La contraffazione d’arte è la creazione e la vendita di opere d’arte che vengono intenzionalmente attribuite (in modo falso) ad altri artisti, di solito più famosi.

L’obiettivo è ingannare: costruire una falsa provenienza dell’opera per aumentarne il valore o il prestigio a danno dell’acquirente.

Non basta copiare lo stile di un artista: per parlare di contraffazione serve un intento di lucro e di ingannoLenain, Theirry (2003) "Forgery". Grove Art Online..

Storia

La contraffazione d’arte ha radici antichissime: già nell’antica Roma, scultori realizzavano copie di statue greche. In quel contesto l’identità dell’autore non sempre era rilevante per il compratore.

La contraffazione di opere d'arte è stata documentata come un fenomeno che si verificava nella Cina imperiale e, a differenza del mondo occidentale, le contraffazioni erano viste in una luce molto più positiva poiché gli originali e le opere contraffatte erano considerati aventi lo stesso livello di prestigioLenain, Thierry (2003). "Forgery". Grove Art Online. Oxford University Press. ISBN 9781884446054..

Nel Rinascimento, era comune per gli apprendisti copiare le opere del maestro come esercizio. Questo veniva considerato una pratica didattica o un omaggio, non una frode, a meno che tali copie non venissero vendute come originali.

Nel corso del XVI secolo, gli imitatori dello stile di stampa di Albrecht Dürer aggiunsero delle firme per aumentare il valore delle loro stampe. Nella sua incisione della Vergine, Dürer aggiunse l'iscrizione "Siate maledetti, saccheggiatori e imitatori dell'opera e del talento altrui".

Secondo documenti, in giovane età Michelangelo realizzò una scultura che invecchiò artificialmente per farla passare per antica e la vendette come tale. Quando la frode emerse, fu comunque autorizzato a trattenere il guadagno.

Durante l’Ottocento, la scoperta continua di Pompei ed Ercolano creò un mercato enorme per i frammenti di pittura parietale. Alcuni antiquari e artigiani iniziarono quindi a produrre ex-novo piccoli pannelli dipinti a fresco, spesso su supporti antichizzati, vendendoli come provenienti dagli scavi borboniciA. De Carolis & E. De Carolis, Arte e falsi nell’Ottocento archeologico, Roma, De Luca, 1992.C. Mattusch, Fake? The Art of Deception, catalogo della mostra del British Museum, 1990.. L’interesse per l’arte medievale portò al proliferare di pannelli dipinti a fresco che imitavano lo stile del Duecento e Trecento, venduti come “frammenti staccati da chiese demolite”A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere d’arte, Electa, 1988 e rist.G. Basile (a cura di), Lo strappo e il trasporto: storia delle tecniche e problemi di conservazione, Bologna, 2000..

Dal XX secolo in poi, con l’ascesa del mercato dell’arte, sono diventati bersagli della contraffazione non solo pitture e sculture ma anche oggetti etnografici, manufatti archeologici, ceramiche e reperti antichi, soprattutto quando la documentazione è scarsa e la domanda elevataKim Oosterlinck, 2009. "Il prezzo dell'arte degenerata," Working Papers CEB 09-031.RS, ULB -- Universite Libre de Bruxelles.

Falsari

Esistono tre categorie principali coinvolte nella contraffazione d’arte:

Gli artisti falsari: sono coloro che creano materialmente l’opera, cercando di imitarne lo stile, la tecnica, i materiali o l’epoca. Spesso sono pittori o artigiani (talvolta anche artisti falliti) che non riuscendo a sfondare onestamente ricorrono alla falsificazioneKilbracken, Van Meegeren: Master Forger New York 1967. I mercanti/rivenditori/galleristi/case d’asta: alcune volte chi facilita la vendita sa (o sospetta) che l’opera è falsa, ma la vende comunque, magari spacciandola per “autentica” per profitto. Cosiddetti “genuine fakes”: opere create come copie (o nello stile di un artista) che vengono dichiarate come tali, ma che qualche mercante d'arte o artista può comunque far passare come originali. Questo approccio si distingue da una frode aperta, ma contribuisce alla “zona grigia” del mercato.

