Le belle arti ridotte a unico principio (in francese: Les Beaux-arts réduit à un même principe) è un trattato di "estetica" scritto dall'abate Charles Batteux (1713-1780) e pubblicato nel 1746, con lo scopo di unificare le numerose teorie normative sui concetti di bellezza e gusto circolanti nel panorama culturale francese del suo tempo, ancora fortemente influenzato della filosofia cartesiana.
L'opera, grazie alla sua pretesa di essere definitiva, riscosse subito un grande successo in Francia, con notevoli ripercussioni sull'estetica settecentesca tanto da costituire una fonte imprescindibile per gli articoli dell'Encyclopédie relativi all'arte. La popolarità dell'opera quindi raggiunse anche l'estero, soprattutto la Germania dove fu tradotta nel 1751 da J. A. Schlegel (basti pensare che pure Kant riprende implicitamente nel paragrafo 51 della Critica del giudizio il sistema delle arti definito da Batteux).
Riferendosi alle "belle arti", Batteux specifica l'ambito circoscritto delle arti imitative: la sua tesi, basata sugli argomenti di Charles Perrault all'interno della Querelle des Anciens et des Modernes, sancisce quindi la decadenza dell'ormai anacronistico concetto medioevale-rinascimentale di "arti liberali" (il Trivio e il Quadrivio). Si può dire perciò che Batteux sia stato «il primo ad esporre un sistema chiaro delle belle arti in un trattato dedicato esclusivamente a questo argomento», rappresentando anche un «passo decisivo» più in generale, nella definizione dei termini di una disciplina, l’estetica, che non aveva ancora visto completamente delineata la propria struttura.
Contesto culturale Sebbene il testo di Batteux costituisca uno dei primi tentativi di delineare un vero e proprio “sistema delle arti”, il problema della definizione di ciò che è “arte” e della classificazione delle diverse arti in base ai loro principi e ai loro mezzi specifici non nasce soltanto nel Settecento. Nell’Antichità con i termini techne e ars si indicavano soltanto prodotti umani dovuti a particolari abilità produttive e capacità tecnico-artigianali, la qual definizione, complice anche la condanna platonica, esclude tutta un'altra categoria di arti meno legate alla materialità come musica, danza e poesia (attività ispirate dalle Muse). Nel Medioevo alle “arti meccaniche” classiche si affiancavano le “arti liberali” del trivium (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia e musica); durante il Rinascimento e per tutto il Seicento questa distinzione cominciava a essere messa in discussione, poiché vista come limitante e non completa, per cui il fiorire di diversi scritti sul tema del paragone delle arti – nei quali, come nel Trattato della pittura di Leonardo, vengono messe a confronto pittura, poesia e scultura – è sintomo del tentativo di elevare arti ritenuti prevalentemente manuali, come pittura e scultura, al rango di arti intellettuali come la poesia. Solo con l’estetica settecentesca, però, si afferma la distinzione netta fra arti pratiche e “belle arti”: la riflessione post-cartesiana, infatti, si sviluppa all’interno di un campo teorico soggettivo in cui confluiscono i temi della bellezza e del piacere, della sensibilità e dell’immaginazione, del genio e del gusto.
La trattazione di Batteux muove i propri passi dalla constatazione della necessità di una semplificazione e di una sistematizzazione del discorso relativo alle belle arti, al fine di comprenderne più chiaramente la posizione autonoma e il valore conoscitivo all’interno del complesso della cultura. Lo sforzo batteuxiano, quindi, è volto a ricondurre l'insieme eterogeneo delle regole che presiedono alla creazione artistica (a partire dall'Ars poetique di Nicolas Boileau, il "legislatore del Parnaso", si afferma l'idea di una presunta normatività dietro l'atto artistico) a un unico principio: l'imitazione del bello di natura.
Il titolo L'espressione "belle arti" assegna per la prima volta all'arte un dominio distinto da quello della scienza e definito appunto dalla bellezza, ossia dal piacere che esse suscitano, bellezza che si avvia ad acquistare una sua autonomia dal sapere e dalla morale. Le arti sono belle dunque prima che utili o prima ancora che forme di conoscenza: il bello si avvia ad emanciparsi, distinguendosene, dal buono e dal vero.
Questa unificazione di tutto il dominio dell'arte avviene concependolo come un sistema sul modello della scienza naturale: le arti intrattengono rapporti tra loro e questi rapporti sono governati da un principio unico e unificatore che istituisce il loro sistema: quel principio al quale le arti particolari sono ricondotte (si dice réduits ) e in cui cioè la molteplicità delle loro regole è ridotta ad unità. Il rischio inevitabile, come osserverà la critica successiva (in particolare Ernst Cassirer), è proprio quello di impoverire e depauperare tramite questo approccio ermeneutico la ricchezza pluralistica dell'arte.
