Il congiuntivo imperfetto è la forma verbale della lingua italiana usata in genere nella proposizione subordinata laddove la principale al passato esprime insicurezza:

Speravo che tu fossi sincero.

Dato il suo valore di irrealtà, il congiuntivo imperfetto gioca un ruolo di primo piano nella formazione del periodo ipotetico:

Se tu fossi sincero, lo sarei anch'io.

La formazione del congiuntivo imperfetto Questa forma verbale si coniuga aggiungendo alla radice del verbo delle desinenze previste nella grammatica italiana nelle tre coniugazioni:

1ª persona che io 2ª persona che tu 3ª persona che egli, ella 1ª persona che noi 2ª persona che voi 3ª persona che essi, esse 1ª coniugazione am-are am-assi am-assi am-asse am-assimo am-aste am-assero 2ª coniugazionescriv-ere scriv-essi scriv-essi scriv-esse scriv-essimo scriv-este scriv-essero 3ª coniugazioneserv-ire serv-issi serv-issi serv-isse serv-issimo serv-iste serv-issero

La forma della seconda persona plurale coincide con quella del passato remoto (cantaste). Come per l'imperfetto indicativo, la coniugazione di questo tempo è in genere regolare. Alcuni verbi che nell'italiano moderno hanno delle forme abbreviate si coniugano in maniera particolare. Ad esempio, il verbo fare si coniuga secondo la vecchia forma dell'infinito facere: facessi, facessi, facesse. Similmente, per il verbo bere: bevessi; dire: dicessi; tradurre: traducessi. In questo, vengono ripresi i meccanismi di formazione dell'imperfetto indicativo. I verbi dare e stare, pur essendo di prima coniugazione, usano la vocale tematica di seconda coniugazione: dessi, dessi, desse eccetera; oppure stessi e così via. Per il verbo essere si ha: fossi, fossi, fosse, fossimo, foste, fossero.

Storia Il congiuntivo imperfetto nella sua forma attuale ha sostituito quello originariamente presente in latino. In questa lingua, per il verbo laudare, si aveva laudarem, ma questa forma è oggi estinta. Con la serie di spostamenti avvenuti nel passaggio dalla lingua latina alle lingue romanze, il posto del congiuntivo imperfetto originario è stato preso da quello che in origine era il congiuntivo piuccheperfetto latino (laudavissem).Bruni, Francesco, L'italiano. Elementi di storia della lingua e della cultura, UTET, Torino 1987, pag. 281.

Nell'italiano parlato di tutti i giorni, il congiuntivo imperfetto tende ad essere sostituito dall'indicativo imperfetto. Comunque, non si tratta di fenomeni necessariamente recenti, ma di semplificazioni dovute ad un registro più o meno formale; almeno in italiano (ma non in francese) il congiuntivo imperfetto è tuttora da considerarsi come forma pienamente vitale.Serianni, L., Grammatica italiana; italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET 1989, pag. 476.

Il congiuntivo imperfetto in una frase secondaria

1) Viene di solito usato nella frase secondaria introdotta da forme verbali all'indicativo (soprattutto forme del passato) di verbi che esprimono una sorta di insicurezza come credere, pensare, sperare, supporre, volere:

Credevo che il treno arrivasse sul secondo binario. Avete pensato che io fossi scemo? Speravo proprio che Ida sostenesse l'esame. Supponevo che il film finisse verso le dieci.

Le forme verbali della principale sono spesso coniugate in tempi del passato; secondariamente si può osservare talvolta come il verbo della frase principale possa essere coniugato anche al presente:

I miei amici erano sempre suscettibili, penso proprio che avessero grossi problemi,

anche se in questi costrutti si usa più spesso il congiuntivo passato:

I miei amici erano sempre suscettibili, penso proprio che abbiano avuto grossi problemi.

In questo caso, la differenza tra queste due forme sta nell'aspetto: nel primo enunciato si indica uno stato o un'abitudine, mentre nel secondo vengono illustrati degli eventi. Va inoltre detto che se la frase principale è al passato, l'uso del congiuntivo passato è escluso; se la principale è invece al presente, scegliendo la forma del congiuntivo passato si avranno sempre buoni risultati.

