Nasce in Italia da Émile Georges Laporte (francese, industriale e commerciante) e Caterina Tamagni (italiana, ma l'origine non è stata citata da nessun atto di nascita dei suoi figli) a Fiorenzuola d'Arda, in provincia di Piacenza. A Piacenza nacquero il fratello Émile (1894) e la sorella Alida (1900).

Sia lui che anche l'altro fratello Émile sono sempre stati citati con il nome tradotto in italiano: Gustavo ed Emilio.

Si diploma nel 1911 agente di commercio presso una scuola commerciale milanese, titolo di studio che utilizzerà lavorando presso la Camera di Commercio Franco-Italiana a Milano tra il 1920 e il 1929Come riportato dalle Guide Commerciali Savallo e Fontana nei volumi dal 1920 al 1929 consultati presso la Biblioteca Nazionale Braidense e dalla Camera di commercio di Milano in via Meravigli.

È arruolato nell'armée francese nel 1913Documenti del Ministero della Guerra francese consultati nel fascicolo di 11 pagine messo online dal sito myheritage.it riguardanti la carriera militare di Gustave Herménégilde Paul Laporte decorato con la Légion d'honneur in data 26 novembre 1933. onorando la propria cittadinanza ereditata dal padre e col grado di capitano è in seguito decorato con la "Légion d'honneur" su ordine del Ministero della Guerra Francese in data 26 novembre 1933 concedendogli anche il vitalizio dovuto agli ufficiali ovvero 1.000 franchi francesi all'anno.

Ritorno a Milano e attività sportiva Gustave prese parte a manifestazioni sportive sia di basket che rugbistiche dove, per esperienza e conoscenza dei regolamenti del gioco della palla ovale si impegnò anche a fare da arbitro in incontri sia amichevoli che ufficiali.

Fondamentali soprattutto per il rugby le sue conoscenze sia in ambito organizzativo con Stefano Bellandi e con Algiso Rampoldi presidente dello Sport Club Italia che giornalistiche quando, grazie all'aiuto del direttore del giornale sportivo "L'Auto-vélo" di Parigi, Henri Desgrange, portò a Milano lo Sporting Club Universitaire de France nel 1927.

Gustave spiegò al pubblico francese come ha fatto a far rinascere il rugby in Italia. Henri Desgrange lo scrisse con aiuto di Laporte su "L'Auto-vélo"L'Auto-vélo del 19 maggio 1931.

Il rugby italiano è giovanissimo, timido, ma deciso e risoluto. Si è giocato a rugby prima della guerra, evidentemente senza grande pubblicità. Ma poi fu dimenticato completamente il gioco della palla ovale ... finché un giorno un fanatico del rugby, Stefano Bellandi, sostenuto da un francese residente in Italia, Gustave Laporte, da Rampoldi presidente di un grande club di atletica e anche da altri discepoli, decise di far rivivere lo sport della palla ovale in Italia. Chiese al giornale L'Auto le regole e le spiegazioni, e poi una squadra per una dimostrazione pratica. Mise insieme una squadra di una ventina di podisti, di calciatori e a loro Gustave Laporte fece imparare le regole essenziali. Un mese più tardi una buona selezione del Litorale e cinque giocatori parigini destinati a rinforzare la squadra italiana, sbarcarono a Milano. La partita dimostrativa disputata sul terreno del Velodromo Sempione ottenne un discreto successo. L'avvio era stato dato, le squadre di rugby erano state create nei grandi club e poi arrivò anche la Federazione. L'avvio di colpo interrotto Sembrava tutto andare nel migliore dei modi fra le migliori forze sportive, quindici giocatori italiani vennero in Francia, giocando in modo molto aperto e gradevole "a seguire", perché a partire dal primo giorno ai giocatori erano stati inculcati i principali basilari, ma di colpo a Roma accadde una situazione spiacevole. Il Presidente della Federazione di Rugby, direttore di un importante club di calcio, prese il pretesto da uno scontro ... marginale, successo nel suo club per domandare a Turati, gran maestro degli sport italianiPresidente del CONI dell'epoca. lo scioglimento di punto in bianco della Federazione che lui presiedeva. La causa: l'indisciplina dei giocatori. Ma lo scopo era un altro, leggetelo bene, il desiderio dei rugbisti di guadagnare un posto al sole a svantaggio degli altri sport. Ma non sottovalutate la situazione. I rugbisti non si fecero mettere i piedi in testa davanti a questa presa di posizione così improvvisa e inspiegabile. Abbassarono i toni, si fecero più modesti pur di poter conservare le proprie posizioni e andare avanti.

Anche su altro giornale sportivo Laporte spiegò le carenze di base del movimento rugbistico italiano: gli organici arbitrali sono carenti e impreparati.Su Saïgon sportif del 26 giugno 1931 a p. 6 Gustave Laporte spiega le carenze del rugby italiano, organici fotografati a fine stagione 1930-1931.

Palmarès Pallacanestro

Internazionale Milano: 1923,

Note

Collegamenti esterni

Un secolo di basket in Italia: i caratteri originali (1907-1921) (di Sergio Giuntini).