Il Patto di Dover (in portoghese: Pacto de Dover) è il nome dato al presunto accordo stipulato il 30 gennaio 1912 tra l'ex re del Portogallo Manuele II, in esilio in Inghilterra, e suo cugino il pretendente miguelista Michele Gennaro di Braganza. L'accordo prevedeva un mutuo riconoscimento: Manuele II restava il legittimo pretendente al trono portoghese in esilio ma, in caso di morte senza discendenti diretti, la successione alla guida della Casa Reale portoghese sarebbe passata al figlio di Michele, Duarte Nuno di Braganza.

Diversi storici portoghesi hanno sostenuto che questo accordo non sarebbe mai esistito, non solo per mancanza di prove documentali, ma anche perché le testimonianze di diversi nobili che servirono Manuele II chiarirono che non si trattava altro che di un tentativo opportunitistico del ramo miguelista, bandito fin dalle Guerre LiberaliMaria Cândida Proença, D. Manuel II , Lisbona, Círculo de Leitores, 2006, pp. 137-142, di riacquisire influenza.

Antefatti In seguito al regicidio a Lisbona del re Carlo I del Portogallo e del principe ereditario Luigi Filippo il 1° febbraio 1908, per mano di repubblicani, ascese al trono il secondogenito e fratello degli assassinati, Manuele II di Braganza-Sassonia-Coburgo-Gotha. Iniziarono le discussioni tra il ramo regnante e quello rivale da quasi un secolo, quello miguelista in esilio, circa un riavvicinamento. Ciò fu facilitato dalla profonda commozione del principe Michele Gennaro dall'assassinio dei suoi cugini e dall'ascesa al trono del giovane Manuele II in circostanze così tragiche. Il re ne fu altrettanto colpito e accettò il gesto di solidarietà. Tuttavia, dopo poco più di due anni, il 5 ottobre 1910 la monarchia portoghese venne rovesciata da una rivoluzione repubblicana e la famiglia regnante fu costretta all'esilio nel Regno Unito. Qui vivevano già in esilio i cugini miguelisti e il militare monarchico Paiva Couceiro - impegnato nelle sue incursioni per restaurare la monarchia in Portogallo - facilitò il riavvicinamento tra i due casati. In questo contesto i due cugini si sarebbero incontrati a Dover, dove avrebbero raggiunto un accordo sui diritti di successione e sulle divergenze che ancora separavano i due rami della famiglia.

Il testo dell'accordo Il testo del presunto patto, redatto da Paiva Couceiro a Londra il 30 dicembre 1911, non sarebbe stato verbalizzato dell'incontro tra i due cugini. Fu pubblicato solo in seguito sulla stampa portoghese dell'epocaJoão Franco Monteiro, Il Patto di Dover, Frazão de Vasconcelos, (1912), A Nação, che servì da base a coloro che contestavano l'esistenza del presunto accordo. Paiva Couceiro scrisse così sui suoi appunti: E così fu finalmente possibile fissare la data per l'incontro delle Reali Persone a Dover per il 30 gennaio , insieme al relativo protocollo. Infatti, in quella data e in quel luogo, ebbe luogo un colloquio privato tra Re Manuele e suo cugino Michele di Braganza, in una stanza del "Lord Warden Hotel" (...) E le firme di Manuele e Michele di Braganza consacrarono momentaneamente il Patto di Dover. Ciò che gli appunti di Paiva Couceiro non menzionano è che erano presenti all'evento anche il Visconte di Asseca, che accompagnava Manuele II, il Visconte di São João da Pesqueira, che accompagnava Michele di Braganza, e lo stesso Paiva Couceiro, che era accompagnato da Francisco Pombal. Il testo del presunto Patto di Dover avrebbe affermato quanto segue:

Convinti che le dolorose circostanze che il Portogallo sta attraversando richiedono che tutti i portoghesi di buona volontà uniscano gli sforzi nell'unico ideale di salvare la Patria; e volendo, da parte nostra, contribuire con l'esempio di azioni efficaci al consolidamento di questo spirito costruttivo e disinteressato di unità e concordia, abbiamo discusso e concordato, fatte salve future e definitive risoluzioni da parte della competente autorità delle Cortes, un'intesa nei seguenti termini generali:

