Pratyāhāra (dal sanscrito प्रत्याहार pratyāhāra «ritiro, ritrazione [dai sensi]») è il quinto stadio dell'Ashtanga Yoga descritto negli Yoga Sutra di Patañjali. Esso consiste nel ritrarre l'attenzione dei sensi dagli oggetti esterni, consentendo in tal modo alla mente di ridurre la dipendenza dagli stimoli sensoriali e orientarsi verso la contemplazione dell'energia interiore (prāṇa).
Il Pratyāhāra rappresenta la fase di transizione tra le pratiche esterne (bahiranga) e interne (antaranga), utile a predisporre la mente alla concentrazione (dhāraṇā) e raggiungere infine lo stadio della meditazione (dhyāna)Patañjali, Yoga Sutra, Einaudi, Torino 2015 ISBN 978-88-062-4157-5Swami Vivekananda, Raja Yoga, Ananda Edizioni / Astrolabio-Ubaldini, Roma, 2010 (orig. 1896).
Etimologia Il termine pratyāhāra deriva dalla combinazione di prati («indietro») e āhāra («condurre, riportare»), indicando letteralmente l'atto di «condurre indietro» o «ritrarre» i sensi dalla loro abituale tensione verso gli oggetti esterni. Tale terminologia serve perciò a descrivere un processo di spostamento dell'attenzione, dalla periferia dei sensi verso l'interno della coscienza, come delineato nella tradizione yogica dei Sutra di PatañjaliEdwin F. Bryant (a cura), Gli Yoga Sutra di Patañjali, Edizioni Mediterranee, Roma 2019 ISBN 978-88-272-2975-0.
Definizione Negli Yoga Sutra Patañjali definisce così il Pratyāhāra: Nel sutra successivo (II 55) l'autore afferma che da tale pratica deriva il «supremo dominio sui sensi»Patañjali, Yoga Sutra, II 55, Einaudi, Torino 2015 ISBN 978-88-062-4157-5.
Il commento tradizionale di Vyāsa fornì una ulteriore interpretazione, non come semplice soppressione, ma come un «ritiro naturale dei sensi» allorché la mente non è più attratta dagli oggetti esterniVyāsa, Yoga Bhāṣya, in: Edwin F. Bryant, Gli Yoga Sutra di Patañjali, Edizioni Mediterranee, Roma 2019 ISBN 978-88-272-2975-0.
Storia Il concetto di Pratyāhāra ha origini antiche nella tradizione yogica indiana. La prima esemplificazione scritta si trova nella Bhagavadgītā (II 58), dove il processo di ritiro dei sensi viene paragonato a una «tartaruga che ritrae gli arti nel guscio», simboleggiando così la capacità della mente di distaccarsi dagli oggetti esterni e concentrarsi sull'interiorità. Il passo costituisce la descrizione più antica di tale processo, inteso come ritiro consapevole dall'influenza dei sensiCfr. Swami Sivananda, La scienza dello Yoga, Edizioni Mediterranee, Roma 1999 ISBN 978-88-272-1426-5.
Nei secoli successivi, il concetto venne poi codificato e sistematizzato negli Yoga Sutra di Patañjali, dove il Pratyāhāra diventa il quinto stadio dellAshtanga Yoga, assumendo un ruolo centrale nel percorso di concentrazione (dhāraṇā) e meditazione (dhyāna). La Bhagavadgītā fornisce quindi una prima base filosofica e metaforica, mentre Patañjali nell'Ashtanga Yoga sistema organicamente il Pratyāhāra in un contesto metodologico e pratico, come fase di transizione tra pratiche esteriori e interiori.
Significato Nel senso classico degli Yoga Sutra, la locuzione «verso l'interno» indica lo spostare la consapevolezza dai sensi esterni all'energia interna, conosciuta come prāṇa: non si tratta perciò semplicemente di chiudere gli occhi o "ignorare" gli stimoli sensoriali, ma bensì di distaccarsi dall'impulso abituale e automatico a reagire agli stimoli sensoriali. In questo stato:
la mente non cerca più gratificazione in suoni, colori, gusti, odori o nel tatto l'attenzione si stabilizza in uno spazio interiore neutro e consapevole si crea la base per dhāraṇā (concentrazione) e dhyāna (meditazione profonda)
Il Pratyāhāra rappresenta quindi una soglia tra l'orientamento esteriore e quello interiore della mente, secondo la più ampia tradizione filosofica e psicologica dello yogaGeorg Feuerstein, La tradizione dello Yoga, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2003 ISBN 978-88-340-1513-4.
Interpretazioni successive Swami Vivekananda Swami Vivekananda affermava che il Pratyāhāra costituisce il vero inizio del controllo mentale poiché, finché sono i sensi a "dominare" la mente, la meditazione rimane instabileSwami Vivekananda, Raja Yoga, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2010..
