La Compagnia dell'Anello (The Fellowship of the Ring) è il primo volume de Il Signore degli Anelli, saga di J. R. R. Tolkien.
La vicenda ha inizio alcuni anni dopo la conclusione de Lo Hobbit, storia che narra le gesta di Bilbo Baggins, e, almeno all'inizio, si pone come suo proseguimento nei temi e nello stile (salvo poi distaccarsene su un piano più alto). Il nome deriva dalla omonima compagnia formata dai Nove Viandanti, protagonisti del romanzo.
La struttura del romanzo
In questa poesia è brevemente contenuto un riassunto di quanto narrato nell'ultimo racconto de Il Silmarillion, dove si narra di come Sauron abbia forgiato una serie di Anelli del Potere da donare alle razze di Elfi, Nani e Uomini per poterli poi controllare tramite l'Unico Anello. Durante la battaglia finale, Isildur, re degli uomini, taglia il dito di Sauron, impossessandosi dell'Anello. Il suo potere, però, ne corrompe l'animo e lo porta alla rovina insieme a tutto il suo popolo: con la morte di Isildur, l'Anello andrà perduto e solo anni dopo verrà finalmente ritrovato.
Prologo Il prologo precede la trilogia del Signore degli Anelli e non è parte di nessuno dei tre romanzi. Esso contiene informazioni storico-enciclopediche sugli Hobbit e la Contea in generale; è suddiviso in quattro paragrafi e una nota: A proposito degli Hobbit (Concerning Hobbits) A proposito dell'erba pipa (Concerning Pipe-weed) L'ordinamento della Contea (Of the Ordering of the Shire) A proposito della scoperta dell'Anello (Of the Finding of the Ring) Nota sulla documentazione della Contea (Note on the Shire records)
Libro primo Capitolo I Una festa a lungo attesa (A Long-expected Party)
Contiene la presentazione di Bilbo Baggins, protagonista della prima avventura della Storia dell'anello, narrata nel romanzo Lo Hobbit. Egli ha ormai raggiunto l'età di 111 anni e sta preparando una memorabile festa di compleanno a cui saranno invitati tutti gli abitanti di Hobbiville e di altre parti della Contea. Da 12 anni Bilbo ospita presso di sé, nominandolo suo erede, il giovane nipote Frodo, rimasto orfano da ragazzo. Un mese prima del giorno di compleanno iniziano i preparativi della festa, a cui partecipano attivamente sia i nani che lo stregone Gandalf, ispiratore e mentore delle avventure di Bilbo e grande conoscitore di tutti i segreti del fuoco.
La segreta intenzione di Bilbo è quella di riprendere i viaggi avventurosi della sua giovinezza, lasciando per sempre la Contea e affidando al giovane Frodo i suoi averi. Ma decide di farlo a modo suo, inventandosi un clamoroso "coup de theatre": subito dopo la sontuosa cena finale della festa, di fronte a 144 invitati, Bilbo sparisce, svanendo in un lampo agli occhi di tutti. In realtà egli non ha fatto altro che infilare al dito l'anello magico che, nella sua antica avventura, aveva involontariamente sottratto a una creatura pericolosa e malvagia: Gollum.
Scivolato in casa, invisibile agli occhi di tutti, Bilbo si prepara alla partenza, prendendo commiato da Gandalf, non dopo tuttavia un increscioso alterco; egli infatti non ha nessuna intenzione di separarsi dal misterioso anello, come invece vorrebbe lo stregone - che ne intuisce la natura - e questi deve ricorrere a tutta la sua autorità e collera per convincerlo a lasciare il monile a Frodo, col resto dell'eredità.
Ora Frodo è il nuovo padrone di casa, e Gandalf, prima di ripartire adducendo misteriose ragioni, lo ammonisce ansiosamente di non usare per nessuna ragione l'anello magico. Per 17 anni lo stregone non farà più ritorno nella Contea.
