Alpha del Centauro (Far Centaurus) è un racconto di fantascienza dello scrittore A. E. van Vogt, pubblicato per la prima volta nel 1944 sulla rivista Astounding Science Fiction..
La storia narra le vicende dell'equipaggio di una nave dormitorio che giunge nel sistema di Alfa Centauri dopo un viaggio durato cinque secoli. Al loro arrivo, i protagonisti scoprono che i pianeti del sistema sono già stati colonizzati dall'umanità grazie all'invenzione, avvenuta durante il loro viaggio, di motori capaci di superare la velocità della luce.
Storia editoriale
Far Centaurus nacque da una discussione tra van Vogt e lo storico direttore di Astounding John W. Campbell, che in una lettera a van Vogt suggerì l'idea di una nave dormitorio che alla fine del suo lungo viaggio scopre che il pianeta di destinazione è stato nel frattempo colonizzato. Sebbene van Vogt abbia modificato alcuni dettagli, il tema di base è rimasto sostanzialmente invariato.
Dopo la prima pubblicazione nel numero del gennaio 1944 di Astounding. il racconto fu incluso nella raccolta Destination: Universe! del 1952.
In seguito, l'autore riutilizzò la storia come uno dei tre segmenti narrativi per il romanzo fix-up Quest for the Future del 1970.
Fu nuovamente pubblicato nella sua forma originale nel 2003 in Transfinite: The Essential A. E. van Vogt.
Vari curatori hanno inserito la storia in circa una dozzina di antologie, come Robert Silverberg in Deep Space: Eight Stories of Science Fiction del 1973 e Isaac Asimov in The Great Science Fiction Stories: Volume 6: 1944 del 1981.
Edizioni italiane
Il racconto è stato tradotto in italiano da: F. Jachino con il titolo Alpha del Centauro, pubblicata dalla Ponzoni Editore in appendice al romanzo Il dio galattico di F. Richard-Bessiere, il 15 dicembre 1961 nel volume n. 89 della collana I Romanzi del Cosmo e di nuovo nel 1965 volume n. 44 della collana Cosmo, I capolavori della fantascienza; Sandro Pergameno con il titolo Verso Centauro, pubblicata nel 1979 dalla Editrice Nord nel volume n. 40 della collana Cosmo Oro, intitolato Destinazione Universo, che contiene la raccolta del 1952 Destination: Universe! e due romanzi di van Vogt; Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli con il titolo Laggiù, lontano, al Centauro, inserita nell'antologia Le grandi storie della fantascienza 6, (Isaac Asimov Presents the Great SF Stories 6 (1944), 1981) pubblicata: nel novembre 1982 dalla SIAD Edizioni nella collana Le grandi storie della fantascienza, nel giugno 1991 dalla Bompiani nel volume n. 184 della collana I Grandi Tascabili Bompiani, nel luglio 2006 dalla RCS Periodici nella collana Le Grandi Storie della Fantascienza. Edizione Speciale per Newton; Fabio Feminò con il titolo Destinazione Centauro, pubblicata dalla Mondadori Editore nel 2003, nel volume n. 1480 della collana Urania nell'antologia I grandi maestri della fantascienza 3. Seconda parte.
Trama
Pelham inventa l'Eternity, un farmaco capace di indurre uno stato di ibernazione profonda che può durare per decenni. Comprendendo che questa scoperta apre la strada ai viaggi interstellari, il suo facoltoso amico Jim Renfrew finanzia la costruzione di un'astronave a propulsione atomica per una missione plurisecolare. All'equipaggio si uniscono altri due compagni di università, Ned Blake e Bill Endicott. La nave decolla nel XXIII secolo con destinazione Alfa Centauri, un viaggio stimato in 500 anni, durante i quali i membri dell'equipaggio si sveglieranno a turno per brevi periodi.
Il racconto è narrato dal punto di vista di Bill che è il primo a svegliarsi, circa 53 anni dopo il lancio. L'uomo scopre con orrore che Pelham non è sopravvissuto alla dose iniziale del farmaco ed è costretto a espellere nello spazio il corpo dell'amico, ormai in decomposizione. Dopo aver inviato un rapporto radio verso la Terra, assume una seconda dose programmata per 150 anni; mentre si addormenta, si interroga con preoccupazione sulla stabilità mentale di Renfrew, legato a Pelham da una profonda amicizia.
Al secondo risveglio, Bill legge i rapporti dei compagni: quello di Renfrew appare del tutto normale e non menziona la morte di Pelham, mentre Blake, in una nota separata, conferma i timori di Bill sulla salute mentale dell'amico e raccomandandogli di distruggere il messaggio affinché Renfrew non lo veda. Bill compila i rapporti di routine e assume una terza dose per altri 150 anni.
Il terzo risveglio è traumatico: Bill è scosso da allarmi che continuano a risuonare per tutta la nave mentre si riprende lentamente dagli effetti del farmaco; finalmente, attraverso i visori, scorge un'altra astronave avvolta dalle fiamme; dopo aver cercato invano scialuppe di salvataggio, osserva il vascello rallentare e scomparire nello spazio mentre l'incendio si attenua. Assume quindi l'ultima dose programmata di farmaco per svegliarsi in prossimità della meta.