B.K.S. Iyengar B.K.S. Iyengar collegò il Pratyāhāra in particolare alla precedente raffinazione della percezione corporea ottenuta tramite āsana e prāṇāyāma, fino al punto in cui l'attenzione si interiorizza «spontaneamente»Cfr. B.K.S. Iyengar, Teoria e pratica dello Yoga, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2008 ISBN 978-88-340-1593-6.
Paramhansa Yogananda Il monaco indiano Paramhansa Yogananda offrì una lettura energetica e neuro-spirituale del Pratyāhāra, spiegandolo come un atto volontario di concentrazione della attenzione verso la colonna vertebrale, concentrandosi direttamente sui canali sottili dove fluisce il prāṇa: «[è] la capacità di mantenere uno stato di completa interiorizzazione mentale e di assoluta immobilità, che si ottengono quando la mente si ritira dai sensi.»Paramhansa Yogananda, Lo Yoga di Gesù, Astrolabio, Roma 2011.. Secondo Yogananda, la fisiologia indiana spiega infatti come i sensi esterni siano anch'essi alimentati dalla stessa energia vitale (prāṇa). Il Pratyāhāra consiste dunque nel ritirare la consapevolezza dai nervi periferici e nel trasferirla verso la colonna vertebrale, lungo i canali energetici (suṣumṇā, iḍā e piṅgalā). In tale prospettiva, l'indicazione «verso l'interno» non sarebbe soltanto mentale, ma anche pratica, in senso cioè energetico e percettivo.
YoganandaIbidem. descrive un'esperienza in cui: l'energia sembra risalire lungo la colonna vertebrale, verso il cervello i sensi cessano progressivamente di reagire agli stimoli esterni la coscienza si concentra in un flusso interiore di energia attorno alla colonna vertebrale
Tale processo è collegato al concetto di Kuṇḍalinī, sebbene nel Pratyāhāra l'obiettivo è il ritiro consapevole dell'energia sensoriale, non ancora la sua piena attivazione.
Per Yogananda, il Pratyāhāra rende la mente: più autosufficiente meno dipendente dagli stimoli sensoriali stabile e pronta alla concentrazione e meditazione profonda
Tecniche Prāṇāyāma rallentamento e regolazione del respiro nāḍī śodhana (respirazione alternata) kumbhaka (ritenzione del respiro)
Queste tecniche riducono l'attività sensoriale e calmano le fluttuazioni mentaliSwami Sivananda, La scienza dello Yoga, Edizioni Mediterranee, Roma, 1999, ISBN 978-88-272-1426-5.
Interiorizzazione sensoriale focalizzazione su un suono interiore (nāda) osservazione distaccata delle sensazioni pratica del silenzio sensoriale
Concentrazione preliminare attenzione al respiro ripetizione di un mantra visualizzazione di un punto interiore (tra le sopracciglia, cuore, colonna vertebrale)
Approccio devozionale (Bhakti Yoga) I sensi vengono orientati verso il sacro piuttosto che verso oggetti mondani, trasformando l'attrazione sensoriale in aspirazione spirituale.
Approccio energetico (Kriyā Yoga) ritiro della coscienza dai nervi periferici alla colonna vertebrale percezione del prāṇa che risale verso il cervello stabilizzazione dell'attenzione lungo l'asse spinale
Bibliografia Patañjali, Yoga Sutra, trad. it. a cura di Gianni Pellegrini e Federico Squarcini, Einaudi, Torino 2015 ISBN 978-88-062-4157-5. Vyāsa, Yoga Bhāṣya, in: Edwin F. Bryant, Gli Yoga Sutra di Patañjali, Edizioni Mediterranee, Roma 2019 ISBN 978-88-272-2975-0. Swami Vivekananda, Raja Yoga, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2010. Swami Sivananda, La scienza dello Yoga, Edizioni Mediterranee, Roma 1999 ISBN 978-88-272-1426-5. B.K.S. Iyengar, Teoria e pratica dello Yoga, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2008 ISBN 978-88-340-1593-6. Paramhansa Yogananda, Autobiografia di uno yogi, Ananda edizioni, Assisi 2014. Paramhansa Yogananda, Lo Yoga di Gesù, Astrolabio, Roma 2011. Georg Feuerstein, La tradizione dello Yoga, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2003 ISBN 978-88-340-1513-4. Mircea Eliade, Yoga. Saggio sulle origini della mistica indiana, Lindau, Torino 2017 ISBN 978-88-6708-666-5.
Note
Voci correlate Tandra Rilassamento muscolare progressivo
Categoria:Yoga Categoria:Meditazione