Successivamente, per evitare accuse di estremismo, fu parte della congiura contro Robespierre pur mostrando posizioni ondivaghe durante il terzo periodo della Convenzione, avvicinandosi talora ai termidoriani e in altre occasioni ai montagnardi, non disdegnando frequentazioni anche dei neogiacobini del Club del Panthéon; approdò definitivamente su posizioni moderate dopo la chiamata di Paul Barras a suo collaboratore e agente segreto del governo.

La sua carriera politica proseguì come ministro di Polizia durante il Direttorio, il Consolato, l'Impero di Napoleone e - lasciato il bonapartismo e avvicinatosi al partito borbonico - la Seconda Restaurazione sotto il regno di Luigi XVIII, fratello del sovrano decapitato, anche se fu esiliato dalla Francia a seguito della legge emanata contro i regicidi nel 1816 su pressione degli Ultras. Morì in esilio nel 1820 a Trieste, all'epoca parte dell'Impero austriaco, lasciando al suo fedele amico Girolamo Bonaparte l'incarico di bruciare quante più carte del suo archivio privato egli potesse.

Coerente anticlericale e ateo, fu oppositore del concordato del 1801 siglato dallo Stato Pontificio con Napoleone Bonaparte, del quale Fouché non apprezzava le tendenze autocratiche, nonostante il titolo nobiliare da questi ricevuto nel 1809 di duca d'Otranto.

A Fouché furono accreditate postume doti di raffinatezza politica, conoscenza degli uomini e sangue freddo, capacità di ragionamento e visione nei momenti più complicati che si trovò ad affrontare. Egli è considerato il fondatore della moderna polizia politica; erede della spregiudicata tradizione francese diplomatica inaugurata da Richelieu insieme al suo collega Talleyrand, Fouché fu, al pari del primo, fautore del realismo politico, che non disdegnava machiavellismi e trasformismi. Costruì inoltre un'efficiente rete di agenti, informatori e spie, antesignano dei più moderni sistemi di sicurezza nazionale e modello per le successive polizie e servizi segreti.

Biografia

I primi anni Di umili natali, figlio di Julien Joseph Fouché (1719-1771) e Marie Françoise Croizet (1720-1793), proveniva da una famiglia di marinai e commercianti. Per la sua fragilità e la salute cagionevole fu inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Entrato in seminario a Nantes, prese gli ordini minori, ma abbandonò i propositi di proseguire gli studi verso l'ordinazione avendo abbracciato le idee filosofiche dell'Illuminismo più radicale dal punto di vista religioso (d'Holbach, Helvétius, Diderot, La Mettrie, Meslier...), perso ogni fede ed essendo divenuto fortemente antireligioso... Distintosi negli studi, pur provando profondo disprezzo verso la Chiesa cattolica divenne insegnante di matematica e latino presso vari collegi religiosi, tra cui Arras, dove ebbe modo di conoscere Maximilien Robespierre e Lazare Carnot. Rientrato a Nantes, fu tra gli animatori del locale club giacobino durante i primi anni della Rivoluzione francese e fu quindi eletto, per la regione della Loira inferiore, deputato alla Convenzione nel 1792. Come Talleyrand, ex vescovo, e Sieyes, ex prete, passò dalla condizione di religioso a rivoluzionario in poco tempo, potendo esprimere le proprie idee antireligiose apertamente. Per un periodo ebbe una relazione e un fidanzamento poi sciolto con Charlotte Robespierre, la sorella dell'Incorruttibile.

Alla Convenzione Inizialmente si schierò dalla parte dei moderati come i girondini, ma durante il processo a Luigi XVI (1793) votò per la condanna a morte del re, con tutta probabilità per evitare di finire proscritto. Si spostò quindi sulle posizioni radicali della Montagna durante il Regime del Terrore.

Inviato in missione nel suo dipartimento natale e in quello della Mayenne per supervisionare il reclutamento dei 300.000 coscritti destinati alla difesa della patria, assisté al diffondersi delle rivolte federaliste.

