Il 18 gennaio 2012 si è verificata una serie di proteste coordinate contro due proposte di legge presentate al Congresso degli Stati Uniti: lo Stop Online Piracy Act (SOPA) e il PROTECT IP Act (PIPA). Queste hanno fatto seguito a proteste più modeste avvenute alla fine del 2011. Le proteste si basavano sul timore che i progetti di legge, intesi a fornire risposte più incisive alla violazione del copyright (pirateria) che si verifica al di fuori degli Stati Uniti, contenessero misure che avrebbero potuto violare la libertà di parola nei siti web e per le comunità di Internet. I manifestanti sostenevano inoltre che non vi fossero sufficienti garanzie per proteggere i siti basati su contenuti generati dagli utenti.

Il passaggio a una protesta formale fu avviato quando l'associazione Fight for the Future gestì il coordinamento tra migliaia dei siti web più popolari al mondo, tra cui Wikipedia in lingua inglese, affinché chiudessero temporaneamente o rendessero i loro contenuti non fruibili e reindirizzassero gli utenti a un messaggio di opposizione alla legislazione proposta. Siti web come Google, Reddit, Mozilla e Flickr presentarono presto proteste contro le leggi. Alcuni chiusero completamente, mentre altri mantennero accessibili alcuni o tutti i loro contenuti. Secondo Fight for the Future, più di 115.000 siti web si unirono alla protesta su Internet. Oltre alle proteste online ci furono nello stesso periodo manifestazioni "fisiche" in diverse città statunitensi, tra cui New York, San Francisco e Seattle, e separatamente durante il dicembre 2011 un boicottaggio di massa dell'azienda di hosting GoDaddy, all'epoca sostenitrice della legge. Le proteste avvennero anche in altri paesi del mondo.

La protesta di gennaio, inizialmente pianificata in concomitanza con la prima udienza sulla SOPA dell'anno, attirò l'attenzione dei media. Alcuni giorni prima dell'azione, la Casa Bianca rilasciò una dichiarazione in cui affermava che "non avrebbe sostenuto una legislazione che riduce la libertà di espressione, aumenta i rischi per la sicurezza informatica o compromette la dinamica e innovativa rete Internet globale". Il 18 gennaio 2012 più di 8 milioni di persone cercarono su Wikipedia il nome del proprio rappresentante politico, 3 milioni di persone inviarono un'e-mail al Congresso per esprimere la propria opposizione ai disegni di legge, più di 1 milione di messaggi furono inviati al Congresso attraverso l'Electronic Frontier Foundation, una petizione online su Google raccolse 4,5 milioni di firme, Twitter registrò almeno 2,4 milioni di tweet relativi al SOPA, e i legislatori raccolsero “oltre 14 milioni di nominativi, di cui oltre 10 milioni di elettori, che li avevano contattati per protestare” contro i disegni di legge.

Durante e dopo le proteste di gennaio, un numero di politici che precedentemente avevano supportato i progetti di legge, espressero preoccupazione per come al momento erano state scritte le proposte, mentre altri ritirarono completamente il loro sostegno. A livello internazional, una critica "aspra" alle proposte di legge fu espressa dall'inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee, così come dal Commissario europeo per l'agenda digitale.

Alcuni osservatori furono critici sulle strategie usate per la protesta; il Boston Herald descrisse il blocco dei servizi e dei contenuti come prova di "quanto possano essere potenti questi cyberbulli" Il presidente della Motion Picture Association Chris Dodd, affermò che la chiusura coordinata era "un abuso di potere, date le libertà di cui queste aziende godono oggi sul mercato". Altri, come il New York Times, videro le proteste come "un raggiungimento della maggiore età politica per l'industria tecnologica".

il 20 gennaio 2012 il contesto politico relativo a entrambi i progetti di legge era cambiato in modo significativo. I progetti di legge furono rimossi dalla lista delle votazioni, apparentemente per essere rivisti prendendo in considerazione le questioni sollevate dalle proteste, ma secondo il New York Times, furono probabilmente "accantonati" a seguito di un "abbandono del progetto di legge". Gli obbiettori della proposta di legge notarono che le proposte erano state "rinviate a tempo indeterminato" avvertendo che "non erano morte" ma "sarebbero potute tornare".

Contesto

Contesto della proposta di legge Lo Stop Online Piracy Act (SOPA) e il PROTECT IP Act (PIPA) erano disegni di legge presentati alla Camera dei Rappresentanti e al Senato degli Stati Uniti nell'ultimo trimestre del 2011. Entrambi erano una risposta al problema dell'applicazione delle leggi statunitensi nei confronti dei siti web al di fuori della giurisdizione degli Stati Uniti. Mentre il Digital Millennium Copyright Act e altre leggi esistenti erano state generalmente considerate efficaci contro i contenuti o le attività illegali sui siti con sede negli Stati Uniti, è più difficile intervenire contro i siti web esteri. Lo SOPA e il PIPA hanno proposto di porre rimedio a questa situazione tagliando ai siti che violano la legge i finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti (in particolare le pubblicità), i sistemi di pagamento, la visibilità sui motori di ricerca e sui browser. I principali fornitori di tutti questi servizi hanno sede prevalentemente negli Stati Uniti. In particolare, le disposizioni prevedevano anche la modifica del Domain Name System (DNS), un servizio fondamentale che è alla base di Internet e consente ai computer di localizzarsi reciprocamente in modo affidabile in tutto il mondo.

