L'invasione carmata dell'Iraq fu un'incursione a larga scala da parte dei Carmati del Bahrayn condotta contro il Califfato abbaside colpendo la regione metropolitana dell'Iraq. Cominciò nell'autunno del 927 e proseguì fino all'estate del 928.

L'invasione fu il culmine di una serie di devastanti incursioni dirette contro le carovane Hajj, a cui vanno aggiunte il sacco di Basra e di Kufa, negli anni precedenti. Avvenuti in un periodo di diffuso malcontento nei confronti del governo abbaside, che appariva incapace di contrastare i Carmati, questi attacchi esacerbarono le tensioni politiche a Baghdad, contribuendo alla caduta in disgrazia ed esecuzione del visir Ibn al-Furat.

Nell'ottobre/novembre 927, il capo carmata, Abu Tahir al-Jannabi, condusse un esercito di non più di uomini a invadere Iraq. Nel mese di dicembre, i Carmati espugnarono Kufa e sconfissero il numericamente superiore esercito dell'emiro semi-autonomo dell'Azerbaigian, Yusuf ibn Abi'l-Saj, che fu fatto prigioniero. I Carmati procedettero ad avanzare verso nord seguendo il corso dell'Eufrate in direzione di Baghdad, dove si diffuse il panico. Un esercito di oltre uomini fu allestito per confrontarsi con gli invasori, ma i comandanti abbasidi, Mu'nis al-Muzaffar e Abu'l-Hayja al-Hamdani, preferirono evitare lo scontro in campo aperto e decisero piuttosto di ostacolare l'avanzata carmata distruggendo i ponti e canali nei pressi della capitale abbaside. La conseguente alluvione arrestò l'avanzata carmata il 7 gennaio 928, quando aveva ormai raggiunto i sobborghi della città. I Carmati si ritirarono seguendo il corso del fiume Eufrate fino in Alta Mesopotamia, devastando la regione ed estorcendo riscatti dalle città. Non trovando resistenza, i Carmati si ritirarono in patria nell'estate del 928. La loro presenza aveva favorito rivolte da parte di simpatizzanti, i cosiddetti Baqliyya, nel Sawad di Kufa, che furono soffocate dalle autorità abbasidi. I ribelli superstiti si unirono ai Carmati in ritirata verso il Bahrayn.

Poco tempo dopo l'invasione, i Carmati saccheggiarono La Mecca nel gennaio 930 ed occuparono l'Oman nello stesso anno, ma i problemi interni posero un freno alla loro avanzata. Un giovane persiano che era stato fatto prigioniero in Iraq, Abu'l-Fadl al-Isfahani, fu riconosciuto come il Mahdi atteso da Abu Tahir, e il potere passò a lui. Il suo comportamento stravagante, tuttavia, rese ben presto evidente che non si trattava del mahdi atteso dai Carmati, e fu assassinato. Tali sviluppi demoralizzarono i Carmati, che tentarono di ristabilire relazioni pacifiche con gli Abbasidi. Nonostante ciò, l'invasione del 927–928 aveva gravemente compromesso la situazione finanziaria e politica del Califfato abbaside, che precipitò in un circolo vizioso di colpi di stato militari e guerre intestine tra signori della guerra, che culminarono nel 946 con l'ascesa al potere in Iraq della dinastia buyide.

Contesto storico Origini dei Carmati del Bahrayn Negli anni ottanta e novanta del IX secolo, il missionario sciita ismailita Abu Sa'id al-Jannabi aveva raccolto un forte seguito tra le tribù beduine del Bahrayn.. Nell'899, si verificò uno scisma in seno al movimento ismailita tra una branca che riconosceva l'autorità del futuro califfo fatimide, Abdallah al-Mahdi, e tra coloro che respingevano le sue pretese all'imamato, che divennero noti come "Carmati". Indipendentemente se fosse mosso da convinzioni genuine o da opportunismo politico, Abu Sa'id si schierò con questi ultimi.... Una volta alleatosi con le tribù beduine locali di Banu Kilab e Banu Uqayl, nonché con i mercanti del golfo persico, Abu Sa'id fu in grado di conquistare la capitale della regione, e nel 900 consolidò la propria indipendenza sconfiggendo un esercito abbaside inviato per recuperare il controllo del Bahrayn..

