I miei viaggi (titolo originale in lingua francese: Voyages) è un diario di viaggio scritto da Montesquieu che raccoglie una serie di appunti scritti a mano o dettati durante un viaggio di tre anni attraverso l'Europa, dal 5 aprile 1728, quando lasciò Parigi, al maggio 1731, quando vi fece ritorno.

Circostanze del viaggio L'8 luglio 1726, Montesquieu cedette la sua carica di magistrato al Parlamento della Guyenne e si stabilì a Parigi per un anno. Fu eletto all'Accademia di Francia il 5 gennaio 1728, e formalmente insediato il 24 gennaio dello stesso anno. A 39 anni, aveva il tempo e le risorse per intraprendere il Grand Tour, che iniziò l'8 aprile 1728 per un periodo di tre anni. Per l'autore delle Lettere persiane, che non aveva ancora scritto Lo spirito delle leggi, si trattò di un viaggio di svago e scoperta.

Montesquieu sperava anche di ottenere un incarico nel corpo diplomatico. Da Vienna, il 10 maggio 1728, scrisse all'Abate d’Olivet:

Chiese al duca di Richelieu, che era stato ambasciatore a Vienna, di intervenire in suo favore. Scrisse al duca diu Berwick il 2 luglio 1728, che il cardinale "era stato così gentile da rispondere che al momento non c'era nessun posto vacante e che, quando se ne fosse presentato uno, mi avrebbe proposto al re". Da Londra, scrisse a cardinale il 12 febbraio 1730: "Sono in paesi stranieri da due anni. Se mi riteneste adatto a ricoprire qualche incarico onorevole, non potreste trovare nessuno più desideroso di fare il suo dovere, di servire il Re e di guadagnarsi la vostra stima e protezione". Annotò anche nei suoi Pensieri: "Mi pentirò sempre di non aver cercato, al ritorno dai miei viaggi, un incarico negli affari esteri".

Montesquieu precedette e accompagnò il suo viaggio con letture di Muratori, Giannone, Vico. Descrisse Les délices d'Italie, la guida illustrata di Alexandre de Rogissart e dell'abate Havard, che utilizzò durante il suo soggiorno. A ogni tappa, fu ricevuto dalla nobiltà locale, che gli mostrò "molte cortesie". Nel diario registrò meticolosamente le sue interazioni sociali.

Montesquieu fu preceduto in Inghilterra da Voltaire, che vi soggiornò dal 1726 al 1728 e ne parlò nelle sue Lettere filosofiche, e da César-François de Saussure, che viaggiò in Europa e in Inghilterra per quattro anni, dal 1725 al 1729.

Pubblicazione Gli appunti di viaggio di Montesquieu rimasero inediti fino alla fine del XIX secolo. Non erano destinati alla pubblicazione, ma servirono come ricerca e fonti per le sue altre opere. Gli appunti contengono "osservazioni personali, riassunti di conversazioni e riflessioni di ogni genere". Costituiscono anche "una raccolta di eventi e personaggi di politica, commercio, industria e agricoltura". Julien Gracq, commentando Il viaggio da Graz all'Aia, vi vede "un memorandum arido, aneddotico e tecnico, pieno di cifre su distanze, numeri, statistiche e bilanci [...] L'amministrazione non è più al seguito; marcia in prima linea, e il legislatore per eccellenza sembra qui, senza molto piacere, in mezzo al trambusto delle stazioni di posta, aggiornare i conti dell'Europa in un taccuino di cucina". In effetti, sono, per usare le parole di Jean Ehrard, "schede di valore documentario".

La maggior parte degli appunti di Montesquieu relativi al suo viaggio in Inghilterra furono bruciati, per una ragione sconosciuta, dal nipote omonimo, Charles-Louis de Secondat, che era diventato cittadino inglese naturalizzato. Il manoscritto originale, " in bella copia, pronta per la stampa, in grado di formare un volume in ottavo", descritto nell'inventario dei manoscritti di Montesquieu, andò quindi perduto, fatta eccezione per alcuni appunti misteriosamente riscoperti e resi pubblici per la prima volta nell'edizione Lefèvre del 1818, forse attraverso la trasmissione clandestina di un segretario.

Il nipote di Montesquieu, il barone Albert de Montesquieu (1837-1911), decise di pubblicare, nel 1895, con la Société des Bibliophiles de Guyenne, i manoscritti dei viaggi di Montesquieu, con la prefazione di Henri Barckhausen. Questa pubblicazione, intitolata Voyages, raccoglieva gli appunti presi dal viaggiatore in Austria, Italia, Germania e Paesi Bassi, la Lettera su Genova, le Memorie sulle miniere, le Riflessioni sulla sobrietà degli abitanti di Roma rispetto all'intemperanza degli antichi romani, la Maniera gotica e le Memorie della corte di Stanislao Leszczynski.

I manoscritti sono conservati presso la Biblioteca Municipale di Bordeaux: solo in parte autografi di Montesquieu, si tratta spesso di copie realizzate da segretari intorno al 1754, poco prima della sua morte.

Tappe del viaggio

Austria

Montesquieu lasciò Parigi il 5 aprile 1728 per Vienna. Viaggiò in una diligenza postale con il suo amico diplomatico, Lord Waldegrave, nominato ambasciatore di Giorgio II alla corte dell'imperatore Carlo VI. Il viaggio fu movimentato. La carrozza si ribaltò più volte. Montesquieu dovette terminare il viaggio a cavallo.

A Vienna, incontrò numerose personalità di spicco e visitò musei in compagnia di un letterato inglese, Sir Hildebrand Jacob, che in seguito lo accompagnò in Italia. Nel suo Spicilegium, Montesquieu scrisse: "Sono andato a vedere molti dipinti a Vienna con il signor Jacob. È a lui che devo la comprensione dell'arte della pittura".

Da Vienna, si recò a Graz, Presburgo e in Ungheria (oggi Slovacchia), dove trascorse quasi un mese visitando le miniere di rame di Kremnitz (Kremnica), Schemnitz (Banská Štiavnica) e Neu-Sohhl (Banská Bystrica), a cui dedicò una relazione separata. In Bassa Sassonia, visitò la Miniere di Rammelsberg (argento, rame, piombo) nei monti Harz. Il 28 e 29 maggio 1728, partecipò alle sessioni della Dieta ungherese a Presburgo.

Quindici mesi dopo, prima di lasciare la Germania per i Paesi Bassi, tornò a visitare le miniere dell'HarzMontesquieu présente à l'Académie de Bordeaux quatre mémoires sur ses visites de fontaines et de mines de Hongrie et du Harz en août 1731 et janvier-février 1732. Cf. : .

Italia

Il 12 agosto 1728 partì per l'Italia, dove viaggiò per un anno. Giunse a Venezia passando per la Stiria, la Carniola e il Friuli. Lì scoprì le opere di Tintoretto, Tiziano e Veronese. Incontrò l'inventivo conte di Bonneval e conversò con il finanziere John Law, che descrisse come "un uomo astuto... peraltro, più innamorato delle sue idee che del suo denaro". Lasciò la città il 14 settembre 1728, esasperato dai gondolieri e dalle prostitute.

Viaggiò verso sud passando per Padova, dove ammirò opere di Giotto e Mantegna. Passò per Vicenza e Verona, arrivando il 24 settembre a Milano, dove fu ricevuto dalla contessa Clelia Grillo Borromeo. Visitò le Isole Borromee.

Arrivò a Torino il 24 ottobre 1728, dove fu ricevuto dal re Vittorio Amedeo II di Savoia. Menzionò la Sardegna (Cagliari: "brutta città", Sassari: "aria migliore"), senza dire se vi fosse stato personalmente. Visitò il castello di Susa e il castello di Rivoli, allora in fase di restauro. Presso l'Archivio Storico della Città di Torino, consultò la Mensa isiaca e i manoscritti di Pirro Ligorio. Vide la Sacra Sindone di Torino, esposta in una cappella di marmo nero dietro l'altare maggiore del Duomo, che aveva "più fama che bellezza".

Lasciò Torino, "città piuttosto noiosa", il 5 novembre 1728, per Genova, passando per Alessandria: "Il paesaggio, da Torino ad Alessandria, è meraviglioso [...] pieno di gelsi. Vi sono vigneti [...] I contadini [...] hanno ciascuno un pezzo di terra, che è molto fertile, e sono talvolta ricchi quanto i loro signori". Passa per Villanova d'Asti (6 novembre) e Asti (7 novembre) e nota l'importanza del commercio della seta, che aggira i confini doganali d'oltremare passando per le Alpi.

