La chiesa del Santissimo Crocifisso è una chiesa ubicata nella città di Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani.

Questa chiesa viene comunemente detta "di lu Signure" perché all'interno si venera un'immagine di Cristo Crocifisso ritenuta miracolosa.

Storia Sorge dove un tempo vi era la piccola chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. L'attuale chiesa fu progettata dall'architetto trapanese Giovan Biagio Amico e costruita tra il 1741 e il 1759, per incitamento del gesuita Giuseppe Spitalieri, interamente a spese della popolazione (18.000 scudi)Carlo Cataldo, Calatafimi Segesta: tra memoria e storia, Edizioni Campo, Alcamo 2008, p. 97..

Il 2 Maggio 1759 la nuova Chiesa del SS. Crocifisso fu benedetta dal sacerdote palermitano Salvatore Maria De Francisci.

Il 1º maggio 1927, dopo un intervento di restauro, fu consacrata dal vescovo di Mazara del Vallo Nicolò Maria Audino. La chiesa è al centro della Festa del Santissimo Crocifisso a Calatafimi.

Descrizione

La facciata, allestita verso il 1885 nello stile dell'arte ottocentesca, è impreziosita da un portale proveniente dalla demolita chiesa delle Stimmate di Palermo. Sul campanile si trovano 4 campane, di cui la grande e la media furono dono del ceto dei Massari. La media risale al 1683, la grande riporta la scritta "Fatta con l'elemosina delli Borgesi con Bovi. Joakim Pansera fudit anno 1761” e l'emblema dei detti Borgesi (il bue con le corna e le spighe)". Questa campana, insieme alla media, furono benedette nel 1763 dal vescovo di Mazara Girolamo Palermo con i nomi di Crocifissa (la grande) e Crocifissa Caterina (la media).Diego Taranto, Il SS. Crocifisso di Calatafimi e i ceti che da tre secoli lo festeggiano, 1997, p.71. La campana piccola è stata sostituita con una nuova campana donata dal Ceto della Maestranza in occasione dei solenni festeggiamenti del SS. Crocifisso del 2026.

È a unica navata con sei altari laterali incassati e misura 40 metri di lunghezza (tribuna compresa), 10 metri di larghezza e 17,50 metri di altezza dal pavimento alla volta. L'architettura della chiesa risente di un barocco mitigato.

Sul lato destro della navata si trovano: busto marmoreo del patriota Nicolò Mazzara, morto nel 1881, ad opera di Domenico Trentacoste; altare marmoreo con pala d'altare raffigurante Sant'Eligio e Sant'Atanasio in adorazione della Santissima Trinità, una tela di Gaetano Mercurio (1768); altare di San Filippo Neri che venera la Madonna con Bambino: tela d'ignoto (1698). Sull'altare: ceroplastica della Dormitio Mariae; altare dedicato a Santa Caterina d'Alessandria in atto di rivelare all'imperatore Massiminio, persecutore dei cristiani, le gioie e le dolcezze della fede: tela del Mercurio.

Sul lato sinistra della navata troviamo: altare della Madonna di Trapani con tela di Domenico La Bruna del 1760 raffigurante Maria SS. di Trapani tra i Santi Nicolò e Alberto, dono della Masseria della Chinea; altare dei Santi Crispino e Crispiniano, tela del Mercurio (1767); altare del Sacro Cuore di Gesù con tela di Gianbecchina del 1961. L'altare custodiva una tela del 1717 raffigurante Sant'Andrea apostolo, oggi perduta.

Nel presbiterio troviamo: SS. Crocifisso, ignoto autore romano, legno di bosso tinteggiato in nero, 1888. Fu benedetto da Leone XIII e viene portato in processione il 3 Maggio di ogni anno. La croce d'argento su cui è alloggiato il Crocifisso è opera di argentieri palermitani e riporta l'anno 1776, fu donata dal Ceto dei Mugnai. Ai piedi del Crocifisso due statue dello stesso autore: Madonna Addolorata (1896), dono della Principessa di Sciara; San Giovanni (1896), dono della “Deputazione delle batterie”.

Ai due lati dell'altare maggiore si trovano quattro tele dipinte dal Mercurio nel 1776 per incarico del Signor Colonnello don Adagio Gualza, procuratore del Conte di Modica, Signore di CalatafimiNicolò Mazzara, Calatafimi: Opere - Arte - Toponomastica e Canti popolari, Edizioni Sarograf, 1991, pag. 30: Sacrificio di Abramo; Mosè innalza serpente di bronzo; Mosè che fa sgorgare l'acqua dal monte Oreb; Uccisione di Abele.

Nella volta troviamo 5 affreschi, opere del Norrito (1772), restaurati dal Profeta (1934) e dal Gianbecchina (1960): Esaltazione della Santa Croce; Visione di Costantino; La fede e la carità; Le virtù teologali; Allegoria di Calatafimi.

La mensa, rispondente alle indicazioni liturgiche post-conciliari, è in legno dipinto di oro zecchino, ed è ricavata da una consolle settecentesca.

In sagrestia si trovano:

Sei tele, un tempo poste in chiesa, raffiguranti San Liborio, Santa Fara, Santi Filippo e Giacomo, Santa Barbara, Santa Gertrude, San Francesco Saverio; Elia guida il popolo, affresco di Domenico La Bruna (1760), proveniente dalla diruta Chiesa del Carmine; Maria SS. di Giubino, tela dipinta nel 1779, in occasione della solenne incoronazione avvenuta proprio in questa Chiesa.

La Chiesa custodisce un pulpito ottocentesco con fregi in oro, e un organo a canne di Giudici e Laudani (1913). Inoltre la Chiesa ospita la vara argentea del SS. Crocifisso, eseguita nel 1728 da argentieri palermitani a spese della Masseria di Don Camillo De Gregorio.

Galleria d'immagini

Note

Altri progetti

Bibliografia Carlo Cataldo, Calatafimi Segesta: tra memoria e storia, Edizioni Campo, Alcamo 2008. Diego Taranto, Il SS. Crocifisso di Calatafimi e i ceti che da tre secoli lo festeggiano, 1997. Nicolò Mazzara, Calatafimi: Opere - Arte - Toponomastica e Canti popolari, Edizioni Sarograf, 1991.

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