2) L'imperfetto del congiuntivo viene usato, tra l'altro, nelle secondarie introdotte dalle congiunzioni senza che, prima che, nonostante, malgrado, a meno che, a condizione che, affinché dopo la principale al passato:

Rocco partiva senza che io potessi salutarlo. Rocco aveva paura dell'esame malgrado/nonostante fosse assai studioso. Ti pregavo sempre di lavorare, a meno che tu non fossi già troppo occupato con altre cose. Si accettavano tutti i cani, a condizione che fossero in buona salute. Ti criticai soltanto affinché tu ti accorgessi di qualche piccolo problema.

3) Secondo le regole della concordanza dei tempi in questi casi, se nella frase principale si usa il condizionale di un verbo che prevede l'uso del congiuntivo, la contemporaneità temporale viene in genere indicata dal congiuntivo imperfetto:

Vorrei che tu venissi alla nostra festa. Mi piacerebbe che tu venissi alla nostra festa.

Si dirà in questo caso che il condizionale della principale ha funzioni paragonabili a quelle di una forma verbale del passato.

4) Per la stessa ragione, il congiuntivo imperfetto viene usato nel periodo ipotetico dell'impossibilità con riferimento al presente:

Mi piacerebbe se tu venissi alla nostra festa.

Infatti, anche in questo caso la frase principale al condizionale presente (mi piacerebbe).

Sono inoltre possibili costrutti con il condizionale passato o misti ad altri modi (imperativo, indicativo):

Se non ti piacesse ballare, non saresti venuto qui in discoteca. Se tu avessi fame, apri il frigorifero! Se tu ne dovessi aver voglia, in cucina ci sono delle birre (costrutto pragmatico tipico della lingua parlata)

Strettamente correlati al periodo ipotetico sono diversi usi del congiuntivo imperfetto, introdotti ad esempio dalle congiunzioni caso mai e come se:

Caso mai suonassero, non aprite a nessuno! Questa gente si comporta come se fosse particolarmente speciale.

Uso del congiuntivo imperfetto nella frase principale L'uso di questo tempo nella proposizione reggente (frase principale) è raro. Esso può indicare un desiderio oppure un dubbio. Nel primo caso

se solo fossi un poco più svelta!

l'uso tempo imperfetto indica irrealtà, in opposizione al congiuntivo presente (che tu possa riuscire!), il quale indica una possibilità.

Nel secondo caso (quello di un dubbio, di una supposizione)

innaffiavo la povera pianta, ma non vedevo miglioramenti. Che fosse morta?

l'uso del congiuntivo imperfetto ha valore temporale. In questo caso, si oppone a quello del congiuntivo presente, che indica invece l'attualità del momento dell'enunciazione (che adesso sia morta?).

Nel napoletano, il congiuntivo imperfetto tende a prendere le veci del condizionale presente:

Maria, ve vulesse spusà! ('Maria, vorrei sposarla!') Pronto, buongiorno, me servesse un piccolo appartamento al mare per il mese di agosto (mi servirebbe)

anche nella principale.Vedi voce sulla Lingua napoletana.

Negli italiani regionali centromeridionali, inoltre, il congiuntivo imperfetto può prendere il posto del congiuntivo presente in una sollecitazione o desiderio:

Chi vuole uscire, uscisse. Andassero loro, a lavorare.

Questo uso, estraneo all'italiano standard ma comunque assai diffuso, risulta idoneo anche a esprimere esortazioni retoriche a scopo ironico, per via del valore controfattuale del congiuntivo imperfetto.Paolo D'Achille, Sull'uso dell'imperfetto congiuntivo al posto del presente, Accademia della Crusca.

Altre lingue Francese Il congiuntivo imperfetto (subjonctif imparfait) del francese deriva, come quello italiano, dal congiuntivo piuccheperfetto latino.

La formazione è la seguente: nei verbi del primo gruppo e in aller si prende terza singolare del passé simple cui si aggiungono le terminazioni proprie di questo tempo (-sse, -sses, -^t, -ssions, -ssiez, -ssent): il chanta > je chanta-sse, il alla > j'alla-sse ecc. negli altri due gruppi si parte da una qualsiasi delle prime tre persone singolari del passé simple cui, tolta la desinenza personale, si aggiungono le medesime desinenze dette sopra: je finis > fini- > je fini-sse, je conçus > conçu- > je conçu-sse ecc.