Rappresentante in missione

Sempre dalla parte della corrente momentaneamente dominante, si schierò dalla parte degli Hébertisti nel corso del 1793: nel dipartimento della Nièvre, dove è inviato in missione, vietò i servizi religiosi fuori dalle chiese e fece distruggere i segni esteriori, come le crociFrancois Furet e Denis Richet, La Rivoluzione Francese, ed. RCS, 2004, pag. 267.. Sostenitore dell'ateismo e anticattolico, Fouché a Lione e provinciaFuret et al. I, 287 fece togliere inoltre ogni simbolo religioso in luogo pubblico, ossia dovunque fosse esterno alle chiese, e porre all'ingresso dei cimiteri, al posto delle croci o delle frasi latine cattoliche e bibliche, la scritta: "La morte è un sonno eterno" perseguitando i preti refrattari e vietando il celibato ecclesiastico; i rivoluzionari saccheggiarono e profanarono chiese, spoliarono edifici religiosi, e chiusero monasteri e conventi, spingendo preti, monaci e suore a sposarsi; infine Fouché arrivò quasi a vietare i servizi religiosi, a causa della mancanza di preti e chiese disponibili. Fouché sorvegliava personalmente se vi fosse esposizione di simboli anche durante i funerali, e in seguito si diede a diffondere l'ateismo anche attraverso le cerimonie iconoclaste e carnevalesche del culto della Ragione propugnato da Pierre-Gaspard Chaumette; lui e Fouché furono tra i principali sostenitori della scristianizzazione della Francia condotta attivamente e aggressivamente, contrariamente al deista Robespierre che farà votare invece il culto dell'Essere Supremo e la libertà di culto. Fouché proibì la propaganda religiosa anche ai preti costituzionali nelle province in cui era proconsole e tenne molti discorsi pubblici contro i cattolici e la religione in generale; talvolta veniva promossa la distruzione di paramenti liturgici o di reliquie, oltre alla requisizione dei metalli preziosi delle chiese, e il rogo di libri sacri o canonici per la Chiesa.

Promosse inoltre una politica di espropriazione dei ricchi, attraverso una tassa sulla ricchezza e requisizioni forzate: "Il vero repubblicano ha bisogno solo di ferro, pane e quaranta scudi di rendita", scrisse.. Assieme a Collot d'Herbois redasse infatti un manifesto radicale di intonazione quasi "socialista" che fece affiggere per tutta la città di Nantes, in cui si invitava a donare metalli preziosi nonché ferro e acciaio per le armi:

Il mitragliatore di Lione

Nello stesso anno, inviato dalla Convenzione con il collega a sedare la rivolta di Lione, che per decreto (12 ottobre 1793) doveva essere annientata, ad eccezione delle case dei poveri e dei rivoluzionari, si distinse per il suo zelo e la sua spietatezza, guadagnandosi il soprannome di Le mitrailleur de Lyon («Il mitragliatore di Lione»). L'uso del cannone a mitraglia per massacrare i rivoltosi sopravvissuti alla battaglia dei giorni precedenti (assedio di Lione) in sostituzione della ghigliottina, fu da lui così giustificato: "I re punivano lentamente, perché erano deboli e crudeli; la giustizia del popolo deve essere rapida come l'espressione della sua volontà".. Tuttavia Fouché con le sue abilità oratorie riuscì a scaricare la colpa su Collot d'Herbois agli occhi dei lionesi. Contemporaneamente, Paul Barras e Napoleone Bonaparte espugnarono con gli stessi metodi Tolone.

Rottura con Robespierre e i tentativi neo-giacobini Con la caduta degli hebertisti, tuttavia, il vento era cambiato a Parigi e Fouché venne richiamato il 19 aprile 1794 insieme ad altri suoi colleghi (i cosiddetti "proconsoli") per dare conto delle misure eccessivamente dure con cui era stata condotta la repressione delle rivolte federaliste. In un primo momento Fouché riuscì a tenere testa alla accuse mossegli principalmente da Robespierre, venendo anche eletto presidente di turno del club dei Giacobini; ma l'11 giugno fu infine espulso dal club. "Io chiamo a giudizio Fouché: risponda, e dica chi fra lui e noi ha rappresentato con maggior dignità i diritti dei rappresentanti del popolo ed eliminato con maggior ardire tutte le fazioni", denunciò Robespierre..

