Il colpo di Stato in Guinea-Bissau del 2025 è stato un riuscito golpe militare messo in atto da una parte delle Forças Armadas Revolucionárias do Povo tra il 26 ed il 27 novembre 2025, con lo scopo di rovesciare il Presidente Umaro Sissoco Embaló ed il suo governo.

Esso ha avuto come esito l’arresto di quest’ultimo (sebbene egli sia comunque riuscito, successivamente, ad uscire dal paese) e di altre figure chiave del paese e la loro conseguente sostituzione con una giunta militare transitoria (chiamata Alto Comando Militare per il Ripristino della Sicurezza Nazionale e dell'Ordine Pubblico), guidata dal Capo di stato maggiore dell’esercito Horta N'Tam.

Gli ufficiali militari hanno altresì dichiarato, in virtù di ciò, il "controllo totale" tramite il loro portavoce Dinis Incanha e la sospensione sine die delle istituzioni e delle libertà costituzionali, nonché l’introduzione contestuale di ulteriori misure, sebbene queste siano state quasi tutte revocate a partire dal giorno dopo (essendo la situazione pacifica), tra cui coprifuoco notturno, il blocco di internet e la chiusura dei confini del paese.

Il colpo di Stato è avvenuto un giorno prima che fossero proclamati ufficialmente i risultati delle elezioni generali tenutesi il precedente 23 novembre, in cui Embaló, ritenuto in svantaggio dagli opinionisti, era candidato per la rielezione, portando contestualmente a numerose accuse, non confermate, di un autogolpe.

Contesto precedente Sin dall’indipendenza della Guinea-Bissau dal dominio coloniale portoghese, avvenuta tra il 1973 ed il 1974 a seguito della caduta del regime dittatoriale portoghese dopo anni di brutale guerriglia nella giungla e di logoramento tra Forze armate portoghesi e ala militare del Partito Africano per l'Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), il paese non ha mai goduto di una grande stabilità politica e sociale, venendo afflitto da un’endemica povertà e da gravi problemi di corruzione e narcotraffico. Terminato nel 1991 il monopartitismo del Partito Africano per l'Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), con l’avvento della democrazia vi sono stati nove colpi di Stato e numerosi altri tentativi falliti, tanto che molti studiosi hanno definito la forma di Stato della Guinea-Bissau come esempio di “democratizzazione militarizzata”.

L’ultimo tra i riusciti, avvenuto nel 2012, aveva riportato alla sua conclusione un’apparente situazione di consolidamento della democrazia, perdurata fino alle elezioni del 2019 quando, in seguito all’elezione di Umaro Sissoco Embaló alla Presidenza, sono iniziati alcuni tentativi di spodestarlo (dopo le accuse di una vittoria falsata da brogli elettorali). Il più rilevante, nello specifico, è avvenuto nel 2022, il quale ha spinto il Capo dello Stato, coinvolto direttamente, a sciogliere l’Assemblea nazionale del popolo per ben due volte, in quanto accusata di essere controllata da un’opposizione, quella del PAIGC, corrotta e golpista: poiché tuttavia nel primo caso, a seguito del rinnovo elettorale, la situazione è rimasta invariata, nel secondo il Presidente ha deciso di non indire subito un nuovo turno elettorale, governando nel mentre per decreto, non senza critiche di autoritarismo.

In seguito, decisosi ad unificare la tornata presidenziale, nel mentre rinviata di un anno, con le parlamentari, Embaló ha indetto ufficialmente nuove elezioni generali per il 23 novembre, sebbene escludendo presto il principale candidato del PAIGC, Domingos Simões Pereira, in quanto unico a poter effettivamente minare la sua rielezione e con cui aveva già da tempo contrasti insanabili.

Ciò, unito a molte altre circostanze, tra cui la nomina di un governo contrario all’Assemblea nazionale del popolo guidato da Braima Camará, dopo aver rimosso i precedenti due capi del governo, e la sua iniziale intenzione di non ricercare la rielezione, dichiarazione presto ritirata, ha così determinato un clima di crisi politica, istituzionale, economica e sociale tale da determinare l’insorgere di insofferenze tra le Forças Armadas Revolucionárias do Povo e la società civile.

Tenutesi dunque le elezioni, esse hanno visto i due candidati principali proclamare la vittoria allo stesso tempo, nonostante l’assenza di risultati ufficiali, causando così reciproche accuse di brogli elettorali e una forte instabilità sociale.

Colpo di Stato ed evoluzioni successive Il 26 novembre 2025, dunque, ad un giorno dal previsto annuncio del risultato elettorale ufficiale, il colpo di Stato è iniziato con alcuni spari fuori dal palazzo presidenziale nella capitale Bissau, con uomini in uniforme militare visti prendere il controllo della strada principale che conduce all'edificio. Alcuni spari sono stati altresì avvertiti presso il ministero dell'Interno, e la Commissione elettorale nazionale, cosa che ha costretto alla fuga di centinaia di persone da tali aree.

Poco dopo, un portavoce del presidente Embaló ha accusato uomini armati affiliati al candidato Fernando Dias da Costa (supportato dal PAIGC come alternativa al proprio), di star attaccando la commissione elettorale per impedire la pubblicazione dei risultati elettorali. In risposta a ciò, sia Dias che l'ex primo ministro e leader di partito del PAIGC, Domingos Simões Pereira, che lo stava accompagnando in un incontro con gli osservatori elettorali quando è scoppiata la notizia della violenza, hanno accusato Embaló di aver cercato di “simulare un colpo di stato” in modo da poter dichiarare un'emergenza a seguito della sconfitta alle elezioni.

Più tardi quel giorno, il presidente Embaló ha tuttavia confermato alla testata Jeune Afrique di essere stato arrestato pacificamente nel suo ufficio alle 13:00, in un "colpo di stato" guidato dal capo di stato maggiore dell'esercito.

