Vanvitelli è considerato uno dei maggiori interpreti del periodo di transizione tra il Rococò e il Neoclassicismo. Eseguì un cospicuo numero di opere che ancor oggi caratterizzano il paesaggio di varie città italiane: a Caserta la scenografica Reggia, alla quale il suo nome è tuttora indissolubilmente legato, e l'imponente acquedotto Carolino; ad Ancona il grande Lazzaretto pentagonale, su un'isola artificiale della stessa forma da lui realizzata, e la chiesa del Gesù; a Napoli l'emiciclico Foro Carolino (Piazza Dante), il palazzo Doria d'Angri, il Palazzo Calabritto e la Casina Vanvitelliana nella vicina Bacoli; a Roma il difficile restauro della Basilica di Santa Maria degli Angeli, progettata da Michelangelo sui resti delle Terme di Diocleziano e alterata dagli interventi successivi.

Si affermò in seguito alla partecipazione ai concorsi romani per la Fontana di Trevi e per la facciata di San Giovanni in Laterano: i suoi progetti, pur non risultando vincitori, furono molto apprezzati e ne rivelarono l'estro artisticoPietro Carreras, Studi su Luigi Vanvitelli, La nuova Italia, 1977 (pagina 10). Assurto a notorietà, fu molto attivo in centro Italia, in particolare ad Ancona e a Roma, per poi essere assunto al servizio di Carlo di Borbone per il quale realizzò, a partire dal 1752, la Reggia e l'acquedotto.

Nel 2016 gli è stata intitolata la Seconda università degli Studi di Napoli, divenuta l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lui è anche intitolata Piazza Vanvitelli (località centrica del Vomero e tra le più frequentate dell'intera città di Napoli), così come l'omonima fermata della Linea 1.

Biografia Origini e formazione Nacque il 12 maggio 1700 a Napoli, da madre romana, Anna Lorenzani (1669-16 dicembre 1736Vita di Luigi Vanvitelli, Società editrice napoletana, 1975, p. 58.; figlia dell'ottonaio e artista romano Giovanni Andrea Lorenzani) e da padre olandese, il pittore Caspar van Wittel, che si era trasferito per lavorare nel cantiere del palazzo Reale, su invito del viceré Luigi Francesco de la Cerda, duca di Medinaceli; fu proprio in onore del viceré che al fanciullo venne imposto il nome di Luigi..

Pochi anni dopo la nascita del figlio, Caspar decise di trasferirsi a Roma, portando Luigi e la moglie Anna Lorenzani con sé. L'iniziale formazione di Vanvitelli avvenne, nell'ambito artistico capitolino, sotto la guida del padre, che non di rado gli passava i propri album da disegno, invogliandolo a continuare, e del nonno materno Andrea Lorenzani; intanto, Vanvitelli poté costruire anche la propria cultura figurativa, sostanziata da un erudito classicismo derivato dal contatto diretto con gli antichi monumenti della città eterna.

Il precoce e versatile talento del Vanvitelli, tuttavia, venne nel 1715 definitivamente indirizzato verso l'architettura dall'architetto siciliano Filippo Juvarra, impegnato in quei mesi nella progettazione della Sagrestia Vaticana. Come testimoniato dallo scrittore Lione Pascoli, quando lo Juvarra esaminò alcuni disegni eseguiti dal Vanvitelli, rimase meravigliato dalle sue eccezionali doti grafiche: «glieli lodò assaissimo, e mostrò di meravigliarsi, che in giovanile età oprasse da provetto. L'esortò a perseverare ne' cominciati studi dicendoli che miglior fortuna fatta avrebbe in questi, che in quelli della pittura, perché molti erano i pittori che allora con fama esercitavano l’arte, e rari gli architetti». Fu grazie a queste lodi che Vanvitelli manifestò una sincera inclinazione all'architettura, che iniziò a studiare proprio sotto la guida dello Juvarra, del quale si sentiva un discepolo; proseguì i suoi studi da autodidatta, studiando i testi di Vitruvio e dei trattatisti del Cinquecento..

