Biografia Nacque a L’Aquila il 6 gennaio 1891, figlio di Luciano e Carolina Pogetti.. Arruolatosi nel Regio Esercito come soldato semplice, in forza al 5º Reggimento alpini, tra il 1910 e il 1911 frequentò il corso allievi ufficiali.. Assegnato all'8º Reggimento alpini partecipò alla campagna di consolidamento della conquista della Libia, distinguendosi nel combattimento di Assaba (23 marzo 1913), quando fu decorato con una medaglia di bronzo al valor militare. Successivamente si distinse ad Ettangi (18 giugno 1913) e a Tecniz (16 settembre 1913), venendo decorato di una medaglia d'argento al valor militare. Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, combatté sul fronte giulio. Fu decorato con una seconda medaglia di bronzo al valor militare per essersi distinto sul Piccolo Pal il 30 luglio 1915. Promosso tenente e poi capitano, nel 1917 fu decorato con una terza medaglia di bronzo al valor militare per essi distinto sul Dosso Faiti come addetto presso il comando della 58ª Divisione. Ricevette una prima croce di guerra al valor militare per essersi distinto sul Montello nel corso della battaglia del solstizio (15-18 giugno 1918), e una seconda durante la battaglia di Vittorio Veneto (24-30 ottobre 1918). Nel 1935-1936 partecipò alla guerra d'Etiopia, al temine della quale gli venne affidato l'incarico di Podestà della città di Dessiè. Dopo la proclamazione dell'Impero diresse ad Addis Abeba un ufficio topo-cartografico da lui stesso costituito. Nel 1938, su direttiva di Mussolini, il Duca d'Aosta, viceré d'Etiopia, gli affidò il compito di individuare una zona destinata ad accogliere 1.400 famiglie israelite, che poi divennero 3.000.. Egli effettuò una visita nella regione del Borana, di cui redasse un documento intitolato Relazione su un sopralluogo compiuto nella regione del Borana in data 15 dicembre 1938.

Durante la seconda guerra mondiale, con il 5º Reggimento alpini prese parte alla campagna contro la Grecia, in qualità di comandante del deposito che addestrava ed avviava al fronte i complementi. Assunto il comando del reggimento, con il grado di colonnello, in sostituzione del parigrado Carlo Rossi, lo comandò nel corso della campagna di Russia. Inquadrato nella 2ª Divisione alpina "Tridentina" (generale Luigi Reverberi), in forza all'8ª Armata (generale Italo Gariboldi), il reggimento partecipò alle operazioni sul fronte orientale fino al suo rientro in Italia al termine dell'Offensiva Ostrogožsk-Rossoš'. Dopo il suo rientro in Patria fu nominato comandante della fanteria della 151ª Divisione fanteria "Perugia", allora al comando del generale Ernesto Chiminello..

L'epopea della Divisione "Perugia" Il giorno dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943 un ufficiale tedesco si recò a colloquio con Chiminello, e fu raggiunto un accordo in base al quale i reparti della divisione sarebbero rimasti ad Argirocastro, insieme a un piccolo contingente di soldati tedeschi, e in caso di spostamento la Grande Unità si sarebbe diretta a Valona.. La divisione "Perugia", con sede del comando ad Argirocastro, era dislocata nel sud dell'Albania, in prossimità del confine greco e presidiava la zona di Permeti, Klisura, Tepelenë, distante qualche centinaia di chilometri dal canale d'Otranto.

In quanto vicecomandante della divisione e responsabile del settore di Tepelenë, egli intavolò trattative con i partigiani albanesi,Tra i suoi contatti vi fu anche l'ufficiale inglese Harold William Tilman che raggiunse un accordo con Adami, tramite il maggiore Simone Ciampa. Tale accordo prevedeva che i reparti della divisione operassero in montagna, a fianco degli insorti. Tale accordo fu sottoposto da Ciampa a Chiminello che diede la sua approvazione. con l'appoggio del suo comandante, ma tra il 10 e l'11 settembre gli albanesi circondarono la città.. A causa di questo fatto Chiminello lo lasciò libero di comportarsi come meglio credeva..

L'obiettivo di organizzare un'azione comune contro i tedeschi, a fianco dei partigiani, fu raggiunto il 12 settembre, e prevedeva il ricovero nell'ospedale di partigiani feriti, la cessione di parte del materiale sanitario, e il rifiuto di dare copertura di artiglieria alle colonne tedesche attaccate dagli insorti, nonostante le pronte minacce di ritorsione emanate dal comando tedesco. La notizia dell'arrivo di un reparto corazzato della Wehrmacht, proveniente dalla Grecia, fece venire meno la combattività degli insorti albanesi, i quali dichiararono al comando italiano di non voler affrontare i nuovi rinforzi tedeschi. Nella mattina del 13 settembre, le truppe italiane furono bombardate da una squadriglia di cacciabombardieri Junkers Ju 87 Stuka, e subito dopo arrivò la notizia che il ripiegamento dei presidi nazionali era stato arrestato nella valle della Voiussa dalle formazioni partigiane, in dispregio all'accordo raggiunto. A questo attacco si unirono anche le bande comuniste, che operavano in prossimità di Tepelenë, senza che le truppe tedesche intervenissero a contrastarle. La sensazione del comando italiano fu che fosse stata raggiunta una sorta di tacita alleanza tra albanesi e tedeschi, a danno delle truppe italiane, le quali si asserragliano nell'antico forte della città.

Preso tra due fuochi, il 14 settembre egli decise di accettare la proposta avanzata dai tedeschi di portarsi con le sue unità verso il porto di Valona, dove si affermava essere già in corso le operazioni di imbarco delle truppe italiane verso l'Italia. Il giorno 15 le forze italiane furono sottoposte ad un violento tiro di mortai, riuscendo a sfuggire all'imboscata combattendo, ostacolate nell'operazione di sganciamento dalle truppe tedesche aprirono il fuoco contro di loro.

Una volta arrivato a Valona alla testa delle sue truppe, attese senza successo l'arrivo della navi dall'Italia, e fu quindi costretto ad accettare una nuova offerta tedesca che prevedeva il ritorno a Trieste via ferrovia.. Saliti a bordo del convoglio ferroviario, il tragitto venne modificato a sua insaputa, e volta arrivato a Vienna fu fatto scendere con i suoi soldati dalle SS, vennero disarmati e dichiarati prigionieri di guerra. Trasferito in Germania, lì apprese la sorte toccata al generale Chiminello e agli altri ufficiali della Divisione. Al suo ritorno promosso generale di brigata, e decorato con una seconda medaglia d'argento al valor militare e della Croce di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia. Nominato Presidente della Fondazione Acropoli Alpina di Trento, si fece un punto d'onore nel completamento del Museo Nazionale Storico degli Alpini.. Si spense a Genova il 31 luglio 1964.

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