Sono stati arrestati altresì diversi funzionari, tra cui il capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Biague Na Ntan, il suo vice, il generale Mamadu Ture Kuruma, ed il ministro degli interni Botche Candé. Anche Dias e Simões Pereira sono stati arrestati, tuttavia Dias in seguito ha detto di essere riuscito a fuggire e di aver giurato di resistere al colpo di stato.

Un osservatore internazionale delle elezioni ha anche detto che il capo della commissione elettorale era stato arrestato e che il quartier generale della commissione era stato chiuso dai militari. I soldati della guardia presidenziale e un'unità di gendarmeria d'élite, infine, hanno messo in sicurezza il palazzo presidenziale, in previsione dell’insediamento del nuovo Capo di Stato.

Nel mentre, al quartier generale dell'esercito, gli ufficiali militari, guidati da un portavoce e capo della guardia militare del palazzo presidenziale, il brigadier generale Dinis Incanha, hanno rilasciato una dichiarazione sulla televisione statale annunciando di aver preso il "controllo totale" sul paese, ordinando la sospensione di tutte le istituzioni politiche e dei mass media, del processo elettorale, la chiusura delle frontiere della Guinea e del Senegal, ed un coprifuoco notturno sine die. Gli ufficiali hanno altresì annunciato la formazione dell'Alto Comando Militare per il Ripristino della Sicurezza Nazionale e dell'Ordine Pubblico composto da tutti i rami delle forze armate guineensi, che avrebbe guidato il paese fino a nuovo avviso, invitando i cittadini a rimanere calmi.

Lo stesso Incanha ha anche detto in diretta nazionale che il colpo di stato era stato lanciato in risposta alla "scoperta di un piano in corso" orchestrato da politici e altre figure nazionali e straniere insieme a un "noto signore della droga" volto a destabilizzare il paese tentando di "manipolare i risultati elettorali", ma queste dichiarazioni sono presto state disputate.

Il 27 novembre, l'Alto Comando Militare proclamò infine il capo di stato maggiore dell'esercito generale Horta N'Tam come capo di una giunta militare che avrebbe supervisionato un periodo di transizione di un anno, nominando contestualmente, il successivo 29 novembre, Ilídio Vieira Té (vicino all’ex-Presidente) come nuovo Primo ministro ad interim, ed istituendo, il successivo 6 dicembre, un Consiglio Nazionale di Transizione per gestire tale passaggio.

Nel mentre, in data 2 dicembre, alcune testate giornalistiche hanno infine rilasciato dei conteggi non ufficiali (in quanto i dati della Commissione Nazionale Elettorale sono stati o rubati o distrutti), che avrebbero mostrato un leggerissimo vantaggio di Fernando Dias da Costa, cosa che avrebbe portato sia lui che il Presidente Umaro Sissoco Embaló al ballottaggio.

Il successivo 14 gennaio, poi, la giunta militare ha ultimato altresì il suo lavoro di revisione della Costituzione (fino a quel momento sospesa), imponendo un emendamento della stessa che ha rafforzato, tra le varie disposizioni, il ruolo del Presidente nella gestione del governo a discapito del Parlamento, rinominato Assemblea nazionale, al fine di effettuare una definitiva transizione verso un sistema presidenziale. Indetto conseguentemente un referendum sul progetto in data 30 agosto, esso è stato approvato con il 70,42% dei voti, sebbene in un clima politico controverso, avendo il PAIGC altresì invitato al boicottaggio.

Frattanto, avendo già annunciato il termine della fase costituente di transizione in data 21 gennaio, la giunta militare ha confermato l’indizione di nuove elezioni generali per il successivo 6 dicembre.

Il successivo 31 gennaio, infine, è stato altresì scarcerato dalle autorità il leader del PAIGC, Domingos Simões Pereira, salvo poi averlo nuovamente arrestato in data 13 luglio, secondo alcuni opinionisti per impedire probabilmente una sua candidatura elettorale.

Reazioni Il Fronte Popolare, una coalizione della società civile in Guinea-Bissau, ha accusato Embaló e l'esercito di aver messo in scena un "colpo di stato simulato" per impedire la pubblicazione dei risultati elettorali e rimanere al potere, in modo che i militari nominassero un nuovo presidente e primo ministro che avrebbero tenuto prima o poi nuove elezioni in cui avrebbe potuto candidarsi di nuovo alla presidenza, al pari di quanto affermato da Dias, con il PAIGC che contestualmente ha chiesto proteste contro il colpo di stato e per il rilascio dei risultati elettorali.

In una dichiarazione congiunta, gli osservatori elettorali dell'ECOWAS e dell'Unione Africana hanno affermato di "deplorare questo palese tentativo di interrompere il processo democratico" e hanno chiesto che entrambe le organizzazioni "prendano le misure necessarie per ripristinare l'ordine costituzionale". L'Unione Africana ha condannato il colpo di stato e ha sollecitato il rilascio immediato e incondizionato di Embaló e di altri funzionari detenuti. Entrambe le organizzazioni, poi, hanno contestualmente sospeso la Guinea-Bissau dalla partecipazione attiva alle loro riunioni.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha lanciato un appello a "tutte le parti interessate in Guinea-Bissau di esercitare moderazione e rispettare lo stato di diritto".

Il governo del Portogallo, l'ex potenza coloniale della Guinea-Bissau, ha esortato "tutte le parti coinvolte ad astenersi da qualsiasi violenza istituzionale o civica" e "a ripristinare il regolare funzionamento delle istituzioni per consentire il completamento del conteggio dei voti e l'annuncio dei risultati elettorali".

Note

Guinea-Bissau Categoria:Storia della Guinea-Bissau