Considerandosi compromesso, entrò nel complotto per abbattere il regime del Comitato di salute pubblica robespierrista, sfociato nel colpo di Stato del 9 termidoro, tra i moderati. Prese tuttavia le distanze dalla successiva svolta reazionaria di Barras e Fréron, e fu tra i promotori, insieme ad ex implicati come lui nel regime del Terrore, nonché neo-giacobini come François-Noël Babeuf (futuro promotore della congiura degli Eguali) dell'insurrezione del 12 germinale nell'aprile 1795. Arrestato su denuncia di Boissy d'Anglas il 9 agosto 1795, i disordini della ribellione realista del 13 vendemmiaio anno IV fermarono la sua probabile esecuzione; venne rilasciato in seguito a un'amnistia seguita all'entrata in vigore della Costituzione francese del 1795 ma cadde in disgrazia. Infine, tornò definitivamente a professare idee moderate.

Il Direttorio e il Consolato

Solo grazie ai buoni uffici del suo ex collega Paul Barras, divenuto presidente del nuovo organo esecutivo della repubblica, il Direttorio, venne riabilitato, e inviato prima a Milano come ambasciatore francese nel 1797, quindi nei Paesi Bassi per una missione segreta. Tornato a Parigi, nel 1799 fu nominato ministro di polizia, e tra i primi atti chiuse gli ultimi club giacobini come il Club del Maneggio. In quella veste, aiutò soprattutto Napoleone nel colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre) 1799 che eliminò l'istituto direttoriale sostituendolo col Consolato.

Riconfermato nel ruolo di ministro della polizia da Bonaparte, divenuto Primo Console e di fatto dittatore della Francia, sventò diversi complotti contro la sua persona, aumentando il suo prestigio e il suo peso politico. La notte di Natale del 1800 Napoleone sfuggì al grave attentato della rue Saint-Nicaise (anche noto come attentato della macchina infernale). Essendo avvenuto a breve distanza dalla cosiddetta "congiura dei pugnali" (10 ottobre), ordito da esponenti del movimento neo-giacobino, il pensiero di Napoleone andò subito alla sinistra, e ordinò una repressione esemplare dei residui del giacobinismo, nonostante che Fouché sostenesse qualche giorno dopo, a ragione, che gli ideatori del tentativo di assassinio del Primo Console erano realisti chouan, e ne producesse anche le generalità. Furono arrestati invece 133 giacobini, due terzi dei quali furono deportati ai primi di gennaio alle isole Seychelles e i rimanenti alla Caienna. Nello stesso mese i quattro attentatori mancati della congiura dei pugnali venivano ghigliottinati.

Temuto tuttavia proprio per il potere acquisito tramite la propria rete spionistica, nel 1802 Bonaparte lo congedò, con la scusa della necessità di abolire il Ministero di polizia, non più necessario nella nuova stagione di pace e concordia inaugurata con il Consolato, e con una generosa buonuscita legata alla nomina a senatore... Richiamato nuovamente nel 1804 dallo stesso Napoleone a ricoprire la precedente carica, Fouché lo aiutò nella proclamazione dell'Impero e nella repressione di altri tentativi realisti. Napoleone si fidava comunque poco di lui, a causa del suo doppiogiochismo e facilità nel cambiare fazione.

L'Impero: la fondazione dei servizi segreti

Ben presto Fouché si convinse che le basi dell'Impero napoleonico erano troppo fragili per reggere e iniziò a lavorare per assicurarsi un futuro nel caso di un rovescio nella fortuna del suo padrone. Convinto assertore, insieme a Talleyrand, della necessità che Napoleone si assicurasse una discendenza, lo sollecitò a più riprese a divorziare dalla moglie Giuseppina, sua ex confidente, ricorrendo subdolamente anche alla diffusione di voci in proposito. Tuttavia non era d'accordo con il matrimonio tra Napoleone e Maria Luisa d'Asburgo-Lorena. Ecco quanto gli scrisse Napoleone al proposito nel novembre 1807, quando spingeva per il divorzio: