La scuola pianistica russa è una tradizione di didattica e interpretazione dell'arte di suonare il pianoforte nata nel XIX secolo nei conservatori di Mosca e San Pietroburgo e cresciuta nel Novecento in Unione Sovietica, che ha formato e continua a formare molti dei più grandi pianisti e compositori di fama internazionale. È talvolta identificata anche come scuola di pensiero o filosofia musicale, in quanto la sua tradizione è profondamente radicata e a essa sono legate idee artistiche e culturali caratteristiche. È spesso oggetto di dibattito in campo musicologico, in quanto la sua esistenza è smentita o associata a radici estere da numersi esperti. Tra gli esponenti di questa scuola sono celebri Anton Grigor'evič e Nikolaj Grigor'evič Rubinštejn (considerati capostipiti della scuola in quanto fondatori dei conservatori), Pëtr Il'ič Čajkovskij, Sergej Rachmaninov, Aleksandr Skrjabin, Leopold Godowski, Genrich Nejgauz, Vladimir Horowitz, Svjatolsav Richer e Emil' Gile'ls.

Storia Anton e Nikolaj Grigor'evič Rubinštejn ebbero entrambi ricevuto gli insegnamenti del pianista tedesco Siegfried Dehn; per questo la scuola pianistica russa è tipicamente associata a radici occidentali, specialmente alle scuole di insegnamento tedesche. Nel 1862 Anton fondò il Conservatorio imperiale di San Pietroburgo ed ebbe come primo allievo nelle discipline di composizione Pëtr Il'ič Čajkovskij. Nel 1866, Nikolaj, seguendo il fratello nella sua opera di istituzione, fondò invece il Conservatorio di Mosca. Ebbe origine in tal modo la scuola, dall'unione delle idee dei fratelli Rubinštejn, il cui pensiero fu immediatamente tramandato ai primi allievi. Fu allievo di Nikolaj il pianista Alexander Ilyich Siloti, anche ex allievo di Franz Liszt, che insegnò e presentò al pubblico alcuni dei nomi più celebri del pianismo russo. Suo maestro al Conservatorio di Mosca era stato Nikolaj Zverev, poi insegnante di Sergej Vasil'evic Rachmaninov e Alexandr Nikolaevic Skrjabin. Zverev aveva compiuto gli studi musicali sotto la guida di Adolf von Henselt, pianista e compositore tedesco. Fu questo uno dei primi rami della scuola. Un altro ebbe origine dalla figura di Leopold Godowski, che aveva invece studiato pianoforte in Europa occidentale e negli Stati Uniti d'America. Egli fu insegnante di uno dei nomi più importanti della scuola, ovvero Genrich Gustavovic Nejgauz. Nejgauz fu direttore e maestro al Conservatorio moscovita, e la sua eredità didattica fu portata avanti dagli allievi Svjatoslav Richter, Emil' Gilel's, Radu Lupu e molti altri. Nel corso di circa mezzo secolo si costruì quindi una rete di maestri e allievi continuativa e dai tratti ereditari nella quale furono coinvolti pressoché tutti i pianisti e compositori classici russi e ucraini. Tra i musicisti di quella scuola intercorrevano rapporti di amicizia e di stima reciproca, in particolare per il legame fortemente consolidato che vi era tra studente e insegnante. Sono diversi gli esempi che testimoniano i buoni rapporti fra gli esponenti, come le dediche dei brani di Petr Čajkovskij a Anton Rubinštejn o di Sergej Prokof'ev a Richter e Gilel's. La corrente stilistica che caratterizzò la scuola di composizione russa nella prima metà del Novecento si identifica coi termini Tardo-Romanticismo o Post-Romanticismo russo. Il primo viene generalmente associato a musicisti ancora legati alla tradizione Chopiniana o Lisztiana, come Rachmaninov o Čajkovskij, mentre il secondo è usato principalmente per descrivere le opere avanguardistiche di Prokof'ev o Skrjabin.

Caratteristiche Le caratteristiche del metodo e del pensiero degli esponenti della scuola sono comuni tra loro e facilmente riconoscibili:

Metodo Conosciamo il metodo applicato nella didattica pianistica dai maestri russi grazie alle testimonianze degli allievi che si sono susseguiti negli anni. Sergej Rachmaninov, ad esempio, raccontò ai suoi biografi del rigore che vigeva a casa di Nikolaj Zverev, dove fu ospitato durante gli anni della formazione. Quest'ultimo lasciava agli studenti pochi momenti di riposo e insegnava loro la disciplina con l'imposizione estenuante della pratica. Rachmaninov tramandò questi insegnamenti a sua volta: Ruth Slenczynska, ultima allieva del compositore, era invitata da Rachmaninov stesso a dedicarsi al pianoforte oltre tredici ore al giorno. Nonostante ciò, la pianista conserva tutt'oggi un affettuoso ricordo del suo maestro. La disciplina è un elemento ricorrente nella maggior parte delle testimonianze legate alla scuola.

