Il vallo alpino in Alto Adige (in tedesco Alpenwall in Südtirol) è un complesso sistema di fortificazioni eretto dall'Italia fascista per difendere i confini italiani da una possibile invasione da parte della Germania nazista; per questo motivo il sistema difensivo è noto anche con il soprannome di "Linea non mi fido"..
Il sistema di fortificazioni fu edificato a tempo di record, anche se mai del tutto completato, tra gli anni 1939 e 1943, assieme al resto del vallo alpino, pur essendo state le due dittature, quella fascista e quella nazista, strettissime alleate. Il sistema fortificato fu anche posto sotto indagini fotografiche da parte del regime nazista. In seguito alcune opere del vallo furono riattivate nel 1948 in ambito NATO fino al 1992, quando vennero chiusi e sigillati definitivamente tutti i bunker.
Storia del vallo alpino in Alto Adige La situazione precedente
In Alto Adige, a differenza degli altri tratti costruiti in Italia, il vallo alpino ha avuto un particolare significato, in quanto la linea di confine che andava a presidiare e difendere era quella con l'Austria allora annessa dalla Germania di Hitler, con il quale l'Italia di Mussolini aveva stipulato una stretta alleanza: il Patto d'Acciaio, firmato il 22 maggio del 1939..
Il presidio della linea di confine fu eretto in quanto Mussolini diffidava dell'imprevedibilità e delle potenzialità dell'alleato. In alcune occasioni, infatti, il führer fece in modo che il duce non fosse preventivamente informato sulle decisioni prese dal governo tedesco.
Mussolini fondava la sua diffidenza su diversi fatti: Nel 1934 fu assassinato il cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss (amico di Mussolini), e conseguentemente l'Austria fu teatro di scontri fra nazisti filo-tedeschi e nazionalisti austriaci (Heimwehr); poi successivamente il 13 marzo 1938 venne invasa ed occupata dai tedeschi, ed annessa alla Germania, senza che Mussolini ne fosse stato precedentemente informato; in tal modo la Germania e l'Italia divennero confinanti. Il 1º settembre 1939 la Germania invase la Polonia, fattore che scatenò la seconda guerra mondiale. Poco dopo l'Armata Rossa occupò la Polonia da oriente (17 settembre 1939), cosa che Hitler aveva già concordato in segreto il 23 agosto 1939 con il suo nemico giurato Stalin, ma non informandone l'alleato italiano e cogliendolo del tutto di sorpresa. Ciò causò non poco imbarazzo a Mussolini, il quale era preoccupato da tempo delle mire tedesche sull'Alto Adige.
Sul fronte francese, sino al maggio del 1940, la Wehrmacht rimase inerte di fronte alla linea Maginot, uno sbarramento ritenuto fino a quel tempo invalicabile. Tale complesso di fortificazioni era un potente ed efficace mezzo per contrastare una possibile invasione tedesca e si estendeva sull'intero confine tra Francia e Germania, dalla Svizzera al Lussemburgo. Fu così che il 21 novembre 1939, mentre la guerra era già iniziata ma senza il coinvolgimento dell'Italia, che si era definita "non belligerante", Mussolini diede l'ordine di fortificare massicciamente il confine settentrionale dell'Italia, con la costruzione del vallo alpino del Littorio in Alto Adige. La blitzkrieg condotta dai tedeschi ai danni dei francesi dal 10 maggio 1940 con la campagna di Francia, aggirando attraverso le pianure di Belgio e Paesi Bassi (ma anche attraverso le montuose Ardenne) la linea Maginot, convinse Mussolini - illuso dell'imminenza di una vittoria totale tedesca grazie alla "guerra lampo" - a far entrare l'Italia in guerra il 10 giugno 1940 a fianco della Germania, contro la Gran Bretagna e la Francia (ormai già quasi totalmente vinta), mentre al confine tra l'Italia e il Deutsches Reich continuavano a essere scavate caverne rifugio ed erette possenti opere difensive.
