Spesso associato alla bottega dei lapicidi, è noto per le sue opere in marmo realizzate per la Chiesa di Santa Lucia a Forlì. Sebbene a lungo confuso con il più celebre scultore Francesco Bertos, la critica moderna ne ha distinto la personalità artistica, riconoscendolo come uno dei principali interpreti della scultura barocca di scuola veneta nei territori pontifici.

Biografia

Origini e formazione Le notizie biografiche su Gerolamo Bertos sono frammentarie. Studi recenti ne collocano l'origine a Gradisca d'Isonzo, nell'attuale Friuli-Venezia Giulia, allora territorio di confine con l'Impero asburgico. La sua formazione avvenne nell'ambito della scultura veneta, influenzata dai modi di Orazio Marinali, caratterizzata da un trattamento pittorico del marmo e da una forte espressività devozionale.

È documentato un legame di parentela, forse di fratellanza o zio-nipote, con lo scultore Francesco Bertos (1678–1741). Si ipotizza che Gerolamo abbia agito da mentore per Francesco, facilitandone l'introduzione nei circoli artistici: una lettera del 1708-1709, inviata da Ravenna a Firenze, raccomandava il giovane Francesco, suggerendo che Gerolamo fosse già ben stabilito nella città romagnola.

Il sodalizio con i Toschini La carriera di Bertos è indissolubilmente legata alla bottega dei Toschini (Giovanni e Pietro), lapicidi e imprenditori del marmo attivi in Romagna. In questa collaborazione, i Toschini si occupavano della progettazione architettonica degli altari e della lavorazione dei marmi policromi, mentre a Bertos era affidata l'esecuzione della statuaria figurativa di alta qualità (santi, angeli, rilievi).

Questa societas artistica dominò il mercato delle committenze ecclesiastiche in Romagna all'inizio del Settecento, lavorando per i principali ordini religiosi, in particolare Benedettini e Francescani, impegnati nel rinnovamento barocco dei propri edifici di culto.

Opere e attività

Ravenna L'attività più significativa di Bertos si concentrò a Ravenna.

Tra il 1700 e il 1720, Bertos lavorò al vasto programma di ammodernamento della Basilica di San Vitale promosso dagli abati benedettini. Realizzò le sculture per i nuovi altari delle esedre (oggi in gran parte ricollocati). Tra le opere principali si segnalano il gruppo della Pietà tra san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena (ca. 1702-1712) e il rilievo del San Vitale in gloria, inizialmente attribuito al solo Giovanni Toschini e restituito a Bertos dagli studi di Anna Tambini. Sono attribuiti alla sua mano anche diversi Angeli cerofori e cherubini decorativi.

Collaborò alla ristrutturazione settecentesca della chiesa di San Domenico, lavorando a fianco del pittore Domenico Barbiani alla decorazione del santuario.

Forlì e l'espansione adriatica A Forlì si conserva nella cappella di San Francesco da Paola una statua marmorea di Sant'Antonio da Padova, eseguita in collaborazione con Giovanni Toschini tra il 1700 e il 1702. L'opera si distingue per la resa realistica del saio francescano e la lucidatura delle carni, tipica della sua tecnica.

Secondo recenti ipotesi storiografiche, l'attività di Bertos si sarebbe estesa anche alle Marche, seguendo le rotte dell'ordine francescano. È probabile il suo coinvolgimento, insieme ai Toschini, nella realizzazione dell'altare maggiore della chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona (1706).

Fortuna critica Nel XVIII secolo, l'opera di Bertos fu lodata dagli eruditi locali come Francesco Ginanni, che nelle sue Memorie storiche (1769) esaltava la qualità dei nuovi arredi di San Vitale. Tuttavia, tra Otto e Novecento, con il prevalere del gusto purista e gli interventi di "ripristino" bizantino, le sculture barocche furono oggetto di critica e spesso rimosse o marginalizzate. La rivalutazione critica è avvenuta nella seconda metà del XX secolo, grazie alle campagne di catalogazione di Stefano Tumidei per la Fondazione Federico Zeri e agli studi specialistici sull'arte veneta in Adriatico.

Note

Bibliografia

Voci correlate Scultura barocca Bassorilievo