Linvasione giapponese di Sachalin si svolse tra il 7 e il 31 luglio 1905, nell'ambito dei più vasti eventi della guerra russo-giapponese. Fu l'ultima importante operazione bellica del conflitto.
Dopo le importanti vittorie riportate sui russi nel teatro di guerra della Manciuria e sul mare, i giapponesi sferrarono un'ultima offensiva su vasta scala per spingere finalmente l'Impero russo a intavolare trattative di pace; visto che fino a quel momento le operazioni belliche si erano svolte al di fuori di territori propriamente parte dei due Stati, i giapponesi puntarono quindi a portare il conflitto sul suolo russo organizzando una spedizione anfibia per occupare la grande isola di Sachalin, posta a nord dell'arcipelago nipponico e a lungo contesa con i russi.
Le operazioni giapponesi, guidate dal generale Haraguchi Kensai, iniziarono il 7 luglio con lo sbarco incontrastato dei reparti nipponici nel golfo di Aniva nel sud dell'isola. Assicuratasi la parte meridionale di Sachalin dopo brevi scontri, il 24 luglio i giapponesi organizzarono un secondo grande sbarco lungo la costa occidentale dell'isola, nei pressi del capoluogo Aleksandrovsk; la guarnigione russa, comandata dal governatore Mihail Nikolaevič Lâpunov, cercò di opporre resistenza e di ritirarsi nell'impervio entroterra dell'isola, ma messa alle strette fu costretta infine a capitolare il 31 luglio 1905.
Con il trattato di Portsmouth del 5 settembre 1905, conclusivo della guerra, la parte meridionale di Sachalin fu infine ceduta dalla Russia al Giappone.
Antefatti Separata dall'arcipelago giapponese dal braccio di mare dello stretto di La Pérouse, la grande isola di Sachalin era stata rivendicata a lungo come un possedimento del Giappone, sebbene le varie autorità statali nipponiche avessero fatto molto poco per affermare concretamente queste pretese; l'isola, separata dal resto della Siberia dallo stretto dei Tartari, rimase del resto a lungo abitata solo da poche migliaia di indigeni Ainu e Nivchi. Nell'ambito della sua colonizzazione della Siberia, l'Impero russo iniziò a interessarsi a Sachalin alla metà del XIX secolo: nel 1852 una spedizione russa visitò l'isola, e l'anno successivo il navigatore ed esploratore Gennadij Ivanovič Nevel'skoj completò una circumnavigazione di Sachalin e stabilì un primo avamposto russo su di essa; nel 1854 i russi stabilirono un insediamento più consistente, divenuto poi la cittadina di Korsakov, lungo la costa meridionale dell'isola. Il trattato di Shimoda del 1855, il primo trattato regolante i rapporti tra Impero russo e Impero giapponese, lasciò indefinita la questione su chi dovesse avere sovranità su Sachalin, questione infine risolta dal trattato di San Pietroburgo del 1875: in cambio del riconoscimento da parte della Russia della sovranità giapponese sulle isole Curili, il Giappone riconobbe la sovranità russa sull'intera isola di Sachalin... Considerata strategica per il controllo delle rotte navali verso le recenti acquisizioni territoriali russe sulla costa dell'oceano Pacifico, oltre che ricca di acque pescose e risorse minerarie, Sachalin venne rapidamente colonizzata dai russi, i quali la impiegarono anche come colonia penale: all'epoca della guerra russo-giapponese del 1904-1905, la popolazione dell'isola contava circa . o . persone, di cui solo indigeni Ainu o Nivchi e il resto coloni russi.
Alla metà del 1905 la guerra russo-giapponese volgeva ormai alle battute finali. L'Impero giapponese aveva ottenuto vittorie schiaccianti: sia su terra, dove le forze giapponesi avevano sconfitto nella battaglia di Mukden (21 febbraio - 11 marzo 1905) il principale esercito russo schierato contro di loro; sia su mare, dove la Marina imperiale giapponese aveva inflitto una schiacciante sconfitta alla flotta russa nella battaglia di Tsushima (27-28 maggio 1905), in pratica eliminando quasi completamente la presenza navale russa nelle acque asiatiche. Caduta preda di rivolte e sommosse generalizzate la Russia sembrava pronta per la resa, sebbene vari ambienti militari e di corte facessero pressione sullo zar Nicola II perché continuasse le ostilità. Benché vittorioso, anche il Giappone non stava attraversando un momento favorevole: il conflitto aveva prosciugato le finanze statali, le perdite umane erano state gravi e l'esercito faticava a mantenere operative le proprie armate. Già il 28 marzo, meno di tre settimane dopo l'importante vittoria di Mukden, il generale Kodama Gentarō, capo dello stato maggiore delle forze giapponesi al fronte, era rientrato in patria e si era messo a fare pressione sul governo di Tokyo perché affrettasse la conclusione del conflitto; visto che già il 20 marzo precedente il presidenti degli Stati Uniti d'America Theodore Roosevelt si era offerto come mediatore per raggiungere un accordo di pace tra le due parti, il 21 aprile il governo nipponico deliberò a favore dell'apertura di negoziati diplomatici con i russi. La sconfitta di Tsushima in maggio fu poi determinante per portare anche lo zar Nicola II al tavolo delle trattative..