Al risveglio finale viene aiutato da Blake, che lo informa che lo spazio intorno ad Alfa Centauri è saturo di segnali radio umani. Durante i cinque secoli del loro viaggio, la scienza è progredita al punto che il volo dalla Terra richiede ora solo tre ore. L'impatto psicologico della notizie è devastante su Renfrew, che cede alla follia; e Blake è costretto a trattenerlo e a chiedere aiuto alle autorità locali.
Vengono soccorsi da un'immensa astronave a bordo della quale incontrano un uomo di nome Cassellahat, il quale spiega di aver appreso il loro antico idioma in previsione del loro arrivo, atteso da tempo. Tuttavia, avvicinandosi, l'umano del futuro mostra un evidente disgusto: spiega che i viaggiatori emanano un odore insopportabile per gli uomini moderni e si allontana rapidamente. Renfrew esce dalla nave, apparentemente guarito dopo solo pochi minuti, Cassellahat torna per accompagnare Renfrew sul pianeta Pelham per ulteriori cure.
Apparentemente guarito, Renfrew torna dai compagni annunciando di aver acquistato un'astronave per una missione di mappatura, l'unica attività concessa loro dato che l'odore che emanano ne impedisce l'integrazione sociale.
In realtà, la sanità mentale di Renfrew è solo una maschera: durante il viaggio, Renfrew lega i compagni e lancia la nave in rotta di collisione con una "stella nubile"; i due riescono a liberarsi, ma è troppo tardi per evitare l'impatto.
In precedenza Cassellahat aveva spiegato che le "stelle nubili" sono stelle di classe M, vecchie e fredde che, secondo la "scienza elastica" del racconto, non tollerano la presenza di massa nelle vicinanze per mantenere il proprio "equilibrio".
L'impatto con l'astro li scaglia 500 anni indietro nel tempo; i tre tornano così sulla Terra nell'epoca da cui erano partiti, dove trascorrono il resto della loro vita. Il racconto si chiude con Bill, ormai anziano, che ascolta il suo primo rapporto radio inviato dall'astronave.
Critica
Lo scrittore e critico P. Schuyler Miller lo ha definito "indimenticabile e indimenticato".
Secondo Colin Wilson la parte iniziale è di grande impatto perché mostra efficacemente l'enorme distanza da percorrere per raggiungere un'altra stella, mentre il finale è debole perché "l'autore non ha idea di come concludere la sua storia".
Opere derivate La trama fu ripresa in modo quasi letterale e senza citare van Vogt, nella graphic novel del 1951 The Long Trip, pubblicata su Weird Fantasy, testata tristemente nota per questo genere di violazioni del copyright.
Collegamenti con altre opere dell'autore
Il racconto è uno dei tre che l'autore ha rielaborato per comporre uno dei suoi romanzi fix-up: Ricerca del futuro (Quest for the Future) del 1970.
Molto meno noto è il racconto Centaurus II, che descrive un secondo tentativo, stavolta fallito, di raggiungere Alfa Centauri, intrapreso con una nave generazionale. Sebbene presenti temi e ambientazioni simili, l'opera non è considerata un seguito diretto, poiché sviluppa una trama del tutto indipendente.
Ispirazione
Far Centaurus esplora il dilemma se lanciare un'astronave immediatamente o attendere che la tecnologia migliori, un concetto noto nella ricerca sui viaggi interstellari come "calcolo dell'attesa" (wait calculation). Più in generale, il racconto analizza l'opportunità di impiegare una tecnologia nella sua forma attuale o aspettarne una versione più evoluta. Questo tema è dibattuto diffusamente e la storia di van Vogt rimane un esempio citato frequentemente in tali discussioni. Gregory Matloff ricorda come Robert Forward evocasse questo scenario:
L'idea che il progresso tecnologico renda obsoleti i tentativi precedenti è stata esplorata in diverse altre opere.
Una che precede Far Centaurus è The Voyage That Lasted 600 Years di Don Wilcox, pubblicata su Amazing Stories nell'ottobre del 1940. A differenza del racconto di van Vogt, solo uno dei membri dell'equipaggio resta letargo per la maggior parte del tempo, mentre il resto dei passeggeri è sveglio e si riproduce, rendendola di fatto la storia di una "nave generazionale". Al loro arrivo, i protagonisti scoprono che una colonia è già stata fondata e che il viaggio richiede ormai solo sei anni.
Tra le opere successive, una delle più simili è il romanzo di Clifford D. Simak, Shakespeare's Planet del 1976, che riprende non solo la trama generale dell'arrivo per trovare il pianeta colonizzato, ma anche dettagli minori come la morte di un membro dell'equipaggio durante il viaggio e il prolungamento del sonno a causa degli effetti ignoti del farmaco ibernante.
Robert Heinlein usa una variazione sul tema nel romanzo Time for the Stars del 1956, dove l'equipaggio di una nave esplorativa più lenta della luce quando, dopo molte vicissitudini, crede che tutto sia ormai perduto, viene soccorso da una nave più veloce della luce che li riporta sulla Terra.
Note Annotazioni
Fonti
Bibliografia
Edizioni
Fonti critiche
Collegamenti esterni
Categoria:Racconti di fantascienza Categoria:Racconti di A. E. van Vogt