1. Il diritto del Re Manuele II al trono del Portogallo è riconosciuto da Sua Maestà Michele di Braganza e dalla sua famiglia;

2. In caso di assenza del Re Manuele II e della sua Successione, e di Sua Altezza Reale il Principe Afonso e della sua Successione, il diritto al trono del Portogallo apparterrà a Sua Altezza Reale l'Infante Duarte, terzo figlio di Michele;

3. I diritti dei cittadini portoghesi vengono restituiti a Michele e alla sua famiglia.

4. Il godimento degli onori e dei titoli di Michele, della sua famiglia e dei suoi sostenitori gli viene restituito, in qualunque modo, con la sola clausola che tale restituzione non comporterà alcun onere per il Tesoro pubblico.

Conseguenze Per consolidare la presunta concordia raggiunta a Dover tra i due rami della Casa di Braganza, Michele di Braganza invitò la regina madre Amelia e il re Manuele II a fare da padrini alla figlia minore, Maria Adelaide, nata a Saint-Jean-de-Luz nel 1912. Il battesimo ebbe luogo poco dopo, nel febbraio dello stesso anno, e fu il primo atto solenne a cui presenziarono membri di entrambi i rami della famiglia, ora apparentemente pacificati. Tuttavia, i sentimenti fortemente anti-miguelisti di alcuni dei favoriti di re Manuele II, come la marchesa di Rio Maior, furono superati solo dalla forte persuasione del monarca. Nel caso della marchesa, partecipò al battesimo solo perché si dice che il re stesso l'avesse costretta a rappresentare la regina Amelia, che non poté partecipare di persona.

Un altro dei più accaniti oppositori di questa presunta riconciliazione familiare fu il marchese di Lavradio, che all'epoca era segretario privato di Manuele II, il quale trasmise l'idea che, non essendoci alcun verbale, il presunto Patto di Dover "non fu mai concluso", sebbene in realtà ci fosse stato un incontro privato tra i cugini in cui si scambiarono lettere protocollari. Secondo il marchese, l'accordo non sarebbe stato concluso perché il testo della lettera "non corrispondeva per nulla a quanto concordato", come afferma nelle sue memorie. Tuttavia, nel paragrafo successivo, il marchese si contraddice, affermando che questo accordo "gli rendeva impossibile continuare a essere una persona politicamente fidata di Sua Maestà"Memorie del sesto marchese di Lavradio , 2a ed., 1993, p. 219.

La stampa portoghese pubblicò subito il testo del presunto Patto di Dover. Non vi fu alcuna lamentela da parte dei cugini riguardo a quanto pubblicato. Al contrario, quando l'accordo fu reso pubblico, le fila dei monarchici che combatterono contro il regime repubblicano dalla Galizia nei mesi successivi si ingrossarono rapidamente di sostenitori miguelisti, tra cui due figli dello stesso Michele. La contessa Adelgonda di Braganza, da parte sua, raccolse armi e munizioni per i combattenti. Nel luglio 1912, i monarchici furono sconfitti militarmente nella seconda incursione a Chaves, capitanata da Paiva Couceiro, e un gran numero di loro andò in esilio, lasciando il Patto di Dover privo di contenuto pratico. Le due correnti monarchiche portoghesi continuarono a esistere più o meno separatamente, non a causa di una rivalità esistente tra i due cugini, ma a causa dell'inimicizia che esisteva tra i loro sostenitoriDoutora Maria Cândida Proença; O Pacto de Dover e a segunda incursão monárquica, in D. Manuel II (Colecção: Reis de Portugal), Lisboa, Temas & Debates, 2008, pp. 184-190. Nel 1922 venne siglato il Patto di Parigi, un altro accordo sempre tra Manuele II e i miguelisti rappresentati ora da Adelgonda, che sostanzialmente era una continuazione di quanto stabilito a Dover.

La morte di Manuele II Manuele II morì improvvisamente il 2 luglio 1932 a Twickenham, a causa di un edema glottidale, a soli quarantadue anni. Sposato dal 1913 con la principessa tedesca Augusta Vittoria di Hohenzollern-Sigmaringen, i due non avevano avuto figli. Come concordato a Dover, per l'apparente assenza di un discendente diretto dell'ultimo regnante, i diritti dinastici e la carica di capo della Casa Reale portoghese furono rivendicati da Duarte Nuno di Braganza, figlio di Michele Gennaro, che fu accettato da alcune organizzazioni monarchiche portoghesi come nuovo Duca di Braganza. In particolare, fu salutato con favore dai sostenitori dell'Integralismo Lusitano, movimento ultramonarchico e cattolico conservatore. Per costoro, secondo la legge di successione, Duarte Nuno sarebbe stato il legittimo successore fin dall'abdicazione del padre Michele Gennaro nel 1920"Accordo Bronnbach", in A Nação , 9 settembre 1920. Alcuni sostenitori del defunto monarca avrebbero riconosciuto e acclamato Duarte Nuno nel 1933, con i termini del presunto Patto di Dover richiamati in occasione della sua acclamazione formaleDocumentos da Aclamação de El-Rei D. Duarte II, Lisboa, 1933.

La disputa dinastica portoghese

Nonostante il consenso diffuso, alcuni monarchici rifiutarono di riconoscere l'esistenza o la validità del presunto Patto di Dover, in conformità con le regole di successione stabilite nella legge sull'esilio, che indicava chiaramente che i discendenti di Michele sarebbero stati banditi per sempre dal suolo portoghese e dal diritto di rivendicare la Corona portoghese. Questo rifiuto è stato recentemente sostenuto da alcuni storici che hanno messo in dubbio l'esatto contenuto del Patto di Dover, basandosi, direttamente o indirettamente, sulle narrazioni degli oppositori. I sostenitori di Duarte Nuno sostennero anche che, a causa di una relazione amorosa avuta con l'attrice francese Gaby Deslys prima di diventare re, Manuele II avrebbe contratto la sifilide e si sospettò che potesse essere diventato sterile, il che sarebbe stato un altro motivo che avrebbe motivato il presunto patto.

Il caso di Maria Pia di Sassonia-Coburgo-Braganza Nonostante l'assenza di piani per la restaurazione monarchica, dopo il secondo dopoguerra la contestazione del Patto di Dover fu soprattutto sostenuta dalla scrittrice Maria Pia di Sassonia Coburgo Braganza (1907-1995), sedicente figlia illegittima del re Carlo I del Portogallo e, poi, portata avanti poi dal 1987 dal suo successore adottivo, l'imprenditore italiano Rosario Poidimani, a cui avrebbe ceduto i "diritti" con un atto notarile. Maria Pia era nata a Lisbona, al numero 26 sull'Avenida da Liberdade, e sosteneva di essere stata concepita da una relazione adultera del sovrano con la madre, Maria Amélia Laredó e Murça, originaria del Pará, figlia di una ricca coppia brasiliana trasferitasi in Europa, che era nota per usare titoli nobiliari come quello di baroni senza averne diritto e senza suscitare grandi obiezioni. Di conseguenza, la donna sarebbe stata la sorellastra dell'ultimo re del PortogalloPAILLER, Jean; Maria Pia: la donna che voleva essere regina del Portogallo . Lisbona: Bertrand, 2006.. La sua supposta origine non venne mai provata e le sue rivendicazioni del trono portoghese non furono mai considerate seriamente né dai tribunali portoghesi, né dai discendenti dei Braganza né dalle altre famiglie reali europee. I critici sottolineano che la successione al trono portoghese (anche se restaurato) segue la primogenitura legittima, che non consentirebbe in ogni caso la successione di un figlio bastardo di un re, né tanto meno la trasmissione di diritti per cessione. Maria Pia sostenne per tutta la vita che il Patto di Dover non fosse mai esistito ed asserì di aver conosciuto Manuele II in esilio e che lui stesso avesse smentito l'accordoMensagem de S.A.R. a Senhora Dona Maria Pia, Duquesa de Bragança, a todos os portugueses..

Note

Categoria:Regno del Portogallo