Mentre entrambe le parti si preparavano ad avviare le trattative di pace sotto la mediazione di Roosevelt, Kodama insistette tuttavia per organizzare un'ultima operazione bellica che assicurasse una posizione negoziale più forte per il Giappone. Fino a quel momento la guerra non aveva interessato direttamente il territorio dei due contendenti, visto che le rispettive armate si erano affrontate sul suolo della Manciuria, nominalmente parte del neutrale Impero cinese; vista anche la totale supremazia in mare acquisita dalla Marina giapponese con la vittoria di Tsushima, Kodama propose di portare la guerra direttamente sul suolo russo organizzando una spedizione anfibia contro l'isola di Sachalin. Il 7 giugno 1905 il diplomatico giapponese Kaneko Kentarō si incontrò con Roosevelt e gli espose il piano; stando a quanto riferito da Kaneko, lo stesso Roosevelt si disse d'accordo con l'invasione giapponese di Sachalin, vista come un utile modo per aumentare la pressione sullo zar e convincerlo ad avviare al più presto le trattative per porre fine al conflito..
L'invasione L'imbarco della forza di spedizione giapponese iniziò il 24 giugno 1905 a Yokohama, nella più totale segretezza circa il suo obiettivo finale. Il corpo di spedizione consisteva nei uomini della 13ª Divisione di fanteria dell'Esercito imperiale giapponese, una formazione di recente reclutamento, ed era agli ordini del tenente generale Haraguchi Kensai. La scorta delle navi da trasporto truppe e l'appoggio di artiglieria agli sbarchi sarebbero state garantite dalla Terza flotta giapponese agli ordini del viceammiraglio Kataoka Shichirō, forte di quattro corazzate costiere, otto incrociatori, nove cacciatorpediniere e dodici torpediniere.. La guarnigione russa di Sachalin era debole: al comando del governatore militare locale, il generale Mihail Nikolaevič Lâpunov (che, stando a un osservatore giapponese della campagna, era «un ex avvocato con conoscenze molto scarse di questioni militari»), vi erano circa o uomini, con solo 18 cannoni e 12 mitragliatrici; circa metà degli uomini di Lâpunov erano detenuti delle colonie penali di Sachalin che avevano scelto l'arruolamento in cambio di uno sconto di pena, ed erano privi di addestramento formale militare.
La flotta d'invasione salpò per Sachalin il 5 luglio, e due giorni più tardi giunse in vista della costa meridionale dell'isola. Le torpediniere giapponesi ispezionarono attentamente le acque del golfo di Aniva alla ricerca di sbarramenti difensivi di mine navali russe; non avendo trovato alcun ordigno, a mezzogiorno del 7 luglio le truppe giapponesi iniziarono a sbarcare sulla costa sud-orientale della baia. L'unica resistenza incontrata dai giapponesi durante lo sbarco iniziale venne da una batteria di artiglieria russa appostata a sud del porto di Korsakov, armata con alcuni cannoni recuperati dal relitto dell'incrociatore Novik che il 21 agosto 1904 era stato qui affondato in uno scontro con navi giapponesi; i cannonieri russi spararono alcuni colpi in direzione delle torpediniere giapponesi intente a cercare mine nelle acque davanti Korsakov, ma non misero a segno alcun colpo e la batteria fu poi silenziata dal fuoco di risposta delle corazzate giapponesi. L'8 luglio le truppe di Haraguchi iniziarono a muovere sulla stessa Korsakov e la guarnigione russa, forte di circa uomini, decise di ritirarsi verso nord: la cittadina, data alle fiamme dai russi in ritirata, fu quindi occupata dai giapponesi senza combattimenti..
Da Korsakov le truppe giapponesi iniziarono a spingersi verso nord, catturando il villaggio di Soroyofka e quindi, il 10 luglio, la cittadina di Vladimirovka (l'odierna Južno-Sachalinsk); quello stesso giorno, una forza navale giapponese sbarcò un contingente a Capo Notoro. Le truppe russe si erano ritirate senza combattere ancora più a nord, fino al villaggio di Daline una sessantina di chilometri a settentrione di Korsakov, dove infine si trincerarono a difesa predisponendo, nel terreno fittamente boscoso, una serie di capisaldi fortificati appoggiati dalla poca artiglieria e dalle mitragliatrici a disposizione. Tra l'11 e il 12 luglio le truppe giapponesi affrontarono duri scontri con i russi a Daline, riuscendo infine a rompere la linea fortificata e a mettere in fuga i russi; i giapponesi ebbero nello scontro 70 morti e feriti e i russi circa il doppio. Quattro giorni dopo il colonnello Alexeieff, comandante del distretto di Korsakov, si arrese con i resti delle sue truppe, portando a 400 il numero dei prigionieri caduti in mano ai giapponesi..
La parte sud di Sachalin era ora completamente in mano ai giapponesi, anche se gruppi dispersi di soldati russi continuarono una guerriglia nei boschi almeno fino alla fine di agosto 1905. Il grosso delle truppe russe di Lâpunov si era rifugiato nella parte nord dell'isola, e il 24 luglio una flotta giapponese fece sbarcare truppe in tre punti della costa nei pressi di Aleksandrovsk, capoluogo di Sachalin e sede del governatore: le truppe russe opposero una certa resistenza agli sbarchi, ma furono infine messe in rotta dal fuoco delle navi da guerra giapponesi; Aleksandrovsk cadde quindi in mano ai giapponesi prima che i russi in ritirata potessero bruciarla. Nel pomeriggio di quello stesso 24 luglio un'altra forza giapponese sbarcò nella baia di Castries e si impossessò del faro di Krestacamp, interrompendo le comunicazioni navali tra Sachalin e la terraferma continentale..