Chiose veronesi è una denominazione critica moderna – non dipendente da titolazioni medievali – impiegata dagli studi per indicare un gruppo di glosse trecentesche alla "Commedia" di Dante Alighieri, caratterizzate dalla probabile origine o trasmissione in ambiente veronese e da tratti linguistici e culturali coerenti con la tradizione esegetica dell’Italia nord-orientale del XIV secolo.
Le “Chiose veronesi” appartengono al gruppo delle annotazioni trecentesche alla “Commedia” e si inseriscono nella più vasta tradizione delle Chiose trecentesche.
Definizione e inquadramento critico L’espressione "Chiose veronesi" è una convenzione esegetica volta a distinguere un nucleo di glosse antiche accomunate da elementi grafici, lessicali e dottrinali che sembrano collocarne la redazione o la prima circolazione nell’area di Verona.
Le chiose "veronesi" sono così citate negli studi;Ad esempio: ugualmente il toponimico; viene usato per le "Chiose cassinesi", le "Chiose fiorentine", le "Chiose cagliaritane" o le "Chiose ambrosiane".
La denominazione non presuppone un unico autore né una redazione compatta: gli studi sottolineano anzi la natura composita del materiale, che appare stratificato e talvolta inglobato in miscellanee scolastiche di epoca trecentesca.
La definizione si consolida nel Novecento grazie ai contributi di Michele Barbi e agli studi più recenti dedicati all’esegesi minore trecentesca.
Tradizione manoscritta
Secondo la ricostruzione dell’"Enciclopedia Dantesca", le Chiose veronesi derivano da un insieme eterogeneo di codici e fascicoli scolastici trecenteschi che presentano interventi glossematici marginali e interlineari, conservatisi in testimoni dell’area veneta e lombarda.
Il profilo della tradizione è tuttora parzialmente problematico, poiché: i "testimoni" non risultano sistematicamente editi; parte del materiale è disperso in miscellanee scolastiche; alcune porzioni mostrano affinità con nuclei esegetici paralleli dell’Italia centro-settentrionale.
Manoscritti e frammenti attestati Le "Chiose veronesi" non sono trasmesse da un unico codice organico, ma da una costellazione di testimoni trecenteschi spesso di natura scolastica. La dispersione dei materiali e l’assenza di un’edizione critica rendono difficile delineare un catalogo completo, ma la voce dell’Enciclopedia Dantesca fornisce alcuni punti fermi.
In particolare: le glosse compaiono in fascicoli didattici trecenteschi, di provenienza veronese o, talvolta, lombarda, nei quali si alternano spiegazioni lessicali, parafrasi brevi e annotazioni marginali; una parte del materiale si presenta come serie continua di chiose a "Inferno" e "Purgatorio", mentre altre porzioni sono frammentarie; alcuni nuclei mostrano una tradizione autonoma, non riconducibile ai grandi commenti fiorentini o cassinesi, pur condividendo talvolta singole formule glossematiche; la struttura dei testimoni è spesso mista: le glosse dantesche convivono con altre annotazioni di tipo scolastico, rendendo difficile distinguere il nucleo originario da aggiunte posteriori.
Poiché la trasmissione non è concentrata in un solo codice, gli studi moderni parlano di un “gruppo veronese” più che di un manoscritto veronese, sottolineando la coerenza linguistica del complesso e la sua collocazione nell’area culturale dell’Italia nord-orientale del XIV secolo.
Caratteristiche linguistiche e contenutistiche Le "Chiose veronesi" si contraddistinguono per: lessico tecnico vicino alle scuole settentrionali del Trecento; parafrasi brevi e definizioni enciclopediche di taglio didattico; attenzione alla spiegazione di realia storici, geografici e mitologici; limitata elaborazione allegorica rispetto ai grandi commenti coevi.
Confronto con le "Chiose cassinesi" e "fiorentine" Il gruppo veronese si colloca in una posizione intermedia fra il modello delle "Chiose cassinesi" e quello delle "Chiose fiorentine", pur mantenendo una tradizione autonoma. Rispetto alle "Chiose cassinesi", caratterizzate da una struttura più compatta e da testimoni ben identificabili, le "Chiose veronesi" presentano una trasmissione molto più dispersa e non riconducibile a un unico ceppo.
Il confronto con le "Chiose fiorentine" evidenzia differenze soprattutto linguistiche e lessicali: le "fiorentine" rispecchiano l’ambiente culturale della Firenze trecentesca, mentre le "veronesi" mostrano tratti tipici delle scuole dell’Italia nord-orientale e una maggiore attenzione ai realia e ai riferimenti enciclopedici.
Per un quadro d’insieme dei nuclei paralleli si vedano anche le Chiose cassinesi e le Chiose fiorentine.
Fortuna editoriale e studi Le "Chiose veronesi" non hanno avuto, fino ad oggi, un’edizione critica sistematica né una ricognizione completa della tradizione manoscritta. La loro fortuna editoriale rimane limitata a segnalazioni, descrizioni parziali e studi dedicati all’esegesi minore trecentesca. La voce di Mazzoni nell’Enciclopedia Dantesca è, ad oggi, la sintesi più aggiornata e affidabile.
Nella critica contemporanea, le Chiose veronesi sono state considerate soprattutto nel quadro delle ricerche sull’interpretazione scolastica della Commedia nell’Italia settentrionale. Gli studi di Michele Barbi e Saverio Bellomo ne hanno valorizzato il ruolo come documento della ricezione trecentesca in area veronese e lombarda.
Bibliografia
Note
Collegamenti esterni
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