Finalista del Premio Pulitzer 2022 per la saggistica giornalistica, è editorialista del New York Times e collabora frequentemente con The Atlantic, Wired e Scientific American.
Biografia Zeynep Tüfekçi è nata a Istanbul nel 1970, nel quartiere Beyoğlu, nei pressi del parco Taksim Gezi.
Ha trascorso parte dell'infanzia in Belgio, dove il padre era impiegato presso la NATO. Rientrata in Turchia, durante gli anni dell'adolescenza con i propri risparmi acquista uno dei primi home computer disponibili sul mercato, apprendendo autonomamente le basi della programmazione.
Formazione Nel 1995 consegue una laurea in sociologia presso l'Università di Istanbul e contemporaneamente una laurea in programmazione informatica presso l'Università del Bosforo. Dopo la laurea trova impiego come programmatrice presso la sede turca di IBM, in un periodo in cui la Turchia non disponeva ancora di accesso pubblico a internet.
L'esperienza della rete intranet aziendale che collegava i dipendenti IBM in tutto il mondo permettendo scambi aperti tra colleghi di paesi diversi costituisce per Tufekci il primo contatto con una sfera pubblica ampia e priva di censura, e orienta il suo interesse verso le implicazioni sociali delle reti di comunicazione.
Successivamente si trasferisce negli Stati Uniti, dove consegue una laurea magistrale nel 1999 e un dottorato di ricerca nel 2004, entrambi presso l'Università del Texas ad Austin.
Carriera Avvia la carriera accademica come professoressa assistente ospite presso il Dipartimento di Sociologia e Antropologia dell'Università del Maryland Baltimore County (2005-2008), dove ricopre il ruolo di professoressa assistente fino al 2011. Passa quindi alla School of Information and Library Science della University of North Carolina, dove sviluppa il nucleo centrale della sua ricerca sui movimenti sociali in rete.
Dal 2012 è associata di facoltà presso il Berkman Klein Center for Internet & Society dell'Università Harvard. Ricopre poi incarichi presso il Craig Newmark Center for Journalism Ethics and Security della Columbia University prima di approdare alla Princeton University, dove è titolare della cattedra Henry G. Bryant di Sociologia e Affari pubblici.
È editorialista del New York Times e collabora regolarmente con The Atlantic, Wired e Scientific American. Ha tenuto diverse conferenze TED sui temi della tecnologia, dell'intelligenza artificiale e del cambiamento sociale.
Ricerca Il filo conduttore della sua ricerca è la tensione tra le potenzialità emancipative delle tecnologie digitali e i rischi che esse comportano per la sfera pubblica. Sin dai primi anni della carriera accademica si occupa del rapporto tra big data e politica, segnalando già nel 2012 i pericoli di un profilazione sempre più individualizzata degli elettori da parte delle campagne politiche, tesi che avrebbe trovato ampia conferma dopo le elezioni presidenziali statunitensi del 2016.
Nel 2016 partecipa a un reportage speciale de The Economist dedicato a tecnologia e politica, in cui sostiene che il microtargeting elettorale sta erodendo lo spazio del dibattito civile collettivo.
Nel maggio 2017 pubblica Twitter and Tear Gas: The Power and Fragility of Networked Protest per la Yale University Press, frutto di anni di ricerca sul campo.
Il libro argomenta come i movimenti sociali in rete - ad esempio la primavera araba del 2011, le proteste di Occupy Wall Street o quelle di Gezi Park a Istanbul - raggiungano rapidamente grandi dimensioni grazie alla facilità di mobilitazione offerta dai social media, ma senza aver costruito nel frattempo le strutture organizzative interne, la leadership e la capacità negoziale che avevano caratterizzato i movimenti del passato, dal movimento per i diritti civili statunitense alle organizzazioni operaie novecentesche. Nei movimenti in rete, osserva Tufekci, la risorsa strategica non è più il controllo dell'informazione, ma la capacità di catturare l'attenzione collettiva; i governi imparano di conseguenza a disperderla o a saturarla con rumore informativo, piuttosto che a reprimere direttamente i contenuti.
Il libro, pubblicato anche con licenza Creative Commons, è considerato uno dei contributi più influenti alla sociologia dei movimenti sociali digitali.Accanto alla riflessione sui movimenti, Tufekci sviluppa la ricerca sugli effetti degli algoritmi delle piattaforme digitali sulla formazione dell'opinione pubblica. Nel marzo 2018 pubblica sul New York Times un articolo in cui sostiene che l'algoritmo dei contenuti consigliati di YouTube costituisce uno dei più potenti strumenti di radicalizzazione del dibattito pubblico, spingendo sistematicamente gli utenti verso contenuti sempre più estremi.
La sua analisi sugli effetti del contagio mediatico viene estesa anche alle stragi di massa: sostiene che la copertura dettagliata degli attentatori da parte dei media favorisca il fenomeno dell'emulazione; per questo sollecita ripetutamente testate e piattaforme a non diffondere il nome, il volto e i metodi operativi dei responsabili.
Nel marzo 2020, in anticipo rispetto alle autorità sanitarie ufficiali, pubblica sul New York Times un articolo in cui critica le indicazioni di OMS e dei CDC - i centri federali statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie che in quella fase sconsigliavano l'uso delle mascherine alla popolazione - sostenendo che la protezione individuale fosse invece necessaria. La sua presa di posizione pubblica è stata successivamente indicata come uno dei fattori che portarono il CDC a rovesciare la propria indicazione nell'aprile 2020. Nel maggio dello stesso anno co-firma con oltre cento esperti una lettera aperta ai governatori statunitensi per richiedere l'obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici. Viene in seguito inclusa nel gruppo di esperti che consulta l'OMS sull'adozione di raccomandazioni ufficiali in materia.
Ha collaborato inoltre con Trisha Greenhalgh e Linsey Marr alla pubblicazione di articoli su riviste sottoposte a revisione paritaria sull'aerodispersione del virus SARS-CoV-2, tra cui uno studio apparso su The Lancet nel 2021.
Riconoscimenti
2014: American Sociological Association, Premio per la Sociologia Pubblica della Sezione di Sociologia della Comunicazione, delle Tecnologie dell'Informazione e dei Media. 2015: Andrew Carnegie Fellow, Carnegie Corporation of New York, fellowship destinata a studiosi delle scienze sociali e umane impegnati in ricerche di rilevanza pubblica. 2022: finalista del Premio Pulitzer per la saggistica giornalistica, per le rubriche dedicate alla pandemia di COVID-19 pubblicate sul New York Times. 2022: laurea honoris causa in Lettere umanistiche, Università Brown. 2024: dottorato honoris causa, Università di Amsterdam.
Note
Voci correlate
Danah Boyd Kate Crawford Safiya Noble Ruha Benjamin Sasha Costanza-Chock
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