Fu una delle prime collezioniste d'arte ad intuire il valore dell'opera di Vincent van Gogh e a collezionarne le opere. A lei è intitolato il Museo Kröller-Müller a Otterlo che custodisce la seconda collezione più grande al mondo di dipinti di van Gogh dopo quella del Van Gogh Museum di Amsterdam.

Biografia Infanzia e gioventù Helene Müller nacque a Horst, un sobborgo di Essen, era la terza dei quattro figli di Wilhelm Heinrich Müller (1838-1899), un facoltoso industriale e di Emilie Neese. Gli altri fratelli erano Gustav (1865), Martha (1866) ed Emmy (1872).

Nel 1876 la famiglia si trasferì a Düsseldorf dove il padre, insieme al cognato Hugo Neese, fondò la Wm H. Müller & Co, una società commerciale che operava nel settore del ferro e dell'acciaio. Ben presto la società aprì altri uffici commerciali, inizialmente a Liegi, Rotterdam e Amsterdam e in seguito in altre città fra cui Londra e New York.

Durante la gioventù Helene non mostrò un particolare interesse per l'arte; studiò a Düsseldorf in una scuola per ragazze dell'alta borghesia e si interessò alla lettura di autori tedeschi come Goethe, Lessing e Schiller, apprezzando anche Spinoza. Dedicava tantissimo tempo alla lettura e allo studio tanto che il padre, preoccupato per le sue condizioni di salute, si accordò con la scuola per ridurre le materie di studio. Chiese ai genitori di poter frequentare l'università ma il suo desiderio incontrò l'opposizione dei genitori. Dal 1885 frequentò un collegio a Bruxelles dove apprese il francese e nozioni di economia domestica. Tornò a Düsseldorf a 18 anni e si occupò della gestione della casa in assenza della madre.

Il matrimonio con Anton Kröller Il 15 maggio 1888 sposò Anthony George Kröller (detto Anton, 1862-1941) divenuto da poco responsabile dell'ufficio di Rotterdam dell'azienda di Wilhelm Müller in sostituzione del fratello che aveva avuto problemi di salute. Dopo la luna di miele in Italia, la coppia si stabilì in un appartamento a Rotterdam dove nel gennaio del 1889 venne raggiunta dai genitori di lei che trascorsero un periodo nella città per seguire le attività della società. Il 30 maggio dello stesso anno il padre di Helene morì improvvisamente, Anton, insieme al cognato Gustav, assunse la direzione della società. Nel 1900 la famiglia, ingrandita per la nascita di Helene (1889) e Toon (1890) si trasferì nella zona dello Haringvliet in una casa sulla riva della Mosa. La coppia ebbe quattro figli, oltre ad Helene e Toon nel 1891 nacque Wim e nel 1897 Bob.

Sotto la guida di Anton, la società prosperò e la sede venne spostata all'Aia, dove la famiglia si trasferì temporaneamente in una villa a Scheveningen (Villa Rembrandt in Cremerweg 10). Nel 1901 Anton acquistò due ville nell'area residenziale di Van Stolkpark, nei pressi della loro residenza temporanea: villa "Ma Retraite" e villa "Paulina". I due edifici furono completamente ristrutturati dall'architetto Leo Falkenburg. Villa Paulina fu adibita a stalle, alloggi per la servitù e per gli ospiti, mentre la villa principale fu completamente ricostruita in stile neoclassico e rinominata Huize ten Vijver (casa sul lago). La famiglia vi risiedette dal 1902 al 1916.

Helene conduceva una vita agiata, andava a cavallo, collezionava porcellane e ceramiche di Delft ma non riuscì a farsi accettare dall'alta società della capitale composta per lo più da famiglie aristocratiche. Nonostante fossero una delle famiglie più ricche ed influenti del paese, Anton ed Helene erano considerati nouveaux riches a cui erano preclusi gli eventi sociali e i circoli più esclusivi.

La scoperta dell'arte

Nell'autunno del 1905 Helene e sua figlia, iniziarono a frequentare delle lezioni di introduzione all'arte tenute dal pittore e critico d'arte Hendricus Petrus Bremmer (chiamato Henk).

