Palazzina Briati (conosciuta anche come Casa Lorenzi o Casa Busetto e denominata anche Palazzina Bianca) è un palazzo storico di Venezia facente parte del complesso Cereri Briati (composto da tre edifici), oggi di proprietà dell'Università Ca' Foscari Venezia. Il palazzo è situato in Fondamenta Briati, presso il sestiere di Dorsoduro, poco distante da Campo Santa Margherita e da Campo dei Carmini.
Storia
Prima di Giuseppe Briati Nell'"Iconografica Rappresentazione della Inclita Città di Venezia Consacrata al Reggio Serenissimo Dominio Veneto", la mappa della città realizzata nel 1729 dal cartografo e geografo Lodovico Ughi, il terreno dove ora sorge il complesso Cereri Briati appare inedificato e occupato da un giardino all'italiana.
Successivamente, la famiglia Donà delle Rose, proprietaria del terreno, fece edificare una casa domenicale con corte ed orto.
La Fabbrica di cristalli Briati La Palazzina "sorge su di un'area ricca di storia" e deve il suo nome a Giuseppe Lorenzo Briati, maestro vetraio del Settecento i cui lavori erano noti per la loro bellezza. Di Briati si diceva infatti "che fosse in grado di imitare qualsiasi cosa e che una delle sue specialità fosse il dessert al vetro, un tempo molto in voga nelle cene eleganti". Briati il 4 marzo 1739 ottenne dal Consiglio dei Dieci il permesso di trasferire la sua fornace, specializzata in cristallo di Boemia, da Murano al centro storico di Venezia. A motivo dello spostamento le gelosie di alcuni muranesi e le minacce di morte subite, culminate in un assalto notturno con armi da fuoco. A conferire interesse storico alla vicenda il fatto che per la prima volta dopo tanti secoli fu consentito proprio a Briati di svolgere questa attività nel centro storico della città lagunare, nonostante il divieto di fornaci da vetri in Venezia, disposto con legge dal Maggior Consiglio l'8 novembre 1291, a causa del rischio di incendi.
A partire dal 1° agosto 1739 Briati prese quindi in affitto dalla famiglia Donà delle Rose una casa con orto, presso il quale costruì la fornace, nel terreno dove oggi sorge Palazzina Briati. La fabbrica Briati dei Carmini rimase attiva fino al 1808, anche dopo la morte di Briati, avvenuta nel 1772..
Il catasto napoleonico del 1808-1811 conferma la presenza di un edificio, corrispondente molto probabilmente alla sede della fornace.
Casa Busetto Stando alla ricostruzione effettuata nella relazione storico-artistica di cui al decreto di notifica dell'interesse culturale, l'attuale Palazzina Briati sembra essere l'unico edificio presente nel lotto secondo la planimetria del Catasto austriaco 1838/1842 e di quello austro-italiano 1867/1913, e sembra il frutto di una ristrutturazione del complesso, avvenuta nel periodo successivo alla chiusura della fornace.
Nel frattempo, l'area dove sorgeva la fornace Briati fu acquistata da Angelo Busetto detto "Bubba" nel 1855, che lì costruì un "elegante casino con giardino con rimasugli di greche e romane antichità. Fra queste sono alcuni ruderi di una greca colonna scannellata portata a Venezia dal Viceammiraglio Amilcare Paulucci delle Roncole".
Nave Asilo Scilla Successivamente, Palazzina Briati (e il complesso di cui l'immobile fa parte) fu acquisita da Evelyn Beeton, che ne mantenne la proprietà fino al 30 maggio 1921, quando fu ceduto alla "Nave Asilo Scilla" (istituzione educativa fondata nel 1904 a Venezia per iniziativa del professore e filantropo David Levi Morenos), in concessione alla "Società Regionale di Pesca ed Acquicoltura" di Venezia. La Nave Asilo Scilla rientrava nel progetto Nave Asilo, iniziativa pedagogica effettuata su alcune imbarcazioni dove furono rieducati centinaia di fanciulli rimasti orfani o abbandonati, ed afferiva all'Opera Nazionale di Patronato per le Navi Asilo Caracciolo e Scilla, ente morale istituito nel 1914. La Palazzina ospitava alcuni alunni della Nave Asilo. L'ente morale fu poi soppresso nel 1940 ed assorbito dall'ente Gioventù italiana del Littorio nel 1940, a sua volta soppresso con la legge 18 novembre 1975, n. 764.
Regione Veneto e Università Ca' Foscari Dal 1975 il complesso Cereri Briati è entrato nel patrimonio immobiliare della Regione Veneto. Palazzina Briati fu la sede del COSES (Consorzio per la ricerca e la formazione), costituito nel 1995 da Provincia di Venezia e Comune di Venezia e sciolto nel 2011. La Regione Veneto lo ha poi affidato in comodato all'Università Ca' Foscari Venezia, consentendo a quest'ultima di utilizzare il complesso per finalità di interesse pubblico, formative e di ricerca. Ca' Foscari, che aveva partecipato al COSES, ha utilizzato la sede per erogare corsi di Servizio sociale dal 1991 con la «Scuola diretta a fini speciali per assistenti sociali» (poi «Diploma universitario in Servizi sociali», successivamente trasformato in «Corso di laurea triennale»), nonché altri corsi come ad esempio master universitario di secondo livello in Comunicazione d'azienda.
Con decreto dirigenziale della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto del 3 ottobre 2012 è stata accertata la sussistenza dell'interesse culturale dell'immobile ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (con provvedimento 11 marzo 1924 del Ministero della istruzione pubblica era stato già dichiarato l'importante interesse culturale dell'immobile).
Il complesso è stato inserito nel Piano di valorizzazione e/o alienazione del patrimonio immobiliare della Regione Veneto e venduto all'Università Ca' Foscari nel 2019 per 3 milioni di euro. L'immobile è oggi sede del Centro linguistico di Ateneo (CLA) di Ca' Foscari.
Palazzina Briati oggi La Palazzina Briati viene considerata "una piccola villa veneta in pieno centro urbano", caso raro di edificio in centro storico a Venezia completamente isolato dagli altri, grazie al suo giardino. L'immobile è parte di un complesso che si sviluppa su una superficie territoriale di quasi m². ed è articolato su tre distinti fabbricati con area esterna di pertinenza comune, per una superficie lorda complessiva di circa m². Il complesso confina con la scuola d'infanzia Diego Valeri. La Palazzina Briati (edificio "A", detta anche Palazzina Bianca), la cui facciata dà su Fondamenta Briati, viene ritenuta di fattura ottocentesca e si sviluppa su due piani con un sottotetto. L'edificio "B" è la cosiddetta Casa Rossa o Palazzina Rossa (o Casa Rossa, denominata anche Teatrino): trattasi di un padiglione primonovecentesco. Il complesso si compone anche dell'edificio "C", unica parte esclusa dal vincolo ai sensi del decreto legislativo 42/2004. I tre edifici sono inclusi in un giardino dove si trovano una vera da pozzo, una colonna con leoncino alato e una statua romana acefala.
La colonna dal Tempio di Poseidone a Capo Sunio Nel giardino del complesso Cereri-Briati, nell'ambito di una "piccola collezione di antichità raccolte nella seconda metà dell'Ottocento", è presente, tra gli altri, una colonna dorica con leoncino alato. Secondo la ricostruzione del professor Luigi Beschi, la colonna venne prelevata dal Tempio di Poseidone a Capo Sunio, i cui ruderi furono portati a Venezia nel 1826 dal Viceammiraglio Amilcare Paulucci delle Roncole e collocati nel giardino di Palazzo Erizzo. Stando al racconto di Emanuele Cicogna, citato da Beschi, i ruderi furono utilizzati dall'ingegnere Giovanni Casoni per la ricomposizione della colonna. Fu Angelo Busetto, che aveva acquistato Palazzo Erizzo, a far portare la colonna nel giardino di Palazzina Briati, da lui acquistata nel 1855. La colonna, così come ricomposta, è formata da cinque rocchi e da un capitello.
Note
Bibliografia Luigi Beschi, Disiecta membra del tempio di Poseidon a Capo Sunio, in <<Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle missioni italiane in oriente>>, Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle missioni in oriente, Volume 47-48, Nuova serie XXXI-XXXII (1969-1970), Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1972, pp. 417-433. Paolo Borgonovi, Passeggiata archeologica nella Venezia "Romana". Alla ricerca dell'Altino perduta, Mestre (Venezia), Università del tempo libero della città di Mestre, 1999. Marcello Brusegan, La grande guida dei monumenti di Venezia: storia, arte, segreti. leggende, curiosità, collana Guide insolite, 1. ed, Newton & Compton, Roma, 2005, ISBN 978-88-541-0475-4. Hugh A. Douglas, Venice on Foot: With the Itinerary of the Grand Canal and Several Direct Routes to Useful Places, Methuen & Co, Londra, 1907. Gino Pavan, Osservazioni tecniche sulla colonna suniense di Venezia, in <<Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle missioni italiane in oriente>>, Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle missioni in oriente, Volume 47-48, Nuova serie XXXI-XXXII (1969-1970), Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1972, pp. 433-437. Giulia Fasan, The training ship Scilla. History of a venetian educational institution, in Rivista di storia dell'educazione, vol. 11, n. 2, 29 dicembre 2024, pp. 41-53, DOI:10.36253/rse-16486. Rodolfo Gallo, Giuseppe Briati e l'arte del vetro a Murano nel 18. secolo, Venezia, Camera di commercio, industria e agricoltura, 1953. Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane ovvero origini delle denominazioni stradali di Venezia. Terza edizione corretta e riveduta dall'autore, I, Venezia, Stab. tip. di M. Fontana, 1882.
Voci correlate Giuseppe Lorenzo Briati Università Ca' Foscari Venezia Palazzi di Dorsoduro Amilcare Paulucci delle Roncole Scilla (cannoniera) Giovanni Casoni Capo Sunio
Collegamenti esterni
Categoria:Palazzi di Venezia