Il Bacchiglione (in veneto Bacajòn o Bachijòn, in latino Medoacus minor) è uno dei principali fiumi del Veneto lungo 119 km: con un bacino di raccolta che nasce da diversi fiumi e torrenti della pedemontana e delle prealpi vicentine, si estende per 1400 km², scorrendo nelle province di Vicenza, Padova e città metropolitana di Venezia: a Ca' Pasqua, nei pressi di Chioggia, si unisce al fiume Brenta che poi sfocia dopo 6 km nell'Alto Adriatico.
Storia
La deviazione dell'Astico e la nascita del Bacchiglione In epoca antica e durante tutto l'Alto Medioevo il Bacchiglione non esisteva, a parte i piccoli corsi d'acqua che, nati dalle risorgive a nord di Vicenza, si gettavano nell'Astico, ed era questo il fiume che arrivava in città. Nell'XI secolo i vicentini, per ridurre il pericolo delle ricorrenti pieneSecondo il questo intervento fu reso necessario da eventi idrologici naturali verificatisi nella prima metà del secolo, quando Leogra, Timonchio e Orolo sarebbero usciti dai loro alvei ingrossando l'Astico, con effetti rovinosi per la città, ne deviarono il corso a nord di Montecchio Precalcino e ne convogliarono le acque verso il Tesina, lasciando che a Vicenza giungesse solo una parte delle acque, cioè l'Astichello, che continuò a scorrere nel vecchio alveo.
A quel punto nel letto rimasto asciutto dell'Astico presso Dueville cominciarono a confluire le acque di risorgiva, che, ingrossandosi con l'apporto dei torrenti Igna, Timonchio e Orolo, divennero un fiume vero e proprio, il Bacchiglione - molto meno impetuoso e meno soggetto a esondazioni rispetto all'Astico - che scendeva da nord verso la città. Alla fine del XII secolo i fiumi di Vicenza avevano ormai l'assetto e la denominazione attuali: un documento del 1166 parla di un terreno inter flumen Astici vel Bakillonis e alla metà del XIII il nome del Bacchiglione identificava il fiume più importante di Vicenza, che, dopo aver ricevuto le acque del Retrone, continuava con questo nome fino al mare.
Le guerre per il controllo delle vie d'acqua Con due atti successivi del 1079 e del 1084, l'imperatore Enrico IV aveva concesso, rispettivamente al vescovo di Padova Olderico e a quello di Vicenza Ezzelino, un eguale diritto di navigazione lungo il fiume sino alla foce.. Ma nel 1142 iniziò una guerra regionale che coinvolse tutte le città della Marca veronese e Padova tolse a Vicenza la possibilità di utilizzare le vie di comunicazione sia fluviali che terrestri. Per ritorsione, i Vicentini con una rosta, cioè uno sbarramento presso Longare, deviarono le acque del fiume nel canale Bisatto - forse un antico ramo del Retrone che scorreva lungo le colline e che si dirigeva verso Este, tanto da essere chiamato fiume della Riviera. - lasciando quindi Padova all'asciutto.
Tale privazione era assolutamente insostenibile, essendo l'acqua essenziale per l'azionamento dei mulini, per l'approvvigionamento dell'acqua potabile e per la difesa. Per ritornarne in possesso, Padova occupò militarmente Longare e ripristinò la situazione idrografica naturale. La guerra continuò per cinque anni.
Nel 1147 i vescovi veneti e il patriarca di Venezia intervennero nel conflitto portando le due città rivali alla pace di Fontaniva, p. 52. Nonostante il trattato, per scongiurare altre ritorsioni dei vicentini ed assicurarsi in maniera definitiva la presenza dell'acqua in città, i padovani intrapresero la costruzione del canale Piovesella da Noventa Padovana al capoluogo, primo tronco del futuro canale Piovego, portando così le acque del Brenta fin sotto le mura.
Nel 1188 i vicentini deviarono per la seconda volta le acque del Bacchiglione nel Bisatto e di nuovo i padovani fecero una sortita su Longare per eliminare la deviazione. Le scaramucce si susseguirono ancora finché nel 1314 non si decise per la costruzione del canale Brentella con il quale la questione fu risolta definitivamente.