Sotto il governo di Abu Sa'id, i Carmati del Bahrayn non rimasero coinvolti né nelle fallimentari rivolte ismailite di inizio X secolo contro il califfato abbaside sunnita in Siria e Iraq, né nell'istituzione del Califfato fatimide in Ifriqiya. A parte un'incursione su Basra nel 912, si mantennero in pace con gli Abbasidi, anche perché il visir abbaside Ali ibn Isa ibn al-Jarrah aveva accettato loro di pagare un tributo e rifornirli di armi.. Abu Sa'id fu assassinato nel 913/4, e gli succedettero, almeno nominalmente, tutti i figli che governarono collegialmente.. Il primogenito, Abu'l-Qasim Sa'id al-Jannabi, era almeno inizialmente quello con autorità maggiore, ma il suo regno fu di breve durata; fu sostituito dal più ambizioso e bellicoso ultimogenito, Abu Tahir al-Jannabi, nel 923...

Sacco carmato di Basra Sotto la conduzione dell'appena sedicenne Abu Tahir, i Carmati cominciarono a condurre incursioni ai danni del Califfato abbaside a partire dall'attacco a sorpresa ai danni di Basra la notte dell'11 agosto 923. La città fu saccheggiata per i successivi diciassette giorni, e i Carmati tornarono indisturbati in patria carichi di bottino e di schiavi.. All'inizio delle ostilità contribuì probabilmente la destituzione del visir Ali ibn Isa, sostituito dal più bellicoso Ibn al-Furat.. Non appena ricevette la notizia dell'attacco, Ibn al-Furat inviò truppe a Basra, le quali arrivarono tuttavia solo quando i Carmati erano già partiti.. Si trattava di una situazione che si sarebbe ripetuta diverse volte negli anni successivi: i contingenti di razziatori carmati erano di piccole dimensioni ma estremamente mobili, e ciò faceva sì che una qualunque reazione militare abbaside risultasse tardiva e inefficace. A ciò va aggiunto che la base di operazioni carmata in Bahrayn era al sicuro da ogni rappresaglia abbaside..

Nonostante la gravità del sacco di Basra, Ibn al-Furat si preoccupò di stabilizzare la propria posizione piuttosto che intraprendere preparativi militari contro i Carmati; in effetti, per allontanare il principale rivale da Baghdad, inviò il comandante supremo, Mu'nis al-Muzaffar, con le proprie truppe a Raqqa, in esilio virtuale. Nel frattempo il figlio di Ibn al-Furat, al-Muhassin, era impegnato nella tortura sistematica di funzionari per estorcere loro denaro..

Incursioni ai danni delle carovane Hajj e caduta di Ibn al-Furat Nel marzo 924, i Carmati annientarono la carovana Hajj sulla via del ritorno dalla Mecca a Baghdad, facendo prigionieri molti notabili della corte abbaside.. Trattandosi di simpatizzanti pro-Shi'a affluiti in gran numero in Bahrayn, il governo abbaside, indebolito dalle lotte intestine tra le varie fazioni e incapacitato dalla mancanza di fondi, non riuscì a contrastare efficacemente la minaccia carmata.. La distruzione della carovana Hajj costituiva una testimonianza dell'incapacità del governo abbaside di assolvere uno dei doveri più fondamentali.. Scoppiarono dei tumulti nelle vie di Baghdad contro Ibn al-Furat, la cui posizione a questo punto era diventato molto precaria. Mu'nis fu richiamato a Baghdad nel mese di giugno, e i comandanti militari fecero pressioni affinché Ibn al-Furat venisse destituito. Il 16 luglio il visir fu destituito e giustiziato, insieme al figlio al-Muhassin.. L'evento sancì la definitiva ascesa delle autorità militari nella lotta per il potere con la burocrazia civile, che avrebbe comportato conseguenze nefaste a lungo termine.

La carovana Hajj dell'anno successivo fu attaccata lungo la via per La Mecca, e, nonostante disponesse di una scorta di uomini, dovette tornare indietro a Kufa incalzata dai Carmati, subendo pesanti perdite.. I Carmati pretesero la cessione di Basra e del Khuzistan, e quando tali richieste vennero respinte, irruppero a Kufa e la saccheggiarono per sette giorni. Finanche le porte di ferro della città furono smantellate e portate in Bahrayn.. Nella successiva stagione Hajj, nel gennaio 926, una possente scorta militare garantì la sicurezza dei pellegrini, ma le autorità abbasidi dovettero comunque pagare una cifra esosa ai Carmati per ottenere il permesso di passare. Nel corso del successivo Hajj, la carovana dovette essere annullata perché il governo abbaside non disponeva dei fondi sufficienti per garantire la scorta, e il panico si diffuse alla Mecca con la sua popolazione che arrivò addirittura a evacuare la città nel timore (risultato poi infondato) di un possibile attacco carmato che tuttavia non si concretò.