Il principio dell'imitazione Nell'introdurre l'argomento Batteux evidenzia la certezza squisitamente cartesiana per cui, come nello studio della natura si trovano principi da esprimere con chiarezza, ugualmente nella scienza dell'arte, in quanto emula della natura, devono esistere principi la cui molteplicità può e deve poter essere ricondotta, in ultima analisi, a un principio unico che definisce e unifica tutte le arti: il principio dell'imitazione. Pertanto il principio metodologico sta nell'imitare "i fisici", ovvero quelle grandi menti capaci di istituire sistemi: evidentemente non guardava soltanto a Galilei con il suo "sistema del mondo" o alla fisica newtoniana, fondata sul principio di gravitazione universale, ma il riferimento a lui più vicino era senza dubbio il Sistema della natura di Linneo, su cui si basa la moderna classificazione del vivente ricollegando la varietà delle tante e diverse specie animali e vegetali a pochi tratti distintivi e appunto, sistematici, quei caratteri generali in base ai quali cioè queste specie possono essere raggruppate e ordinate, in generi, classi, ordini, tipi e così via in modo che dalle più minute diramazioni si possa ridiscendere al tronco della vita e viceversa. Questa esigenza di rigorosa sistematicità ispira all'autore un'insoddisfazione nei confronti della molteplicità e disparatezza delle regole particolari, e del carattere pratico e contingente di quelle norme.
L'ambiziosa pretesa euristica di trovare il fondamento di tutti i vari precetti assume i connotati del compendio, cioè in poche pagine, si vuole delineare tutta la materia in base a pochi e strettamente connessi concetti, lasciando ad altri il compito di riformulare le regole particolari. Come aveva fatto per la musica Descartes un secolo prima nel suo Compendio di musica (1650) nei confronti delle grandi summae teorico-pratiche di Zarlino, così qui a fronte dei manuali corposi e ponderosi che costituivano il sapere scolastico dei letterati, ossia i manuali di stilistica e retorica. Il movimento è lo stesso: a partire dai principi essenziali, qui dalle facoltà coinvolte nella produzione e nel giudizio dell'arte, derivarne tutte le variegate particolarità. In questo senso va vista la sua diffidenza verso la manualistica del suo tempo, che fa uso di termini astratti e oscuri (come "fuoco divino", "trasporti", "felici deliri") che, riferendosi ad una comprensione volutamente vaga e ineffabile del loro oggetto, gli sembrano fatti più per "riempire l'orecchio", com'egli dice, che per soddisfare il desiderio di capire.
L'autore ovviamente a questo proposito non può che servirsi dell'autorità degli auctores antichi, attingendo a piene mani in particolare dalla Poetica di Aristotele (l'imitazione intesa come produzione di verosimiglianza); invece, nell'Ars poetica di Orazio trova la conferma, attraverso la formula dellut pictura poësis, della possibilità di estendere il criterio artistico dellimitatio anche alla pittura, applicando poi tale principio anche alla musica e alla danza.
Una volta annunciata la sua scoperta l'autore ne mostra l'applicazione che ne darà anticipando così la suddivisione del trattato in tre parti in cui la validità del principio viene indagata prima a partire dalla stessa facoltà produttiva dell'arte (il genio), nella seconda dalla capacità di giudizio sull'arte (il gusto), nella terza infine dall'applicazione pratica di quel principio alle singole arti e ai loro precetti, cioè alle loro effettive particolarità. Tutto il contenuto del trattato viene allora concepito come il germogliare e crescere di una pianta fino alle sue ultime foglioline a partire dall'idea iniziale.
Il sistema delle arti
La prima parte, intitolata Dove si fonda la natura delle arti mediante quella del genio che le produce, è dedicata alla Divisione e origine delle arti - questo il titolo del primo paragrafo —, alla loro separazione dalle scienze, e all’imitazione, che altro non è che il «même principe» evocato nel titolo dell’opera.
Dopo aver elogiato le arti in generale - a loro va il merito di aver contribuito alla civilizzazione, avendo addolcito e messo in grado di vivere in società gli uomini (l'arte coincide effettivamente con la civiltà stessa) - Batteux specializza il sistema delle arti belle secondo tre categorie in base agli scopi che esse si propongono, correggendo e riorganizzando così l'elenco di otto "belle arti" stilato da Perrault nel suo Cabinet des Beaux-Arts (1690). Le arti sono divise in: «arti meccaniche», che hanno per oggetto «i bisogni dell'uomo»; «belle arti per eccellenza», che hanno per oggetto «il piacere» (musica, poesia, pittura, scultura e danza); e la terza specie, infine, è rappresentata dalle arti che hanno per oggetto «l'utilità e la piacevolezza insieme», ossia «l'eloquenza e l'architettura». Ovviamente tutte e tre le specie hanno per oggetto l'ambito della natura, che viene però trattata in modalità differenti: la prima, secondo la funzione dell'applicazione, la utilizza «così com'è unicamente per l'uso»; la terza «ingentilendola per l'uso e per il diletto»; mentre le belle arti non impiegano affatto la natura, semplicemente «non fanno che imitarla, ciascuna nella sua maniera». Quindi le belle arti si elevano sulle arti meccaniche prendendo le distanze dalla natura, separandosi da essa, non utilizzandola ma imitandola.
Il genio e il gusto Nella seconda parte, intitolata Dove si stabilisce il principio di imitazione mediante la natura e le leggi del gusto, Batteux compie un ulteriore passo in avanti nella costituzione del suo «sistema delle arti»: quest'ultimo coinciderebbe con l'espressione «imitazione della bella natura», e troverebbe il suo fondamento nel gusto - o sentimento -, la facoltà cioè di formulare giudizi e di giustificare, che l'abate francese chiama «un buon gusto».