Arrivato a Genova il 9 novembre 1728, ne apprezza la posizione: "Questa città, vista dal mare, è molto bella. Il mare entra nella terra e forma un arco". Passa in rassegna le strutture portuali per un commercio molto sviluppato con Francia, Spagna e Inghilterra. La ricchezza dei mercanti contrasta con la povertà della città. Descrive in dettaglio le opere che adornano la Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, di Giulio Cesare Procaccini e di Pietro da Cortona (Cristo che insegna ai dottori; Presentazione di Gesù Bambino al Tempio; San Pietro d'Alcantara). Visita il Palazzo Ducale. Viaggia in feluca a Savona il 14 novembre, dove esamina i resti del porto, trasformati dai genovesi. Assiste alla fabbricazione del sapone. Loda la rada di Vado, adatta al commercio marittimo, ed esamina le possibilità di Spotorno e della spiaggia di Finale Ligure. Montesquieu elabora i suoi appunti di viaggio nella regione nella sua Lettera su Genova, scritta più accuratamente in forma di saggio.

Montesquieu lasciò Genova il 20 novembre 1728, irritato dalla "asocialità" dei genovesi. Prese la via marittima per Porto Venere per evitare le strade dissestate. Afflitto dal mal di mare, cercò conforto nella locanda di Portofino, dove trascorse la notte. Non raggiunse Porto Venere fino al 22 giugno. Dopo aver esplorato e descritto meticolosamente i porti di La Spezia, viaggiò da Lerici a Lucca, dove valutò la popolazione e descrisse le opere d'arte e la forma di governo. Occasionalmente usò l'italiano in questo contesto.

Il 24 novembre arrivò a Pisa, una città che paragonò a Parigi, in particolare per quanto riguarda gli edifici lungo Arno. Calcolò l'inclinazione della torre e valutò il rischio di crollo. Ricordò una precedente sosta a Savona e descrisse il processo di fabbricazione del sapone. Menzionò anche le imprese di Fra Melani. A Livorno, si interessò al funzionamento del porto, che doveva essere dragato da macchine specializzate.

Il 1° dicembre 1728 giunse a Firenze, dove apprezzò l'architettura gotica, che generalmente non era di suo gusto. Cercò di censire la popolazione esatta di ciascuno degli stati italiani. Frequentava l'opera, che apprezzava. Nei suoi appunti su Firenze, descrisse e commentò a lungo i dipinti della Galleria del Granduca, che oggi costituiscono la Galleria degli Uffizi.

Il 15 gennaio 1729 partì per Roma, passando per Siena e Viterbo, di cui descrisse e ammirò la fontana centrale (Fontana di Piazza della Rocca). Percorse i restanti tratti della Via Appia fino a Roma, lodando e invidiando la qualità della sua costruzione.

Il 19 gennaio 1729 iniziò il suo primo soggiorno a Roma. Lì ammirò le Nozze Aldobrandini e l'Aurora di Guido Reni nel Palazzo Pallavicini Rospigliosi. Visitò cappelle, chiese, antichità e gabinetti di curiosità. Denunciò la gestione di Papa Benedetto XIII, che "non aveva alcuna conoscenza degli affari mondani", e le attività del Vaticano:

Montesquieu visitò Palazzo Borghese, ammirò la Deposizione dalla Croce di Daniele da Volterra, ma commentò che "la maestà del popolo romano, di cui parla Tito Livio, si è molto abbassata"}. Ammirò e descrisse attentamente gli affreschi della Galleria Farnese, l'affresco della Liberazione di San Pietro in Vaticano dove, secondo lui, si vedono quattro luci: "quella dell'angelo; quella di un altro angelo accanto a lui; quella della luna; quella di una fiaccola". Visitò il Tempio di Vespasiano. Sviluppò il suo gusto per la pittura di architetture e fontane. Per Montesquieu, "Roma è un luogo molto piacevole in cui soggiornare: tutto lì ti diverte. Sembra che le pietre parlino. Non si finisce mai di vedere". Nelle sue Riflessioni sulla sobrietà degli abitanti di Roma paragonata all'intemperanza degli antichi romani, Montesquieu si stupisce della frivolezza e della sobrietà degli abitanti della città, in contrasto con la sua immagine degli antichi romani che "usavano molto l'arte del mangiare": "L'ambizione di una posizione suprema, che si può ottenere solo con la vecchiaia, una vita disciplinata e buoni costumi, ispira oggi a tutti una generale sobrietà; ognuno difende le proprie aspirazioni prendendosi costantemente cura della propria salute, e Roma è una nazione di convalescenti"».