Alcuni esempi famosi di falsari sono: Han van Meegeren. Divenne celebre per aver creato “falsi Vermeer” che, all’epoca, furono considerati autentici e venduti come tali. Elmyr de Hory. Le sue opere contraffatte sono diventate talmente diffuse che lo hanno reso uno dei falsari più noti del XX secolo; dopo la scoperta, alcune delle sue opere “falsificate” hanno acquisito valore sul mercato come “opere di de Hory”. John Myatt. Noto pittore inglese autore di “genuine fakes”, copiando stili di grandi artisti Wolfgang Beltracchi. Ha falsificato quadri di espressionisti e moderni (Campendonk, Léger, ecc.) per decenni, ingannando gallerie, case d’asta e collezionisti. Il valore dei falsi venduti fu di oltre 30 milioni di euro. Non imitava un’opera specifica, ma creava nuovi quadri plausibilmente appartenenti alla produzione degli artisti. Eric Hebborn. Disegnatore inglese, specializzato in falsi di grandi maestri del Rinascimento. Negli anni ’70 e ’80 molte sue opere finirono in musei britannici e americani. Scrisse anche un libro, The Art Forger’s Handbook, che divenne quasi un manuale “teorico” per l’inganno artistico.

Metodi di identificazione/autenticazione

Scoprire un falso non sempre è immediato: le tecniche usate variano da analisi estetiche a metodi scientifici sofisticati. Alcuni approcci sono:

Esame tecnico/visivo Un falsario meno abile può creare copie grossolane, con dettagli distorti, pennellate non coerenti con lo stile dell’autore, prospettive sbagliate, uso di colori non disponibili all’epoca, errori tecnici ecc.

Spesso viene verificata la provenienza (provenance): se non esiste una documentazione credibile della storia dell’opera (vendite precedenti, certificati, archivi) questo è un forte indizio di falsità.

Autenticazione scientifica/forense Alcune tecniche più avanzate includono:

Datazione dei materiali: per esempio, la datazione al carbonio-14 per oggetti antichi. Analisi dei pigmenti e dei materiali: alcune analisi rivelano pigmenti non esistenti all’epoca in cui l’opera era presumibilmente stata realizzata. Un esempio riportato è una pittura che mostrava come pigmento il “blu di Prussia”, una vernice non disponibile fino molto tempo dopo la data prevista. Esami come raggi X, fluorescenza UV o infrarossi per scoprire ritocchi, pitture stratificate, pentimenti, tracce di interventi moderni, spostamenti di quadro, modifiche. Analisi della struttura dei materiali (telaio, tela, legno, scultura, crosta, craquelure), isotopi, composizione chimica, stabilità dei materiali, e così via. Metodi digitali: ad esempio l’uso di analisi statistica di immagini digitali tramite “wavelet decomposition” per rilevare differenze nello stile, texture, tratti del pennello, in alcuni casi riuscendo a distinguere opere autentiche da falsificate. La spettroscopia di assorbimento atomico (AAS) e la spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente (ICP-MS) vengono utilizzate per rilevare anomalie in dipinti e materiali. Se è presente un elemento che i ricercatori sanno non essere stato utilizzato storicamente in oggetti di questo tipo, allora l'oggetto non è autentico. Pirolisi-gas cromatografia-spettrometria di massa (Py-GC-MS) può essere utilizzata per analizzare il mezzo legante la vernice. Analogamente all'AAS e all'ICP-MS, se vengono rilevati elementi che non erano utilizzati nel periodo o non erano disponibili nella regione di provenienza dell'opera d'arte, allora l'oggetto non è autentico. L'analisi degli isotopi stabili può essere utilizzata per determinare dove è stato estratto il marmo utilizzato per una scultura. La termoluminescenza (TL) viene utilizzata per datare la ceramica. La TL è la luce prodotta dal calore; la ceramica più vecchia produce più TL quando riscaldata rispetto a un pezzo più nuovo. Una caratteristica dei dipinti autentici talvolta utilizzata per individuare i falsi è la craquelure.