Anche la formazione culturale extra-musicale era parte integrante del percorso pianistico di un allievo. Valerj Voskobojnikov, pianista russo, racconta delle digressioni tipiche del suo maestro, Genrich Nejgauz, durante le lezioni: egli era solito approfondire poesia e letteratura, raccomandava la frequentazione di mostre d'arte e l'ascolto di concerti e dischi. Emerge quindi dalle testimonianze uno stretto rapporto col maestro che andava ben oltre lo spazio della lezione. Questo tipo di legame è piuttosto frequente per le classi guidate da personalità colte come quella di Rachmaniov, Nejgauz e Siloti.

Pensiero musicale Molte delle caratteristiche della scuola russa sono racchiuse nel trattato L'arte di suonare il pianoforte di Genrich Nejgauz. Nei capitoli dedicati all'immagine artistica, il didatta sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso della partitura, della comprensione del contenuto artistico dell'opera, del perfezionismo esecutivo e della qualità del suono. Tuttavia, l'elemento principale che emerge dal resoconto delle sue esperienze e le sue considerazioni è la necessità di far emergere la propria emotività oltre la struttura del brano. È infatti ricorrente il richiamo alla sensibilità e all'intimità nella critica delle incisioni di pianisti come Svjatoslav Richter o Vladimir Horowitz.

Contributi al dibattito Il dibattito sulla scuola pianistica russa è ancora aperto e piuttosto divisivo, non tanto per la natura dei principi che la caratterizzano, quanto per l'esistenza stessa del movimento. Il pianista russo Michail Pletnëv ha affermato a proposito della presunta scuola: «Non viene dalla foresta russa, è una scuola tedesca», facendo riferimento alle profonde radici che la tecnica tipicamente sovietica affonda nella discendenza di Ludwig van Beethoven, Carl Czerny, Franz Liszt e Teodor Leszetycki. Alain Lompech, storico della musica francese, sostiene che l'origine della scuola russa sia dovuta semplicemente all'invenzione del nome. L'autore ha sottolineato che, ad esempio, gli insegnamenti contenuti ne L'arte di suonare il pianoforte di Nejgauz non abbiano nulla di specificamente russo. Queste supposizioni sono spesso confermate da studenti russi, secondo i quali, con l'avvento della globalizzazione anche nel mondo della musica e dei conservatori, parlare di scuole di insegnamento nazionali sia ormai obsoleto.

Esponenti

Anton Grigor'evič Rubinštejn (in quanto fondatore) Nikolaj Grigor'evič Rubinštejn (in quanto fondatore) Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (in quanto maestro presso il Conservatorio di San Pietroburgo) Feliks Michajlovič Blumenfel'd (in quanto allievo di Rimskij-Korsakov) Vladimir Horowitz (in quanto allievo di Blumendel'd) Pëtr Il'ič Čajkovskij (in quanto allievo di Anton Rubinštejn) Nikolaj Sergeevič Zverev (in quanto maestro presso il Conservatorio di Mosca) Aleksandr Il'ič Ziloti (in quanto allievo di Zverev) Sergej Vasil'evič Rachmaninov (in quanto allievo di Zverev e Siloti) Aleksandr Nikolaevič Skrjabin (in quanto allievo di Zverev) Leopold Godowski (in quanto maestro presso il Conservatorio di Mosca) Tat'jana Petrovna Nikolaeva (in quanto allieva di Gol'denvejzer) Aleksandr Borisovič Gol'denvejzer (in quanto allievo di Taneev) Sergej Ivanovič Taneev (in quanto allievo di A. Rubinstejn) Vasilij Il'ič Safonov (già allievo di Teodor Leszetycki) Maksimilian Štejnberg (in quanto allievo di Rimskij-Korsakov) Dmitrij Dmitrievič Šostakovič (in quanto allievo di Štejnberg) Genrich Gustavovič Nejgauz (in quanto allievo di Godowski e Blumenfel'd) Svjatoslav Teofilovič Richter (in quanto allievo di Nejgauz) Ėmil' Grigor'evič Gilel's (in quanto allievo di Nejgauz) Radu Lupu (in quanto allievo di Nejgauz) Stanislav Bunin (in quanto allievo di Nejgauz) Sergej Sergeevič Prokof'ev (compositore) Michail Pletnëv (in quanto studente presso il Conservatorio di Mosca) Grigorij Lipmanovič Sokolov (in quanto studente presso il Conservatorio di San Pietroburgo) Vladimir Davidovič Aškenazi (in quanto allievo di Lev Oborin) Lev Nikolaevič Oborin (in quanto allievo di Taneev) Numerosi tra gli esponenti indicati hanno contribuito a riscrivere le possibilità dello strumento e sono entrati a far parte stabilmente della così detta "Età d'oro del pianoforte".

Note

Bibliografia Irena Kofman: The History of the Russian Piano School: Individuals and Traditions (Abstract) Ann Arbor, MI: UMI Dissertation Services, 2001 Christopher Barnes (a cura di): Russian Pianists and Moscow Conservatoire Professors on the Art of the Piano. Kahn & Averill, London 2007 Josef Lhévinne: Basic Principles in Pianoforte Playing. Dover Publications, New York 1972, ISBN 0486228207 (Repr. d. Ausg. Philadelphia, Penn. 1924) Henrich G. Neuhaus: L'arte di suonare il pianoforte. Orthotes Editrice, Napoli 2025 Svjatoslav Richter, a cura di Bruno Monsaingeon: Scritti e Conversazioni. Il Saggiatore, ISBN 9788842820604

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