 1946 su spinta dello storico e critico d’arte Rodolfo Pallucchini, curatore delle iniziative espositive municipali, e del sindaco di Venezia Giovanni Ponti. Il progetto tentava di dare continuità storica al movimento pittorico nato circa trent’anni prima e allo stesso tempo rilanciare la zona da un punto di vista turistico ed economico. Parteciparono al Comitato organizzativo il Sindaco, il Presidente dell’Ente provinciale per il Turismo, l’Assessore alle belle Arti del comune, il rappresentante della Biennale. A questi si affiancarono anche diversi pittori, come Mariano Fortuny, Filippo De Pisis, Pio Semeghini, Mario Vellani Marchi, Bruno Saetti. La Giuria per l’accettazione delle opere e l’assegnazione dei premi si compose di artisti e critici, designata dal Comitato e presieduta dal sindaco. Vi sarebbero stati, per le opere premiate, un premio di primo grado, consistente 100.000 lire e un premio di secondo grado, consistente 80.000 lire.

Le opere premiate sarebbero divenute successivamente di proprietà del comune di Venezia e sarebbero state esposte a Burano per due mesi in una mostra aperta al pubblico.

La prima edizione, datata 1946, fu vinta da Carlo Dalla Zorza, mentre il secondo vincitore fu il chiarista lombardo Umberto Lilloni. L’esposizione ebbe anche un risvolto scandalistico, considerando che il pittore veneziano Emilio Vedova decise di presentare una tela che non fu accolta come da lui desiderato e per questo venne gettata con rabbia in un canale. Fu Romano Barbaro a placare le ire di Vedova recuperando il dipinto, sistemandolo e in seguito comprandolo.

La seconda edizione si tenne nel 1951; il primo premio venne vinto ex aequo da Virgilio Guidi e da Juti Ravenna, mentre il secondo fu assegnato a Giorgio Celiberti.Nel 1953 vi fu una terza edizione, con un'impostazione notevolmente diversa. Furono istituiti diversi concorsi, in totale tre, e per ciascuno venne assegnato un primo ed un secondo premio. I concorsi furono "Paesaggio di Burano e isole vicine" – per il quale venne assegnato dalla Fondazione Giorgio Cini un terzo premio in onore del defunto Nino Barbantini – , "Qualsiasi paesaggio" e "Paesaggio di Burano e isole vicine" per le incisioni.

La quarta e ultima edizione, del 1956, ebbe anch'essa una divisione in concorsi, di cui però cambiarono nomi, soggetti e numeri: il primo concorso fu "Pittura di paesaggio offerto dall'Ente provinciale per il Turismo"; il secondo "Pittura di paesaggio ispirato a Burano e offerto dall'Ente provinciale per il Turismo"; il terzo "Paesaggio (incisione); il quarto "Paesaggio ispirato a Burano" (incisione); il quinto "Paesaggio" (disegno); il sesto "Paesaggio ispirato a Burano" (disegno).

Il Comune di Venezia decise di far confluire la collezione delle opere premiate all’interno di un progetto più ampio di costituzione della Pinacoteca di Burano.

L’iniziativa del Premio Burano ebbe però come esito proprio la fine del movimento artistico che quarant’anni prima era sorto molto spontaneamente: gli artisti, infatti, persero la libertà espressiva che aveva caratterizzato i fondatori del movimento di Burano, dovendo aderire a canoni artistici di selezione e premiazione delle opere.

Il premio fu sospeso per diversi anni, fino al 1966 quando fu riorganizzato da persone del posto che decisero di denominare l'iniziativa Piccolo Premio di Burano, proprio per la forma decisamente minore rispetto a quella assunta in passato. Questa iniziativa continuò fino al 1990.

I vincitori 1946:

Primo Premio: Carlo Dalla Zorza, Paesaggio con orti e case a Burano. Secondo Premio: Umberto Lilloni, Marina, Velieri.

1951:

Primo Premio (ex aequo): Virgilio Guidi, Immagine della laguna a Burano; Juti Ravenna, (Acque e) Orti a Burano. Secondo Premio: Giorgio Celiberti, Burano.

1953:

Primo Concorso: Paesaggio di Burano e isole vicine.

Primo Premio (ex aequo): Gigi Candiani, Riflessi verso sera (Mazzorbo); Neno Mori, Paesaggio lagunare. Secondo Premio (ex aequo): Luciano Gaspari, Case di Burano; Fioravante Seibezzi, Canale di Mazzorbo.

Secondo concorso: Qualsiasi paesaggio.

Primo Premio (ex aequo): Gino Meloni, La Salute; Ilario Rossi, Porto Canale. Secondo Premio (ex aequo): Luigi Cobianco, Paesaggio Asolano n.1; Renato Borsato, Paesaggio Bretone.

Terzo Concorso: Paesaggio di Burano e isole vicine (incisione).

Primo Premio: Giovanni Barbisan, Orti a Burano. Secondo Premio: Bruno Colorio, Battitori di Merluzzo.

1956:

Primo Concorso: Pittura di paesaggio.

Primo Premio: Bepi Romagnoni, Il Cortile.

Secondo Concorso: Pittura di paesaggio ispirato a Burano.