Il rapporto tra Luigi e il padre si trasformava intanto da un discepolato a una fattiva collaborazione: Vanvitelli, infatti, accompagnava il padre Caspar nel lavoro e lo assisteva nell'esercizio della pittura, aiutandolo a disegnare e a colorare. Da lui Vanvitelli derivò una salda nitidezza di tecnica e uno stile fatto di ampi spazi pieni di luce, che avrebbe poi applicato molto spesso nelle sue realizzazioni architettoniche. Nelle vedute di Caspar van Wittel gli elementi architettonici e strutturali si impongono sulle figure, quasi come se le architetture stesse facessero parte del paesaggio naturale; questa contrapposizione tra il paesaggio ideale e la veduta reale è l'insegnamento più valido impartito dl padre Caspar al figlio apprendista architetto. La protezione del Cardinale Trojano Acquaviva gli diede la possibilità di applicarsi alla realizzazione di un iniziale numero di opere pittoriche romane, di cui rimangono diversi affreschi e disegni. L'impegno e la protezione del Cardinale, gli offriranno più tardi la conoscenza dei regnanti di Napoli, motivo per il quale Vanvitelli si dedicò ai lavori più importanti della sua carriera. Accanto all'architettura, comunque, Vanvitelli si applicò anche alla scenografia (a Roma, al teatro della Pace a al Capranica) e alla pittura, con risultati mediocri: sue realizzazioni pittoriche, in ogni caso, sono la decorazione absidale della chiesa del Suffragio, a Viterbo, con Daniele nella fossa dei leoni, a Roma gli affreschi e la pala dell'altare delle Reliquie nella chiesa di Santa Cecilia e alcuni dipinti nella chiesa di San Bartolomeo dei Bergamaschi..

Dopo i primi passi come scenografo e pittore, in ogni caso, Vanvitelli nel 1726 fu nominato aiuto architetto di G. Antonio Valerio a San Pietro, affacciandosi nell'affollata scena architettonica romana: con questa carica l'apprendista architetto acquistò sempre maggiore prestigio nel mondo culturale capitolino, e la sua figura pubblica coincise definitivamente con quella di un uomo raffinato e brillante. In questo contesto si inserì l'ingresso nell'Accademia dell'Arcadia nel 1728, con l'evocativo nome pastorale di Cleante Fidiaco, poi mutato intorno al 1764 in Archimede Fidiaco. Vanvitelli, tuttavia, era alieno al mestiere della scrittura, e fu con rammarico che dovette comporre un «sonettaccio ridicolo» (come ebbe a definirlo egli stesso) poi pubblicato nel 1764 in una raccolta di poemi arcadi; ben più congeniale ai suoi interessi fu invece l'ammissione all'Accademia di San Luca nel 1733.

Le prime opere

Il primo concreto approccio del Vanvitelli all'architettura risale al 1728, quando gli venne commissionato in Urbino il restauro del palazzo Albani, ovvero del palazzo di famiglia del Papa Clemente XI; nella chiesa di San Francesco, sempre ad Urbino, inserì analogamente la cappella Albani, ove utilizzò un sarcofago paleocristiano con un bassorilievo del Buon Pastore. Questi interventi riscossero un'accoglienza assai calorosa, che gli valse la nomina della Reverenda camera apostolica e l'incarico di realizzare l'acquedotto del Vermicino, iniziato sotto Benedetto XIII, e completato durante il pontificato di Clemente XII nel 1731 con la collaborazione del coetaneo e amico Nicola Salvi. A completamento dell'opera, realizzò la Fontana di Vermicino (1731), situata all'angolo tra Via della Mola Cavona e Via Tuscolana Vecchia, nella parte della località di Vermicino situata nel Comune di Frascati.

Gli viene inoltre attribuito probabilisticamente il disegno per la ristrutturazione della Fontana Bella o di Porta Furba, situata a Roma all'incrocio tra Via del Mandrione e Via Tuscolana, oggi conosciuta come fontana di Clemente XII, realizzata nel 1733.

Nel 1732 Vanvitelli partecipò ai due concorsi banditi dalla corte pontificia: l'uno riguardava l'esecuzione della fontana di Trevi, che fu vinto dal Salvi, mentre l'altro concerneva la realizzazione della facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano, aggiudicata fra accese polemiche ad Alessandro Galilei..