L'ultimo dispetto viene ricordato nel 1311 quando, appena liberati da Enrico VII dalla soggezione a Padova, i vicentini deviarono nuovamente le acque del Bacchiglione, nonostante la disapprovazione dell'imperatore, p. 140. Questi ingiunse a Vicenza di risarcire Padova per i danni provocati dalla deviazione del fiume, ma il Consiglio vicentino si rifiutò di pagare, dando così il via a numerose liti su varie questioni, in particolare sulla restituzione a Padova di alcuni fondi rurali. Alla fine Enrico impose a Vicenza di riaprire il corso originario del Bacchiglione.
I problemi, e gli interventi di deviazione delle acque, si ripresentarono ancora nel XIV secolo durante le signorie scaligera e viscontea. Cessarono definitivamente dopo che, nel 1404, la Serenissima Repubblica di Venezia estese il proprio dominio fino all'Adda, stabilizzando l'assetto politico territoriale.
Età moderna e contemporanea
Fino a tutto il 14º secolo un manto boschivo rivestiva la pianura lungo tutto il corso del Bacchiglione fino a Padova e del Bisatto fino ad Este (ne sono memoria alcuni toponimi come Bosco di Dueville e Bosco di Nanto); esso era formato da migliaia di querce e olmi e, lungo le sponde fluviali, da salici e pioppi. Verso la fine del Medioevo l'aumento della popolazione rurale disbosca vaste superfici, roncando e svegrando le zone più coltivabili, scavando canali e fossati per fare defluire l'acqua stagnante dalle zone più depresse e paludose.
Dopo l'annessione alla Serenissima, il grande bisogno di legname che Venezia aveva per la costruzione di navi e delle palafitte a sostegno delle abitazioni nella laguna provocò l'abbattimento di decine di migliaia di piante, anche secolari, da parte dell'Arsenale, comportando anche uno squilibrio idrogeologico della pianura tra i Berici e gli Euganei..
Sotto il dominio della Serenissima le vie d'acqua aumentarono la loro importanza anche per il traffico commerciale. In questo periodo di stabilità, quando era più veloce, meno costoso e rischioso trasportare merci e persone per via d'acqua che per strada, il Bacchiglione svolse un ruolo decisivo per l'economia della città di Vicenza. La maggior parte delle merci venivano caricate e scaricate sulle piarde e nel "porto" della città, posto sull'IsolaL'attuale piazza Matteotti. Il porto fu creato tra il 1535 e il 1545.
Anche dopo la costruzione (1836-1849), della linea ferroviaria Verona-Venezia che iniziò una nuova epoca per il trasporto delle merci, il fiume continuò a mantenere un ruolo importante per il carico dei cereali, della legna e dei prodotti agricoli in genere che si raccoglievano nelle campagne vicine al fiume e per lo sfruttamento dell'alveo come cava di sabbia utile per l'edilizia.
Nonostante i progetti per il miglioramento della rete fluviale, redatti anche dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, essi non vennero attuati, la navigazione divenne sempre più difficile e, nel tratto Vicenza-Padova, a partire dall'immediato secondo dopoguerra fu quasi del tutto abbandonata: rimase solo, fino al 1987, il trasporto di materiali inerti, sabbia e trachite..
Tra il 1870 e il 1880, per ridurre il pericolo delle esondazioni nella città di Vicenza, l'acqua del Bacchiglione fu fatta scorrere in un canale artificiale (parallelo al corso del Retrone lungo viale Giuriolo) e la confluenza dei due fiumi fu spostata più a sud, all'inizio della Riviera Berica, di fronte alla chiesa di Santa Caterina in Porto, p. 28.
Le alluvioni Nei primi decenni dell'Ottocento vi furono continui allagamenti causati dalle piene del fiume. Quelle del 1823, 1825 e 1827 diedero luogo a numerose rotte degli argini e provocarono gravissimi danni; dopo un ventennio di tranquillità seguirono piene negli anni 1856, 1859, 1860 e 1868, ma la più grave che causò gravissimi danni alla città di Vicenza, sommergendo interi quartieri, fu quella del 1882. Anche nel Novecento continuarono cospicue esondazioni del fiume, principalmente fuori città..