La maggioranza degli abitanti di etnia tedesca dell'Alto Adige accolse negativamente l'idea che il governo di Roma costruisse una muraglia fortificata tra loro ed i vicini del Tirolo del Nord. Per la costruzione dei bunker e dei fossati anticarro furono espropriati infatti preziosi terreni da pascolo, sui quali furono erette costruzioni militari che poi divennero parte integrante del paesaggio naturale.
La struttura principale Al fine della realizzazione del vallo l'Alto Adige fu suddiviso in tre "settori": XIII settore di copertura Venosta XIV settore di copertura Isarco XV settore di copertura Pusteria
Ogni settore era suddiviso in 3 "sistemi di arresto", a seconda della distanza dal confine. Ogni sistema ha le sue diverse "direttrici". Ogni direttrice, tre erano le principali, aveva il suo numero di "sbarramenti". Le direttrici rispecchiavano le vie principali per una probabile invasione, ovvero: il passo del Brennero con la val d'Isarco, la sella di Dobbiaco presso Dobbiaco-San Candido con la val Pusteria ed il passo Resia con la val Venosta e val d'Adige. Queste valli confluiscono geograficamente verso la città di Bolzano, ove era previsto un grande sbarramento finale, con la particolare forma a doppio arco convesso: sbarramento Bolzano Sud, che sul progetto contava ben 64 opere, passando da Castel Flavon, Castel Firmiano e Predonico. Inoltre, per aumentare l'efficacia dello sbarramento, venne costruito un fossato anticarro della lunghezza di 1800 m (non più esistente se non in alcuni affioramenti).
Ogni direttrice comprendeva alcuni sbarramenti, per rallentare l'avanzata: quella del Brennero ne contava 7, quella di Resia 6 e quella della Pusteria 7. Oltre alle principali direttrici, erano previsti altri sbarramenti per le valli con accessi di minore importanza. Fu quindi deciso di fortificare anche gli accessi della val Passiria, val di Vizze, valle di Anterselva e valle di Casies. Inoltre, per eliminare la possibilità di eventuali accerchiamenti, furono progettati degli sbarramenti anche presso il passo di Tubre (Svizzera), il passo delle Palade (in valle di Non), la val d'Ega, la val Badia, la val Gardena, la val di Landro ed il passo di Monte Croce di Comelico.
Ogni sbarramento era costituito da diverse opere fortificate, che potevano essere anche molto diverse tra di loro a seconda della loro posizione strategica, dell'ambiente circostante (per la mimetizzazione), della loro diversa funzione all'interno dello sbarramento: potevano essere edificate in caverna, in calcestruzzo o miste, a 1, 2 o 3 piani, e con un certo numero di bocche da fuoco. Le camere di sparo erano solitamente le uniche parti esposte al fuoco nemico, solitamente costruite con un unico blocco di calcestruzzo, rinforzato con una piastra corazzata laddove vi era la feritoia per far fuoco.
Oltre alle opere poste sul fondovalle o a quelle di rinforzo poste sui fianchi delle montagne, furono progettate 56 "casermette difensive" della Guardia alla frontiera. Queste erano poste sulle cime più alte delle montagne poste presso i maggiori valichi. Ognuna di queste casermette poteva alloggiare dai 25 ai 50 soldati. Questi avevano il compito di pattugliare costantemente le zone di valico.
La costruzione del Vallo Alpino
Già negli anni venti la rete stradale in Alto Adige veniva costruita tenendo in considerazione anche concetti strategici di difesa. Dal 1934 vennero erette fortificazioni tipo 200Vallo Alpino su Stradecannoni.it nei principali fondovalle, a difesa delle principali vie d'accesso: al passo Resia, al passo del Brennero e lungo la val Pusteria. In totale 9 opere.
Fino al 1937 il numero di opere costruite del tipo 450 (simili al tipo 7000) salì a 20, e nel 1938 si contavano in tutto 47 bunker. L'ordine di fortificare massicciamente il confine con la Germania venne dal duce il 21 novembre 1939; questa fu la data di nascita del vallo Littorio in Alto Adige.
Lo sviluppo del vallo alpino e il suo sviluppo in Alto Adige procedettero in maniera differente. Il generale Gamaleri del 4º Corpo d'armata alpino di Bolzano riferì che il 23 gennaio 1940 già 66 opere erano completate e altre 250 erano previste. Evidentemente lo sforzo di fortificare il confine nord iniziò già prima del 21 novembre 1939. La realizzazione delle opere avvenne solo conformemente al successivo ordine della circolare 15000. Questo significa però anche che i progetti esistenti dovevano essere rielaborati.
Per la costruzione vennero stabilite le posizioni delle fortificazioni da una commissione militare. I terreni vennero acquisiti o espropriati, cosa che trovò opposizione tra i contadini, in larga parte di madrelingua tedesca. Per i numerosi lavoratori delle imprese italiane dovettero essere costruiti degli alloggi. Per il lavoro duro e a volte pericoloso, gli operai ricevevano un salario fino a 50 lire al giorno. Questo stipendio era interessante anche per i contadini nativi; non vennero però assunti sudtirolesi che avessero optato per la Germania.
La realizzazione delle opere si dimostrò piena di difficoltà: le strade di accesso che portavano ai cantieri erano ancora in parte da costruire. Bisognava a volte costruire teleferiche provvisorie per far giungere i materiali da costruzione necessari alle opere site nelle posizioni più impervie. Dato che il calcestruzzo si poteva gettare solo ad una temperatura superiore ai -5 °C, in alta montagna, soprattutto in inverno, i lavori erano fortemente limitati. In Alto Adige, al 10 giugno 1940, 161 bunker erano già terminati (con armamento previsto di 336 mitragliatrici e 39 pezzi), grazie al lavoro di 19.000 operai.. Dal 16 giugno 1941 fu vietata la costruzione di nuove opere, solo i lavori per le fortificazioni già iniziate vennero portati avanti. Questo perché che le risorse economiche italiane erano impegnate per lo sforzo bellico principalmente nella Campagna dei Balcani e nella Campagna del Nord Africa. Dal diario di Galeazzo Ciano, risulta che il 20 luglio 1941 Mussolini, in uno dei «suoi sfoghi germanofobi», affermò:
Il 25 luglio 1941 il generale Mario Roatta riferì che la maggior parte delle opere in costruzione era terminata dal punto di vista strutturale.. L'allestimento delle opere con l'armamento previsto, tuttavia, procedeva a rilento. Nella terza linea di sbarramento, spesso solo un'opera per gruppo era completa in tutte le sue parti. Ancora oggi si trovano ancora molte opere delle linee arretrate che non furono mai ultimate negli allestimenti. In un rapporto del 1º ottobre 1942, il generale Vittorio Ambrosio denunciò che il prolungamento degli sbarramenti sui fianchi non era sufficiente. Ambrosio sostenne anche che con lo stato allora attuale della tecnologia bellica, il vallo alpino - così com'era - non era in grado di svolgere a dovere la sua funzione. Bisognava costruire altre 900 fortificazioni per poter avere uno sbarramento efficiente, ovvero "il Vallo Alpino invecchiava quindi più velocemente di quanto stava crescendo".
Un problema che si dovette affrontare nella costruzione dei diversi sbarramenti fu l'ordine pubblico. Infatti, per la costruzione delle opere, bisognava trasportare materiale edile in loco, quindi per gli sbarramenti questo voleva dire al ridosso del confine, sotto gli occhi dell'"amico-nemico". Fu quindi ordinato di far scaricare il materiale alla prima stazione ferroviaria più a sud di quella che normalmente serviva la zona dove sarebbero stati impiegati (ad esempio per l'edificazione dello sbarramento del Brennero venivano scaricati alla stazione di Colle Isarco).. La mancanza di materie prime, soprattutto il ferro, causò una modalità di reperimento molto poco ortodossa: venne emanata una ordinanza, con la quale si permetteva la confisca di tutte le cancellate e recinzioni metalliche delle case italiane.