People, Places and Things è un dramma in due atti del drammaturgo britannico Duncan Macmillan.
Trama Atto 1 EmmaIl nome della protagonista è così riportato sul copione; tuttavia nel corso del dramma deciderà di farsi chiamare Nina e Sarah dai suoi compagni di riabilitazione, mentre sua madre, nel confronto finale, le si rivolge con quello che presumibilmente è il suo vero nome, Lucy., una talentuosa attrice di teatro, collassa durante le prove per un allestimento de Il gabbiano di Čechov, a causa dell'abuso di alcool e droghe; la compagnia per cui lavora la licenzia e le impone di disintossicarsi per tornare a recitare. Controvoglia, Emma si fa ricoverare in una clinica di riabilitazione: inizialmente decisa a rimanerci per il tempo necessario a farsi dichiarare pulita e tornare a lavorare, finirà per rimanerci diversi mesi.
Passato il difficile periodo della cura farmacologica, Emma inizia a interagire con la comunità che popola la clinica: alcuni infermieri e dottori sono in effetti ex-pazienti, che vi prestano servizio anche allo scopo di restare sotto osservazione; è il caso dell'infermiere Foster, che prende da subito Emma in simpatia. Anche la dottoressa che la ha in cura (la quale somiglia inquietantemente a sua madreIl copione prevede che un singolo attore copra diversi ruoli, in chiave esplicitamente simbolica: l'attrice che interpreta la Dottoressa presta il volto anche alla Psicoterapeuta e alla Madre di Emma, cosa che viene ironicamente richiamata anche nelle battute di scena.) si interessa particolarmente al suo caso, e le propone un singolare metodo di autoaiuto che prevede che il paziente affronti direttamente persone, luoghi e cose che scatenano la sua dipendenza. Emma acconsente a provare il metodo nonostante un forte scetticismo, che la porta a rifiutare a lungo le sedute di gruppo previste dal programma.
Emma completa gran parte del programma, ma non può essere dichiarata sana se prima non parteciperà alle sedute di gruppo; la donna è quindi costretta a prendervi parte. La sua nuova Piscoterapeuta la spinge a parlare apertamente dei traumi che l'hanno portata alle sue dipendenze; per tutta risposta lei mette in campo tutte le sue doti di attrice, raccontando storie improbabili nelle quali si nascondono tuttavia frammenti di verità. Questo le procura l'ostilità di Mark, un altro paziente dalla spiccata intelligenza; la situazione precipita poi con l'irruzione di Paul, un paziente psicolabile che era stato allontanato dal gruppo per aver introdotto nella clinica dell'eroina: questi cerca di chiedere scusa al gruppo e racconta a Emma di aver cominciato a drogarsi dopo che il suo compagno era morto d'overdose. Di fronte al rifiuto di riammetterlo, Emma sottolinea con veemenza l'ipocrisia del gruppo, causando una rissa; la psicoterapeuta minaccia quindi di espellere anche lei, cosa che comporterebbe l'impossibilità di essere dichiarata guarita.
Emma decide di continuare a seguire le sedute di psicoterapia, durante le quali i pazienti possono fare delle esercitazioni: mettono in scena dei momenti in cui, finita la terapia, torneranno in contatto con le cause della loro dipendenza, per potersi allenare a evitare di ricaderci. Emma si rifiuta ostinatamente di prendere parte a quelle messinscene, nonostante l'insistenza di Mark (che, dopo l'iniziale ritrosia, vorrebbe sinceramente aiutarla); è proprio con lui che Emma si apre per la prima volta: gli rivela che il suo vero nome è Sarah, gli parla del suo amatissimo fratello, il quale, nonostante una vita ben più stabile della sua, è morto per un'emorragia cerebrale; racconta di avere un pessimo rapporto coi genitori e di aver scelto di fare l'attrice per poter vivere molte vite splendide al posto della propria, miserabile; paragona quindi l'esperienza in clinica al teatro, insinuando che nessuna delle due cose potrà salvarla.
Qualche tempo dopo, Mark viene dichiarato guarito e può lasciare la clinica; durante il party in suo onore, Emma irrompe in notevole stato d'alterazione e rivela violentemente le stesse verità che aveva detto a Mark agli altri pazienti; di fronte a tutte le bugie che ha raccontato, tutti le voltano le spalle: la ragazza lascia allora la clinica e va a ubriacarsi in un nightclub, finendo per collassare.
Atto 2 Due mesi dopo la sua fuga, Emma è ricaduta nelle sue dipendenze e torna alla clinica per disintossicarsi; stavolta, tuttavia, appare più decisa e remissiva. Qui nota tutti i cambiamenti avvenuti in sua assenza: Mark è diventato infermiere e ha sostituito Foster, morto dopo essere ricaduto a sua volta nella tossicodipendenza; Paul ha trovato conforto nella religione, che tuttavia lo ha spinto a bere. La Dottoressa le si dimostra inizialmente ostile, e sia lei che Mark dubitano che riuscirà davvero mai a riprendersi a causa del suo rifiuto di elaborare il trauma.
In realtà Emma si dimostra molto collaborativa e si confida nuovamente con Mark, narrandole di aver intrapreso il mestiere di attrice per puro caso: il suo primo ruolo è stato quello di dicitrice per un'azienda in una fiera, durante la quale enunciava un banalissimo discorso motivazionale. Ammette quindi di non aver mai davvero affrontato la morte di suo fratello, e che vorrebbe l'approvazione di sua madre, che l'ha sempre osteggiata in tutto. Tempo dopo acconsente perfino a inscenare, durante una seduta di gruppo, il confronto coi propri genitori: per la prima volta la donna li affronta e ammette davanti a loro il proprio disagio. Questo porta la Dottoressa a dichiararla guarita.
Emma torna a casa dei suoi, dove prova a replicare nella realtà quello che ha inscenato in clinica; le cose non vanno però come dovrebbero: il padre dice di non crederle e la taccia di egoismo, dicendo che vorrebbe morta lei al posto di suo fratello; sua madre rincara la dose, dicendo che lei non riuscirà mai a uscire dalle sue dipendenze. La donna ha infatti conservato tutte le droghe che, prima della riabilitazione, Emma le aveva chiesto di distruggere; questa rimane quindi in compagnia di persone, luoghi e cose che causano la sua dipendenza.
Nell'ultima scena, Emma enuncia con scarsa enfasi lo stesso discorso motivazionale che le aveva procurato il suo primo ingaggio da attrice.
Produzione La produzione inaugurale è stata diretta da Jeremy Herrin e ha aperto al Royal National Theatre di Londra nell'agosto 2015. L'opera è stata elogiata dalla critica per la sua rappresentazione della dipendenza, e Denise Gough, nel ruolo della protagonista, ha vinto il Critics Circle Theatre Award e un Olivier Award come miglior attriceReview . Negli anni successivi l'opera è stata spesso in tour nel Regno Unito e nel 2024 è stato prodotto un revival con Denise Gough nuovamente nei panni di Emma.
Produzioni italiane L'opera ha debuttato in Italia nel 2025, in una produzione a cura del Teatro Stabile di Catania per la regia di Pierfrancesco Favino; a interpretare Emma è stata l'attrice Anna Ferzetti. Il cast comprende anche Betty Pedrazzi e Totò Onnishttps://www.teatro.it/spettacoli/people-places-things.
Note
Categoria:Opere teatrali del 2015 Categoria:Opere teatrali di autori britannici