L'alluvione del novembre 2010
Dopo due giorni continui di piogge incessanti ed ingrossato dallo scioglimento delle nevi in montagna, nella mattinata del 1º novembre 2010 il Bacchiglione ruppe gli argini nel territorio comunale di Caldogno, poco a nord di Vicenza, allagando completamente i centri abitati di Cresole e Rettorgole. Nella stessa mattinata il fiume esondò nell'attraversamento di Vicenza allagando una grossa fetta del centro storico, la zona dello Stadio Menti, il quartiere sportivo di San Paolo, il quartiere di Santa Bertilla, la zona della Riviera Berica e di Casale e bloccando sia la circonvallazione esterna (allagamento di viale Diaz) sia la tangenziale Sud nonché la linea ferroviaria Milano-Venezia. Il 20% del capoluogo berico finisce sott'acqua.
Durante la notte proseguendo nel suo corso verso Padova, travolse la chiusa del quartiere Bassanello, porta sud della città ed importante nodo del traffico cittadino, spazzando via gli impianti sportivi delle storiche società Canottieri Padova e Rari Nantes, di quest'ultima fuoriuscì nei giorni successivi il cloro solitamente utilizzato nella depurazione delle piscine, provocando l'intossicazione di un operaio e il blocco della zona per presenza nube irritante. Anche il limitrofo quartiere Paltana viene allagato.
Sorpassata la città, mentre la diga che interessa il canale Scaricatore rilasciava quantità d'acqua enormi per salvare il centro storico patavino e la zona industriale, il fiume ruppe poco dopo l'argine destro in località Roncajette di Ponte San Nicolò, inondando completamente la stessa ed il centro abitato di Casalserugo. La falla era larga quasi 50 metri e venne chiusa nella notte del 2 novembre, alle 5 di mattina, provocando l'innalzamento del livello del fiume e la tracimazione nella zona di Bovolenta e Rio di Ponte San Nicolò.
Durante la giornata il Bacchiglione aveva già allagato le località di Tencarola di Selvazzano, Saletto, Veggiano e Vighizzolo d'Este, alcuni di questi colpiti anche dalla tracimazione del fiume Frassine e del canale Battaglia, oltre a Cervarese Santa Croce ed Ospedaletto Euganeo.
Sirene d'allarme Nell'ottobre 2012, in diverse zone del centro storico della città di Vicenza sono state installate delle sirene per lanciare l'allarme in caso di pericolo di esondazione del Bacchiglione, i suoni emessi sono i seguenti: Stato di preallarme 5 suoni della durata di 10 secondi ciascuno intervallati da una pausa di 5 secondi. Il segnale indica che entro 3/5 ore, persistendo le condizioni meteorologiche avverse in corso, è possibile un'esondazione. Stato di allarme 1 suono della durata di 60 secondi modulato e senza intervalli. Il segnale viene emesso 1 ora prima della possibile esondazione. Fine allarme - ripristino 2 suoni della durata di 20 secondi ciascuno intervallati da una pausa di 30 secondi. Il segnale indica il rientro delle condizioni meteorologiche avverse e il ritiro delle acque alluvionali.
Percorso Origine Il Bacchiglione è il collettore di un sistema idrografico costituito da corsi d'acqua a carattere torrentizio e da rivi perenni originati da risorgive. Il suo bacino imbrifero può essere suddiviso in due sottobacini principali, ciascuno con diverse caratteristiche morfologiche e geotettoniche: il sottobacino Leogra - Timonchio - Bacchiglione a ovest il sottobacino dell'Astico - Tesina a estDomenico Romito, in Si scrive Astico si legge Tesina, p. 11
Sotto l'aspetto toponomastico il fiume nasce dalla confluenza del Timonchio (che ha appena ricevuto il torrente Igna poco a nord di Caldogno) con un ampio sistema di risorgive che scaturiscono in località Bosco di Dueville, in provincia di Vicenza, prendendo inizialmente il nome di "Bacchiglioncello".
Tratto vicentino Da qui, prendendo il nome di "Bacchiglione" nell'ansa a gomito di Vivaro, prosegue verso sud ovest, in località Ponte del Bò presso Lobbia riceve le acque del torrente Orolo e giunge alla città di Vicenza. Qui, all'altezza di viale Pasubio riceve le acque della roggia Seriola, presso parco Querini quelle del fiume Astichello e, passato Borgo Berga, quelle del fiume Retrone.