La basilica della Santissima Annunziata Maggiore è una chiesa di Napoli, situata nel quartiere Pendino nei pressi di Forcella, nel centro storico della città.
Storia La Basilica sorge nel punto in cui, in epoca antica, si trovavano importanti edifici di Neapolis, tra cui il Gymnasium e l'ippodromo. Nel Medioevo tali strutture erano state riadattate a cimitero: il ritrovamento di numerosi scheletri infantili ha portato a supporre che nell'area oggi occupata dalla Basilica vi fosse un ossario o un'area sepolcrale destinata ai bambini morti prematuramentehttps://www.persee.fr/doc/btcgi_0000-0009_1993_num_12_1_3809.
L'istituzione: la Real Casa dell'Annunziata La basilica attuale fa parte di un vasto complesso monumentale costituito in origine, oltre che dalla chiesa, da un ospedale, un convento, un ospizio per i trovatelli ed un "conservatorio" per le esposte (le ragazze povere e/o prive di famiglia, che venivano internate per conservarne la virtù, ma anche fornite di una piccola dote per essere maritate).
L'istituzione, dedicata alla cura dell'infanzia abbandonata, era patrocinata dalla Congregazione della Santissima Annunziata, fondata nel 1318. Nel 1343 la regina Sancha d'Aragona, moglie di Roberto d'Angiò, provvide a dotare la congregazione, che crebbe da allora all'ombra dei re di Napoli, assumendo la denominazione giuridica di Real Casa dell'Annunziata di Napoli.Un'altra Real Casa Santa della Santissima Annunziata, dedicata agli stessi fini filantropici, fu fondata all'inizio del XV secolo e dotata da Giovanna II d'Angiò ad Aversa; oggi è sede della Facoltà di Ingegneria della Seconda Università degli Studi di Napoli. Istituzioni simili, dette "Annunziate", vennero fondate in altre città del Regno. Va notato che queste Congregazioni erano costituite e gestite da laici, sia pure per fini caritativi.
La congregazione, sostenuta dalle famiglie nobili di Napoli, fu ricca ed ebbe vita assai lunga, rimanendo operativa fino alla seconda metà del Novecento.Il secondo banco di prestito contro pegno di Napoli, dopo il Monte di Pietà, fu istituito nel 1584 dai governatori della casa della Santissima Annunziata con il nome di Banco di Ave Gratia Plena (AGP è infatti l'acronimo che si incontra spesso in questi edifici) o Banco della Santissima Annunziata. Nei secoli gli edifici che costituivano il complesso furono variamente rimaneggiati e destinati ad altri usi: l'edificio che ancora oggi ospita l'ospedale ginecologico e pediatrico fu restaurato ancora a metà del XVIII dai Borbone, come recitano le iscrizioni del cortile interno.
La ruota degli esposti A sinistra dell'ingresso al convento è ancora visibile (benché sigillato) il pertugio attraverso cui venivano introdotti nella ruota gli "esposti"Da questo termine derivano i numerosissimi cognomi Esposito, Degli Esposti, Sposito e così via, i neonati abbandonati dalle proprie madri per miseria o perché illegittimi.
Nella stanza della ruota montava di guardia una novizia, denominata rotara, che aveva il compito di prestare le prime cure al neonato esposto, lavarlo in un bacile (ancora presente in loco) e dargli un simbolico battesimo, assegnandogli un nuovo nome; il bambino veniva poi vestito con degli abiti conservati nello stipo accanto alla ruota e portato dalla rotara al convento soprastante, per mezzo di una stretta scala, denominata "della speranza" o "della misericordia". Al XVI secolo risalgono i primi registri nei quali si annotavano il giorno e l'ora di ingresso, l'età e lineamenti del piccolo, e gli eventuali segni distintivi con i quali era stato consegnato: a volte si trattava di una parte di una moneta o di un cartiglio, del quale i genitori conservavano l'altra metà, nella speranza di poterlo così riconoscere e riprendere in tempi di miglior fortuna. La ruota fu chiusa nel 1875, ma ancora per diversi anni i piccoli continuarono ad essere esposti, nottetempo, sui gradini della chiesa; in seguito si provvide a formalizzare l'ingresso dei neonati nel convento, mediante un'apposita procedura. Il convento continuò ad accogliere neonati abbandonati fino al 1970.
