I Misteri del Rosario è un dipinto olio su tela (210 x 133 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1615, conservato presso la chiesa di San Giorgio a Corporeno, frazione di Cento.

Storia La prima menzione di questo dipinto si deve a Orazio Camillo Righetti. Girolamo Baruffaldi vi aveva fatto cenno indirettamente nel 1754, descrivendone una copia nella Chiesa del Rosario a Cento. L'identificazione esatta della chiesa in cui si trova l'opera del Guercino si deve a Gianfilippo Monteforti.

L'attuale chiesa di San Giorgio fu ricostruita alla metà del XVIII secolo, anche la statua con la Madonna e il Bambino, attorno alla quale si svolgono i quindici misteri del rosario, non è quella originale, ma è stata sostituita nel 1844. Nefra Barbanti Grimaldi pubblicò la riproduzione dei quindici riquadri nella seconda edizione del suo studio, datandoli al 1613 e considerandoli una testimonianza molto precoce dell’arte del pittore centese.

L’attribuzione al Guercino è stata a lungo resa incerta sia dalla collocazione molto alta dell'opera, sia dallo stato di forte annerimento dei quindici riquadri. Nel 1988 il dipinto fu sottoposto a pulitura e Mahon ebbe l'opportunità di vederlo in condizioni ottimali e lo giudicò sicuramente opera del Guercino, datandolo al 1615. Con il restauro è emersa una iscrizione del XIX secolo sul verso del dipinto che conferma che esso fu eseguito nel 1615.

Nel corso del restauro fu rinvenuta un'iscrizione risalente alla prima metà dell'Ottocento: «Il Valente e Classico Pio Pittore Centese/ l'Immortale/ Giovanni Francesco Barbieri/ detto il Guercino/ Dipinse questi Misteri del S.S Rosaio l'Anno = 1615/1618, Viva Gesù, Viva Maria, Viva i Cattolici.» Secondo Mahon, questa scritta ne riprende una molto più antica e argomenta che la data del 1615 si riferirebbe alla esecuzione dell'opera e quella del 1618 indica l'anno in cui fu incisa la scritta.

Descrizione

Questo frontale è stato dipinto per incorniciare una già esistente statua raffigurante la Vergine del Rosario. I quindici misteri sono disposti nei due margine laterali e in quello superiore. Sopra alla Vergine col Bambino, due putti sorreggono una ghirlanda a coronazione dell'immagine sacra sottostante. Il Guercino poteva aver visto l'Apparizione alla Vergine a san Domenico (Santuario della Madonna di San Luca), di Guido Reni e in cui collaborarono diversi pittori, Denis Calvaert, i Carracci. La disposizione delle scene è identica a quella del dipinto di uguale soggetto, nella cappella del Rosario nella basilica di San Domenico a Bologna.

Stile Lo stile del dipinto rispecchia una fase ancora giovanile, ma già consapevole, dell’attività di Guercino, che in questi anni sta affinando la propria grammatica figurativa. Il tratto rapido e compendiario, adottato anche in ragione delle dimensioni ridotte delle scene e della distanza dell’osservatore, non implica sciatteria: al contrario, rivela una sicurezza istintiva, capace di rendere immediata la lettura dei soggetti e di far riconoscere senza esitazioni la sua mano. In diversi punti riaffiorano dettagli di notevole qualità - come gli acuti luminosi stesi a biacca o certi accordi cromatici più accesi - che mostrano la naturalezza con cui il pittore dosa luce e colore.

Secondo Di Natale nei Misteri del Rosario Guercino adotta una stesura sciolta e corsiva, accompagnata da effetti atmosferici e da un cromatismo acceso d’intonazione veneta, in particolare riconducibile alla lezione bassanesca, con rimandi mediati dalla pittura di Scarsellino. Al tempo stesso, i modelli figurativi mostrano un orientamento già naturalistico (ad esempio nel nudo della Flagellazione), mentre l’impianto compositivo risente della cultura bolognese, con riferimenti reniani e soprattutto carracceschi. Nel complesso la serie appare come una prova esemplare dell’avvio della fase giovanile, in cui l’artista sintetizza in un linguaggio personale componenti bolognesi e ferraresi della propria formazione.

Secondo Francucci, in questi anni Guercino matura con maggiore consapevolezza le proprie inclinazioni, orientandosi verso Bologna e Ferrara attraverso sopralluoghi precoci e fruttuosi; anche qualora un contatto diretto con Venezia resti solo possibile, il suo “colorito tonale” può spiegarsi tramite la conoscenza dello Scarsellino, che aveva affrontato più volte il tema dei Misteri del Rosario in un amalgama stilistico debitore della tradizione veneta. Di notevole effetto sono i colpi di luce della Salita al Calvario, l'Annunciazione di sapore ludovichiano e la resa della barba del Padre eterno nell’Incoronazione, con echi di modelli veneti.

Pur in un contesto periferico rispetto ai grandi centri artistici, l’opera avrebbe contribuito ad accrescere la fama del pittore negli anni decisivi della formazione, fino alla prima consacrazione legata alla chiamata a Roma da parte di papa Gregorio XV.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Cento Categoria:Dipinti su Maria Categoria:Dipinti su Gesù