Da notare la terza singolare (-^t) che non ha la doppia esse e aggiunge l'accento circonflesso sulla vocale che precede la desinenza.

Si riporta la coniugazione di alcuni verbi (corrispondono all'italiano cantare, finire, rompere, concepire):

  chanter finir rompre concevoirque je chantasse que je finisse que je rompisse que je conçusseque tu chantasses que tu finisses que tu rompisses que tu conçussesqu'il chantât qu'il finît qu'il rompît qu'il conçûtque nous chantassions que nous finissions que nous rompissions que nous conçussionsque vous chantassiez que vous finissiez que vous rompissiez que vous conçussiezqu'il chantassent qu'ils finissent qu'ils rompissent qu'ils conçussent

Il suo uso, limitato alle proposizioni dipendenti quando nella reggente si trova un verbo al passato che richiede il congiuntivo nella subordinata, nella lingua parlata e nella maggior parte delle pubblicazioni attuali è morto, ma è possibile incontrarlo con una certa frequenza nelle pubblicazioni fino alla prima metà del Novecento. Oggi può comparire, abbastanza di rado, nella lingua scritta solitamente solo alla terza personaA causa dell'effetto antiquato e solenne che genera (e ad alcune omofonie del tipo je susse/je suce) è talvolta utilizzato per fini ironici.; si tratta comunque di testi di natura assai formale. Si sostituisce con il congiuntivo presente, ignorando l'accordo richiesto dalla concordanza dei tempi:

J'attendais qu'il vienne. Aspettavo che venisse.

Nella protasi del periodo ipotetico si usa invece l'imperfetto indicativo al posto di quello del congiuntivo:

Si tu étais à Paris, je serais contente pour toi. Se tu fossi a Parigi, sarei contenta per te.

Spagnolo Nella lingua spagnola, al nome di subjuntivo imperfecto rispondono oggi due diverse forme verbali. Il loro uso è di solito interscambiabile, almeno nell'ambito geografico del castigliano in Spagna. La prima proviene dal piuccheperfetto indicativo del latino ed è più usata. Se ne presentano le forme dei verbi cantar, ('cantare'), comer, ('mangiare') e salir, ('uscire'):

  cantar comer salir que yo cantara que yo comiera que yo salieraque tú cantaras que tú comieras que tú salieras que él cantara que él comiera que él saliera que nosotros cantáramos que nosotros comiéramos que nosotros saliéramos que vosotros cantarais que vosotros comierais que vosotros salieraisque ellos cantaran que ellos comieran que ellos salieran

Per avere ed essere, si ha: haber: hubiera / hubieras / hubiera / hubiéramos / hubierais / hubieran ser: fuera / fueras / fuera / fuéramos / fuerais / fueran

La seconda forma verbale, meno frequente, è diffusa soprattutto in alcune regioni e rassomiglia a quella dell'italiano, derivando dal piuccheperfetto del congiuntivo latino:

  cantar comer salir que yo cantase que yo comiese que yo salieseque tú cantases que tú comieses que tú salieses que él cantase que él comiese que él saliese que nosotros cantásemos que nosotros comiésemos que nosotros saliésemos que vosotros cantaseis que vosotros comieseis que vosotros saliseisque ellos cantasen que ellos comiesen que ellos saliesen

L'uso è simile a quello dell'italiano,

Dudábamos que él llegara a tiempo Dubitavamo che lui arrivasse in tempo. Estaría estupendo que nos viéramos hoy Sarebbe stupendo se potessimo vederci oggi. Me alegraría que habláramos mañana Mi farebbe piacere se parlassimo domani. Si tú fueras yo, tambien estarías triste Se tu fossi me, saresti triste anche tu.

malgrado alcune differenze. La prima tra le due seguenti coppie di enunciati indica che il verbo pensare in italiano richiede il congiuntivo anche senza la negazione (a differenza di quanto accade in spagnolo); il secondo esempio illustra invece un uso del congiuntivo spagnolo per formare una domanda cortese: