Il fenomeno della cosiddetta fotografia anonima (o Anonymous Photography o Vernacular Photography) può essere collocato con una certa precisione nel secondo decennio degli anni 2000 anche se qualche precedente c'era già stato specialmente da parte dell'artista tedesco Joachim Schmid, il quale, a partire dal 1982 e fino al 2012 ha raccolto fotografie soprattutto sui marciapiedi e sulle strade, sui cestini, raccattandole strappate, stropicciate, rovinate, come se i loro proprietari/autori volessero disfarsene. In questo lasso di tempo le ha esposte in varie mostre ma solo nel 2012 ha deciso di pubblicare in quattro volumi le sue mille fotografie collezionate, dal titolo Bilder von der Straße (Immagini dalla strada), in cui sotto ad ognuna ha aggiunto il giorno e il luogo nel quale sono state trovate, senza alcun altro intervento artistico da parte sua. Fotografie divenute "scarti" che egli ha restituito con lo scopo di esplorare l'identità più profonda della fotografia, fino ad ampliarne i confini che si è abituati a riconoscere, proprio prescindendo dalle stesse intenzioni dell'autore e di ogni pretesa artistica.

Lui stesso afferma: "Nessuna nuova fotografia finché quelle vecchie non saranno state usate" e questo uso del recupero di immagini anonime, effettuato nei modi più diversi, sembra trovare i suoi antesignani, per così dire, in alcuni dei concetti novecenteschi che possono essere individuati: La morte dell'autore in cui Roland Barthes sostiene che l'artista che connota un'opera in qualche modo la "chiude" in un significato compiuto, che invece queste foto anonime non hanno; nel ready-made e nell'objet trouvé di Marcel Duchamp, cioè negli oggetti pronti all'uso come le foto stesse, prive di un autore, e che possono diventare arte grazie al senso estetico che può venir loro attribuito, estrapolandole dal loro contesto originario nel quale sono state scattate. Una caratteristica basilare, forse la più importante, consiste nel termine inglese "vernacular photography" (che però non rende lo stesso senso nella traduzione italiana di "fotografia vernacolare"), dove sta a indicare "fotografia popolare", "album di famiglia", "foto di cerimonie", immagini scattate da amatori nel corso di eventi locali, feste familiari, sagre paesane.

Molteplici sono state le mostre che si sono susseguite con foto anonime, raccolte quale e là. Indicativamente, in Italia si segnalano due: la romana Anonymous del 2016 al Teatro Ambra della Garbatella con una serie di fotografie trovate per caso in alcune soffitte e in vari mercatini dell'usato tra le strade di Roma, scattate da persone che, probabilmente, non hanno mai raggiunto, né ricercato, il successo e che sono rimasti del tutto anonimi; e Lost and Found del 2021 presso Acipèlago di Udine, tratte dalla collezione di Cristian Malisan, che da anni recupera nei mercatini materiale fotografico, stampe, negativi, rullini, diapositive, in particolare tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento. Malisan le chiama "orfane", vuole salvarle dall'oblio del tempo, dalla cancellazione, e anche se non hanno nome, esistono. Perfeziona il suo pensiero di coautore della mostra di Udine: "Penso che se questi negativi sono arrivati fino a me significa che le famiglie che vi sono rappresentate sono estinte, terminate, e che non c’è nessun parente, amico, conoscente in grado di raccoglierne e conservarne l’eredità".

Sembra esemplare quanto successo in una delle edizioni del Mia Photo Fair di Milano, presumibilmente verso la fine degli anni Dieci, quando un privato ha preso in affitto uno stand, esponendo foto anonime, che in soli due giorni le ha vendute quasi tutte. Dietro ad ogni foto aveva scritto delle storie totalmente inventate in base a ciò che la foto suggeriva. Parte di quelle immagini anonime esposte al Mia, così come quelle esposte in varie altre mostre in giro per l'Europa e negli Stati Uniti, arrivavano dagli immensi archivi di agenzie di stampa chiuse o fallite. I loro archivi non avevano trovato spazio in musei, fondazioni, biblioteche, enti pubblici. Neppure sono stati acquisiti da agenzie più grandi (come ad esempio Getty, tra i più vasti). Molte stampe, negativi, diapositive sono stati così abbandonati, finiti online, nei mercatini, nelle soffitte, negli scantinati, senza alcuna indicazione di chi fosse l'autore o dove e quando la foto sia stata scattata o che cosa rappresentasse.