Tra i sostenitori dei disegni di legge figuravano, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, alcune società di comunicazione e delle associazioni di categoria, tra cui la Motion Picture Association, la Recording Industry Association of America e la Entertainment Software Association. In generale, i sostenitori evidenziarono la necessità di leggi più efficaci per combattere la vendita illegale di prodotti e servizi sul territorio nazionale, contro la contraffazione e la vendita di prodotti (quali farmaci soggetti a prescrizione medica, scarpe sportive o ancora cosmetici) e le violazioni di copyright a livello mondiale difficili da prevenire in quanto avvenute al di fuori del suolo statunitense.

Tra gli oppositori, invece, figuravano un insieme eterogeneo di aziende e associazioni del settore tecnologico, vari creatori di contenuti come la comunità di Wikipedia, autori di software libero, organizzazioni a favore della libertà di espressione, legislatori e altri siti web e organizzazioni, nonché membri del settore pubblico in quanto utilizzatori dei loro servizi. In generale, questi stakeholder avevano individuato due principali assi di problematicità gravi: in primo luogo, gli effetti sui siti web, sulle comunità e sui contenuti generati dagli utenti e, in secondo luogo, gli effetti su elementi fondamentali dell'architettura e della sicurezza di Internet:

Effetti sui siti web, sulle comunità web e sui contenuti generati dagli utenti – L'ambito di applicazione, il linguaggio, le definizioni, le procedure, i rimedi e le disposizioni in materia di immunità a seguito di accuse infondate sono stati ritenuti insufficientemente precisi e ben definiti. Gli analisti legali hanno suggerito che sarebbe stato possibile ottenere senza eccessive difficoltà ordinanze draconiane per "chiudere" un intero sito, senza dialogo o notifica, senza un giusto processo o responsabilità di risarcimento in caso di errore, anche se il sito fosse stato legittimo. Le conseguenze percepite includevano un grave indebolimento della libertà di espressione su Internet, il danneggiamento delle comunità Internet e la chiusura e il depotenziamento dei siti web, in particolare quelli che includono contenuti creati dagli utenti o organizzazioni come le biblioteche che forniscono informazioni di riferimento. Gli osservatori hanno anche notato che le leggi avrebbero potuto essere utilizzate strategicamente contro concorrenti legittimi o durante le elezioni. Effetti sull'architettura di Internet – Esperti tecnici hanno testimoniato che le misure proposte riguardo al DNS erano in conflitto con le basi fondamentali di Internet e avrebbero compromesso i tentativi in corso di rendere la rete più sicura contro gli usi dannosi.

Il direttore delle policy di Google, Bob Boorstin, ha dichiarato che un sito come YouTube che supporta contenuti generati dagli utenti "verrebbe immediatamente oscurato" per conformarsi alla legislazione. Tumblr, uno dei primi siti web attivi nell'attivismo di base contro i disegni di legge, aveva aggiunto una funzione che "censurava" il proprio sito web già il 16 novembre 2011, e anche l'aggregatore di social media Reddit è stato profondamente coinvolto.

Cronologia legislativa e delle proteste Il 16 novembre 2011 una prima audizione da parte della U.S. House Judiciary Committee (Commissione Giudiziaria della Camera) fu caratterizzata da proteste online che includevano banner oscurati sui siti web, popolarmente descritte come "American Censorship Day" (Giornata della Censura Americana).

Il 15 dicembre 2011 si tenne il primo mark-up hearing (audizione di revisione) dell'House Judiciary Committee per il SOPA, prima del suo eventuale passaggio all'aula della Camera. Durante la sessione di revisione, diversi emendamenti proposti per affrontare preoccupazioni sull'aspetto delle tecnologie e di altro tipo furono respinti. Il processo di revisione fu sospeso per essere ripreso dopo l'inizio del nuovo anno.

In questo periodo numerosi siti web iniziarono a mostrare banner e messaggi invitando i loro lettori a contattare il Congresso per fermare l'avanzamento del disegno di legge e alcuni siti web cominciarono a discutere o sostenere un possibile "Internet blackout" prima di qualsiasi votazione sul SOPA alla Camera, come mezzo ulteriore di protesta. Reddit fu il primo grande sito ad annunciare un "Internet blackout" per il 18 gennaio 2012, e diversi altri siti seguirono poco dopo, coordinando azioni per quella data.

Una risposta politica degna di nota alle proteste del novembre 2011 è stata la presentazione, all'inizio di dicembre, di un terzo disegno di legge bipartisan alternativo, sostenuto da aziende tecnologiche come Google e Facebook, che era stato insolitamente pubblicato su Internet per consentire al pubblico di esprimere commenti e suggerimenti alla luce delle diffuse proteste relative ai disegni di legge SOPA e PIPA. È stato presentato formalmente come Online Protection and Enforcement of Digital Trade Act al Senato il 17 dicembre dal senatore Ron Wyden, e alla Camera il 18 gennaio dal rappresentante Darrell Issa. Il disegno di legge proponeva di affidare l'applicazione della legge alla United States International Trade Commission, mantenendo le disposizioni che riguardavano i pagamenti e la pubblicità per i siti web che violavano la legge e utilizzando una formulazione mirata per evitare molti potenziali problemi presenti del testo dei disegni di legge SOPA e PIPA.