Mezzogiorno contro Putin () è stata una protesta pacifica organizzata in occasione delle elezioni presidenziali russe del 2024, in cui gli elettori che non sostenevano Vladimir Putin si sono recati in massa ai seggi elettorali a mezzogiorno del 17 marzo, e hanno votato per candidati alternativi a Putin o hanno annullato la scheda.
Contesto
Le elezioni presidenziali russe del 2024 si sono svolte in un contesto caratterizzato da forti limitazioni dell’attività politica dell’opposizione, da restrizioni alla libertà di stampa e dalla prosecuzione del conflitto avviato con l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Diversi esponenti dell’opposizione erano detenuti, in esilio o esclusi dalla competizione elettorale. La larga vittoria di Vladimir Putin era pertanto ampiamente attesa.
L’iniziativa del Mezzogiorno contro Putin è stata lanciata nei mesi precedenti al voto da Maksim Reznik, ex deputato costretto all'esilio, e supportato da numerose figure dell’opposizione e da reti civiche, con l’obiettivo dichiarato di consentire una forma di espressione collettiva del dissenso che fosse legale e non violenta.
Nel precedente mese di gennaio anche Aleksej Naval'nyj, uno dei principali oppositori di Putin, sostenne l'iniziativa dal carcere in cui si trovava rinchiuso e dove trovò la morte nel febbraio 2024. Per questo motivo, la protesta è stata definita dalla Novaja Gazeta come "il testamento politico di Naval'nyj".
Inizialmente la Fondazione Anti-corruzione aveva ritenuto l'idea debole, per poi cambiare successivamente idea.
Hanno sostenuto la protesta anche Julija Naval'naja, Michail Chodorkovskij, Dmitrij Gudkov, Julija Galjamina, Michail Lobanov, Arsenij Vesnin, Sergej Guriev, Anastasija Ševčenko, Vladimir Milov, Leonid Gozman, Abbas Galljamov, Vladimir Pastuchov, Stanislav Belkovskij, Ol'ga Romanova, Aleksandr Morozov, Aleksej Venediktov, Tichon Dzjadko, Ekaterina Kotrikadze, Il'ja Šablinskij, Dmitrij Oreškin, Il'ja Šepelin, Dmitrij Kolezev, Ljubov' Sobol', Ekaterina Šul'man, Ekaterina Duncova, Marat Gel'man, Mitja Aleškovskij, Viktor Šenderovič, Evgenij Kiselëv, Vladimir Kara-Murza, Lev Ponomarëv e altri personaggi pubblici.
Le autorità russe risposero all'organizzazione della protesta minacciando alcuni degli organizzatori, come Julija Galjamina, e oscurando il sito Internet sul suolo russo. Modalità della protesta
La protesta consisteva nell’invito a presentarsi contemporaneamente ai seggi elettorali a mezzogiorno del 17 marzo 2024, ultimo giorno delle elezioni, creando code visibili, come segnale pubblico di opposizione. Non era prevista un’indicazione univoca su come votare: alcuni promotori suggerivano di annullare la scheda, altri di votare per uno dei candidati alternativi a Putin.
L’azione puntava a sfruttare uno spazio consentito dalla legge elettorale — la partecipazione al voto — trasformandolo in una manifestazione simbolica, minimizzando i rischi di repressione per i partecipanti: per la polizia sarebbe stato impossibile sanzionare persone che semplicemente stavano in fila per votare, senza fare altro.
Esito della protesta La protesta non ebbe effetti sull'esito della rielezione di Vladimir Putin, come del resto previsto dagli stessi organizzatori. Tuttavia, l'adesione fu giudicata buona: lunghe code si registrarono in alcuni seggi di diverse città russe e di fronte a molti consolati e ambasciate russi all'estero. Più limitate furono le adesioni fuori dai grandi centri abitati.
Secondo quanto riportato da ODV-Info si sono comunque registrati almeno 74 arresti collegati alla protesta, in 17 città russe.
Note
Altri progetti
Categoria:Opposizione a Vladimir Putin Categoria:Proteste in Russia