Nel 2022, la grande fiera della fotografia, forse una delle più importanti al mondo, Paris Photo ha dedicato ampio spazio alla Fotografia anonima e alle gallerie che hanno proposto i relativi progetti. Quella che ha meravigliato più di altre per la scelta delle foto ed i loro accostamenti, talvolta bizzarri, è stata la galleria "Lumières des Roses" di Montreuil, gestita dai coniugi Marion e Philippe Jacquier, con la mostra intitolata Lumière des roses. Éloge de la photographie anonyme. Le foto, grazie al clamore che hanno sollevato, è stata in mostra nel 2025 anche nell'ambito del festival Rencontres d'Arles nel chiostro Saint-Trophime della Cattedrale di Arles. "La "fotografia vernacolare" rappresenta la stragrande maggioranza, in termini di produzione fotografica" spiega Clément Chéroux, storico e curatore del settore fotografia del Museum of Modern Art, autore del volume "Vernaculaires. Essais d’histoire de la photographie" (2013). Secondo questo modo di ragionare, si potrebbe affermare di essersi interessati solo a quella d'autore, cioè più o meno a quell'uno per cento della produzione, mentre dopo quasi due secoli ci accorgiamo improvvisamente che il 99 per cento è rimasto nascosto o è andato smarrito, o che riaffiora, rovinato, spezzato, polveroso, orfano.

I francesi chiamano queste fotografie "trouvées" mentre gli italiani "anonime". Roberto Mutti, nel suo volume edito nel 2023, invece, preferisce un termine diverso con cui intitola il suo libro di fotografie recuperate da bancarelle e mercatini: Autore non identificato, perché qualcuno dietro alla macchina fotografica c’è stato. L'autore fa notare che non si tratta però di un fenomeno di semplice nostalgia, anche se per qualche vecchio appassionato certamente lo sarà, ma l'interesse per le foto "qualunque" è di natura archeologica: si tratta infatti di "reperti". Quel tipo di immagini, quella esperienza, scatto-pellicola-sviluppo-attesa-visione, è finita per sempre. Aggiunge Mutti: "Il fatto è che se ne trovano di bellissime. Chi le ha fatte non ha saperi tecnici alle spalle, le ha scattate con macchinette automatiche, ma per caso o per istinto ciò che ne esce fuori è esteticamente valido". Ed è un mercato in netta espansione tanto che anche le gallerie e i festival di "alta fotografia" dedicano spazio alle foto anonime, senza autore, orfane.

In ordine di tempo, almeno in Italia, va segnalato il volume Love you always. Viaggio sentimentale nell'oceano dei marinai e della fotografia, edito nel 2025, a cura della giornalista Laura Leonelli, che ha raccolto immagini anonime dal 1860 al 1960, focalizzandosi sui naviganti. Un soggetto, secondo l'autrice, che da Ulisse ai nostri giorni è stato elemento di grande fascino e che ha coinvolto non solo la fotografia e il cinema ma anche la letteratura e l'arte nel suo complesso. Il volume ha raccolto 120 immagini provenienti dall'Europa, dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, confezionato nel formato cartolina, tipico di quelle che i marinai inviavano alle loro famiglie, con l'intento, scrive l'autrice, di [...] conservare promesse, certezze, ricordi, sia la storia della fotografia, che da due secoli sfida il mare dell'esistenza.

Note

Bibliografia

Voci correlate Dagherrotipia Calotipia Carta salata Oleotipia Stampa al carbone Bromolio Gomma bicromata Aristotipia Autocromia Foto istantanea Stampa fotografica

Categoria:Generi fotografici