Nel 2021 la ruota e le stanze a essa adiacenti, nel frattempo riadattate a scantinato e sala caldaie, sono stati restaurati, riportando alla luce gli ambienti originari e la "scala della speranza". Negli stessi ambienti è stato allestito un piccolo museo multimediale, oggi visitabile; i documenti e i contrassegni dei neonati sono stati invece raccolti nell'archivio dell'ente, che può essere consultato.
La basilica La prima chiesa fu realizzata nel XIII secolo dagli Angioini. Tale edificio fu poi ricostruito e ampliato a partire dal 1513; nel 1540 i lavori furono affidati a Ferdinando Manlio. Nel 1757 la chiesa subì gravissimi danni in un incendio: i lavori di ricostruzione vennero affidati a Luigi Vanvitelli, che riadattò gli ambienti cinquecenteschi sopravvissuti incorporandoli nell'attuale struttura; alla sua morte, i lavori proseguirono sotto la direzione del figlio Carlo.
Durante la seconda guerra mondiale l'edificio fu gravemente danneggiato; al termine del conflitto fu interessato da ingenti lavori di restauro.
Descrizione La ricostruzione intrapresa nel Settecento conferì alla chiesa un aspetto tardo-barocco, in cui si avverte peraltro l'influenza del classicismo francese dei secoli XVII e XVIII. All'esterno ciò è evidente nella facciata, caratterizzata da un andamento leggermente concavo e ornata con due ordini sovrapposti di colonne classiche. Sulla sinistra della chiesa è il possente campanile cinquecentesco, che conserva quasi intatte le forme originarie. Adiacente a esso si apre il quattrocentesco arco d'ingresso al complesso dell'Annunziata, commissionato a Tommaso Malvito dalla famiglia Caetani di Fondi come portale della chiesa, molto simile a quello della Chiesa di Santa Maria in Piazza a Fondi; sull'archivolto è collocata una formella a bassorilievo raffigurante la Madonna della Misericordia, mentre il sottostante portone ligneo mantiene le sue forme secentesche originarie: riccamente intarsiato, raffigura i simboli dell'Eucaristia portati in trionfo da bambini. Nel vestibolo è inoltre installata un'antica epigrafe dedicata a Vespasiano come ringraziamento della città per la ricostruzione del Gymnasium a seguito dell'Eruzione del Vesuvio del 79: tale iscrizione ha la particolarità di essere bilingue, essendo scritta in latino e greco anticohttps://www.ilroma.net/news/cultura/852637/segugi-sulle-tracce-della-napoli-del-primo-millennio.html.
L'interno, a croce latina con navata unica e sei cappelle laterali, è considerato tra le più belle creazioni di Luigi Vanvitelli; si presenta molto ampio e arioso, secondo quanto previsto dall'architetto. La mano del figlio Carlo è invece percepibile nella disposizione delle 44 colonne corinzie che raccordano la navata alle cappelle laterali, la cui disposizione richiama la Cappella Palatina nella Reggia di Caserta, anch'essa realizzata dal padre. A Vanvitelli figlio è attribuita la maestosa cupola, impostata su uno slanciato tamburo a 67 metri d'altezza.
Nelle nicchie della navata e della crociera sono collocate otto statue settecentesche in stucco bianco, raffiguranti le Virtù, eseguite da un gruppo di scultori sotto la direzione di Giuseppe Sammartino: questi scolpì personalmente la Meditazione e la Sapienza, poste al di sotto dell'arco trionfale che collega la navata alla crociera, e la Preghiera e la Santità in corrispondenza dell'arco che unisce la crociera al presbiterio. Le statue della Sobrietà e della Modestia furono invece realizzate da Angelo Viva, mentre la Pazienza e la Perseveranza da Giuseppe Picano.
Sul lato destro della navata si aprono degli ambienti scampati all'incendio cincquecentesco: la Cappella Carafa, che ha conservato intatti marmi e monumenti sepolcrali del XVI secolo, e la Cappella del Tesoro, edificata alla fine del Cinquecento da Giovan Battista Cavagna per custodire le reliquie dei Santi provenienti da Lesina, donato alla Real Casa dell'Annunziata da Margherita di Durazzo nel 1411. Nella cappella erano conservati dei pregevoli busti in bronzo dorato, che nel '700 vennero fusi; al loro posto furono realizzate delle copie in legno e stucco dorato, visibili ancora oggi. La sacrestia è ornata da affreschi di Belisario Corenzio raffiguranti Le storie del Vecchio Testamento (1605-1607), mentre gli arredi lignei intagliati sono di Giovanni da Nola, Salvatore Caccavello, Girolamo D'Auria e Nunzio Ferraro. Nel Passetto, piccolo vano di passaggio tra la cappella del Tesoro e la Sacrestia, sono incassati nelle pareti due rilievi scultorei cinquecenteschi, una Discesa dalla Croce attribuita a Girolamo Santacroce e una Natività di autore ignoto, copia del rilievo di Antonio Rossellino presente sull'altare della cappella Piccolomini di Sant'Anna dei Lombardi, sotto cui soggiace una Deposizione attribuita alla bottega di Tommaso Malvito. Nella Cappella Carafa, infine, è conservato all'interno di un pregevole reliquiario seicentesco in legno argentato lo scheletro di una neonata rinvenuto tra i materiali di risulta della Basilica, esposto al culto come memoria dei bambini accolti dall'Opera Piahttps://www.youtube.com/shorts/AmbZvW6YjGM.
Tra le opere conservate nella Basilica, notevoli sono una Annunziata del 1782 firmata da Giacinto Diano, il Crocifisso di Fedele Fischetti, la Pietà attribuita a Fabrizio Santafede, la Madonna dei Repentiti in legno policromo di fine XIV secolo, la tomba gentilizia (1626) del nobile Francesco Mariconda, la Strage degli innocenti, l'Annunziata e il Martirio di Santa Barbara di Francesco De Mura datati 1761, i Putti dell'altare maggiore di Giuseppe Picano, il monumento funebre di Alfonso Sanchez di Michelangelo Naccherino. Tra gli elementi recuperati dell'edificio cinquecentesco è la sepoltura di Francesco Nomicisio, nativo di Tropea, vescovo di Lesina, che dopo 24 anni di governo, morì a Napoli nel 1507 e fu sepolto in questa basilica, di cui era stato rettore.
La chiesa sotterranea: Il succorpo
Per consentire le celebrazioni religiose anche durante i lavori di ricostruzione, il Vanvitelli realizzò una chiesa sotterranea, indipendente da quella superiore, posta in corrispondenza della cupola. Si tratta di un ambiente particolare ed architettonicamente complesso, seminterrato rispetto al livello del cortile, a pianta circolare e a volta ribassata, con sei nicchie-altare nelle quali Vanvitelli sistemò alcune delle sculture sopravvissute all'incendio della chiesa cinquecentesca, più due aperture diametrali per le porte che aprono il cerchio. La particolarità dello spazio interno è sottolineata da un ulteriore cerchio interno formato da ottio coppie di colonne tuscaniche.
Tra le sculture presenti si ricordano una Madonna con Bambino di Domenico Gagini, il Battesimo di Gesù di Andrea Ferrucci (1507) e altre settecentesche di Francesco Pagano.
Note
Voci correlate Chiese di Napoli Chiesa della Pace Esposito (cognome) Via Annunziata Forcella
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