Bremmer introdusse le due donne all'arte moderna, Helene si entusiasmò per l'argomento, organizzò le lezioni a casa sua e iniziò a comprare alcuni quadri, il suo primo acquisto fu Il vient de loin di Paul Gabriël (1828-1903). Nel 1907 assunse Bremmer come consulente per la creazione di una collezione. Bremmer era un grande ammiratore dell'opera di van Gogh, i primi due quadri comprati da Helene furono Bordo del bosco (1882) e Quattro girasoli appassiti (1887).

Collezionista ossessiva? Helene, Anton e Henk Bremmer divennero assidui frequentatori di mercanti d'arte e case d'aste, tra cui quella intitolata a Frederik Muller ad Amsterdam. Nell'arco di pochi anni Helene raccolse opere di diversi artisti come Odilon Redon, Georges Seurat, Paul Signac, Juan Gris, Pablo Picasso, Vincent van Gogh, Isaac Israëls, Piet Mondrian e Bart van der Leck. Il nucleo centrale della sua collezione era costituito da pittori moderni francesi e olandesi, acquistò però anche opere di Lucas Cranach il Vecchio, Hans Baldung Grien, Tintoretto, El Greco, Jan Steen. Non si limitò però ai quadri, della sua collezione fecero parte anche antichità di origine egiziana, cinese e giapponese, tappeti pregiati, libri rari, sculture di Joseph Csaky, Wilhelm Lehmbruck, Aristide Maillol e George Minne e arredi moderni progettati da Hendrik Petrus Berlage e Henry van de Velde.

Intorno al 1911, in seguito alla decisione di aprire un museo, Helene cambiò il suo modo di collezionare opere d'arte: gli acquisti non erano più basati sul suo gusto personale, ma avevano lo scopo di creare una collezione che potesse rappresentare l'evoluzione della pittura moderna.

Nel 1912 Helene, il marito e Bremmer si recarono a Parigi da cui tornarono con 8 opere di Van Gogh che all'epoca era ancora considerato con scetticismo e le cui opere non erano ritenute un buon investimento. Nel solo mese di aprile di quell'anno Helene acquistò 15 opere di van Gogh a cui se ne aggiunsero altre 13 prima della fine dell'anno. La determinazione con cui Helene operò per ampliare la sua collezione di realizzazioni di van Gogh fu definita "ossessiva", in totale collezionò oltre 400 opere dell'artista tra quadri, disegni e bozze.

Residenze e architetti

Intorno al 1910 la coppia aveva comperato un terreno a Wassenaar su cui intendeva costruire una nuova residenza chiamata Ellenwoude, della progettazione fu incaricato di nuovo Leo Falkenburg. Helene nel frattempo era però divenuta avida lettrice di riviste di arte e la sua attenzione si rivolse anche alle nuove tendenze dell'architettura. Comparata con costruzioni più moderne la sua casa attuale le parve tetra e fuori moda, il suo approccio metodico allo studio dell'architettura si riflette nel numero di libri sull'argomento presenti nella biblioteca (custodita presso il museo), in particolare si interessò allo stile di Peter Behrens.

Anton e Helene andarono a Berlino per incontrare l'architetto e vennero invitati a visitare alcune sue realizzazioni tra le quali il Museum Folkwang ad Hagen, costruito su incarico del filantropo e collezionista tedesco Karl Ernst Osthaus che vi esibiva la sua ricca collezione di opere di arte moderna. La collezione e le motivazioni che avevano spinto Osthaus ad aprire un museo in un'area fortemente industrializzata impressionarono Helene, che intravide nell'apertura della collezione al pubblico la possibilità di dare un significato più ampio alla sua sfida personale di arricchire la raccolta di opere. Nel settembre dello stesso anno, quando le fu diagnosticato un tumore e dovette sottoporsi a un rischioso intervento chirurgico, decise che, se fosse sopravvissuta, avrebbe aperto un museo.

