La prima versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela (198x123 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1483-1486 e conservato nel Musée du Louvre di Parigi, mentre la seconda versione è conservata alla National Gallery di Londra.

Storia La commissione

La confraternita della Immacolata concezione (una confraternita laica), stipulò un contratto per una pala da collocare sull'altare della cappella della chiesa di San Francesco Grande, oggi distrutta, col giovane artista arrivato circa un anno prima da Firenze. Per Leonardo era la prima commissione che otteneva a Milano, dove era stato accolto tiepidamente. Al contratto presenziarono anche i fratelli pittori Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis, artisti affermati a Milano, che ospitarono Leonardo nella loro abitazione vicino a Porta Ticinese.Magnano, cit., pag. 20.

Il contratto, molto dettagliato, prevedeva un trittico; nella pala centrale la Madonna con un ricco abito di broccato d'oro azurlo tramarino e con lo suo fiollo, Dio Padre in alto, anche lui con la vesta de sopra brocato doro, un gruppo di angeli alla fogia grecha e due profeti. Nelle due parti laterali i confratelli chiedevano quattro angeli, uno quadro che canteno et l'altro che sonenoPietro C. Marani, Leonardo, la carriera di un pittore, Federico Motta Editore, Milano, 1999, pag. 343-344.. Le tavole laterali, affidate ai De Predis, dovevano mostrare angeli in gloria, il tutto per un compenso di ottocento lire imperiali, da pagarsi a rate fino al febbraio 1485. L'intelaiatura lignea venne invece affidata a Giacomo del Maino.

Non è chiaro perché Leonardo cambiò il soggetto della tavola, optando piuttosto per il leggendario incontro tra i piccoli Gesù e Giovanni, narrato nella Vita di Giovanni secondo SerapioneVita di Giovanni secondo Serapione, in Gli Apocrifi, a cura di Erich Weidinger, Piemme, 1992, p.575-577. e in altri testi sull'infanzia di Cristo. Potrebbe essere stato Leonardo a decidere arbitrariamente le modifiche, ma è possibile che, viste le consuetudini dell'epoca, siano state le richieste dei committenti a cambiare anche in considerazione dello stile un po' "arcaico" della prima richiesta. Giovanni Battista infatti ne era il santo protettore, assieme a San Francesco, della Confraternita dell'Immacolata; si riconosceva perciò nella figura del Battista, inginocchiata davanti a Gesù in preghiera e da lui benedetta, e allo stesso tempo, protetta dalla Vergine Maria.Frank Zöllner, Il paesaggio di Leonardo da Vinci fra scienza e simbolismo religioso , in "Raccolta Vinciana", 31, 2005 . PDF

Non vennero dipinti né Dio Padre, né i profeti e gli angeli alla foggia greca. Due soli Angeli musicanti vennero dipinti da Ambrogio de Predis nelle ali laterali, oggi conservate alla National Gallery di Londra.

La controversia e la nuova versione Spesso si è letto che, a causa dell'inadempienza contrattuale legata al soggetto, la Confraternita contestò il dipinto considerandolo incompiuto, o addirittura inadatto poiché eretico. Studi più precisi, basati sui documenti d'archivio relativi alla controversia legale che oppose gli artisti ai committenti, hanno permesso di delineare una vicenda diversa.Grazioso Sironi, Nuovi documenti riguardanti la Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci, Giunti Barbèra, Firenze 1981. - Pietro C. Marani, La Vergine delle Rocce della National Gallery di Londra. Maestro e bottega di fronte al modello, XLII Lettura Vinciana, 13 aprile 2002, Città di Vinci, Biblioteca Leonardiana. Giunti, Firenze 2003.

In una supplica al Duca di Milano, databile tra il 1493 e il 1494, Leonardo da Vinci e Ambrogio de Predis (Evangelista era nel frattempo morto alla fine del 1490 o all'inizio del 1491) richiedevano che l'opera dovesse essere pagata più della cifra pattuita inizialmente (200 ducati) in quanto la realizzazione, soprattutto a causa della complessa ancona dorata e intagliata, sarebbe stata molto più laboriosa e dispendiosa. Gli artisti dunque chiedevano un conguaglio di 100 ducati per il dipinto centrale, ma se ne videro offrire solo 25. Proposero allora che venissero nominati degli "esperti dell'Arte" che giudicassero il lavoro oppure che i committenti «lasano ali dicti exponenti dicta nostra dona fata a olio» per la quale avevano già ricevuto diverse offerte di cento ducati «da persone quale hanno voluto comprare dicta Nostra Dona».

Questo fece supporre che la prima versione della Vergine delle Rocce fosse già stata posta in opera ma che gli autori ne stessero chiedendo la restituzione,Angela Ottino Della Chiesa, L'opera completa di Leonardo pittore, Rizzoli, Milano 1967, pag. 94. mentre altri studiosi sostennero che l'opera non sia mai arrivata alla cappella dell'Immacolata, ma si trovasse ancora nello studio degli artisti. In particolare Marani affermò che «i pittori stanno tentando di ricattare i confratelli, chiedendo una maggiorazione del compenso, salvo appunto trattenere presso lo studio il dipinto».Pietro C. Marani, La Vergine delle rocce della National Gallery di Londra, cit., pag. 7-8. La diatriba tra Leonardo e la Confraternita si trascinò così per molti anni e fu chiusa nel 1506 da una sentenza con cui l'opera venne dichiarata ufficialmente "incompiuta". Leonardo era tenuto a portarla a termine entro due anni, ma gli venne riconosciuto un conguaglio di 200 lire (corrispondenti a 50 ducati, la metà di quanto aveva inizialmente richiesto).'Angela Ottino Della Chiesa, op.cit., pag. 94.

Nel frattempo Leonardo, lasciata Milano, era tornato a Firenze ed aveva visitato numerose città. La seconda versione della pala, che mitiga alcuni aspetti più rivoluzionari dell'opera, doveva essere già avviata prima della partenza di Leonardo (1499), venendo poi completata in occasione del suo secondo soggiorno milanese, nel 1506. Nella seconda versione la Madonna appare più grande e maestosa, i due bambini sono più riconoscibili e soprattutto è sparito l'inconsueto gesto della mano dell'angelo, che nella prima versione indicava Giovanni, e il suo sguardo diretto allo spettatore. I classici attributi della iconografia tradizionale, come le aureole e il bastone con la croce del Battista, sarebbero stati aggiunti molti anni più tardi, probabilmente nei primi decenni del XVII secolo.Pietro C. Marani, Leonardo, la carriera di un pittore, cit., pag. 139.

Secondo un'ipotesi,A. Ballarin, Leonardo a Milano, Università degli Studi di Padova, 1982-83 (dattiloscritto). A. Ballarin, Pittura del Rinascimento nell'Italia settentrionale, Università degli Studi di Padova, 1997-97 (dattiloscritto). L'ipotesi di Ballarin è stata ripresa in: Roberta Battaglia, Leonardo e i leonardeschi, Il Sole 24 Ore, 2007, pag. 51 e 55. le due versioni della Vergine delle Rocce sarebbero state realizzate per due diversi luoghi e committenti nella stessa città di Milano: la prima per la cappella palatina della chiesa di San Gottardo in Corte, e la seconda per la cappella dell'Immacolata nella chiesa di San Francesco Grande.In questo caso risulterebbe però difficile da spiegare il fatto che le due opere non solo abbiano lo stesso soggetto, ma perfino la stessa sagoma centinata e le stesse dimensioni. Quella forma e quelle misure erano infatti necessarie perché il dipinto doveva essere inserito nell'ancona lignea già predisposta per l'altare dell'Immacolata da Giacomo del Maino. Oltre a ciò, apparirebbe poco spiegabile come mai l'opera destinata alla chiesa di San Francesco Grande possa essere stata definita "Nostra Donna facta da dicto fiorentino", quindi già finita, nel 1493 (data della richiesta di restituzione o di conguaglio), e non finita nella sentenza del 1506 in cui si concedono a Leonardo ben due anni di tempo per portarla a termine.

