Vefa Holding Sh.p.k. è stato un conglomerato privato albanese attivo come società commerciale e holding in diversi settori economici.

La società, considerata vicina al Partito Democratico, finì al centro dello scandalo degli schemi piramidali del 1997 e finì in bancarotta nel 1998, anche in seguito all'arresto del suo fondatore Vehbi Alimuçaj. Secondo il Vice primo ministro Bashkim Fino le società coinvolte nello scandalo avrebbero truffato oltre albanesi per un valore complessivo di 584 milioni di dollari.

Storia La società fu fondata dopo la caduta del regime socialista albanese il 28 agosto 1992 da Vehbi Alimuçaj, ex sottufficiale militare, come banco di cambiavalute. Vefa investì poi in diversi settori nel corso degli anni, accumulando almeno 6 milioni di dollari e oltre dipendenti. Nel settore della grande distribuzione organizzata (GDO) avviò, intorno al 1996, una joint venture con l'italiana Aldes di Tricase. Secondo i suoi detrattori, Alimuçaj avrebbe utilizzato anche i suoi contatti nelle Forze armate albanesi per vendere armi e armamenti, sostenendo altresì che il nome Vefa sarebbe stato acronimo di Veprimtari Ekonomike Forcat Armatosur (ovvero Attività Economica delle Forze Armate), sebbene lui stesso abbia affermato che l'acronimo derivasse dalle iniziali di alcuni suoi familiari (Vehbi, Edmond, Flora e Artan).

L'attività dell'impresa, parallelamente a diversi concorrenti, si configurò col tempo in uno schema piramidale, accettato e parzialmente protetto sia dal governo, guidato dal Primo ministro democratico Aleksandër Meksi, che dai media, tanto che Alimuçaj fu nominato Uomo dell'anno dal giornale Koha Jonë, considerato critico verso il governo, nonostante gli avvertimenti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale. Nel 1996 il Ministro delle finanze Ridvan Bode avvertì che l'FMI e la Banca Mondiale volevano chiudere gli schemi piramidali per evitare "prossimi e inevitabili danni" ma le sue affermazioni caddero nel vuoto.

La caduta degli schemi piramidali iniziò il 25 gennaio 1997 con la bancarotta di Sude per debiti pari a circa 38 milioni di dollari. Il giorno successivo il governo congelò i conti di Populli e Xhaferri, per un valore pari a 250 milioni di dollari, mentre Vefa, Cenaj, Kamberi e Silva si accordarono per abbassare i loro tassi d'interesse al 5% ma ciò non fu sufficiente a fermare il fallimento delle altre imprese. Il fallimento degli schemi piramidali fu tra le principali cause delle rivolte nel paese del 1997.

Nel 1997 la Vefa Italia S.r.l., considerata filiale italiana della holding albanese e controllata dall'imprenditore Giancarlo Capocelli, è finita al centro di un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce per presunti: associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio di denaro e impiego di beni di provenienza illecita.

Il 28 aprile 1998 Alimuçaj è stato arrestato per frode e condannato, il 31 maggio 2000, a cinque anni di reclusione, aumentati a 20 anni nell'ambito del processo di appello del 2001, quest'ultima pena confermata dalla Corte suprema nel 2002. Il caso è stato discusso inoltre tra il 2011 e il 2012 presso la Corte europea dei diritti dell'uomo.

Nel 2005 il governo albanese, in seguito alla vendita degli asset della società per un valore complessivo di 3,8 miliardi di lekë, ha avviato il rimborso dei creditori per un debito complessivo di oltre 34 miliardi di lekë.

Note

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