Il cedro di Montalenghe è un albero monumentale sito nei terreni di pertinenza della villa soprannominata "castello" a Montalenghe, nella città metropolitana di Torino. Storia

Per quanto non vi siano notizie certe sul periodo d’impianto del cedro monumentale, si ritiene plausibile che esso risalga intorno al 1733, anno in cui Carlo Giacinto Roero avviò la costruzione della villa — su commissione di Carlo Ignazio Negri — nel cui cortile ancora oggi svetta l’esemplare, uno dei più antichi d’Europa. Secondo la leggenda, sotto i suoi rami avrebbe anche riposato Napoleone.

La villa, insieme al suo parco, venne donata dagli eredi Roero ai Salesiani, per poi essere acquistata nel 1977 dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, associazione di seguaci di Marcel Lefebvre, che negli anni assunse il nome di Priorato San Carlo.

Inserito nel 1995 tra gli alberi monumentali meritevoli di tutela e valorizzazione del Piemonte, nel 2001 le condizioni del cedro erano ormai critiche: un esemplare di dimensioni minori, presente nelle sue vicinanze, era già disseccato, e fu necessario un vigoroso intervento di recupero che comportò la potatura di vari rami resi pericolanti da neve e fulmini. Nel 2023 la villa con l’attiguo parco dove radica il cedro monumentale è stata posta in vendita per quasi un milione di euro.

Il cedro di Montalenghe fa parte dell’elenco degli alberi monumentali italiani con identificativo 01/F411/TO/01. Descrizione L'esemplare di Cedrus atlantica, considerato tra i più belli e monumentali d'Italia, di età presunta di circa tre secoli, si presenta alto 36 metri e con una circonferenza del fusto a petto d'uomo di 13 metri. Il tronco del cedro si distingue per la sua forma inconsueta rispetto alla norma della specie: mentre in genere i cedri atlantici mostrano un unico fusto diritto verso l'alto, quello di Montalenghe presenta otto branche primarie che partono dal livello del terreno da un ceppo comune.

L'albero conserva un discreto vigore vegetativo e una chioma folta, nonostante alcuni vuoti dovuti alla perdita di rami interni; al colletto sono visibili processi degenerativi dovuti alla carie del legno e una vasta ferita aperta, conseguenza dello schianto di una branca in passato.

Nel corso degli anni la pianta ha subito vari interventi di cura, tra cui la rimonda delle parti secche, l'asportazione del legno malato con conseguente disinfezione a base di ossicloruro di rame e l'applicazione di tiranti per rafforzare le branche a rischio di scosciamento. Note

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