Capitolo II L'ombra del passato (The Shadow of the Past)
La ricomparsa di Gandalf alla porta di Casa Baggins, una sera di estate, è foriera di angosciose novità. Infatti lo stregone, dopo anni di faticose ricerche, è riuscito a ricostruire la vera storia dell'anello magico passato nelle mani di Frodo. Come egli stesso racconta al suo esterrefatto ospite, esso è l'Unico Anello di Sauron, l'Oscuro Signore, il nemico di tutti gli abitanti della Terra di Mezzo; anello che Sauron in persona forgiò per sé stesso nella voragine della montagna infuocata, l'Orodruin, e col quale egli acquisì il potere assoluto su ogni altro popolo. Migliaia di anni erano passati da quando, in una grande battaglia, il re degli uomini di Gondor, Isildur, era riuscito a tagliare il dito di Sauron e a privarlo dell'anello, riducendo il malvagio avversario a una miserabile ombra. Ma Isildur invece di distruggerlo come avrebbe dovuto, ne rimase stregato e lo conservò per sé stesso. Venendo anni più tardi ucciso da un agguato degli orchi; l'anello perduto era poi stato ritrovato da Gollum, e l'ombra di Sauron aveva ripreso a crescere e a tramare, bramando sopra ogni cosa di ritornare in possesso dell'anello e con esso dell'assoluto potere sulla Terra di Mezzo.
L'anello, dotato di una propria volontà, aveva, dopo lunghi anni, abbandonato Gollum e, per un oscuro e insondabile destino, era finito proprio nelle mani di Bilbo. Gandalf rivela inoltre a Frodo di aver catturato lui stesso la creatura tempo addietro, in cerca di risposte sull'anello di Bilbo. E interrogandolo scoprì che Gollum, altri non era che uno hobbit di nome Sméagol. Il quale trovò l'anello durante una battuta di pesca con il cugino Déagol, e ne entrò in possesso uccidendo lo sventurato parente. Che per primo lo aveva trovato sul fondo del fiume. L'anello finì per corromperlo nell'animo e nell'aspetto, venendo così odiato e poi esiliato dalla sua comunità. E costringendolo a vivere in solitudine nelle profondità delle montagne nebbiose. Dove rimase fino all'incontro con Bilbo.
Purtroppo lo stregone scoprì anche che Gollum, nella disperata ricerca della vendetta e del suo "Tesoro", era stato precedentemente catturato dai servi di Sauron, che lo avevano condotto nella terra di Mordor, il regno dell'Oscuro Signore. Ed era stato così che Sauron era venuto a conoscenza dell'esistenza di Bilbo e del suo ruolo nella storia dell'Anello; con la conseguenza che ora la più potente e malvagia delle creature del male era instancabilmente protesa alla caccia degli hobbit indifesi e ignari del reale pericolo incombente su di loro.
L'unica cosa che Gandalf può consigliare al povero Frodo è di lasciare furtivamente la Contea, portando con sé Samvise Gamgee, il fedele giardiniere, e nessun altro, e, sotto falso nome, prendere la strada che conduce al lontano reame di Elrond il Mezzo-Elfo, signore di Gran Burrone.
Capitolo III In tre si è in compagnia (Three Is Company)
In questo capitolo, si narra della partenza di Frodo da Hobbiville, in compagnia di Sam e Peregrino Tuc, detto Pipino, grande amico del giovane Baggins. Il piano combinato da Frodo e Gandalf è quello di vendere casa Baggins fingendo di voler tornare a vivere nella lontana Terra di Buck. All'inizio della primavera, dunque, Gandalf riparte, sempre più misterioso e oscuro nelle sue tormentate allusioni, raccomandando a Frodo di mantenere il più assoluto silenzio sulle sue reali intenzioni. E Frodo compie tutti i preparativi necessari all'esecuzione del piano. Giunto l'autunno Gandalf, contrariamente a quanto promesso, non torna. Preoccupato, Frodo è costretto a fare tutto da solo. Ha inizio così l'attraversata della Contea, un viaggio dolce e malinconico in compagnia di Sam e Pipino. Ma il cammino è tormentato dalla comparsa minacciosa e oscura di alcuni misteriosi cavalieri neri che sembrano intenzionati a cercare proprio gli Hobbit fuggitivi.
