La battaglia di Volano. è una serie di scontri avvenuti tra il 26 ed il 27 ottobre 1813 tra le forze imperiali austriache e quelle napoleoniche nei pressi dei comuni di San Marco e di Volano. Lo scontro vide la sconfitta delle forze franco-italiane dei generali Mazzucchelli e Gifflenga, che dovettero retrocedere verso le posizioni di Rivoli Veronese e di Ala.

Contesto storico

Dopo la disastrosa campagna in Russia, Napoleone e la Grande Armée erano alle prese con gli eserciti della Coalizione in Germania. Dopo una leva straordinaria, i francesi erano riusciti a respingere i coalizzati. L'intervento diplomatico austriaco portò ad un armistizio: Metternich si era abilmente inserito tra le parti, pronto ad approfittare dell'esito delle trattative per ottenere il massimo vantaggio per l'Austria. A seguito del mancato accordo tra le varie parti, l'Austria decise di scendere in guerra al fianco delle potenze della Coalizione e, con l'apertura di un nuovo fronte lungo il confine tra Austria, Regno d'Italia e le Province Illiriche, Napoleone decise di mandare il proprio figliastro Eugenio a comandare le forze di difesa della penisola.

Antefatti La defezione della Baviera aveva liberato numerosi reparti austriaci, per la maggior parte indirizzati verso il Tirolo. Avendo dinnanzi a sé un quantitativo di forze nemiche nettamente superiore, il generale Gifflenga, a comando dell'estrema sinistra franco-italiana, decise di abbandonare la posizione di Mühlbachl e di ritirarsi. Le forze napoleoniche raggiunsero Trento il 7 ottobre e la evacuarono, con l'eccezione di una piccola guarnigione, il 15 ottobre.. La ritirata proseguì ulteriormente verso Volano e San Marco, dove si arrestò. Il giorno seguente, le forze imperiali del generale Fenner raggiunsero ed occuparono il capoluogo, iniziando il blocco del castello dove la guarnigione nemica era asserragliata.. La colonna di Fenner sarebbe stata raggiunta nelle settimane successive da quella di Sommariva: quest'ultimo avrebbe preso il comando delle forze imperiali in Trentino...

La settimana seguente, in parallelo alla ritirata delle forze franco-italiane dal Friuli, gli austriaci stavano mobilitando le loro forze e iniziavano ad inseguire gli italiani. Sommariva era giunto a Bolzano mentre Hiller, schermato da Fenner, aveva momentaneamente stabilito il proprio quartier generale a Bressanone. Lungo il corso dell'Adige, le forze di Gifflenga erano rimaste sulle stesse posizioni, fortificandole, e ponendo le loro attenzioni su Calliano. Quest'ultima posizione, infatti, era ritenuta solidissima e gli austriaci in passato ne avevano fatto uso per difendere l'ingresso del Tirolo da eventuali invasori. Purtroppo per i franco-italiani, Calliano non offriva gli stessi vantaggi se l'attacco era condotto nella direzione opposta, per cui Gifflenga dovette inviare degli uomini a proteggerne i fianchi, facendo occupare Volano dalle sue truppe. e Serrada dal generale Mazzucchelli..

La battaglia Hiller, il cui quartier generale era a Neumarkt, tenne il grosso delle truppe tirolesi dietro alla città di Trento, facendo avanzare verso il capoluogo solo quelle di stanza a Lavis, in modo che potessero essere di supporto alla manovra di Fenner. Il generale austriaco, infatti, aveva preparato un piano per attaccare i francesi ed era relativamente certo della vittoria: le sue forze avrebbero attaccato i franco-italiani divise in tre colonne, con la sinistra impegnata a Serrada contro Mazzucchelli, il centro avrebbe combattuto a Calliano mentre la destra, la più piccola tra le tre colonne, avrebbe dovuto aggirare i francesi e colpirli alle spalle in caso di successo. Il piano di Fenner, che si era messo personalmente a comando della colonna centrale, fu immediatamente minato dal maltempo, che impedì una buona sincronizzazione tra le colonne: la pioggia a valle e la neve in alta quota rallentarono la marcia dei soldati austriaci, portando ad un isolamento dei tre gruppi maggiore di quello inizialmente preventivato..

Nonostante le difficoltà, la colonna sinistra austriaca si era messa in moto prima dell'alba ed aveva completato la manovra di aggiramento programmata: gli avamposti di Mazzucchelli furono respinti e costretti alla ritirata verso Folgaria, dove il generale italiano aveva stabilito una solida posizione con - uomini. La notizia dell'arrivo di un gruppo di 800 soldati francesi a Serrada rese critica la situazione e forzò gli austriaci ad attaccare anzitempo e con vigore: gli asburgici formarono due colonne d'attacco e, protetti dalla nebbia e dal bosco, si avvicinarono ai franco-italiani inosservati. Il fianco sinistro francese, parzialmente trascurato, fu preso dagli austriaci senza quasi combattere. Il fuoco dell'artiglieria francese respinse per qualche tempo i nemici ma dopo che questo cessò, gli austriaci passarono ad una carica alla baionetta: l'attacco fu feroce e spezzò la resistenza delle due linee franco-italiane: i giovani soldati di Mazzucchelli, disorientati e impauriti, furono messi in fuga e si diressero verso le gole dietro al paese, dove una nebbia ancora più fitta impedì ulteriori inseguimenti. Il bilancio dell'azione fu nettamente favorevole agli attaccanti: Mazzucchelli perse circa 300 uomini e 5 ufficiali, tutti prigionieri dei nemici. Ad ogni modo, l'attacco e le pesanti condizioni della marcia avevano sfinito le truppe austriache, incapaci di proseguire verso Serrada e scacciare le ultime forze di Mazzucchelli, cosa che gli avrebbe garantito il pieno successo per la giornata. L'attacco fu rimandato al giorno successivo...

La colonna centrale di Fenner fu protagonista di un acceso confronto con i napoleonici di Gifflenga nei pressi di Calliano: le forze franco-italiane avevano barricato il ponte, rinforzando le sue difese con alcune opere in terra. Fenner, tenendo che la pioggia e le strade dissestate avrebbero potuto rallentare i suoi uomini ritardò l'attacco, cominciato solo alle 13:30: inizialmente Stanisavljevic riuscì ad attraversare il torrente con i suoi uomini e Vlašić prese possesso del ponte. Gifflenga, dopo aver rafforzato la propria prima linea, riuscì a respingere del tutto gli austriaci, riprendendo possesso del ponte e, con il supporto dell'artiglieria, a cacciarlo fino ai confini del paese. Lo stesso Vlašić stava per essere catturato e fu necessario l'intervento personale di Fenner per salvarlo: durante questa operazione il comandante austriaco fu ferito in modo grave e fu costretto a cedere il comando proprio a Vlašić. Questa serie di offensive e controffensive si ripeté ancora una volta: alla fine della giornata, il villaggio era passato di mano quattro volte, sebbene nessuna delle due parti fosse riuscita ad ottenere un significativo vantaggio. Questo influenzò i movimenti della colonna destra austriaca: più piccola e non sufficiente da sola a causare problemi ai napoleonici, avrebbe dovuto attendere il successo del centro per entrare in azione. Avendo questo fallito, la colonna rimase ferma sulla sua posizione per tutta la giornata..

Calata la notte, l'ala sinistra austriaca mobilitò tre compagnie per attaccare i napoleonici a Serrada ma non essendo riusciti a sorprenderli, lasciarono perdere e fecero ritorno alle loro posizioni iniziali. Comunque, Mazzucchelli, dopo aver inviato un rapporto a Gifflenga, decise di ritirarsi e abbandonare Serrada con la copertura del buio. Il suo movimento, che privava Gifflenga di una necessaria copertura, forzò il comandante italiano ad arretrare in direzione di Serravalle. I franco-italiani subirono delle perdite pesanti: Gifflenga riferì che nella sua sola posizione stimava 200 feriti mentre Mazzucchelli riportò che il suo 1° battaglione di linea era ridotto a soli 150 uomini. Vignolle stima le perdite in al massimo uomini. Per quanto concernesse gli austriaci, questi riportarono di aver avuto circa 50 caduti, altrettanti prigionieri e circa 120 feriti.

Conseguenze Sconfitti dagli austriaci, i franco-italiani furono costretti a retrocedere e occupare una posizione difensiva migliore. Il 28 ottobre Gifflenga provò a formare una testa di ponte sull'Adige nei pressi di San Marco ma Hiller, anticipando le intenzioni del generale italiano, fece giungere rapidamente sul posto le forze di Vlašić: l'operazione iniziata dai franco-italiani si trasformò in un costoso scontro per il possesso della cittadina e alla sera i napoleonici dovettero rinunciare e ritirarsi.. Gifflenga si fermò nei pressi di Rivoli Veronese, all'ingresso della valle dell'Adige. Pose i suoi avamposti a Corona e Ferrara, consapevole che la posizione attuale fosse molto forte. Nei giorni seguenti, le truppe di Palombini giunsero sul luogo a sostenere Gifflenga. Due settimane dopo, a seguito dell'arrivo dell'intero esercito franco-italiano dietro alla linea dell'Adige, la posizione di Rivoli venne occupata dalle truppe del generale Verdier mentre Gifflenga si diresse in Lombardia a difendere la Val Trompia e la Val Camonica. Tra il 9 ed il 10 novembre, i napoleonici attaccarono le posizioni austriache di Ala, sperando di impensierire gli austriaci e forzarli a deviare le loro risorse verso il Trentino, frenando i loro progressi nella Pianura Padana..

Note

Note esplicative

Note bibliografiche

Bibliografia

Categoria:Guerra nel 1813 Categoria:Battaglie che coinvolgono il Regno d'Italia (1805-1814) Categoria:Battaglie che coinvolgono l'Austria Categoria:Battaglie della Sesta coalizione