Gli eventi si intersecarono con la progettazione della nuova residenza di famiglia, la coppia aveva idee e aspettative contrastanti e inoltre dopo la guarigione Helene aveva in parte cambiato idea sulle dimensioni e sul progetto della nuova casa. Questo portò all'interruzione del rapporto con Behrens. L'arduo compito di traduzione dei desideri della coppia in un progetto concreto fu affidato all'ex-assistente di Behrens, il giovane Ludwig Mies van der Rohe al suo primo incarico indipendente. Su consiglio di Bremmer lo stesso incarico venne affidato anche a Hendrik Petrus Berlage, i due progetti vennero messi a confronto e Bremmer scelse quello di Berlage. Helene fu molto contrariata dalla scelta, questo portò Anton a costruire un modello in scala reale del progetto di van der Rohe. Helene decise per il progetto di Berlage, ma l'intera iniziativa fu accantonata quando la donna scoprì che era prevista la costruzione di una linea tranviaria poco distante dalla proprietà, che a suo parere avrebbe rovinato il paesaggio.

Berlage venne comunque incaricato da Anton di progettare alcuni edifici per la società, una residenza in campagna per il figlio Toon e un edificio di uffici per la sede di Londra (Holland House in Bury Street). Lo scoppio della prima guerra mondiale e alcune difficoltà finanziarie della società rallentarono temporaneamente questi progetti che vennero completati e affiancati da una nuova lussuosa residenza di caccia nella campagna di De Hoge Veluwe, il completamente dello Jachthuis Sint Hubertus richiese sei anni. Nel 1916 la coppia acquistò anche Groot Haesebroek, una delle più belle ville di Wassenaar con un parco di 80 ettari. Helene aveva però nuovamente in serbo altre idee.

Il museo

Tra il 1906 e il 1911 Helene e Anton avevano comprato circa 6.000 ettari di terreno nell'area di De Hoge Veluwe, dove la famiglia trascorreva parte del tempo libero.

Con gli enormi profitti avuti durante la grande guerra la collezione si era ulteriormente ingrandita ed Helene era fermamente intenzionata a costruire un museo, dopo alcune indecisioni scelse infine di edificarlo nella tenuta di Hoge Weluve. Berlage però aveva dubbi sul progetto e preferì l'incarico di progettare un museo all'Aia decidendo di interrompere il rapporto di lavoro con i Kröller-Müller. Helene impiegò poco tempo a rimpiazzare l'architetto olandese con il belga Henry van de Velde.

In collaborazione con Helene van de Velde progettò una struttura enorme, chiamata Grand Museum. La crisi economica successiva alla prima guerra mondiale ebbe però un impatto sulla società e sui progetti di Helene, nel 1922 Anton informò Bremmer di cessare gli acquisti di opere d'arte e il progetto del Grand Museum, pronto nei minimi dettagli, venne accantonato e custodito nelle casseforti della società. Helene ebbe problemi di salute che la portarono a frequentare sanatori a Baden-Baden e nella Foresta Nera.

Per salvare la collezione Anton ed Helene trasferirono la proprietà della raccolta alla Kröller-Müller Foundation costituita il 14 marzo del 1928. Negli anni '30 la situazione finanziaria peggiorò ulteriormente, Anton ed Helene raggiunsero un accordo con lo stato, il trasferimento della proprietà della fondazione in cambio della costruzione del museo progettato da Van de Velde.

Il 26 aprile 1935 venne costituita la De Hoge Veluwe National Park Foundation, che acquisì la proprietà della tenuta di Anton e Helene con l'accordo che avrebbero potuto continuare a vivere nella residenza di campagna fino alla loro morte.

Il successivo ministro dell'Istruzione, Arte e Scienze non si sentì vincolato dagli impegni presi dal suo predecessore e il progetto di costruzione del Grand Museum venne accantonato. Nel 1937 van de Velde fu incaricato della progettazione di un edificio più piccolo.

Nel frattempo la società subì una ristrutturazione, Anton ne venne estromesso, Villa Groot Haesebroek che era di proprietà della società venne venduta e la coppia si trasferì a De Hoge Veluwe.

Il nuovo museo, al cui allestimento Helene partecipò attivamente nonostante i problemi di salute, venne inaugurato il 13 luglio 1938. Helene fu nominata direttrice, lo rimase fino alla sua morte avvenuta il 14 dicembre del 1939, poco più di un anno dopo l'apertura del museo.

Le bara venne esposta nel museo, di fronte ai Quattro girasoli appassiti di van Gogh. Helene Kröller-Müller fu sepolta nei pressi delle fondamenta del mai realizzato Grand Museum.

Note

Bibliografia

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