Autenticazione digitale L'analisi statistica delle immagini digitali di dipinti è un nuovo metodo che è stato recentemente utilizzato per rilevare le falsificazioni. Utilizzando una tecnica chiamata decomposizione wavelet, un'immagine viene scomposta in una raccolta di immagini più basilari chiamate sottobande. Esse vengono analizzate per determinare le texture, assegnando una frequenza a ciascuna sottobanda. Le ampie pennellate di una superficie come un cielo blu apparirebbero principalmente come sottobande a bassa frequenza, mentre i tratti sottili dei fili d'erba produrrebbero sottobande ad alta frequenzaErica Klarreich (2004). "Con artists. Scanning program can discern true art". Science News 166 (22): 340..

Intelligenza artificiale

Le reti neurali e gli algoritmi di deep learning possono analizzare la tecnica dell’artista confrontando immagini di opere autentiche con quelle sospette. L’IA riesce a rilevare micro-pattern nelle pennellate, variazioni di pressione o sequenze di tratti che spesso sono difficili da distinguere a occhio nudo. L’IA può aiutare nell’analisi di pigmenti, tele, inchiostri e supporti. Gli algoritmi confrontano le caratteristiche chimiche e fisiche dei materiali con database di opere autentiche. Questo aiuta a scoprire materiali anacronistici: per esempio un pigmento inventato nel XX secolo in un dipinto che dovrebbe essere del XVII secolo. L’IA può analizzare firme e monogrammi, riconoscendo dettagli microscopici, angolazioni dei tratti e pressione della mano. Le GAN (Generative Adversarial Networks) possono generare falsi d’arte nello stile di un artista, permettendo agli esperti di capire quali caratteristiche sono più facilmente falsificabili. Questo aiuta anche a sviluppare modelli predittivi per rilevare opere sospette. Algoritmi di IA possono integrare dati storici e di provenienza, confrontando documenti, cataloghi e registrazioni di aste. Eventuali incongruenze temporali o geografiche possono essere evidenziate rapidamente.

Problemi ed incertezze nell’autenticazione

Non è sempre semplice stabilire con certezza se un’opera sia genuina:

Spesso gli esperti non sono d’accordo: l’autenticità può cambiare anche molto tempo dopo che l’opera è stata considerata falsa. Un esempio noto: un’opera attribuita a Johannes Vermeer, considerata un falso fin dal 1947, è stata dichiarata autentica nel 2004, ma alcuni esperti continuano a dissentire.

A volte un restauro molto invasivo può alterare così tanto un’opera che diventa difficile separare la parte “antica” da quella nuova: questo complica l’autenticazione.

La documentazione (catalogo ragionato, provenienza, archivi, certificati) non sempre è affidabile o esiste: la mancanza di una storia certa dell’opera può rendere dubbia anche un’analisi tecnica.

Alcuni falsari esperti usano materiali “antichi”: tele vecchie, vernici o pigmenti che sembrano coerenti con l’epoca. Ciò rende più difficile distinguere un falso da un originale.

Fotografia e arti grafiche Anche la fotografia è diventata un bersaglio della contraffazione.

Dopo la morte di fotografi celebri come Man Ray e Ansel Adams, negativi o stampe originali possono essere rubati o falsificati, permettendo la produzione di stampe “false” che vengono vendute come originali. Questo complica ulteriormente la verifica dell’autenticità.

È possibile che un falsario utilizzi pellicole fotografiche d’epoca, macchine antiche o supporti vintage per scattare foto o realizzare filmati e poi farli passare per opere realmente antiche. È una tecnica nota nel mondo della falsificazione, soprattutto quando si vuole rendere più credibile un presunto documento storico. Un'altra tecnica è l'invecchiamento artificiale di foto moderne con metodi chimiciDoyle, Arthur Conan. The Coming of the Fairies. London: Hodder & Stoughton, 1922.Nickell, Joe. “The 1995 ‘Alien Autopsy Film’.” Skeptical Inquirer, vol. 19, no. 5, 1995.Rosenblum, Naomi. A World History of Photography. Abbeville Press, 2007..

Impatto legale e sul mercato