Nome L'antroponimo completo di questa figura, inclusi tutti i suoi titoli, è Al-Malik al-Mas‘ūd Ṣalāḥ al-Dīn Abū al-Muẓaffar Yūsuf ibn Muḥammad (الملك المسعود صلاح الدين أبو المظفر يوسف بن محمد) composto dalle seguenti parti:

Al-Malik al-Mas‘ūd (الملك المسعود): laqab, lett. "il sovrano soccorritore" Ṣalāḥ al-Dīn (صلاح الدين): laqab, lett. "spada della Fede" Abū al-Muẓaffar (أبو المظفر): kunya, lett. "padre del Vittorioso" Yūsuf (يوسف): nome personale ibn Muḥammad (بن محمد): patronimico, lett. "figlio di Muhammad"

Biografia Nel 1214, dopo aver appreso della morte per avvelenamento di al-Nasir Ayyub, il sultano al-'Adil inviò suo nipote Yusuf, all'epoca appena adolescente, per prenderne il posto come nuovo emiro dello Yemen. Per volontà del sultano, data l'inesperienza del giovane, al-Mas'ud Yusuf partì accompagnato da un contingente armato e dall'eunuco Djamal al-Din Felay in qualità di consigliere, generale e futuro atabeg/visir.

Nel frattempo però in Yemen un suo cugino, al-Muzzafar Sulaiman, si era già fatto riconoscere come nuovo emiro dai locali governatori e generali curdi e si era stabilito nella capitale di Ta'izz. Giunto a Zabid il 2 maggio 1215 e messo a conoscenza della situazione, al-Mas'ud inviò un messaggero a Sulaiman offrendo di lasciargli il controllo delle zone montuose se in cambio avesse riconosciuto la sua signoria sulle pianure e le zone costiere. Tuttavia uno dei più influenti tra i governatori della regione, Badr al-Din Hasan ibn 'Ali ibn Rasul, appartenente alla famiglia dei Rasulidi che già aveva avuto diverse occasioni di contrasto con l'autoproclamatosi emiro, spinse Yusuf a marciare su Ta'izz e convinse poi la maggior parte di sostenitori di Sulaiman ad abbandonarlo. Avendo perso il supporto necessario a sostenere uno scontro armato, Sulaiman si arrese e il 10 giugno Yusuf fece il suo ingresso a Ta'izz, mentre il suo oppositore fu inviato prigioniero in Egitto.

Eliminato il pretendente rivale, il nuovo emiro si dedicò a sconfiggere i ribelli zayditi della regione montuosa del nord. Il 15 settembre inviò l'atabeg Felay a combattere l'imam Abd Allah, che fu sconfitto e ucciso in battaglia il 20 aprile 1217. Lo stesso atabeg tuttavia morì pochi mesi dopo, il 10 luglio, a Khawlan costringendo Yusuf a prendere direttamente il controllo delle operazioni. Il 15 agosto l'emiro espugnò Sana'a e la stessa sorte toccò a Kawkaban il 16 settembre. Grazie a queste vittorie Yusuf poté concludere un trattato di pace con gli zayditi e a ottobre fece rientro a Ta'izz. Perso il suo principale consigliere e sostenitore, l'emiro per stabilizzare il proprio potere si appoggiò interamente alla potente casata rasulide, e, dato il suo poco interesse per l'effettivo governo della regione, cominciò a delegare loro numerose funzioni militari e amministrative: in particolare il già citato Badr al-Din Hasan divenne governatore di Sana'a, mentre suo fratello Nur al-Din Umar divenne il nuovo atabeg.

Nell'ottobre 1223 Yusuf decise di tornare in Egitto per risiedere presso la corte del padre, lasciando il suo nuovo atabeg a governare l'intero Yemen in sua vece come viceré. Lungo il percorso al-Mas'ud decise di fare sosta alla Mecca per compiere lo hajj. La città santa ricadeva all'epoca de iure sotto la giurisdizione ayyubide, ma da alcuni anni si era organizzata con il benestare formale del sultano in un emirato semi-indipendente controllato dal clan dei Banu Qatada. Approfittando di una crisi di successione tra i membri del suddetto clan, Yusuf attaccò lo Hegiaz e, dopo aver sconfitto l'emiro Hasan ibn Qatada al-Hasani, saccheggiò e occupò la Mecca. Durante la sua permanenza nella città, il comportamento tirannico e immorale dell'Ayyubide e le continue angherie delle sue truppe lo resero profondamente inviso alla popolazione locale. Rientrato brevemente in Yemen, al-Mas'ud ripartì per l'Egitto e si stabilì al Cairo.

Poco dopo la partenza dell'emiro però scoppiarono rivolte in diverse province dello Yemen, capitanate da un certo Yezum al-Sufi, che per oltre due anni riuscì a tenere in scacco e a sconfiggere ripetutamente le truppe inviategli contro da Nural-Din prima di essere battuto e costretto alla fuga. Insieme a Yezum al-Sufi si ribellarono inoltre nuovamente anche gli zayditi, guidati da Izz al-Din Muhammad ibn Abd Allah, figlio del precedente imam. Badr al-Din, che avrebbe voluto partire per dare manforte al fratello contro Yezum al-Sufi, fu costretto a rientrare a Sana'a quando questa fu posta sotto assedio dal capo zaydita, che fu però poi sconfitto presso Usr il 20 luglio 1226 da una coalizione di vari signori Rasulidi.

Quando al-Mas'ud Yusuf venne a sapere di questi eventi, partì per lo Yemen, rientrando a Ta'izz il 20 febbraio 1227. Nei primi cinque mesi successivi al suo ritorno fece arrestare diversi notabili rasulidi per non essere riusciti a sedare le varie ribellioni. Tra di essi c'era anche Nur al-Din, che fu però liberato in breve tempo dato i suoi rapporti amichevoli con l'emiro. Yusuf si dedicò poi fino alla fine dell'anno a porre fine di persone alle rivolte della regione di Hakl e del clan dei Banu Sayf, sottomessi definitivamente nel novembre 1227.

Raggiunto nel 1228 dalla notizia della morte di suo zio al-Mu'azzam, al-Mas'ud decise di partire nuovamente per l'Egitto, nella speranza di ottenere per sé l'ambita carica di emiro di Damasco. Lasciò lo Yemen nel febbraio del 1229, delegando nuovamente il governo della regione in sua assenza a Nur al-Din. Tuttavia non raggiunse mai la sua destinazione, poiché morì durante il viaggio mentre si trovava alla Mecca, probabilmente il 9 aprile (altre fonti riportano invece il 15 dello stesso mese). Dopo la sua morte, il viceré rasulide si autoproclamò sultano con il nome di al-Mansur Umar e rese lo Yemen autonomo dal dominio ayyubide.

Bibliografia

Voci correlate Al-Malik al-Kamil Rasulidi Storia dello Yemen Zaydismo

Categoria:Ayyubidi Categoria:Emiri dello Yemen