Preparativi abbasidi e il richiamo di Ali ibn Isa Nel frattempo, il governo abbaside si affrettò a investire ulteriori risorse per reclutare ulteriori soldati, ma i due visir di breve durata che succedettero a Ibn al-Furat, Abdallah al-Khaqani e Ahmad al-Khasibi, non furono in grado di puntellare le finanze dello stato.. La situazione si aggravò ulteriormente per via delle voci che continuavano a circolare secondo cui degli elementi del governo abbaside fossero segretamente collusi con i Carmati, un'accusa che era liberalmente mossa agli avversari politici all'epoca.

Per la disperazione, nel 926 il visir al-Khasibi richiese l'intervento dell'emiro semiautonomo sagide di Azerbaigian e Armenia, Yusuf ibn Abi'l-Saj, con le proprie truppe, affinché si confrontasse con la minaccia carmata. Poiché le casse dello stato erano vuote, il gettito fiscale delle province orientali ancora sotto il controllo abbaside (il Jibal e la Persia nordoccidentale), nonché dei domini dello stesso Ibn Abi'l-Sajn, fu usato per mantenere l'esercito.. Secondo lo storico Hugh Kennedy si trattava di un'"idea stolta": le truppe sagidi, per lo più provenienti dagli altopiani, non erano abituati a combattere nelle pianure desertiche dell'Iraq, e inoltre la lealtà di Ibn Abi'l-Saj a Baghdad era quantomeno dubbia e basata sulla condizione di ricevere le somme promesse.

Infine, nell'aprile 927, Ali ibn Isa fu richiamato al visirato su insistenze di Mu'nis, per condurre una sorta di 'governo di unità nazionale' per risolvere la crisi. Ali ibn Isa propese per una soluzione alternativa, reclutando truppe dalle tribù beduine di Asad e Shayban, più adeguate e meno gravose per l'erario. Allo stesso tempo il visir tentò di convincere Ibn Abi'l-Saj a far ritorno nella sua provincia nativa, ma quest'ultimo rifiutò, così come aveva rifiutato di condurre le proprie truppe in battaglia se non avesse ricevuto in anticipo il denaro promesso. Nel frattempo le truppe sagidi stabilirono la propria base a Wasit, da dove oppressero la popolazione locale.

Invasione

Caduta di Kufa e sconfitta dei Sagidi Tuttavia, i piani di Ali ibn Isa avrebbero richiesto troppo tempo per essere implementati, e il tempo stava scadendo. Nell'ottobre/novembre 927 i Carmati, sotto il comando di Abu Tahir, invasero l'Iraq, puntando su Kufa. Mu'nis fu richiamato da una campagna contro l'Impero bizantino, una quantità considerevole di armi e di scorte fu immagazzinata a Kufa, e Ibn Abi'l-Saj ordinò di raggiungere la città. Tuttavia i Carmati, con una rapida avanzata, raggiunsero per primi Kufa, impadronendosi delle scorte immagazzinate.

L'esercito invasore carmato era di dimensioni esigue — valutabile tra i e i uomini secondo le fonti medievali — per cui Ibn Abi'l-Saj si risolse ad attaccarli. Tuttavia, malgrado la notevole superiorità numerica, le truppe sagidi uscirono sconfitte dalla battaglia combattuta nei pressi di Kufa il 7 dicembre 927, e lo stesso Ibn Abi'l-Saj fu catturato..

A questo punto i simpatizzanti ismailiti che avevano fino a quel momento celato le loro intenzioni (i Baqliyya) nel Sawad di Kufa, si rivoltarono apertamente, dalle tribù beduine di Rifa'a, Dhuhl e Abs, al nipote di uno dei primi missionari ismailiti Abu Muhammad Abdan, che assunse il controllo di Kufa e proclamò la fine della dinastia abbaside e l'arrivo imminente del messia islamico, il Mahdi. I ribelli furono ben presto dispersi dalle truppe abbasidi da Wasit sotto il comando di Harun ibn Gharib, ma i superstiti si unirono alle truppe di Abu Tahir..

Marcia carmata su Baghdad e reazione abbaside