Le cieche o anguille cieche sono i giovani delle anguille europee che non hanno superato i 6-7 centimetri di lunghezza.
Etimologia Vengono dati diversi significati distinti al loro nome. Secondo un'interpretazione, vengono chiamate così perché, essendo piccole, non hanno ancora aperto gli occhi oppure perché si credeva erroneamente che ne fossero sprovviste. Secondo un'altra interpretazione, il loro nome è dovuto al fatto che, durante la loro pesca, venivano abbagliate da potenti lampade nelle ore notturne.
Commercio Le cieche vengono pescate all'imbocco dei fiumi, durante la stagione invernale e vendute come prelibatezza.
Ciononostante, il commercio delle anguille europee è divenuto illegale in più paesi, soprattutto in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, in quanto la loro pesca sta portandole all'estinzione. (a tal proposito, l'Unione Europea dichiarò che le anguille sarebbero "criticamente in pericolo"; la specie si trova nella lista rossa della IUCN). Persiste comunque un commercio illegale internazionale delle anguille cieche stimato in 3 miliardi di euro l'anno.
Diffusione In Italia In Italia le anguille cieche si consumavano soprattutto in Toscana, specialmente a Pisa, nelle zone della foce dell'Arno e a Grosseto, nell'Ombrone. Conosciute nella regione come cèe o ceche, venivano fritte o usate come ingrediente per frittate o frittelle. Tra le specialità tipiche a base di piccole anguille vi sono le ceche fritte alla livornese, con olio, aglio, salvia e pepe, e le ceche alla pisana, anche descritte da Pellegrino Artusi, nel suo La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, con olio, aglio, salvia, uova, limone e Parmigiano. Sempre Artusi descrive delle cieche fritte, che avrebbe scoperto a Viareggio.
Le cieche sono anche un alimento tradizionale di Comacchio, in Emilia-Romagna.
In Spagna In Spagna, gli avannotti delle anguille sono conosciuti come angulas e sono tradizionali soprattutto nelle locali cucine basca, asturiana e galiziana.
Sempre in Spagna, la controversia sul consumo delle cieche ha portato alla diffusione di un surrogato conosciuto come gula, a base di simil-merluzzi come il Pollachius pollachius.
Note
Voci correlate Bianchetti
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Piatti a base di prodotti ittici