Una diversa ipotesi è basata sui documenti trovati dal prof. Grazioso Sironi nell'archivio della biblioteca Ambrosiana alla fine degli anni '70,Cfr. Grazioso Sironi, Nuovi documenti riguardanti la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci; Giunti Barbera, Firenze, 1981. in cui si afferma che la diatriba con la confraternita venne chiusa anche attraverso il permesso dato a Leonardo di trarre una copia della pala che nel frattempo era diventata famosa ed interessava il re di Francia. L'incompiutezza della prima versione era probabilmente dovuta alla mancanza degli attributi iconografici canonici delle aureole e della croce di san Giovanni, che appaiono elementi slegati e giustapposti, forse dipinti dagli stessi De Predis. Leonardo si rifiutava di aggiungerli e per questo non veniva pagato, mentre per la confraternita erano elementi essenziali. La possibilità di farne una copia e la destinazione laica del committente permisero al maestro una maggiore libertà di impianto, di non essere obbligato ad osservare la iconografia religiosa e ad introdurre elementi come il gesto dell'angelo che non sarebbero stati adeguati se destinati alla confraternita.

In questa ipotesi la prima versione sarebbe dunque quella oggi alla National Gallery, in cui vi potrebbe essere anche la mano dei De Predis nello sfondo e nel Gesù bambino

La seconda versione, fatta espressamente da Leonardo per il re di Francia Luigi XII, che aveva senz'altro potuto vedere la prima versione dopo la sua occupazione di Milano nel 1499, sarebbe dunque la versione del Louvre, che risulta infatti molto più compiuta, espressiva e stilisticamente omogenea.

Vicende successive

La versione londinese si trovava sicuramente a San Francesco poco prima che la chiesa venisse restaurata nel 1576; trasportata nella sede della confraternita, vi rimase fino alla soppressione del 1785, quando venne venduta al pittore inglese Gavin Hamilton che la portò in Inghilterra.

Il destino della prima versione, quella parigina, è più incerto e nessuna delle diverse ipotesi sull'arrivo dell'opera in Francia ha ancora trovato una conferma documentale. Nell'ipotesi più accreditata, durante la lunga disputa legale che vide contrapposti Leonardo e Ambrogio de Predis alla Confraternita dell'Immacolata, la prima versione sarebbe stata venduta a qualcuno che aveva fatto generose offerte d'acquisto, forse lo stesso duca Ludovico il Moro che l'avrebbe esposta nella cappella del palazzo ducale, e sarebbe poi caduta nelle mani dei francesi assieme a tutte le sue proprietàWilhelm Suida, Leonardo e i leonardeschi, Neri Pozza Editore, Vicenza 2001, pag. 67..

Altri studiosi sostengono che la pala oggi al Louvre sarebbe identificabile con la Maestà inviata in dono da Ludovico il Moro a Massimiliano d'Asburgo in occasione delle nozze dell'imperatore con Bianca Maria Sforza (1493), e il passaggio in Francia sarebbe avvenuto molti anni più tardi, in occasione di altre nozze, quelle di Eleonora, nipote di Massimiliano, con Francesco I di FranciaPietro C. Marani, Leonardo. Catalogo completo dei dipinti, Cantini, Firenze, 1989, pagg. 55-56. G. Sironi, op.cit., pag 6.

In ogni caso la prima documentata presenza del dipinto nelle collezioni francesi risale al 1625, quando Cassiano dal Pozzo, che aveva accompagnato il cardinal Barberini nella sua legazione in Francia, la vide a Fontainebleau nella galleria delle pittureCassiano del Pozzo, ms Barberini, 1625; Roma, Biblioteca Barberini, LX, n.64.. Il dipinto si trovava poi nel catalogo del Musée Royal nel 1830 e ai primi del XIX secolo venne effettuato il trasporto su tela dal restauratore François Toussaint Hacquin, secondo pratica allora molto frequentePietro C. Marani, Leonardo, la carriera di un pittore, cit., pag. 128 e 151. Angela Ottino Della Chiesa, Catalogo delle opere, in L'opera pittorica completa di Leonardo, Rizzoli, Milano 1967, pag. 95..