Pur non avendo vinto i due concorsi, Vanvitelli ebbe modo di farsi notare, giacché i suoi progetti furono giudicati assai favorevolmente dagli esaminatori.

Ad Ancona

Dopo i concorsi romani, il nome di Vanvitelli era divenuto conosciuto e apprezzato; l'architetto si vide così commissionare, direttamente da papa Clemente XII, il suo primo incarico di rilievo: si trattava della sistemazione e dell'ampliamento del porto di Ancona, così da renderlo adatto a svolgere la funzione di scalo romano verso Oriente.Cfr. Luciano Lunazzi, nel libro "Mr. Van: opere e giornate di Luigi Vanvitelli anche architetto", Carletti & C., Ancona, 1978.

Nell'ambito dei progetti anconetani, si ricorda soprattutto il Lazzaretto, costruito su una grande isola artificiale a forma di pentagono: i lavori, sebbene iniziati subito nel 1734, si protrassero per lungo tempo, specialmente a causa di problematiche di natura politica. Oltre al Lazzaretto, ad Ancona Vanvitelli realizzò anche il Molo Nuovo, la Porta Clementina e la Chiesa del Gesù, che con la sua facciata concava e alta sul mare, riassume la curvatura dell'intero arco portuale.

Nel corso dei lavori anconitani, Vanvitelli fu costretto ad andare avanti e indietro dalle Marche a Roma con una certa continuità e regolarità, a causa della salute declinante del padre Caspar che, nel tentativo estremo di togliersi una cataratta, aveva perso la vista di un occhio. Il tracollo fisico seguì a breve e Caspar van Wittel morì il 13 settembre 1736, all'età di ottantasei anni; tre mesi dopo fu seguito dalla moglie Anna, scomparsa il 16 dicembre.

Poco dopo queste vicissitudini familiari, Vanvitelli si sposò con Olimpia Starich (31 dicembre 1709Didier Ozanam, Les diplomates espagnols du XVIIIe siècle: introduction et répertoire biographique [1700-1808], Casa de Velázquez, 1998, p. 321.-?), figlia di un contabile della fabbrica di San Pietro: il matrimonio, che si rivelerà molto felice, fu celebrato il 3 marzo 1737 e fu coronato dalla nascita di otto figli.

Sebbene allietati dall'affettuosità della consorte, tuttavia, questi non furono anni felici per Vanvitelli: la sistemazione del porto anconitano, infatti, fu accompagnata da costanti polemiche, sicché i lavori, alquanto avanzati, vennero sospesi nel 1740, dopo la morte del suo mecenate Clemente XII.

I progetti anconetani furono ripresi solo nel 1754, quando erano già quasi completati il Lazzaretto, la Porta Clementina, la chiesa del Gesù ed era stato impostato nelle sue linee generali il molo nuovo; la prevista lanterna del porto, però, non era stata ancora iniziataCarlo Mezzetti, Giorgio Bucciarelli, Fausto Pugnaloni, Il Lazzaretto di Ancona: un'opera dimenticata, Cassa di risparmio di Ancona, 1979.. La direzione dei lavori della lanterna fu però affidata a Carlo Marchionni; Vanvitelli fu profondamente amareggiato dall'inattesa notizia di non poter proseguire l'esecuzione dell'opera, anche se Marchionni portò tutto a compimento secondo i suoi disegni, modificando solo le forme del coronamento.

In occasione dei lavori portuali, vennero commissionate a Vanvitelli anche altre opere nella città dorica: la cappella delle reliquie del Duomo di San Ciriaco, il Palazzo Bourbon del Monte (oggi Palazzo Jona-Millo), il rifacimento della Chiesa di Sant'Agostino e l'ampliamento di Palazzo Ferretti, oggi sede del Museo archeologico nazionale delle Marche.

Inoltre, grazie alla testimonianza dei biografi, sappiamo che Vanvitelli operò in altre città delle Marche, oltre che ad Ancona: l'architetto, infatti, compì brevi viaggi a Macerata, ove lavorò alla basilica di Santa Maria della Misericordia, a Loreto, dove completò il loggiato del bramantesco palazzo Apostolico e il campanile della Basilica della Santa Casa (il campanile più alto delle Marche) e anche a Pesaro, ove fu autore della Chiesa della Maddalena..

Il periodo romano