Durante il regime nazista, operò come ufficiale della Luftwaffe e condusse esperimenti medici sui prigionieri nel campo di concentramento di Dachau. Per tali attività fu condannato per crimini contro l'umanità durante il processo ai medici di Norimberga.
Biografia Studiò medicina all'Università di Vienna e presso l'Università di Graz. Durante il periodo universitario fece parte di confraternite ultra-nazionaliste. Iniziò la carriera medica come assistente di Franz Chvostek jr. e divenne in seguito il principale collaboratore di Hans Eppinger, direttore della Prima Clinica Medica di Vienna. Sotto la guida di Eppinger, si specializzò in nutrizione e ricerca vitaminica, ottenendo l'abilitazione nel 1939 e la nomina a professore associato nel 1944.
Nonostante il forte legame, il rapporto con Eppinger non fu privo di tensioni. Durante la guerra, Beiglböck entrò in contrasto con il suo mentore riguardo alla causa dell'ittero: basandosi sulla sua esperienza al fronte orientale, Beiglböck sosteneva una causa infettiva, mentre Eppinger ipotizzava un avvelenamento. A causa di questo dissenso, Beiglböck "cadde in disgrazia presso il suo supervisore per lungo tempo".
Aderì al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) tra il 1932 e il 1933, quando il partito era ancora illegale in Austria. Nel 1934 entrò nelle SA, raggiungendo nel 1939 il grado di tenente colonnello medico (). Durante la seconda guerra mondiale, dal 1941, prestò servizio come ufficiale medico () nella Luftwaffe.
Era sposato con la dottoressa Margarete Cäcilie Marianne Orthner (1914-1976) e la coppia ebbe un figlio, il fisico matematico Wolf Beiglböck.
Esperimenti sull'acqua di mare a Dachau Nel 1944, Beiglböck fu incaricato di dirigere una serie di sperimentazioni cliniche presso il campo di concentramento di Dachau, volte a risolvere il problema della sopravvivenza dei piloti della Luftwaffe abbattuti in mare. La genesi di tali test risiedeva in una disputa scientifica tra il Servizio Sanitario militare e la Clinica Medica di Vienna, guidata da Hans Eppinger.
Eppinger sostenne con forza l'adozione del processo Berkatit, un metodo sviluppato a Vienna che si limitava a mascherare il sapore del sale nell'acqua marina tramite additivi chimici (principalmente vitamina C), senza tuttavia eliminarne la salinità. In contrapposizione, la Luftwaffe proponeva il metodo Schaefer (dal nome del ricercatore Konrad Schäfer, sviluppato dalla IG Farben), basato sulla reale desalinizzazione dell'acqua tramite precipitazione chimica. Fu proprio Eppinger a incaricare il suo assistente Beiglböck di condurre test comparativi sui prigionieri per dimostrare la presunta validità del metodo Berkatit, con lo scopo di determinare se l'organismo potesse tollerare l'ingestione prolungata di acqua salata così trattata.
Gli esperimenti medici condotti sui prigionieri nei campi di concentramento furono approvati personalmente dal Reichsführer-SS Heinrich Himmler. Fu lo stesso Himmler a concedere formalmente il permesso di utilizzare 44 prigionieri appartenenti alle etnie Sinti e Rom, deportati da Auschwitz e Buchenwald, per i test clinici all'interno del campo di Dachau. I soggetti, divisi in gruppi, furono sottoposti a diete forzate a base di sola acqua di mare non trattata o camuffata con il metodo Berkatit. Le testimonianze e i diari clinici riportano che i prigionieri subirono deidratazione estrema, convulsioni e allucinazioni. Eppinger non si limitò alla pianificazione teorica: visitò personalmente il campo di Dachau per ispezionare l'allestimento sperimentale e individuare locali più adatti ai test. Durante le sessioni, Beiglböck eseguì personalmente punture lombari e biopsie epatiche senza anestesia per monitorare i danni organici; nei casi di rifiuto, i liquidi venivano somministrati tramite sonda gastrica.
Nonostante la violenza dei protocolli, i risultati ottenuti da Beiglböck smentirono le tesi di Eppinger: i test dimostrarono che il metodo Berkatit non era più efficace del bere acqua salata non trattata, confermando la superiorità tecnica del metodo di desalinizzazione Schaefer.
Processo e condanna
Nel 1946 fu arrestato dalle forze britanniche e processato a Norimberga nel dibattimento noto come "Processo ai medici". La difesa di Beiglböck sostenne che gli esperimenti fossero necessari per lo sforzo bellico e che i soggetti fossero volontari, tesi smentita dalle testimonianze delle vittime. Durante un'udienza, il sopravvissuto Karl Höllenreiner aggredì fisicamente Beiglböck in aula.
Il tribunale lo riconobbe colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, condannandolo inizialmente a 15 anni di reclusione. La pena fu successivamente ridotta a 10 anni dall'Alto Commissario John J. McCloy.
Attività post-bellica e morte Rilasciato nel dicembre 1951, Beiglböck tornò all'attività professionale. Nonostante la condanna, ricevette il sostegno di parte della comunità medica tedesca dell'epoca, in particolare della Società Tedesca di Medicina Interna (Deutsche Gesellschaft für Innere Medizin, DGIM). Nel 1952 ottenne l'incarico di primario del dipartimento di medicina interna presso l'ospedale di Buxtehude.
La sua presenza pubblica continuò a suscitare proteste: nel 1962 un suo invito a una conferenza medica a Vienna fu revocato in seguito alle manifestazioni della comunità ebraica e del Partito Socialdemocratico d'Austria.
Fu trovato morto il 22 novembre 1963 in una tromba delle scale a Buxtehude. Le circostanze del decesso rimasero incerte, tra l'ipotesi di una caduta accidentale e quella del suicidio. Nel suo testamento espresse la volontà di sostenere la Stille Hilfe, organizzazione nota per l'assistenza ai criminali nazisti ricercati.
Note
Bibliografia
Voci correlate Processo ai medici Esperimenti nazisti su esseri umani Hans Eppinger
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Professori dell'Università di Vienna Categoria:Esperimenti nazisti su esseri umani Categoria:Studenti dell'Università di Vienna