Capitolo IV Una scorciatoia che porta ai funghi (A Short Cut to Mushrooms)
La minaccia dei cavalieri neri, la cui presenza incute un terrore innaturale nei cuori dei tre hobbit, trasforma il viaggio in una fuga angosciosa tra campi e boschi. Quando uno di loro sembra essere vicino a scovarli, viene messo in fuga dall'arrivo di una comitiva di elfi guidati da un certo Gildor.
I tre viaggiatori si fermano momentaneamente presso di loro. Essi sono diretti ai Porti Grigi, dai quali potranno lasciare la Terra di Mezzo e andare verso ovest alla volta delle Terre immortali. Il viaggio poi riprende fino a quando i tre hobbit giungono in vista del traghetto che, attraverso il fiume Brandivino, conduce alla Terra di Buck. Ma prima di raggiungere il fiume, essi sono costretti ad attraversare la proprietà di un facoltoso hobbit di campagna, il signor Maggot, che li ospita con generoso calore. E dal signor Maggot apprendono che un cavaliere nero li ha preceduti, chiedendo di loro. Senza pretendere spiegazioni ma intuendo che un pericolo li minaccia, Maggot si offre di condurli, venuta la sera, al traghetto col suo calesse; lì giunti, vedono venir loro incontro nella nebbia l'amico Meriadoc Brandybuck, detto Merry, che nel frattempo ha curato il trasloco dei beni di Frodo nella nuova casa e li sta aspettando ansiosamente.
Capitolo V Una congiura smascherata (A Conspiracy Unmasked)
Frodo, Sam e Pipino giungono così nella nuova casa affittata a Crifosso per mascherare il piano di fuga verso Gran Burrone. Li attendono Merry e l'amico Fredegario Bolgeri detto Grassotto. Dopo la cena ristoratrice, gli amici costringono Frodo a rivelare i suoi piani, mentre essi stessi confessano di essere da lungo tempo a conoscenza di quasi tutti i particolari del suo pericoloso segreto. Merry racconta infatti di aver visto, un giorno, Bilbo "sparire" e di aver così indagato su quel misterioso evento fino alla scoperta del segreto dell'anello. Ora Frodo non può più nascondere le proprie intenzioni, e, con sua grande felicità, si vede costretto ad accettare l'offerta d'aiuto che gli viene dai suoi generosi amici. Partiranno in quattro, nel più grande segreto, sempre nella speranza di essere prima o poi raggiunti da Gandalf; Grassotto rimmarrà invece nella casa di Frodo per avvisare Gandalf nell'eventualità che lo stregone torni da quelle parti.
Capitolo VI La vecchia foresta (The Old Forest)
Per sfuggire all'inseguimento dei Cavalieri Neri, i quattro hobbit si vedono costretti ad attraversare, nella prima parte del loro viaggio, la vecchia foresta che si estende oltre i confini della Contea. Essa costituisce da sempre, per gli abitanti della Contea, un luogo tenebroso e pieno di oscuri e spaventosi misteri nel quale quasi nessuno mette mai piede. Ed effettivamente, appena entrati, gli Hobbit vengono avvolti in una minacciosa atmosfera di odio e insofferenza da parte degli alberi, i quali cominciano inspiegabilmente a stringersi intorno a loro costringendoli a percorrere un cammino diverso da quello che essi vorrebbero. Ed è così che, loro malgrado, gli spaventati viaggiatori giungono proprio nel cuore del bosco, lì dove scorre il fiume Sinuosalice. E nella stretta valle densa di effluvi vegetali, essi sono avvolti da un ancestrale incantesimo: come cullati da un canto malvagio, si addormentano ai piedi di un gigantesco salice centenario, che intrappola tra le sue radici Merry e Pipino, mentre Frodo e Sam sfuggono miracolosamente alla trappola. Ma mentre sembra non esservi più speranza per i giovani hobbit ormai inghiottiti nella terra, ecco che arriva, invocato dalle grida d'aiuto di Frodo, un personaggio inatteso: è Tom Bombadil, il Messere, signore del bosco e di tutte le creature che vivono in esso e tutt'attorno. Con piglio severo, egli ordina al vecchio salice di liberare i prigionieri. Di nuovo in salvo, i quattro amici trovano poco dopo confortevole rifugio nella casa di Tom.
Capitolo VII Nella casa di Tom Bombadil (In the House of Tom Bombadil)